Non è che il tipo pignolo digerisca male perché mangia pedante

Per due notti di seguito ho fatto sogni molto strani.

Nel primo ero in pericolo. Non so per cosa, ma attendevo l’arrivo da dietro un angolo di qualcosa di molto pericoloso.

Appare un Rottweiler. Ho pensato Questo mi sbrana, ma poi ho ritenuto fare l’indifferente e, anzi, ostentare un sorriso sereno. Il cane ha tirato dritto e a tratti si guardava dietro impaurito. Man mano che procedeva si rimpiccioliva sino a diventare un Pincher.

Non era lui il pericolo.

Tiro un sospiro di sollievo e poi, voltandomi, le vedo apparire strisciando.

Un paio di bretelle.

Fuggo. Incontro un gruppo di persone e penso che dobbiamo mettere insieme un piano per fermare le bretelle prima che ci raggiungano e cioè quando il sole sarà completamente tramontato. Non veniamo a capo di niente, nel frattempo il sole è calato e le bretelle non si vedono. Mi affaccio per controllare e le bretelle mi sorprendono legandosi al mio braccio destro. Tento di scuotermi ma colpisco le altre persone che vengono anch’esse catturate dalle bretelle.

Siamo spacciati.

Le bretelle ci costringono…a ballare. Esse infatti trasmettono un ritmo al corpo che fa venire voglia di muoversi.

FINE

Le terribili bretelle striscianto-danzerine

Nel secondo sogno ero barricato in una stanza sempre con altre persone e dovevamo riuscire a bloccare l’arrivo di pericolosi…orsetti di peluche azzannatori, all’apparenza innocui ma che poi si rivelavano molto malvagi. Uno scienziato pazzo stava per liberarli dal cielo.

Idea regalo per i vostri bambini per l’Epifania

Il conto alla rovescia si avvicina man mano allo zero, proviamo varie password al computer – perché esiste sempre una password per bloccare tutto – ma non funzionano, fino a che, a 3 secondi dalla fine quando già si vedevano arrivare dal cielo i temibili pupazzi portati da mini-paracadute, ho un’intuizione: proviamo con Ragnarok come password! Rigorosamente senza aptang (ø) o dieresi o altri simboli nordici perché tanto lo scienziato pazzo è ignorante!

Com’è come non è, la password era giusta e i pupazzi arrivano a terra inattivi. Allora ho un’altra intuizione: dato che ne abbiamo preso il controllo, proviamo a scrivere SELF DESTROY nella console di comando e vediamo che succede. Incredibile ma vero, gli orsetti cominciano ad azzannarsi tra di loro fino a farsi a pezzi a vicenda.

Tranne uno, che prima mi si attacca coi denti a un dito poi mi lascia andare e fa una faccia pacifica e allora decido di lasciarlo sopravvivere.

E ho dimenticato di precisare che tutto quel che accade, l’arrivo dal cielo degli orsetti, la loro caduta al suolo, la distruzione reciproca eccetera, avviene all’interno della stessa stanza, come se fosse uno spazio interno ma esterno, cioè esterno e interno.

FINE

Mi sa che prima di andare a letto stasera prendo un bel digestivo. Bello forte.

Non è che il deejay parcheggi solo in zona disco

Divido le persone in due categorie: quelli per i quali il giorno solare si conclude solo quando vanno a dormire, pur essendo trascorsa la mezzanotte, e quelli per cui a mezzanotte scatta inesorabilmente il nuovo giorno.

Io non appartengo a nessuna delle due scuole di pensiero: se sono sveglio dopo mezzanotte e dovrò rivedere una persona nella giornata appena cominciata, continuerò a dire “Ci vediamo domani”. Ciò però vale fino alle 3 del mattino: passata quest’ora, dirò “Ci vediamo più tardi”.

In tema di attività notturne, ultimamente ho ripreso a fare sogni strani, articolati, lisergici. Alcuni poi svaniscono al risveglio e non riesco ad afferrarli più, altri mi restano impressi.

Ho sognato ad esempio di desiderare un giradischi nell’auto.

In questo sogno, infatti. ero al volante della mia auto e mi rammaricavo del fatto che essa non avesse un impianto stereo. In effetti, è una cosa di cui mi lamento anche nella realtà. A volte cerco di ovviare con la musica dal cellulare, ma l’altoparlante non è tanto potente e la connessione in viaggio è instabile. Altre volte canticchio.

