Non è che si chiamano “rifiuti” perché vuol dire che tu non ne vuoi più saperne

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Cosa rappresenta questa foto? Una pattumiera piena?
Errato.
Questo è il “Bentornato Gin-chan” che mi aspetta ogni sera, perché qualcuna, qualcuna che durante la giornata ha mangiato tortellini Rana e tutta un’altra serie di cose che sono l’equivalente in kcal del fabbisogno di tre persone, una volta che il sacchetto è pieno non si prende la briga di gettarlo.

Ho provato con la resistenza passiva la settimana scorsa, lasciando il sacchetto lì come stava, tanto io di rifiuti ne produco pochi: utilizzo molte cose prive di imballaggi. Il cartone vuoto del latte, l’unica cosa che avrei dovuto gettare, l’ho lasciato in frigo di proposito.

Dopo due giorni in cui il sacchetto è rimasto lì, pieno (anche se la roba al suo interno continuava ad aumentare, tanto da far raggiungere alla busta la densità di una nana bianca*), al terzo giorno, come predetto dalle Scritture, ha preso vita ed è andato a gettarsi da solo. O meglio, l’ha gettato Coinquilino, che è presenza sempre più evanescente in casa.


* Una nana bianca non è una donna caucasica bassa: è una stella di ridotte dimensioni (su scala stellare, ovviamente) ma dalla straordinaria compattezza e densità. Insomma è come fare l’amore in una vecchia 500: lì dentro si sta come in una nana bianca.


Ieri, dopo aver invocato la solita divinità egizia a cui mi rivolgo nei momenti d’ira, sono andato da lei sfondando la porta come Walker il Texas Ranger, dicendo: Vieni un po’ qua, vieni. Senti un po’, amante della Muraglia: ma per caso al Paese tuo la spazzatura ve la tenete in casa e la vegliate senza toccarla come fosse un caro defunto? No perché se vuoi ti piazzo un tabernacolo davanti e due candele e abbiamo fatto l’angolo votivo.

Questo è quello che la divinità egizia mi aveva suggerito di fare. Poi il Dalai Lama che è in me mi ha preso per mano, mi ha fatto bussare la porta e mi ha fatto spiegare ad Astro Nascente che la spazzatura, ogni tanto, si porta fuori.


Ho dovuto portarla davanti al bidone e, indicandolo, dire “Questo, se pieno, si porta fuori”. Non mi sono azzardato a dirglielo in inglese perché, seppur lei mi avesse detto che lo capiva meglio dell’italiano, quando arrivò in casa la prima volta e le chiesi “Where do you come from?” lei mi rispose “Grazie!”.


La sua risposta è stata:
– Aaaah, sì sì capito, grazie, grazie mille.

“Capito”? “Grazie mille”?

Avrei voluto rispondere così, ma il Dalai Lama mi stava ancora osservando, così ho ringraziato anche io e l’ho congedata.

La prossima volta ascolto Anubi.

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Il vicino-laser

 

Rientro a casa, parcheggio l’auto nel viale e chiudo il cancello. Apro la porta e vengo accolto da un odore familiare, che mi ricorda qualcosa dei tempi andati…a male. Avevo dimenticato di portar fuori la spazzatura. Ma non l’umido, il misto: quelle che impuzzolentiscono la pattumiera sono le vaschette di cibo per gatti, che una volta gettate nella spazzatura in poco tempo assumono un odore che sa di pesce marcio conservato in un calzino usato, di quelli di spugna che non lasciano traspirare neanche l’amianto.

Dopo aver ponderato se fosse il caso di arricchirsi vendendo tale segreto chimico ai russi o allo stato islamico, mi tappo il naso, chiudo il sacchetto e mi dirigo verso la porta. Tra le grate vedo un laser verde puntato sul mio balcone.

Emozionato perché per un attimo penso che il nonno laser disegnato da Sio esista veramente, esco fuori.

Alzo gli occhi e con grande delusione scopro che si tratta solo del mio dirimpettaio idiota, che accortosi di essere stato scoperto spegne il laser e china il capo grattandosi dietro la testa.

Gettata l’arma chimica e dato da mangiare al gatto che vive nelle piante sul balcone, sono rientrato in casa pieno di dubbi.


Non sto scherzando, come le foto di repertorio provano: ho un gatto pensile che ha sviluppato un rapporto simbiotico con la pianta appesa sul balcone, tanto che se la annaffio è lui che cresce.

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Non si capisce più dove finisca il gatto e dove inizi il terriccio.


Come dicevo, ho vari interrogativi:

1 – Perché il mio vicino prova un laser a mezzanotte e trenta?
2 – Perché lo prova sul mio balcone?
3 – Perché appena sono uscito fuori ha smesso, privandomi della possibilità di guardare il suo mirabolante laser verde all’opera?