Non è che un prete di moda sia un prete-à-porter

Ho un amico che ad Aprile 2019 si sposa e in questi giorni è affaccendato nei preparativi. È un po’ sotto stress perché dice che il tempo è poco e le cose da fare tante.

Poco tempo? Mancano ben 4 mesi! Cosa ci vorrà mai a preparare delle nozze?

Io non ho mai organizzato un matrimonio né prevedo di farlo ma, proprio per quelli come me che, non essendovisi mai cimentati, non saprebbero da dove iniziare, ho deciso di scrivere un piccolo prontuario di preparativi che vi permetteranno di evitare perdite di tempo per il vostro matrimonio.

1) Serve innanzitutto qualcuno che vi sposi. Non mi riferisco al trovare una persona insana di mente che decida di passare tutta la vita con voialtri scassaminchia: diamolo per scontato perché dare suggerimenti in merito è troppo faticoso. Mi riferisco al reperire un officiante, qualcuno che vi dichiari marito&moglie o moglie&moglie o marito&marito o fedez&ferragni. Il Comune non è disponibile? Il prete è occupato fino al 2030 a meno che non gli allunghiate sottobanco “un’offerta per i poveri” (offerta che lui recapiterà con la sua nuova Mustang)? Sappiate che la legge prevede che le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate anche […] a cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale. Tradotto: trovate uno che abbia tempo libero e vi offici. Volendo, potete travestirlo da Sindaco, da prete, da Papa o da Cavaliere Jedi se volete dargli un tocco più ufficiale.

2) Uno degli assilli maggiori è quello del ristorante dove tenere il pranzo. Trovare il posto giusto, scegliere il menù, verificare la disponibilità…uno stress inaudito. Soluzione: il matrimonio destrutturato. Si mandano 10 invitati in un posto, 6 in un altro e così via fino a esaurimento lista invitati. Chi ha intolleranze o diversi gusti alimentari può scegliersi il ristorante che preferisce. Se qualcuno ha impegni quel giorno, può anche andare a pranzare in un’altra data potendo comunque dire di aver partecipato al matrimonio!

3) I vestiti. Una scocciatura e per gli sposi e per chi partecipa. Trova l’abito giusto, provalo, dai le indicazioni per farlo sistemare perché non è a misura, scopri qualche giorno prima che non ti va bene perché hai messo peso o ne hai perso…Che tragedie. Basta con la dittatura delle sartorie. Soluzione: un bel matrimonio nudista.

4) Le bomboniere, ovvero i raccoglipolvere da mensola, se va bene. Se va male, finiranno in qualche scomparto della credenza insieme ad altri orrori. Diciamo la verità: non piacciono a nessuno, tranne agli sposi che le ordinano. E a volte manco a loro. Soluzione: se le vogliono, le scelgano gli invitati. Aprite una linea di credito con un determinato budget presso un negozio specializzato, così chi vuole ne andrà a ritirare una personale.

5) Il fotografo. Uno che si crede un misto tra Alberto Korda e Steve McCurry e vi chiederà cifre esose per un discutibile servizio fotografico. Soluzione: lanciate un hashtag Instagram (del tipo #matrimoniocippolippo&ermengarda) chiedendo a ogni invitato di scattare almeno una foto dell’evento con quella dicitura.

Visto come è facile? Con i miei suggerimenti potrete organizzare le vostre nozze da qui a domani!

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Non è che “via dei Fori!” sia un incitamento sessuale


NOTA INTRODUTTIVA
Questo post sarà ricco di note come il registro di una classe indisciplinata.


“Ehi, Mister! Can you help me?” esclama indicando una enorme Reflex.
Siamo all’altezza del Vittoriano, di fronte al Foro Traiano. Un giovane dall’aria affabile, con i capelli sparati in aria tipo Saiyan, dei baffetti da portoricano e un abbigliamento che costerà quanto un’automobile, richiama la mia attenzione per farsi scattare una foto con sullo sfondo le rovine romane.

Non l’avevo proprio visto, primo perché era in un cono di buio oltre l’illuminazione stradale e secondo perché camminavo con la mente impegnata nell’analisi semantica di una frase di Tutor. Quando sono immerso nei pensieri innesto il pilota automatico e la mia mente incrocia le braccia dietro la testa, allunga i piedi poggiandoli sul tavolo e si mette a guardare il soffitto, cogitabonda.


FLASHBACK
Brevemente, quando le abbiamo detto “Scusa se ti facciamo fare tardi, avrai la tua vita”, lei ha risposto “Macché, figuratevi, non c’ho proprio nessuna vita” con aria rassegnata. Mi interrogavo se per caso fosse quindi andata male nei giorni scorsi col suo sconosciuto conquistatore.

Oppure poteva significare altro, essendo in quel periodo nel mese voleva dire che per stasera niente vita: plaid e tisana sul divano e via a dormire.


NOTA AL FLASHBACK
Quella sull’attuale attività ormonale di Tutor è una mia deduzione basata su un esame estetico-comportamentale sommario.


NOTA DELLA NOTA AL FLASHBACK
La nota precedente potrebbe sembrare vagamente inquietante, ma io, in generale, come si vedrà anche dal prosieguo della storia qui sotto, tendo a scannerizzare le persone che ho di fronte.


NOTA DI AUTOCRITICA
Ok forse ciò è inquietante lo stesso.