Nel sogno mi viene un’idea: piazzare un giradischi in auto.
Così sistemo l’impianto – un Pioneer anni ottanta – sul sedile posteriore e lo collego alla presa accendisigari. Il giradischi è intelligente: basta porre una scorta di vinili in una busta ai piedi del sedile e, acceso l’impianto, il braccino prenderà un disco a caso e se lo piazzerà sul piatto.

In una dormita pomeridiana, che doveva essere costituita da 10 minuti di riposo tramutatisi in una sonora ronfata di un’ora, ho invece sognato di aspettare un infermiere a casa per un prelievo di sangue. Per risparmiare tempo, nell’attesa sono quindi andato in bagno e mi sono ficcato un ago nel braccio per farmi trovare già pronto.
Mi sono svegliato con l’incavo del gomito che mi prudeva.

Non è un sogno ma un incubo, invece, il mio rapporto con le Poste.

Devo chiudere un Bancopostaclick che non uso da anni e sul quale è depositata la considerevole somma di euro trentotto e settanta. Il fatto di aver ricordato di disporre di questi soldi mi ha fatto pensare a quale sarebbe il modo migliore per sprecarli.


Laddove migliore equivale a massimizzare la soddisfazione che può dare ciò che verrebbe acquistato con tale denaro.


Chiedo sulla pagina facebook di Poste Italiane se debbo necessariamente recarmi all’ufficio postale dove il conto è stato aperto oppure posso andare ovunque. Avendo un ufficio a 50 metri da casa, preferirei l’ultima ipotesi. Loro mi confermano di sì:

Ciao, per la chiusura del conto corrente Bancoposta Click puoi recarti in un qualsiasi ufficio postale

All’ufficio postale non c’è fila ma l’impiegato allo sportello mi respinge sostenendo che per questa operazione debbo recarmi lì quando c’è il direttore o il consulente. Mi dà appuntamento al lunedì successivo (ieri).

Chiedo di nuovo delucidazioni alla pagina della Poste e mi rispondono:

Per la chiusura del Conto Corrente puoi recarti in qualsiasi Ufficio postale, previo appuntamento con la sala Consulenza

Ah. Non mi era stato specificato.

Lunedì (sempre ieri), torno all’ufficio postale. Un’altra impiegata questa volta mi respinge sostenendo che o invio una raccomandata alle Poste (a Torino) o mi reco all’ufficio dove ho aperto il conto. Io dico che non è così che funziona, ma l’addetta si giustifica al suon di Eh sa qua le normative cambiano da un giorno all’altro.

Sto per sbattergli il cellulare sul vetro mostrandole cosa dice l’informativa ma mi accorgo che non c’è campo e che dietro di me è comparsa come per magia una fila di anziani nervosi e impazienti in attesa del proprio turno.

Non capisco l’impazienza. Io pensavo gli anziani facessero la fila solo per trovare un posto in cui sedersi e passare il tempo lamentandosi.

Tornato a casa ho segnalato con un reclamo la cosa alle Poste, che mi hanno telefonato un’ora dopo invitandomi a tornare all’ufficio postale in questione, da loro sollecitato ad esaudire la mia richiesta.

Non ci sono ancora andato, un po’ perché a questo punto desidero prenderla comoda, un po’ perché ho paura di ritrovare gli anziani.

Non è che lasci il foglio in bianco perché non ci esci assieme

Alcune considerazioni che non avevano abbastanza energia germinale per poter dar vita a un post.

