Non è che per ridurre i rischi di contagio serva pure prendere le distanze da un discorso

Come ci organizzeremo nel futuro prossimo? Come verranno praticate attività che erano normali prima della pandemia quando finalmente arriveremo alla fase…2? 3? 4…Quel che sarà?

Munito di un cacciavite cercafase ho scandagliato le fasi e ho ipotizzato quali potrebbero essere soluzioni utili per un distanziamento sociale compatibile con ciò che oggi è sospeso/proibito.

CALCIO
Ad alcuni non frega proprio niente, per altri potrebbero anche abolirlo, fatto sta che c’è chi si interroga su quando e come si potrà riprendere il campionato.

La soluzione per riprendere l’attività in tutta sicurezza è quella di legare i calciatori a delle sbarre, manovrate a bordocampo dagli allenatori. L’arbitro lancia la palla nel mezzo e poi vinca il migliore: un calcio balilla gigante che garantisce l’assoluta assenza di contatti!

ANDARE IN SPIAGGIA
Da un paio di giorni circolano in giro dei rendering che mostrano lidi attrezzati con box di plexiglass che recintano le postazioni ombrellone/sdraio. Sì, ma in acqua poi come si fa? La soluzione a mio avviso consiste in un upgrade di questi box: riempirli d’acqua!

CORRERE AL PARCO
Ci si scagliona all’ingresso, uno parte e quello che viene dopo gli dà un vantaggio di 200 metri e così via, cercando tutti di mantenere la stessa distanza. Dei cecchini abbattono quelli che si fanno raggiungere.

CINEMA
Si buttano giù le pareti delle sale, lasciando in piedi solo quella dello schermo e si rimuovono sediolini e gradoni, per trasformare tutti i cinema in dei Drive in, fruibili dallo spettatore al chiuso della propria auto.

BIRRERIE
Gli avventori potranno accedere al locale indossando speciali caschi integrali isolanti dotati di un tubo di gomma che fuoriesce da altezza bocca che il gestore del locale collegherà direttamente allo spillatore.

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Studio d’epoca per uno scafandro isolante da bevitore. Notare il doppio tubo, per il cliente che nella stessa serata vuol bere bevande diverse senza mischiare i sapori. La piccozza è per comunicare incidendo sul legno del bancone o sul tavolo

TINDER & ALTRE APP INCONTRI
Va cambiato il metodo di approccio: se piace un profilo, mettendo like l’app gli invia a casa un tampone. Se l’altra persona accetta, invierà un tampone a sua volta a chi gli ha messo like. Quando le analisi saranno pronte e avranno avuto esito negativo il sito metterà poi in contatto le due persone. Che potranno fare sesso ma solo se avvolti entrambi integralmente nel cellophan.

CONCERTI
Come si potrà andare ai concerti? La soluzione è il concerto dilatato: il pubblico entra a scaglioni e la band si esibisce ogni volta per un gruppetto diverso. A seconda dell’affluenza ci potranno quindi essere concerti che durano consecutivamente da più giorni. Altrimenti, se gli artisti non sono d’accordo a ripetere per ore la stessa esibizione, si può sempre tenere il sistema degli ingressi scaglionati ma ogni gruppetto che entra ascolta solo una canzone e poi viene mandato via per far entrare gli altri.

I concerti all’aperto invece possono svolgersi normalmente, ma le persone potranno assistere solo se inserite all’interno di un pallone gonfiabile. È utile anche per pogare senza farsi male. Si consiglia di evitare i festival su terreni non perfettamente pianeggianti.

