Non è che per ottimizzare la concentrazione serva un chimico

Oggi sono stato in una scuola dove le maestre lamentavano che i bambini avessero deficit di attenzione. E anche una certa “lentezza” nell’afferrare i concetti. “Non sono abituati a pensare”, dicevano. In effetti debbo dire che ho trovato più ricettivi i bambini di prima elementare della scuola delle suore (vedasi post) di un paesino dimenticato dall’igiene orale che quelli di V di oggi di un’altra scuola di un’altra città. Forse è l’educazione delle suore: la presa di coscienza imposta a 6 anni di meritarsi una vita di sofferenze e sacrifici (parole loro: mi ricordo la mia insegnante di religione che a 8 anni ci disse che Gesù era già arrabbiato con noi per tutte le cose che avremmo fatto nel resto della nostra vita) forse apre la mente. O forse sono le punizioni corporali. Saranno degli attentissimi serial killer, da adulti. Scherzo.

Io li capisco i bambini distratti. Io stesso quando uno mi parla vago con la mente. Però col tempo mi sono abituato. Riesco ad ascoltare il mio interlocutore e contemporaneamente a seguire un altro discorso nella mia testa. È solo questione di allenamento: io la chiamo attenzione simultanea in parallelo.

Ho iniziato a dare una definizione a tutti quelli che sono atteggiamenti o azioni che si potrebbero considerare da correggere o censurare per ridurne la percezione negativa.

Quand’ero più giovane “un mio amico” modificava le proprie console per giocare con materiale pirata. Ma quella non era pirateria. Era ingegneria software per nuove fruibilità nell’intrattenimento videoludico.

A proposito di fruizione: vi è mai capitato, a tavola durante una cena fuori, che ordiniate delle patatine fritte e che nessun altro le volesse, salvo poi, a porzione arrivata, vedervele portar via da mani golose? Bene, quella improvvida sottrazione è in realtà un atto di prevenzione dei rischi del colesterolo attuato nei vostri confronti. Ringraziate.

Imprecare quanto qualcosa gira male o quando urtate il famoso mignolo sul famoso spigolo o il famoso gomito sul famoso schienale della sedia ecc (tutte quelle cose che fa la vostra casa per picchiarvi) per sentirsi meglio è una catarsi interiore attraverso la forza delle parole.

Adesso vado a incrementare il mio apporto giornaliero di cereali. Cioè a bere una birra.

Non è che la foca monaca non possa essere laica

Non sono mai stato a scuola dalle suore. Le persone che ci sono state hanno tutte ricordi orribili, tra punizioni corporali e minacce del tipo «Se ti comporti così tua madre muore».  Certo, magari sono metodi educativi che io non comprendo, ma se questi che conosco da adulti si sono scristianizzati o sono diventati bestemmiatori seriali, forse qualcosa non ha funzionato. Ma il mio potrebbe solo essere un bias cognitivo.

Oggi sono andato in una scuola gestita dalle suore. La dirigente, o Madre Superiora o non saprei come altro definirla, minacciava i bambini con frasi tipo «Voi sprecate il cibo e in Africa non hanno niente. Dovrebbero rinchiudervi a vita in un collegio senza mangiare e senza bere». Il discorso era rivolto a tutti ma il dito era puntato contro uno dei bambini più piccoli, che si rendeva ancora più piccolo e stava per scomparirmi davanti. Un fenomeno fisico affascinante.

Per la mia presentazione avevo bisogno di far scorrere delle diapositive in PowerPoint. Avevo pensato di chiedere a uno dei bambini di farmi da assistente, ma la suora ha intimato loro di non muoversi, sgridandoli e invitando una maestra a mettersi al pc.

Ho chiesto alla maestra di scorrere le slide su e giù quando glielo chiedevo. Ho visto lo smarrimento formarsi nei suoi occhi. Un altro fenomeno fisico affascinante!

Le ho detto «Usa le frecce». Lei ha iniziato a muovere a caso la freccia del mouse sperando che accadesse qualcosa. Perché non lasciano fare le cose ai bambini, che ne capiscono di più?

La suora superiora con me è stata invero molto gentile. Mi ha fatto trovare il caffè, servito con il servizio buono, e i pasticcini. Non smetteva di ringraziarmi, di dirmi quanto ero buono, bravo e bello. Quando mi sono congedato mi ha abbracciato e baciato sulle guance.

