C’era una volta il ciclismo. O forse non c’è mai stato

È notizia di questi giorni che anche Mario Cipollini sarebbe coinvolto nell’Operaciòn Puerto (almeno per il 2002/2003, stando alle tabelle pubblicate dalla Gazzetta). Sarebbe l’ennesimo mito che crolla, facendo finire nel fango le scene di belle imprese e vittorie rimaste nei ricordi degli appassionati. Il ciclismo rischia di diventare uno sport finto (se non lo è già): sarà sempre appassionante vedere i grandi Giri e le Classiche del Nord, con le fughe da lontano con la lotta per sfuggire alla rimonta del gruppo, le volate a 60-70 km/h e, ovviamente, le grandi salite. Ma resterà uno spettacolo fine a sé stesso, su cui peserà l’ombra del sospetto, del pensiero che tutto ciò che si è visto non è solo frutto delle gambe ma anche di qualche laboratorio.

Ecco, il ciclismo sarà come il wrestling: una manifestazione sportiva in cui si fa finta che non sia tutto farlocco, che si guarda per svago, perché fa spetttacolo.

Qualcuno sostiene che se sono tutti dopati, alla fine vince comunque chi in partenza era il più forte. Ecco, non credo sia proprio così: innanzitutto, ci sarebbe bisogno di appurare che abbiano tutti fatto uso delle stesse sostanze, con le stesse metodologie e tecnologie per l’assunzione, con la stessa tempistica. Premessa molto difficile. In secondo luogo, pur ammettendo una parità di doping in partenza, non è detto che vinca il più forte: è più probabile che vinca quello il cui organismo reagisce meglio alle sostanze assunte.

Fabio Casartelli (16 agosto 1970 – 18 luglio 1995)

Io seguo il ciclismo fin da piccolo, i miei primi ricordi partono dalle vittorie di Bugno (trovato poi positivo alla caffeina nel ’94), dalle imprese di Miguel Indurain, passando per tragedie come quella di Fabio Casartelli del ’95: ricordo come ieri l’incidente sulla discesa del Colle di Portet-d’Aspet, la telecronaca in lacrime di Adriano de Zan dopo l’annuncio della morte del giovane atleta. Poi via via tutto il resto sino ai giorni nostri, l’era Pantani (finita come sappiamo), i vari Ullrich (finito anche lui coinvolto nell’Operaciòn Puerto), Cipollini, Armstrong, Basso (anch’egli un reo confesso), Wouter Weylandt. Quest’ultimo non c’entra col doping, no: il 9 maggio del 2011 una caduta nella discesa del Passo del Bocco se l’è portato via.

Il ciclista belga Wouter Weilandt, classe ’84, scomparso nel 2011

Ecco, con la storia mi fermo su una tragedia simbolo comunque di qualcosa di eroico, come un guerriero caduto in battaglia, perché il ciclismo è fatto di eroismo. Nonostante tutti gli scandali scoppiati negli anni, ho sempre ritenuto che questo sport ne uscisse pulito, perché tanto i furbi vengono sempre scoperti, mentre tutto il resto rimane: i gregari che “tirano” per chilometri e chilometri, il sudore, le mascelle contratte dalla fatica immane in salita, le cadute rovinose sull’asfalto con le ferite suturate in sella per non perdere contatto col gruppo. Ecco, rimaneva sempre quella patina di eroismo, con un sistema di controlli funzionante.

Ma il sistema funziona? Qualche dubbio cominciò a venirmi con lo strapotere di Armstrong dal ’99 al 2005, che mi è sembrato quasi da subito sospetto; prima che un cancro lo tenesse lontano dalle corse era stato un buon corridore, vincitore di un Mondiale e di classiche, adatto a corse di un giorno (ha poi confessato che anche allora si dopava). Poi la malattia e il ritorno, da corridore vincitore di Tour. Allenamenti mirati, una super-squadra costruita appositamente per lui, nuove tecnologie applicate alle biciclette, tutto quel che vogliamo…ma era veramente troppo mostruoso per chi lo vedeva in gara. Solo che per l’opinione pubblica era bello pensare alla favola del campione risorto dopo la malattia, avanzare sospetti e ipotizzare che con la scusa delle cure chissà cosa avesse assunto sembrava irrispettoso, considerando ciò che aveva passato: un po’ come oggigiorno sembra irrispettoso accusare i metodi usati da Israele con la Palestina, considerando ciò che hanno subito gli ebrei.