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Una scienziata del mio team Ricerca&Sviluppo che testa la sfera per l’estate 2020

Non è che l’erede al trono comprenda gli ultrasuoni perché è un Delfino

Nel precedente post avevo detto che avrei raccontato qualcosa in più sulla mia esperienza islandese. Ho riflettuto su cosa potessi dire:

– Che i giovani di Reykjavík amano sgommare ai semafori provando partenze da F1 e comportandosi proprio da kjavik?
– Che la birra è acquistabile solo nei negozi che hanno la licenza del monopolio statale, quella invece venduta nei supermercati fa al massimo 2,0 gradi, praticamente conviene sballarsi di RedBull?
– Che un tizio voleva a tutti i costi andare in giro in escursione con l’ombrello e credo a quest’ora stia sorvolando il Baltico, aggrappato al suo ombrellino?

E poi ho pensato di parlar di cetacei.

Le balene vengono nei fiordi dell’Islanda a trascorrere l’estate, mi han raccontato. Passano lì alcuni mesi per riposarsi perché non ci sono rotture di maglioni.

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Turisti sporcaccioni che lanciano tanga nell’oceano

Proprio pensando alle rotture di maglioni, ho chiesto alla guida che accompagna i turisti in nave a veder cetacei se tali attività non fossero di disturbo agli animali.

– Caghiamo di sicuro loro il cazzo.

Mi ha fatto capire.

Poi ha aggiunto:

– Ma, per quel che facciamo, al livello di una mosca per noi.

Io odio le mosche, quindi la sua risposta non mi ha rassicurato.

E poi mi ha spiegato come si approccia un cetaceo in modo da non arrecargli stress o non dargli modo di pensare che vogliamo andare in culo alla balena.

Innanzitutto non si usano metodi di ricerca tecnologici per trovarne una. Niente Tinder o siti di incontri, quindi. Si procede vecchia scuola: si naviga a vista osservando il pelo. Il pelo dell’acqua, s’intende.

In genere le balene salgono in superficie per respirare e poi si immergono per un periodo che va dai 5-6 agli 8-9 minuti. Dipende da che polmoni c’ha e se è fumatrice o meno.

Una volta avvistata si procede nella sua direzione e poi ci si ferma a debita distanza aspettando che riemerga.

Ma se l’animale non ha voglia di farsi vedere, vuoi perché si scoccia, vuoi perché non si è truccata o non si è fatto la barba e quindi si vergogna a non farsi vedere in tiro, può anche riemergere molto più lontano e fregarti! Questo è un chiaro messaggio che non vuole incontri ravvicinati e che quindi va lasciata stare.

Ricordate: se la balena dice No, vuol dire no. Non è tipo da far giochetti del tipo “Scappo perché voglio che tu mi insegua”.

Se invece è tranquilla e rimane in zona, la volta successiva che riemerge ci si può avvicinare di più. L’accortezza è quella di non tagliarle la strada passandole davanti: non è bello sentire una balena che ti bestemmia gli antenati e ti urla Chi ti ha insegnato a navigare?!.

Dopo averla seguita da dietro e aver appurato che si sente tranquilla, la si può affiancare.

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A quel punto lei ti guarderà un po’ di sottecchi come quando accosti qualcuno al semaforo che pensa tu lo voglia sfidare.

Dopo averti osservato e deciso che sei senza dubbio un parvenu, con uno sbuffo e una scodata si immergerà di nuovo, sdegnata, e filerà via come fanno i giovani di Reykjavík .

A quel punto sarà chiaro che i cetacei sono dei tamarri.

L’esemplare avvistato era lungo circa 7 metri. Pensate in città che scomodità sarebbe parcheggiarlo.

Non è che dovresti leggere Verga Malavoglia non hai

Durante una serata conviviale, mi sono trovato nel mezzo di una discussione sulla natura dei lupini dei Malavoglia.

Al Nord spesso non sanno cosa siano, altrove alcuni pensano siano solo legumi, altri pensano siano solo molluschi, altri ancora pensano che quelli che sono legumi sono molluschi.

In tutto questo, il buon Verga non specificò mai i lupini – già andati a male tra l’altro – su cui Padron ‘Ntoni investì le risorse di famiglia e che finirono persi in mare, di che natura fossero. Personalmente, propendo per il legume, su cui una leggenda vuole gravi una maledizione della Madonna (nel senso sia di “lanciata dalla Vergine Maria” sia di “enorme maledizione”): è probabile che lo scrittore siciliano conoscesse tale storia e la ricollegasse in modo simbolico alla sventura incombente sulla famiglia di Aci Trezza.