  • Paradossi: se volessi fare un post vuoto, rendendo noto che quella è una pagina bianca, nel momento in cui io scrivessi “Questa è una pagina bianca” l’enunciato non sarebbe più vero. Certo, potrei lasciare la pagina vuota senza aggiunger commento alcuno, ma si porrebbe il problema di comunicare che quella è una pagina volutamente bianca e non, ad esempio, un errore di invio. Ergo, comunicare la pagina bianca non è possibile.
  • Ogni volta che devo entrare in un negozio e interagire con una persona dietro al bancone mi coglie un senso di afflizione. Il motivo è che so che dovrò interagire con un individuo scoglionato. O che verrà scoglionato dai clienti che mi hanno preceduto. Per questo motivo preferisco un grande negozio dove l’interazione si riduce alla consegna della merce al banco e il relativo pagamento. Oppure, ancor meglio, acquistare online elimina qualsiasi tipo di contatto. Mi rendo conto di avere una quota di responsabilità, in questo modo, nella crisi del piccolo commercio con conseguente ulteriore fonte di scoglionamento per chi ne gestisce l’attività.
  • In tema di individui scoglionati, mentre mi trovavo nel negozio – pardon, nello store – di una compagnia di telefonia mobile, suona il telefono. Il tizio dietro al bancone risponde:
    – Pronto?…Sì…sì…meglio che viene in negozio…ci sono diverse offerte…sì…sì…è meglio che viene, perché è inutile che le dico delle opzioni internet se poi a lei interessano solo i minuti…sì…arrivederci.
    Riaggancia.
    – E m’ha preso per il call center! E che palle! Ma quanto li schifo i clienti così, sono proprio fraccomodi. Vieni qua e ne parliamo, non è che ti metti al telefono a fare le domande, è giusto?
    – Eh sì.
    Abbozzo.
    Avrà avuto ragione, ma uno che davanti a un cliente, estraneo, parla male di un altro cliente non mi vedrà più. Non voglio correre il rischio di essere insultato alle spalle a mia volta da uno con i capelli unti e l’alito diserbante.
  • Cammino. All’improvviso odo due donne che, con l’interposizione ogni tanto di una voce maschile, all’interno di una casa litigano ad alta voce. Urlano. Il tutto avviene in dialetto, ma tutto ciò che dicono mi è incomprensibile. Mi chiedo se sia una questione di orecchio mio o meno. È pur vero che esistono sacche linguistiche dialettali geograficamente a me vicine eppur lontanissime in termini di comprensibilità.
  • Ho fatto un sogno in cui c’era la ‘Flaca’ di Orange Is The New Black:
    Nel sogno, non era un personaggio televisivo ma una persona che mi conosceva. E io fingevo di conoscerla perché pensavo Se mi conosce vuol dire che la conosco!. Non era vestita da detenuta: indossava un jeans blu e una camicetta bianca. Era ansiosa di mostrarmi il posto in cui lavora, anche se io non capivo bene che posto fosse e di che lavoro si trattasse. Ma facevo finta di nulla.  E poi dice che devo assolutamente conoscere il nuovo arrivato: Max Verstappen. E io esclamo Caspita! Mi ricordo di quando il padre gareggiava in Formula 1 negli anni ’90. Mi sento proprio vecchio!.


    Max Verstappen è attualmente pilota della scuderia Red Bull. È figlio per l’appunto di Jos Verstappen, ex pilota Benetton e di altre scuderie minori.


    L’ufficio di Max si trova nel seminterrato. Ed è ricavato da un bagno. Anzi, è proprio all’interno del bagno: tra la vasca e il water c’è una scrivania. Poi all’improvviso appare il caro Max, vestito come un pinguino. Non un pinguino animale: indossava un frac nero su una camicia bianca. Mi stringe frettolosamente la mano e poi non mi presta più attenzione. Dopo questo simpatico incontro, io e la Flaca andiamo in un altro ambiente, un magazzino di cinesate. Si ferma a guardare una fila di scaffali e poi si accovaccia a guardare chincaglierie natalizie. Nel frattempo continuavo a chiedermi chi minchia fosse questa tizia e cosa fosse il posto dove mi trovavo. E poi non mi ricordo altro.

 

Non è che io ammiri così tanto il tuo coraggio da fare sogni eroici su di te

Questa notte ho fatto un sogno erotico con protagonista CR.

Ci trovavamo in un ambiente dai contorni sfumati, un corridoio deserto dai colori legno pastello mangiucchiato – da piccolo amavo assaggiare quelli a cera – illuminato da luci alogene tonde, di quelle che sembrano anche costose: infatti erano da incasso.

C’era un bancone appoggiato alla parete, stile reception di albergo due stelle.
Dietro di esso, noi due ci apprestavamo a consumar il piacer carnale (ma era disponibile anche quello vegan).

La prima stranezza era che i vestiti semplicemente le svanivano addosso. Bastava toccarla e si ritrovava denudata.


Come un vecchio spot Wampum che, tra l’altro, non ricordavo fosse così pornografico. E dire che andava in onda in fascia protetta (anche se questo era più pro-culo).


La seconda, era che il suo clitoride si spostava. A un certo punto le era finito sul petto.

La terza, quella più clamorosa (addirittura più di un clitoride itinerante), era che all’improvviso è apparso un indiano – indiano d’India – nudo. Era visibile soltanto dal busto in su, cioè io sapevo che fosse interamente nudo, ma lo vedevo soltanto a mezzo busto.

Costui, quando mi sono girato a guardarlo, ha esclamato:
Non ti preoccupare, faccio fattura.

E poi si è avvicinato a intrattenere la CR. Io me ne sono andato, con una sensazione tra il perplesso e il convinto che fosse tutto nella norma.
Lì il sogno è finito.