La verità ora è venuta a galla, ma dopo anni, nel frattempo c’è stato un decennio falsato, non solo da Armstrong ma anche da chi gli stava dietro, perché il sospetto ormai non è più che ci sia chi fa uso di doping e chi no, ma al massimo chi si dopa da serie A e chi da serie B. Con la complicità dei vertici del ciclismo, perché Armstrong sarà stato coperto da qualcuno (almeno del ’99, secondo Le Monde) e non solo lui, probabilmente.

Resta come unica consolazione che questi casi comunque emergano, mentre in altri sport no: perché il marcio esiste ed è diffuso non solo sulla strada e sulle due ruote (chi ha detto tennis? Calcio?), ma è molto ben protetto e nascosto.

Un salto nel tempo

Cerchi invano su Youtube il video delle imprese sportive olimpiche del giorno prima. Nulla. Ah già, anche se vengono postati vengono poi fatti rimuovere, la scure del controllo copyright cala inesorabile. Evidentemente per qualcuno Youtube deve rimanere il luogo dove mostrare un cane che magari sa cantare O sole mio all’incontrario (secondo quel che sentono i padroni) e basta.

Apri il sito di RaiSport. Che diamine, hanno i diritti delle Olimpiadi, potranno riproporne le immagini. No, invece.

Poi capisci. Vivi proiettato in un’altra realtà, sei così viziato da non renderti conto di cercare un microonde in una cucina del ‘700.

Lei mi è caduto sul fallo

È risaputo, calcio e ignoranza vanno notoriamente a braccetto, ma oggi non voglio discutere sul fatto che Totti magari pensi che il Partenone sia il nome dello stadio di Napoli, ma dell’ignoranza dei giornalisti sportivi. Ancora oggi, nel 2012, ci sono telecronisti, commentatori e opinionisti che parlano del “fallo da ultimo uomo”, quando, da regolamento, non esiste più. Di che si tratta? Brevemente, c’è un attaccante che non ha più avversari tra sé e la porta, che viene fermato in modo irregolare dall’ultimo difensore. Fallo da ultimo uomo, espulsione diretta.

Peccato che, come dicevo, da regolamento questa infrazione non ci sia più, esiste invece il fallo che interrompe un’evidente azione da rete (cosa leggermente diversa), toh

Fonte: Regolamento del Giuoco del Calcio, AIA (Associazione Italiana Arbitri), 2009

Non viene richiesta chissà quale cultura per occuparsi di calcio, ma, almeno, la conoscenza della materia di cui si parla.

L’ultimo caduto nella trappola è Marco Lollobrigida, nuovo faro delle voci di mother RAI, che in Siena-Napoli di giovedì scorso oltre che per questa perla si è distinto per non saper distinguere manco i giocatori in campo.

Informati o riformati

Sono secoli che non guardo un telegiornale, almeno per intero. Il Tg1 uno è sparito, il telecomando si rifiuta anche di far funzionare il tasto 1 quando è l’orario. Il Tg2 va bene per ridere di un cinese che mangia gli spaghetti col naso (la invento ora ma non scommetterei che non ci sia stata una notizia simile). Il Tg3 di tanto in tanto all’ora di pranzo. Lasciamo perdere Mediaset, esistono telegiornali lì?

Poi c’è quello de la7, mi garba però le pose da maestrino di Mentana mi innervosiscono, così come la sua paternale al termine di ogni servizio.

Alla luce di questo non si può dire che io sia comunque una persona disinformata; internet non è solo facebook o altre cazzate, ci si può informare da lì. É chiaro che le fonti vanno selezionate e non ci si può affidare al primo sito che capita.

Mi chiedo quante persone oltre a me abbiano voglia di informarsi; c’è quello che se ne frega altamente, c’è quello che accende la tv e crede di essere informato e poi magari va a manifestare per Berlusconi e dice “i suoi processi sono cominciati appena è sceso in politica” – falso. Ma che gli vuoi dire ad uno così?