Secondo la leggenda, Giuseppe, Maria e il bambino stavano fuggendo in Egitto per trovar scampo dai soldati di Erode. Giunti in un campo di lupini, provarono a nascondersi ma il fruscio dei bacelli delle piante rivelò la loro posizione ai Romani. La Madonna allora maledisse il lupino oltre a condannarlo ad avere un sapore amaro.


Una storia molto triste che ci fa riflettere su come sia facile beccarsi una maledizione senza aver fatto niente.

 


Restando in tema di Verga, nella stessa serata un’amica mi ha raccontato di una ragazza italo-marocchina, con cui la mia amica ha lavorato in Giordania, che pare viva un gran conflitto interiore tra spiritualità e laicità. Per non venire meno al voto di illibatezza e non negarsi alcuni piaceri della vita, si è iscritta a Tinder e pratica solo incontri incentrati sulla Terza Via.

Il modello economico-sessuale della Terza Via, come tutti sanno, si pone come l’opzione intermedia tra il liberismo dei rapporti orali – il liberismo fa godere solo chi detiene i mezzi di produzione mentre l’operaio si accolla la fatica – e il socialismo di quelli convenzionali – nei quali dovrebbero invece godere tutti in comunanza – e molti teorici ne difendono la validità.

Ho sempre pensato che fosse una sorta di leggenda-barra-scherzo che la Terza Via venisse utilizzata come compromesso tra bisogno di carnalità e salvaguardia dell’ortodossia religiosa. Questa testimonianza mi fa scoprire invece un mondo nuovo e mi lascia riflettere su tutti gli anni che ho perso non avvicinandomi a persone molto religiose.

Tutto si ricollega nei discorsi, dunque, la fede, la maledizione della Madonna, i lupini (legumi): il 2019 dopo due millenni di oblìo e dannazione sarà l’anno definitivo del lupino perché le tendenze bio-vegan-gluten free vogliono la farina di questo legume – ad alto contenuto proteico – come base per la preparazione di tanti prodotti succedanei di quelli onnivori/industriali.

E Padron ‘Ntoni tutto questo lo sapeva ma era troppo in anticipo sui tempi: dov’eravate voi radical chic quando la sua barca si rovesciava? Vergogna!

Non è che Polifemo fosse spendaccione perché ci rimise un occhio della testa

Pur essendo conclusa la mia esperienza ungherese, ho mantenuto i contatti con le persone conosciute lì.

Le mie ex colleghe, ad esempio, ogni tanto mi scrivono, mi chiedono come vadano le cose, mi forniscono aggiornamenti sulla vita in ufficio.

Oggi S. mi ha scritto chiedendomi un favore. Una sua amica si sposa e le devono organizzare l’addio al nubilato. Tra gli altri giochi di gruppo da fare, ne ha trovato uno in cui ha pensato di coinvolgermi.


Lì per lì temevo volesse propormi di uscire da una scatola vestito da poliziotto. Dimenticavo che il limite massimo della trasgressione di S. è alzare il volume delle cuffie di una tacca oltre la soglia consigliata. È una che si scandalizza se legge “pene” e considera uno zotico chi ha dei tatuaggi.


Mi ha chiesto foto di alcune parti del mio corpo.


Per il discorso sopra citato, anche qui c’è il bando a pensieri osceni.


Vuole la foto di un orecchio, quella del naso, quella della barba, una di una mano e, infine, la foto di un occhio e una di un sopracciglio.

Serve per un gioco di robe di foto sparse e figure da ricostruire: credo lo scopo sia riuscire a rintracciare il futuro marito in mezzo ad altre immagini.