Questa mattina sono andato in ufficio con un po’ di imbarazzo addosso. È difficile guardare una persona con cui hai avuto una relazione, seppur onirica e surreale quanto un video dei Radiohead, la notte precedente.

Lei ha poi contribuito ad accrescere il mio disagio.

Dopo una pausa sigaretta, è tornata con in mano un bicchiere XL di Coca Cola da una nota catena fast food. Non quella col pagliaccio, quella monarchica.

Sì però è light!, ha esclamato in risposta al mio sguardo inquisitorio.


Ho avversione per alcune categorie di prodotti industriali di largo consumo – come bibite, snack – che non apportano alcun beneficio all’organismo.


Detto da un fumatore di sigari e abituale consumatore di alcolici può sembrar fuori luogo e vagamente ipocrita e, in effetti, lo è.


Sappi che sono offeso, ho detto. Lunedì, quando per pranzo mi sono portato i cannelloni che mi ero cucinato domenica e ti ho chiesto di assaggiare, hai detto “No, sono a dieta“. E ora ti bevi mezzo litro di Coca Cola.
Ma no, aspetta. Ti spiego. Non è che non lo voglio il tuo cannellone!
Eh?
È che se poi lo provo, voglio prenderlo tutto!
Ah. Buongustaia…
Lo so, sono golosona. Se voglio una cosa non mi trattengo.

Dato che Malizia è sotto le ascelle di chi se lo spruzza, ho pensato di cambiar discorso e ho disperatamente cercato qualche argomento che non aprisse nella mia mente finestre su doppi e tripli sensi.

Ho preso sottomano un giornalino pubblicitario di una catena di abbigliamento, sul quale avevo notato in vendita una camicia a quadri.

Allora, ieri mi dicevi che nel week end fanno gli sconti?
Sì, venerdì e sabato. Dammi qua.
E sfoglia il cartaceo. Poi fa, mostrandomi una pagina su cui troneggiava una modella-trampoliera
Guarda questo vestito, se lo può mettere solo una che ha un metro e mezzo di gamba. E che non ha tette, perché qua sul davanti sennò il vestito fa effetto tenda da circo.
Eh già…
Ad esempio mia sorella non potrebbe mai. Pensa che l’altro giorno ho visto un video che mostrava tutti i problemi che hanno le ragazze con le tette grandi. Mia sorella li ha vissuti tutti!
Ah…Intanto mi colava il sudore dalla fronte.
Anni fa volle imparare a suonare la chitarra. Quando la imbracciava non sapeva come metterla perché le tette la intralciavano!
Eh bel casino…
E poi l’Ingrugnito mi sfotte sempre dicendo che gli è capitata la sorella sbagliata, perché ho poco seno. E pigliati mia sorella se vuoi una tettona, allora!
– …


Tale sorella, che ovviamente non è solo tette e distintivo, fu da me ribattezzata a suo tempo LSD, La Sorella Demoniaca, perché le due sorelle accanto sembrano  diavolo e acqua santa.
Dal viso, tondo e fumettoso, ricorda Lamù, cosa che si ricollega anch’essa al soprannome, in quanto la popolare aliena del manga e dell’anime è di razza Oni, che nel folklore giapponese sono appunto creature demoniache.


Dopo, è suonato il telefono.

Buongiorno, sono Tizio: vi ho mandato una mail con la mia fattura, l’avete ricevuta?


Ok non era indiano, ma sarebbe stato divertente (o inquietante) se lo fosse stato.


Visto che sono stati citati, il singolo appena uscito:


 

Non è che nella Pianura Padana gli scolari studino tra i banchi di nebbia


Il luogocomunismo sulla fenomenologia meteorologica del Settentrione è a uso e consumo del gioco di parole contenuto nel titolo. L’autore declina (in tutte e 5 le declinazioni latine) ogni tipo di responsabilità derivante da conflitti su campanilismi climatici Nord-Sud.


Ho sognato di trovarmi al liceo.
Ero nervoso perché mi sentivo costretto in quel luogo. Ero io, il me stesso di oggi e mi chiedevo perché mai dovessi ancora stare tra i banchi.

Infastidito, esco nel corridoio. Me ne importa poco se posso o non posso starmene a bighellonare. Penso che, per quel che mi riguarda, può anche andare tutto in malora.

Una bambina di un anno di età o poco più mi passa davanti. Ha da poco imparato a camminare e in pratica avanza correndo come se andasse a molla, come tutti i bambini che fanno pratica di deambulazione. Una bidella anzianotta tenta di starle dietro, in ansia che la piccola possa cadere. Tende le braccia per cercare di afferrarla dicendole Piano! Piano!.