Mi chiedo quanta gente sappia che a giugno (il 12 ed il 13) ci sono dei referendum e soprattutto, quanta gente sappia di cosa parlano questi referendum.

Lasciamo stare se uno poi è per il “sì” o per il “no”, ma almeno sapere di cosa tratta e cosa c’è.

Invece niente, faccio zapping ed in tv sento solo confusione ma non viene spiegato nulla di utile.

É questione di Fede

Osservando le persone che mostrano il loro sostegno a Berlusconi sono sempre sorpreso dall’aggressività verbale che dimostrano, tra l’altro che fuoriesce da persone insospettabili come anziani e casalinghe.  Sembrano pulsioni represse che trovano sfogo nella difesa dell’unico punto di appiglio che dia senso alla propria vita (religione? Ci tornerò più avanti). Ieri sera a Ballarò, nel servizio sulla manifestazione pro Silvio fuori la Procura, una signora che manifestava diceva che avrebbe volentieri cavato gli occhi alla Boccassini. Fortuna che parliamo del partito dell’amore.

Come diceva Bukowski, i migliori ad odiare sono quelli che predicano amore

 

Lo stesso atteggiamento aggressivo è riscontrabile nelle persone che seguono la religione. Nelle riflessioni che seguono mi concentrerò sui cristiani perché son quelli più facilmente osservabili. In genere, le reazioni che può avere un credente dinanzi ad una persona che afferma di non credere sono queste:

– diffidenza, prendere le distanze, sensazione di aver udito qualcosa di strano: è la reazione che avrebbe  una persona nel sentire un’altra confessare di  amare leccare i pavimenti, tanto per dire.

– scandalo, sensazione di fastidio e/o disgusto: come se gli si fosse appena detto di amare in modo viscerale le ragazzine in età prepuberale.

– rabbia, odio: in questo caso si verrà investiti da feroci invettive, si va da un generico “Hai il male dentro” ad un “É per colpa di quelli come te che c’è il male nel mondo” (il tedesco che accusa l’ebreo della disastrosa situazione della Germania; non voglio fare degli atei delle vittime come gli ebrei, ma il meccanismo alla base è il medesimo: trovare un nemico esterno su cui concentrare le pulsioni violente, perché frustrati dalle cose negative che si hanno intorno. Ovviamente non si cercheranno cause interne ma si focalizzerà l’attenzione verso un estraneo, un diverso). Poi ci sono quelli che la buttano sul senso di colpa: “Gesù è morto per salvare anche quelli come te”, sperando in una redenzione improvvisa, colti dal rimorso. Ancora, ci sono quelli che domandano “Allora che ci stai a fare sulla Terra”, probabilmente desiderando implicitamente una tua immediata sparizione dalla faccia del pianeta.

Probabilmente non avrebbero le stesse reazioni se l’interlocutore si professasse un credente, seppur seguace di un culto astruso o di un dio bisclacco;

-Lo sai? Sono un devoto della grande salamandra cosmica.

– Ah, ok.

Ma invece il non credente è un estraneo, un alieno, uno che si pone al di fuori di una cerchia di eletti.

Per dirla come Allen, sono clubs, sono elitari, tutti quanti. Alimentano il concetto di diverso, così si sa chiaramente chi bisogna odiare

Ecco, tralasciando un attimo il discorso religioso, l’atteggiamento di alcune persone verso Silvio Berlusconi è lo stesso. Berlusconi è amore, se non ami Berlusconi sei il male; Berlusconi potrebbe godersi i suoi soldi invece sta al governo per il bene dell’Italia e deve sopportare sacrifici e persecuzioni (il paragone col Cristo sulla croce per il bene degli esseri umani ci sta tutto).

Di fronte a certi atteggiamenti fideistici non ha senso alcun tentativo di dialogo o di far aprire gli occhi: l’assioma di partenza di coloro che ripongono la loro fede in Berlusconi è “Noi non cambieremo le nostre convinzioni, qualunque cosa Berlusconi faccia”; ed è assolutamente così: ora che probabilmente è più difficile far passare il Presidente del Consiglio come un santo immacolato, scatta l’atteggiamento comprensivo e assolutorio nei suoi confronti.