E io nella mia testa pensavo che da piccolo per lei di sicuro sarei stato uno di quei bambini cui lei avrebbe prospettato di morire infilzato su uno spiedo gigante mentre dei diavoli mi arrostivano a fuoco lento, cantandomi nel mentre tutto il repertorio di Gigi d’Alessio.

Non ero un bambino scostumato né maleducato, ero vivace e avevo problemi a stare fermo a lungo e composto sulla sedia. Il più delle volte ero scomposto. Altre, decomposto (capita di svegliarsi la mattina in preda a una zombieficazione incipiente).

Eppure da grande sembra io sia diventato bravo buono e bello.

Sarà perché non sono andato dalle suore?

Non è che al pugliese piacciano oggetti di una particolare Foggia

Tra le cose che mi sono capitate ad agosto, c’è quella di aver appreso di un tizio che è stato esiliato a Foggia.

Costui è un classico figlio di papà.


Qualunque cosa voglia significare questa definizione. Vorrei dire, siamo tutti figli dei nostri padri a meno che non ci sia qualcuno prodotto per partogenesi senza intervento maschile.


Il tale viveva a Roma, dove si godeva la grande bellezza romana dando un esame a ogni Olimpiade.

Stando così le cose, i genitori, invece di indicargli la nobile via della disciplina della zappa, l’hanno spedito a studiare a Foggia.

Ho chiesto a un Foggiologo (un esperto di Foggia), ovvero il primo pugliese di passaggio, se Foggia fosse così terribile. Mi ha detto Sì, è un incubo.

Ai Foggiani diritto di replica, la mia casella di posta è sempre aperta (sarà per questo che mi rubano sempre la posta).

A proposito di persone in località improbabili, quando sono andato in visita alla Grotta Gigante fuori Trieste mi sono trovato in compagnia di un gruppo di suore straniere di non so quale ordine.


La Grotta Gigante si chiama così in quanto grotta e gigante: si tratta di una singola cavità e in quanto tale è la più grande del mondo. Mi sono informato, non è semplice essere sia grotta che gigante.


Durante il viaggio in autobus, quando il mezzo ha raggiunto la cima del Monte Grisa, si è intravisto lo splendido Golfo triestino. Una delle suore ha esclamato È l’Atlantico!. Un’altra ha fatto eco Sì, è l’oceano.

A quel punto è intervenuta quella che era evidentemente la scienziata del gruppo, che ha detto Sì, deve essere l’oceano perché è grande.

Non ho commentato.

Uno scorcio dell’Oceano che bagna la costa friulana. Aguzzando lo sguardo si intravede in lontananza la Florida.

All’interno della grotta era tutto umido e bagnaticcio: col 95% di umidità è comprensibile.

Una delle suore invece non comprendeva e si chiedeva Ma perché è tutto così bagnato per terra?.

La scienziata del gruppo, sempre la stessa, è intervenuta dicendo Ci deve essere dell’acqua che scorre di notte che tengono controllata di giorno.

Avrei quasi desiderato intervenire, ma chi sono io per contestare le convinzioni altrui?

Proprio una grotta del Carso

Viviamo in un mondo di persone che contestano, mentre invece, delle volte, bisognerebbe solo lasciar scorrere. Come l’acqua che usano per bagnare le grotte.

L’altro giorno mi ha telefonato il coordinatore del mio lavoro mentre ero in treno. Durante l’emozionante racconto in cui mi parlava di una riunione del 13 in cui darmi un imprimatur, il treno è entrato in galleria e per una 40ina di secondi l’audio è andato via, pur restando in linea la telefonata.


Non so a cosa si riferisse con questo imprimatur, inizialmente avevo capito darmi un primate e io volevo ringraziare ma rifiutare in quanto ho troppi gatti da gestire ci manca solo una scimmia, a meno che con Primate non intendesse un Vescovo e anche in quel caso dovrei rifiutare perché non saprei proprio come accudirlo.


Usciti dalla galleria, con me pronto a scusarmi per l’interruzione, ho ritrovato il mio interlocutore che stava continuando a parlare come se niente fosse.

Perché le sue parole scorrono e formano un grande oceano. Le suore su questo mi han indicato la via (ma non quella di Foggia).