Sorrido e penso che, in fondo, la vita è divertente.

Una persona mi ha detto che questo sogno rappresenta la mia condizione. Io mi sento bloccato e, pertanto, in ritardo. Attendo qualcosa di nuovo, di positivo.
Devo, però, smetterla di pensare agli altri. Perché ci sarà sempre chi avrà fatto 100, o 50, o avrà avuto un altro percorso di vita.

A volte basta poco per fare la differenza.

Stamattina ho saputo di aver perso una gara.
Serviva un consulente da inviare in Cercaguay, esperto in sviluppo sociale e gender. Il gender, quella cosa terribile che minaccia i nostro bambini e che vuol insegnare loro che la mattina ci si sveglia e si può scegliere se indossare un pisello o una patata.


Io la patata la indosserei rigorosamente dopo essere già andato in bagno col pisello, però. Vogliamo mettere il poter farla in piedi, questo meraviglioso dono dell’evoluzione?


Forse è superfluo da specificare, ma è bene ricordare che non esiste alcuna “teoria gender” che mira ad annientare le differenze biologiche tra uomo e donna. Il problema è che, vivendo in un’epoca dominata dalla “Montagna di merda”¹, la puzza di tale cumulo di stronzate sul gender sovrasta qualsiasi altro discorso.


¹ Secondo la teoria della montagna di merda, centinaia di migliaia di scimmie che battono a caso su una tastiera per un tempo lunghissimo prima o poi potrebbero, per caso, mettere insieme un capolavoro. Ma, contemporaneamente, avranno prodotto anche tantissima merda. E riuscire a ripulire il capolavoro da tutta quella merda ti costerà tempo e fatica. A loro invece non costa nulla. Stanno lì e battono volontariamente e gratis. Tu, invece, per smontare un tizio che ti lancia della merda, dovrai prendere un esperto. E poi un altro e un altro ancora, perché la caratteristica della merda è che è facilmente ricreabile, quindi il tizio, cioè la scimmia, avrà a disposizione tantissimo materiale da lanciarti addosso. Dato che tu non puoi controbattere con la merda ma necessiti di cose più articolate che richiedono più tempo, non puoi stargli dietro. E la merda cresce.


Avevo trovato una consulente proveniente dalla Colonbia. Mi sembrava molto valida.
La nostra consorella più grande, quella di Brumxelles, fino a ieri alle 17 non aveva di meglio.

Stamattina invece ho saputo che abbiamo perso il confronto perché in extremis loro hanno trovato una consulente proprio dal Cercaguay, nota e apprezzata attivista LGBT, inoltre. Mancava solo che accompagnasse i vecchietti a vedere i cantieri o desse da mangiare ai cercopitechi sbeffeggiati, ma tanto aveva già raggiunto il massimo punteggio.

La mia candidata l’ha presa con filosofia. Era già contenta di essere stata contattata e mi ringraziava per questo. Andrà meglio la prossima volta, diceva.
Pensavo di doverla consolare, invece era lei a dirmi di non preoccuparmi.

A volte questo è ciò che basta. Un po’ di spirito sportivo e ottimismo. Siamo così concentrati nel fare paragoni e sentirci in competizione o sotto giudizio altrui da perdere di vista anche un lato positivo.

Mi guardo allo specchio e me ne cerco uno di lato positivo. Da far venire bene in foto.

Questa stessa notte ho fatto un altro sogno.

Mi toglievo i pantaloni davanti a una donna. La situazione lo esigeva, non è che ho l’abitudine nei miei sogni di togliermi i pantaloni davanti alle donne come fossi un maniaco onirico. Quindi, donne, continuate a sognare tranquille che non costituisco un pericolo per i vostri sogni.

Sotto avevo dei boxer di pelle che lasciavano il deretano scoperto, di quelli che praticamente hanno solo degli elastici che passano sopra e sotto le chiappe.

Mi sveglio.

Come al solito, ero semi-nudo: il pantalone del pigiama l’avevo gettato contro il muro. E avevo i boxer calati dietro, giusto sotto le chiappe.

Mi domando se il sogno abbia influenzato la realtà o se sia stato il contrario.

Che forse non debba cercarmi in faccia il mio lato positivo?

Del resto, nella vita poi ci vuole anche un po’ di quell’altro lato. Come chi si è trovato in extremis il CV dell’attivista del Cercaguay.