 

Il peccatore va compreso ed aiutato. Ovviamente questo vale se il peccatore è Berlusconi; se ad esempio parliamo di Vendola (è omosessuale, vive nel peccato, non ce lo scordiamo!) non vale il discorso della comprensione, lì scatta invece la condanna. Ecco, l’altra caratteristica della persona di fede è  quella di ignorare di tanto in tanto le regole della coerenza e della logica.

Probabilmente comunque Berlusconi ed i suoi seguaci vivono nell’epoca sbagliata: perchè un Silvio Berlusconi in passato sarebbe potuto essere Papa e riunire in sé tutto, il potere politico e il potere spirituale, controllo sulla persona fisica e controllo sulle coscienze. Oggi diventare Papa è molto più difficile, ci sono più regole da rispettare, bisogna avere una certa condotta morale eccetera, ma nel Quattrocento, tanto per dire, era tutto più facile con le conoscenze giuste e Berlusconi sarebbe stato un Papa perfetto, un Rodrigo Borgia fatto e finito.

E la propensione alla sudditanza, all’amore verso il plutocrate che dimostrano certe fasce della popolazione è perfettamente compatibile con il popolino timorato di dio che viveva nel Medioevo, tormentato dalle frustrazioni della vita ma beato per l’adorazione verso il potente di turno.

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più

WIKILEAKS, FRATTINI: SU ITALIA DOCUMENTI DI SCENARIO

“Il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio”, si legge nella nota di Palazzo Chigi diffusa al termine del Cdm.

Frattini ha poi spiegato di avere appreso dal Dipartimento di Stato Usa che tra le prossime pubblicazioni del sito Wikileaks ci saranno documenti “di scenario” sull’Italia, che rischiano di danneggiarla sul piano internazionale.

Secondo il ministro nei documenti in questione “ci potranno essere valutazioni e fatti che possono colpire l’Italia in quanto attore internazionale”.

 

É così, c’è poco da fare. É in atto un complotto contro il nostro Paese.

Sto pensando che è tipico di chi si trova in difficoltà, chi ha bisogno di raccogliere consenso intorno a sé o semplicemente di chi ha bisogno di dirigere altrove l’attenzione delle persone, puntare il dito contro qualcuno “estraneo” al proprio gruppo, sistema sociale, ecc. Una volta lessi proprio una spiegazione al riguardo su un testo di sociologia, il nemico esterno serve a cementare l’unità di un gruppo ed indirizzare le pulsioni dei componenti verso l’esterno e non verso l’interno del gruppo stesso. Hitler verso gli ebrei, i bolscevichi verso “i nemici della rivoluzione”, possono essere gli esempi maggiori, abbinati a sistemi totalitari. Ma anche nelle democrazie (o pseudo tali) ne abbiamo esempi. Ad esempio c’è un Paese in cui è impossibile far bene il proprio lavoro, perché stampa, televisione, magistratura, arbitri e grattacheccari lavorano sempre contro, per nuocere agli interessi del Paese.

Adesso è saltato fuori anche questo complotto internazionale, che mette insieme un po’ tutto nel calderone, i rifiuti a Napoli, il crollo di Pompei, l’inchiesta di Finmeccanica. Mettiamoci anche il caso Sarah Scazzi, a questo punto. Tutto fa parte di un disegno contro l’Italia. Un po’ come parlare di mafia. Fa male al nostro Paese la mafia, pardon, volevo dire parlare della mafia. In fondo la mafia sta lì, se non ci pensi non te ne accorgi nemmeno dell’esistenza, no?

Come la questione dei rifiuti a Napoli. Perché mostrare sempre queste immagini? La monnezza c’è, lo sappiamo, perché ce la fate vedere anche in tv? Se ci chiudiamo in casa i cumuli per le strade non li vediamo più, ce ne scordiamo pure che esistono. Perciò, non fate gli anti-italiani, smettetela di mostrare le cose che vanno male, accendete la tv e guardate cose buone, divertenti, curiose. Come le notizie del tg1.

Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti, per piacere, no?

 

Ps, sempre a proposito dei rifiuti, vorrei ricordare a Frattini che quando al governo c’era il centrosinistra, le immagini dei rifiuti a Napoli erano cosa comune nei telegiornali. Immagino però che in quel caso il tutto non fosse parte del complotto.