Mi sono quindi fermato ad aiutare il giovane, avendolo giudicato non pericoloso in base a un veloce scanner biometrico. Non sono diffidente a prescindere con gli sconosciuti, io li squadro e cerco di valutarli. È difficile da spiegare, ma diciamo che essere stati abituati a Napoli ti fa comprendere in genere di chi ti puoi fidare quando ti fermano per strada.


Con l’affermazione qui sopra potrei contribuire ad alimentare immagini distorte di Napoli che circolano spesso tra chi non l’ha mai vista: non è questa la sede per fare classifiche e statistiche di pericolosità o vivibilità, però un dato che ritengo certo è che Napoli è una buona palestra di vita per insegnarti a campare. Prendete la viabilità, ad esempio: guidare al Sud ti allena ad avere riflessi pronti e occhi sempre vigili. Rimango sempre sconcertato nel constatare che al Nord ci sia troppa fiducia nel codice della strada: chi ha la precedenza si immette nella corsia senza decelerare e io penso sempre che se comparisse qualcuno che non rispetta la precedenza sarebbe la fine. Dalle mie parti invece anche se hai diritto a passare abbiamo l’abitudine di rallentare e controllare se la strada è libera. Questo evita molti problemi.


Gli ho specificato di non essere Steve McCurry (lui ha riso) e che inoltre quando tocco macchine così sofisticate vado in crisi perché non so che pulsante premere.

Abbiamo dovuto rifare la foto molte volte, perché: a) era troppo scura; b) era troppo luminosa; c) l’avevo fatta venire sfocata; d) è passato un autobus in quel momento coprendo il Foro; e) sono passate delle persone in quel momento davanti all’obiettivo; f) due o più degli inconvenienti descritti in precedenza insieme.

Durante i tentativi ha scambiato qualche parola con me. Mi ha detto che viene dal Brasile, è in giro per l’Europa (prima Parigi, tre giorni a Roma e poi Amsterdam), gli piace viaggiare, cose così. Mi ha chiesto se fossi single e che donne mi piacessero. Poi mi ha detto: ieri sono stato con un’asiatica, da urlo, amico. Però io voglio divertirmi e fare esperienze – ha proseguito – Oggi voglio proprio cosare un coso.


Ho provato a pensare a molte metafore per riportare la cosa senza essere troppo sfacciato o scollacciato, ma mi venivano sempre esempi che si riferivano all’ingerire ortaggi o prodotti di origine suina oblunghi, quindi ho lasciato perdere.


Mettere un riferimento nelle note potrebbe essere stata la soluzione, in quanto la nota è più discreta e timida.


E poi mi ha chiesto: dove posso andare stasera per cosare un coso? Io gli ho risposto che non ho idea perché non mi sono mai preoccupato di simili interessi. E lui ha replicato:
– Dovresti provare.
– No amico (ridendo), preferisco le donne.
– Certo, anche io. Ma poi ho scoperto che provando cambia tutto. Un uomo sa meglio di una donna cosa piace a un altro uomo (abbassa gli occhi verso la mia cintura).
– Sarà anche così, ma
– Non vorresti provare? (mi interrompe)…Sai, io ho proprio voglia di cosare un coso (abbassa di nuovo gli occhi).
– Mi dispiace, senti ho l’autobus che mi parte.
– Ok amico, bye, grazie di tutto (saluta stringendomi calorosamente la mano).

L’unico dubbio che mi è rimasto è se mi avesse fermato perché mi aveva notato o perché ero il primo che capitava: no perché cambia tutto tra l’una e l’altra cosa, è comunque una questione di orgoglio. La mia eleganza (ben evidenziata da un giubbetto comprato in saldo in una nota catena di moda giuovine, una pashmina a quadretti e quadrotti, un jeans sdrucito e un paio di scarpe simil Converse consumate) e il mio nobile portamento (le mani perennemente nelle tasche e l’incedere di uno che sta andando a fare una rapina ed è nervoso perché non l’ha mai fatto prima) devono essere apprezzate per quel che sono, perbacco!

Foto fatte coi piedi

Il trend dell’estate 2013 sembra sia quello di scattare foto vista mare con primo piano dei propri piedi. E, ovviamente, condividere il tutto su Instagram, Twitter, Facebook. Il non plus ultra l’ha raggiunto una coppia che ho su fb: veduta della spiaggia e primo piano di piede destro di lui affiancato a piede sinistro di lei. Ma che carini. Vi organizzerei un incontro con Jigsaw.

Vorrei dire a tutti queste persone che non state facendo nulla di artistico, non siete gli Helmut Newton delle spiagge, gli Steve McCurry degli alluci, gli Ansel Adams delle inquadrature. Siete persone che si stanno fotografando i piedi, fate il paio con i pornografi del cibo che condividono foto dei loro piatti, pure se sono delle carote frullate (perché poi devono informare il mondo che oggi hanno salvato una mucca, magari).

Poi ci ho riflettuto su. Mi son detto, è stato fatto il trend, voglio fare trend-uno (sì, faccio freddure anche peggiori di questa). Voglio compiere io un vero gesto artistico e, come tale, provocatorio. Mi cimento anche io nella veduta spiaggia con primo piano:

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(sì, è un montaggio. Non amo andare in spiaggia e poi non ci andrei mica apposta a fare sta cretinata)