Non è che serva un regista per girare l’angolo

La processione di zombie che tutte le mattine si spostano per andare al lavoro.
I senzatetto che dormono nei sottopassaggi, nelle stazioni o che si aggirano come spettri tra la folla distaccata.
Le chiazze di vomito vivido sull’asfalto.
Il cagnetto da portare a spasso la domenica, rigorosamente un Maltese bianco perché is the new Yorkshire.
Ubriachi diurni e ubriachi notturni che cantano o si abbracciano o cantano abbracciandosi.
Un tenore asiatico che una volta alla settimana intona Pavarotti a Nyugati.
Gruppi di ragazze possenti come Valchirie che nei locali cercano prede forse per sacrifici umani.
Gruppi di maschi-betabloccati che, spaventati dalle Valchirie, cercano ragazze isolate da agganciare.

Più osservo e più vedo deformazioni urbane grottesche.
Vagamente lynchiane.
Non so se sono miei incubi da dissociazione o sintomi da carenza di vitamine ma le sensazioni che mi dà questa città mi richiamano alla mente un set di un film inquietante e nonsense.

Uno di quelli da circolo culturale ristretto e impegnato (al Monte di Pietà per pagare l’affitto).

Ho un rapporto ondivago con il cinema.
Il giorno prima guardo l’ultimo film Marvel, il giorno dopo l’ultimo lavoro di un regista iraniano perseguitato dal governo che ha girato tutto in primo piano con una telecamera su un taxi.


Taxi di Jafar Panahi. Che consiglio di vedere.


Il cinema di intrattenimento è un servizio reso allo spettatore tramite un atto di acquisto.
Io compro un biglietto e in cambio mi forniscono un prodotto già pronto e confezionato per essere il più adatto alle mie esigenze. Potremmo definirlo un sogno pilotato e proiettato su schermo. Non a caso non è raro – anzi è considerata una delle magie del cinema – immedesimarsi negli attori sullo schermo.


Invece il motto del regista di documentari è: Non vendiamo sogni ma solidi real-time.


Che si tratti di un prodotto standardizzato, a prescindere dal genere, è intuibile in modo molto semplice: un film commerciale segue uno schema prestabilito nel proprio svolgimento. All’incirca 15-20 minuti dopo l’inizio c’è un colpo di scena che rompe la condizione preesistente. Il resto del film sarà un eterno inseguimento e un susseguirsi di eventi per tornare a quella condizione di equilibrio (non necessariamente la stessa, anzi nella maggior parte dei casi sarà un equilibrio a condizioni più vantaggiose); a 20 minuti dalla fine ci sarà un altro colpo di scena, risolutivo: a volte tale punto di rottura è volutamente un fake perché, quando si pensa che il film sia terminato, a 5 minuti dalla fine ci sarà un contro-colpo di scena definitivo.

Nei film impegnati o d’autore che dir si voglia, invece, tale schema non c’è. Delle volte è del tutto assente una struttura narrativa. Una simile opera si sposta dal piano dell’intrattenimento a quello filosofico/estetico. La visione può risultare più faticosa perché allo spettatore è richiesto un ruolo attivo. In quel momento non sto più pagando per vivere un sogno preconfenzionato ma per partecipare al film con un lavoro interpretativo.


Esistono anche film come quelli di Lynch (tipo Inland Empire) dove ci si può lambiccarsi quanto si vuole ma una vera interpretazione secondo me non c’è perché esiste soltanto nella mente di David Lynch.


Beninteso, la suddivisione non è sempre così netta tra le due fattispecie di cinema. Esistono registi che seguono una terza via cinematografica. Alcuni esempi tra questi possono essere Iñárritu, Anderson, Sorrentino, Malick.

Di Paolo Sorrentino penso che sia diventato un onanista cinematografico seriale.


Lo dico sottovoce perché è entrato a far parte di quella schiera di argomenti quali religione, movimentismo politico, abitudini alimentari, calcio, per le quali una voce contraria risveglia ancestrali e aggressivi istinti nell’interlocutore¹.


¹ Perché la gente è sempre così irascibile come se gli stessero defecando nel salotto?


Sorrentino è bravissimo nel dipingere dei quadri con la macchina da presa. Ma si pasce e si compiace di questo senso artistico vendendo secondo me un mappazzone ben confezionato.


Il Golfo di Napoli.
Un elefante indiano cieco.
Un attore ritiratosi a vita privata.
Una donna nuda stesa in mezzo a un prato con delle giunchiglie in fiore.

Cucite il tutto ed ecco un possibile nuovo film di Sorrentino.