L’angolo del Minzo

Non ero a conoscenza di questa rubrica del Fatto Quotidiano: in realtà sviluppa una idea che pensavo di utilizzare nel blog; cioè, monitorare le notizie astruse o di gossip o le altre amenità varie che vanno in onda nel Tg1 delle ore 20. La mia non era una idea così originale perché è troppo facile ormai accanirsi contro questo telegiornale, che è stato ridotto ad un giornaletto di quelli che trovi dal parrucchiere. Un tempo questo compito era delegato al Tg2, che olre ad avere la propria rubrica apposita Costume & Società amava infilare anche nel telegiornale servizi sul parrucchiere per i cani o sui cinesi che scoprono qualcosa di occidentale (ogni tanto i cinesi scoprono qualcosa e ci devono informare di questo. Ma non parliamo della scoperta dei diritti umani, dei diritti politici o che altro. Chi se ne frega. I cinesi scoprono le spiagge, i matrimoni estrosi,  le biciclette elettriche…).

Ora però ormai da tempo anche il Tg1 si è allineato su questa tendenza, avrei osato parlare di una “studiapertizzazione”, se non fosse che sul Tg1 tette e culi non vanno al momento in onda. Il che è molto comprensibile, siamo un tg per famiglie, dobbiamo trasmettere sani valori e cose che possono farci stare bene tutti insieme.

Sul FQ compare quindi una classifica aggiornata settimanalmente delle notizie che ci allietano la serata. A quanto ho capito attualmente  la notizia della morte di Charlie deteneva la testa della classifica la settimana scorsa, poi però i gufi gli han soffiato il posto (d’altronde si saranno messi a gufare…). Francamente, avendo smesso da tempo di guardare il Tg1, fatico a credere che simili sciocchezze vadano in onda in prima serata, mi piacerebbe pensare sia una invenzione, uno sfottò. Invece è tutto vero, leggete:

Minzoparade (dal 16 al 22 Ottobre 2010)

1. Festival dei rapaci notturni: gufi civette ed allocchi portano fortuna (+2)
2. A 52 anni muore Charlie lo scimpanzé fumatore dello zoo di Città del capo (-1)
3. A Madrid il campionato nazionale di siesta: una tradizione che va difesa (New Entry!)
4. Gli animali più ricchi del mondo: Gunther il pastore tedesco, Kalù lo scimpanzé e Michele il gatto soriano (New Entry!)
5 . Giorrgg Cluunei ed Elisabetta Canalis: si sposano o non si sposano? (New Entry!)
6. I vasetti per la pupù dei bimbi alla moda (New Entry!)
7. Tuca-tuca gigante e super peperonata a Carmagnola (+2)
8. I tacchi alti fanno brutti scherzi (-4)
9. Le pompette salvavino  (-7)
10. Campionato internazionale di Subbuteo: piace anche alle ragazze (-5)

Le notizie si possono votare sulla pagina del Fatto o via mail all’indirizzo minzoparade@gmail.com

Facciamo vincere il povero Charlie! Un premio alla sua memoria.

ps, cito il finale del post dal quale ho preso la classifica, merita

Tra i commenti della scorsa settimana segnalo quello di Lullaby che scrive: “La tua rubrica mi fa piegare dal ridere… poi però penso che non c’è nulla di inventato e mi viene da piangere”.

Caro/a “ninna nanna” ma perché piangere? Un Tg del genere è unico al mondo, vi fa sorridere, non vi fa pensare, vi inonda di sangue, vi fa sognare con i numeri del SuperEnalotto e poi, in chiusura, vi rimanda sempre ai “Soliti Ignoti” (i fatti del giorno). Ma perché vi lamentate?

“É automatico!”…che tu sia una povera mentecatta

L’ennesimo spot televisivo (quello che cito nel titolo) che mi irrompe dallo schermo mentre io cercavo solo di accedere al televideo, mi ha ispirato una riflessione sulle donne presenti nelle réclàme televisive.