La cosa divertente è stato che alla fine ci ha tenuto a precisare che “Non userò le foto per altri scopi diversi da questo”. Ci mancava mi chiedesse l’autorizzazione al trattamento dei dati.

Formalismo ungherese.

Al che però mi si è accesa una lampadina: volendo pure ammettere la cosa, ma quali mai potrebbero essere scopi diversi da quello indicatomi?

  1. Costruire, insieme ad altre immagini di altre parti di ignari uomini, un volto finto da usare come profilo Tinder per adescare ragazze da ricattare;
  2. Lei e le sue amiche sono in realtà feticiste delle orecchie, delle sopracciglia ecc.
  3. Ha intenzione di mettere in vendita su internet le foto per feticist* di orecchie, sopracciglia, ecc.;
  4. Le servono per un book di presentazione per il mercato nero dei trapianti d’organo;
  5. Vuole fare soldi con gli acchiappaclick, pubblicando le foto con la didascalia +++CLICCA SULL’OCCHIO E…QUELLO CHE SI VEDE È INCREDIBILE+++ (SPOILER: SI VEDE LA PATATA):

Occhio!

Non è che Dante a una donna middle class avrebbe detto “Tanto gentry e tanto onesta pare”

L’altro giorno Kit Harington, che di mestiere interpreta L’uomo che non sa niente, era a Napoli per girare uno spot per una nota coppia di stilisti dallo stile coppole e machismo.

Credo che anziane & babà non facessero parte della coreografia dello spot.

Confesso che a volte mal tollero l’esagerato macchiettismo di noi napoletani nel modo di vivere la città e la sua cultura. Qualsiasi cosa qui è “come da nessun’altra parte”, perché tutto è

– bello
– caloroso
– festoso
– gioioso
(continua ad libitum)

Neanche vivessimo in un sambodromo perenne, cosa che non è affatto vera.

D’altro canto guardando immagini come quella testé postata ci si rende conto che certe cose realmente siano possibili soltanto qui.

Io me lo immagino KH se fosse andato invece a Milano.
Ce lo vedo nell’aperibar aperto a orari casuali – solo su invito nel gruppo segreto su facebook – a mangiare sushi finger style, con gli XX in sottofondo e il dj resident (ma con domicilium sul divano di un suo amico) che muove una levetta che aziona una poetessa iconoclasta che fa performance artistiche facendosi il segno della croce con la mano storta, mentre su un divano un tizio che vive di caffeina e onanismo lavora al nuovo logo di una ditta di spurghi&clisteri sul suo MacBook, cosa che potrebbe anche fare a casa propria ma lì non si farebbe notare. Il tutto al modico prezzo di 20 euro (solo l’entrata per dare una sbirciata all’interno per vedere com’è la tizia abbordata su Tinder che ama i gatti asiatici, le fotografie scolorite e il sesso con la frutta ma solo con la buccia perché fa bene) + consumazione (di un atto sessuale nei bagni perché oggi con l’indietronica si rimorchia).

Una coppia con stile che condivide ansia tramite cloud

La gentryfication non è comunque un fenomeno di cui Napoli è esente.

Ho visto apparire anche qui bar che servono frullati e centrifughe vegane/km0/bio/no additivi, su sgabelli di pallet che d’estate con le gambe scoperte ti lasciano schegge di legno nella pelle. Ma puoi star tranquillo perché è legno bio friendly.

Dovrebbero spiegarmi cosa sia un frullato vegano: non ho mai visto servire frullati di carne. Magari esistono. Madre mi propinava dei beveroni strani quand’ero piccolo, perché ero un bambino piuttosto gracilino: quando disegnavo uno stickman lo scambiavano per un autoritratto fedele.


Lo so che “vegano” in senso esteso riguarda tutto ciò che è compatibile con questa visione, un frutto vegano è un prodotto coltivato senza arrecar danno all’ambiente e ad altri esseri viventi, quindi per transizione un frullato vegano non ha arrecato danno a nessuno, a parte il tuo portafogli.