Un altro che ho visto ammalato di Sorrentinite è Malick (The Tree of Life), anche se confesso di non aver visto altro dopo To the Wonder con Ben Afflitt.

Affleck felice/triste/preoccupato/curioso/indispettito


In realtà poi sarebbe il contario: è Sorrentino che registicamente è rimasto ammalickiato.


Iñárritu invece secondo me ci ha presi tutti per i fondelli.
Produce film commerciali vestiti da film d’autore o film d’autore vestiti da film commerciale. Non ho ancora deciso.


Anche se io non sono nessuno per decidere e parlo a titolo del tutto personale di catalogatore compulsivo.


Dopo un anno ho rivisto le mie impressioni su Birdman. All’epoca ero entusiasta, un’opera di sintesi cinematografica, raccordo tra film d’autore e d’intrattenimento. Un film sul cinema che parla di cinema, metateatro a celluloide dilagante.

E dopo però mi chiedo: un film girato in finto piano sequenza unico, è sintesi, è arte, è citazione o soltanto una presa per il sedere?


Un piano sequenza superlativo nel suo tratto artistico secondo me è ad esempio questo qui


Degli esempi di terza via che ho citato, Wes Anderson è secondo me il più particolare. I suoi film oscillano di continuo tra reale e surreale ed è proprio questa ambivalenza, come se fosse un luna park le cui giostre cambiano mentre ci sei sopra, a rendere il suo cinema tanto interessante.


E poi non posso non apprezzare uno che ha un gusto compulsivo per la simmetria


Tutto quello che ho detto sinora nasce dal fatto che vorrei vedere un film (sto andando in overdose da serie tv ultimamente e dopo aver finito House of Cards 4 è arrivato Daredevil stagione 2) ma non so su cosa rivolgermi.
Ho tentato tre volte di guardare Il gusto del sake di Yasujiro Ozu altamente consigliato da tanti intenditori e comprendimucche ma non ci riesco perché mi stanco. Forse alle 23 di sera non va bene, ma è l’unico momento che ho a disposizione. E neanche la domenica pomeriggio è indicato, dopo gli gnocchi di patate al forno con la bolognese.


Ma se il ragù l’ho preparato con macinato di manzo locale, è sempre bolognese o è una ungherese?


Non è che a forza di smanettare diventi cieco

Stanotte ho sognato di trovarmi a Stoccolma o quantomeno avevo la sensazione di esserci.

In realtà ero in un ambiente chiuso che non aveva niente di Stoccolma, ma non essendo mai stato a Stoccolma non ho idea di come possa essere un tipico ambiente chiuso di quella città, quindi fino a prova contraria nel sogno io ero convinto di essere a Stoccolma.

So perché ho avuto questa sequenza onirica.
Nel pomeriggio avevo trovato un volo per la Svezia, Malmö per la precisione, a poco più di 40 euro. È anche a uno sputo da Copenaghen, volendo.

Non ho intenzione di andare in Svezia né in Danimarca, quantomeno a breve.
Tempo e denaro remano contro e quel poco che ho se ne andrà questo w/e perché devo rientrare in Terra Stantìa da venerdì a domenica.

A volte quindi faccio questo gioco di controllare voli su Skyscanner a tempo perso. Imposto la mia località di partenza e poi seleziono come destinazione Ovunque, per le date più convenienti.

Escono fuori risultati interessanti. Con 30/50 euro da qui a una settimana vai dall’altra parte dell’Europa. È bello pensare che puoi volare dove ti pare come se stessi prendendo un intercity Napoli – Roma. Sarebbe forse il caso di approfittarne per viaggiare prima che chiudano definitivamente tutte le frontiere alla libera circolazione o che decidano che portare la barba sia procurato allarme.

Programmare viaggi da non fare è come guardare vetrine di negozi in cui non entreresti. L’importante è non diventarne dipendenti.

Spero che il mio lavoro nei prossimi anni mi porti a espandere sempre più il mio raggio d’azione. Mentre i miei coetanei – o anche i più giovani – progettano viaggi di nozze, io ci vado a nozze col poter viaggiare.


NOTA AL POST CHE IN REALTÀ AVREBBE DOVUTO ESSERE IL VERO POST
Quando mi trovai a parlare di Skyscanner a due amici, raccontando di come mi ero programmato le vacanze, loro mi ascoltavano come se stessi rivelando un segreto di Fatima. E mi chiesero “Ma dove li trovi sempre tutti questi siti?”. “Su Google” è la risposta ovvia. A parte che certi portali sono abbastanza popolari, ma questo non lo dissi perché è come quando ascolti un nuovo gruppo e lo racconti a qualcuno e quello ti risponde “Wa, li ascoltavo tre mesi fa!”. E non è bello.