Tendenzialmente io direi che le donne negli spot si possano suddividere in 3 grandi categorie:

1 – Le fighe

2 – Le mamme fighe

3 – Le imbecilli/rincoglionite

Le fighe, beh, sono fighe, punto e basta. Il loro compito è essenzialmente quello di esternare la propria figosità (cosa che non richiede un grande sforzo intellettivo) per concentrare l’attenzione sul prodotto. Un cellulare, una macchina, una bevanda, un profumo…tutto può essere reso reclamizzabile dalle fighe.

Le mamma fighe. Esistono però alcune tipologie di prodotti che non possono essere reclamizzati dalle fighe qualsiasi. V’immaginate Belen che pubblicizza i tarallucci? No, dai, è fuori luogo. Certi prodotti come i biscotti, le merende o gli snacks devono contenere quel rimando atavico alla famiglia, luogo di sani valori e fonte di felicità. Quindi ci vuole una mamma. Ma mica una casalinga che s’ammazza dalla mattina alla sera, con i bigodini in testa, il grembiule e le borse sotto gli occhi? No, ci vuole la mamma figa. Quella che a manco trent’anni ha già tre figli,  che tutti contenti, dopo una giornata fuori a giocare, tornano a casa per mangiarsi la cotoletta di prosciutto cotto e silicone  esausto servita dalla nostra mamma figa tutta sorridente, appena uscita dal parrucchiere e perfettamente in ordine da capo a piedi. Grazie al cavolo che a tavola serve solo le cotolette, se passa la giornata in una beauty farm.

Le imbecilli/rincoglionite. Queste meriterebbero senza appello di essere messe in riga lungo un muro e fucilate da un plotone d’esecuzione. Sono snervanti. Sono quelle che debbono fare la ruota oh no! Proprio oggi che mi sono arrivate, accidempoli! Quelle che si presentano dalle amiche, costernate per avere i pruriti o per essere gonfie. Quelle che fanno canestro senza aver mai giocato a basket, ma tu ci pensi??? Quelle che non entrano in ascensore perché chissà quale fetore hanno paura di emanare. Insomma, tutte quelle che per motivi di salute sono ridotte dalla pubblicità a sembrare delle povere mentecatte, tal che ad un certo punto della mia vita io avevo cominciato a pensare che le donne si rincoglioniscano quando hanno un cerchio alla testa o il rubinetto mensile che perde . É una cosa che francamente non ho mai capito (il fatto che debbano sembrare delle rincoglionite in questo tipo di spot), se qualche sociologo/psicologo sa il motivo per cui una donna debba apparir così, che lo spiegasse.

Medaglia di cartone alla Rai

 
Le Olimpiadi di Pechino (o Beijing) stanno per finire in archivio, domani ultima giornata di gare e chiusura della manifestazione sportiva.
 
Vorrei, come un pò tutti i telespettatori che hanno seguito le gare olimpiche, che anche la Rai e con tutti i suoi telecronisti possa finire in archivio, ma sappiamo che non sarà così purtroppo.
 
La scelta, per la 3a edizione consecutiva dei Giochi, di dedicare alle olimpiadi una unica rete è quantomai errata ma loro invece insistono e persistono. Non si rendono conto che in questo modo non si possono seguire eventi in contemporanea, costringendo i telespettatori ad assistere a continui "salti" di collegamenti oppure a seguire gli eventi nel famoso riquadrino: il canale trasmette un evento sportivo e poi in in riquadrino a capo ce ne è un altro. Così non si capisce nulla.
 
Per non parlare delle interruzioni pubblicitarie inopportune, ricordo ad esempio durante la gara di ciclismo quando c’era bagarre su uno degli strappi decisivi, all’improvviso mandano la pubblicità. Ma, dico, a Roma, o a Milano, insomma dove coordinano le trasmissioni che arrivano da Pechino nessuno c’è che si preoccupi di dire "forse non è il momento opportuno, aspettiamo 10 secondi?".
 
Lasciamo stare l’incompetenza dei telecronisti, se cominciassi a fare un elenco non terminerei più, dico solo che il forum della Rai dedicato a Pechino è stato preso d’assalto da reclami e lamentele, con ragione.
 
Che diavolo c’entra Fabretti a commentare il tennis, quando di tennis si è visto non ne capisce niente?
Perchè si ostinano a usare come commentatore tecnico delle partite di calcio Dossena? Uno che passa il tempo a dir solo quanto siano scarsi e lenti gli avversari, quanto siamo forti e bravi noi. Poi l’Italia perde col Belgio e torniamo con le pive nel sacco.
Perchè per commentare le gare di atletica devono essere in 3-4, che si raccontano i fattacci loro mentre intanto gareggiano? Non ne potevo più di sentire le loro chiacchiere da bar:
 
Eh Stefano ti ricordi quella finale…chi c’era?
Eh…c’ero io…bei tempi
 
Ma…insomma?
 
Non parliamo dei collegamenti dallo studio, dove c’era perennemente come "esperto" il campione delle ovvietà Italo Cucci – e ho detto tutto -, maestro nel darsi l’aria da professore che pare stia raccontando chissà quali verità.
 
Tornando all’atletica, oggi hanno concluso in bellezza (anche se c’è ancora domani di tempo per far peggio): c’era in diretta l’atletica, con una finale di salto interessante. Arrivati alla resa dei conti alla misura di 2.07 tra Blanka Vlasic (che fino ai 2.05 aveva saltato benissimo tutte le misure alla prima prova) e la belga Tia Hellebaut, staccano la diretta dall’atletica per dare la linea alla finale di pugilato, dove c’era l’italiano Clemente Russo – di Marcianise – in gara (poi finito battuto).
 
Ok, giustissimo. Io però mi collego al sito di Raisport dove trasmettevano le dirette anche di altre gare, per dare un’occhiata a quel che succedeva per l’atletica, cavolo c’erano 8 canali a disposizione, su uno di essi di sicuro (povero illuso) l’avrebbero fatta vedere.
Vado sul sito e trovo:
 
Tuffi. La finale di pugilato. Ancora tuffi. L’inquadratura, da un angolo in alto, di un campo da basket VUOTO. Una partita di hockey su prato. Baseball. Una premiazione di non so cosa e subito dopo NIENTE. Partita di pallavolo femminile.
 
Ok, ci rinuncio, e aspetto la fine della finale di pugilato per vedere la finale di salto sicuro che l’avrebbero fatta vedere in differita (doppio povero illuso per me). Si ricollegano con lo stadio, fanno vedere un salto registrato della Vlasic, era l’ultimo ma il telecronista pensava fosse il secondo a 2.07, poi se ne rende conto e fa
 
Ecco…c’è stato un problema col montaggio…ecco vedete la belga, ad un certo punto ha fatto un ragionamento…ha scelto di non saltare a 2.07, 3 nulli per la Vlasic…oro alla belga.
 
E’ tutto, buona serata.
 
Ecco, questo è stato il trattamento per la finale.
E’ andata così per Blanka Vlasic, non come ai mondiali dell’anno scorso:
         
 
Quest’anno pensavo potesse anche attaccare il record del mondo a 2.10, invece ai 2.05 e ai 2.07 (per quel poco che si è visto) le mancava lo stacco necessario.
Però comunque non parliamo di quel che si sono inventati i giudici per innervosirla, al primo errore a 2.05 lei comunica di voler saltare a 2.07 e loro invece fanno storie avviano il conto alla rovescia per il salto da 2.05 (c’è un tempo limite entro cui saltare) costringendola in poco più di 30 secondi a concentrarsi e a tentare di nuovo i 2.05. Ci riesce, ma al primo tentativo a 2.07 le danno di nuovo fastidio, la fermano, le danno il via, ci sono gli atleti di un’altra finale che fanno il giro di pista, insomma, condizioni ambientali poco facili.
 
Alla fine è medaglia d’argento.
Per me resta sempre una campionessa, anche senza aver vinto le Olimpiadi.
 
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Edit 30 agosto: Dopo il Golden Gala di Zurigo, quinta prova della Golden League, Blanka Vlasic è ancora in corsa per vincere il Jackpot di 1 milione di dollari, destinato a chi vince in tutti e 6 i Gala della stagione. Blanka ha vinto la gara di salto in alto con la misura di 2.01. Una piccola rivincita per la delusione di Pechino, considerando anche che la campionessa olimpica è arrivata solo 8a ieri a Zurigo. Adesso l’ultimo appuntamento è a Bruxelles il 5 settembre.