Io vado sempre in difficoltà di fronte domande simili perché sento di deludere le attese. Gli altri si aspettano che ci sia una momento fondativo, una data simbolo in cui io, novello Colombo (non il tenente), navigando in rete abbia scoperto il fantastico sito grazie a qualche straordinario artificio e una botta di culo.

Restano sempre delusi quando rispondo che semplicemente “li trovo” e li uso come se li avessi sempre usati, perché mi sembra un atto normale trovare altre cose su Google oltre a materiale anatomico/ginecologico per l’intrattenimento della solitudine maschile.
“Com’è che io non li trovo?” è la domanda successiva che mi pongono.

Come si suol dire, in un paese di ciechi chi ha un occhio fa il sindaco. Ci sono persone quindi poco pratiche di internet che pensano che io sia il Re di Smanettonia Informatica soltanto perché magari so svuotare una cache. Che io manco so se una cache si svuoti nell’indifferenziato se visiti siti misti o nell’umido se vai solo sui siti porno.

Il problema è che so appunto fare soltanto quello. La grande virtù dell’ignorante sapiente, però, come ho raccontato altre volte, è fingere di sapere tanto con poco. Quindi per non deludere più le persone che mi fanno domande, d’ora in avanti mi inventerò qualche risposta stravagante del tipo “Sono amico di quello che fabbrica l’internet, ogni tanto mi passa sottobanco qualche scarto di produzione”.


NOTA DELLA NOTA CHE AVREBBE DOVUTO RAPPRESENTARE IL POST
Sono stronzo e saccente ma il ruolo dell’ignorante sapiente lo esige.


The Gintoki Show: colpoditacco

gintoki show2

Le gambe sono di repertorio e non appartengono all’intervistata, mentre il gatto è una controfigura che uso per le scene pericolose come questa


Sottotitolo: non è che ti scomunichino se parteggi per il “Diavolo”.


Incredibile a dirsi, gli sponsor hanno pagato per una seconda puntata del talk show! E questa sera abbiamo come ospite popodinientemeno che colpoditacco!

G: Dacci una breve presentazione di te, inserendo, però, nella descrizione queste tre parole: fuorigioco, regista, tunnel. Ysingrinus mi perdonerà se con lui sono stato più cattivo!
C: Sono una donna che ama il calcio e sono entrata in questo tunnel grazie a mio padre, che fin da piccola mi portava allo stadio. Per questo ho deciso di aprire un blog dedicato al pallone, ma l’ho aperto soprattutto per far sapere al mondo che anche le donne sanno riconoscere un fuorigioco. Ma vi confesso che il calcio non è la mia unica passione: il cinema si piazza sullo stesso piano. Leonardo DiCaprio è il mio attore preferito e Martin Scorsese è un regista che adoro… è molto meglio di Pirlo 😀

G: Milanista, fan di DiCaprio…ha più probabilità lui di vincere l’Oscar o Mihalovic di finire la stagione?
C: Senza dubbio DiCaprio di vincere l’Oscar… quest’anno non ha rivali. Mihajlovic finirà la stagione ma non porterà a casa premi…

G: Parlando proprio di rivali, che tipo di tifosa sei? Avverti molto “l’ostilità” quando parli di calcio con amici e conoscenti che tifano altre squadre o ti fai scivolare la cosa addosso come un attaccante che scivola in area di rigore?
C: Dipende dai momenti e da chi ho davanti. Mi capita di innervosirmi se sento sciocchezze – e dico sciocchezze perché in fondo sono una lady – ma non è che mi metto a insultare o cose del genere… sono tranquilla di carattere e tendo a farmi scivolare le cose addosso…Sento e mi piace una sana competizione e gli sfottò ci stanno, è anche questo il bello del calcio. Mando e mi arrivano messaggi di prese in giro, è divertente!
Mi urto più quando, per pregiudizio, sento uomini che con arroganza sostengono che le donne, anche quelle che pensano di essere esperte, non capiranno mai il calcio.
Primo, se lo capiscono gli uomini per noi è una passeggiata (questo è sessismo al contrario ma ci sta);
Secondo, ho scritto di calcio per diverso tempo in un giornale e se me lo facevano fare qualcosa ne so;
Terzo, ieri sono uscita con un amico e abbiamo parlato di calcio come fossimo due maschi… ha voluto sapere la mia opinione sul Milan, sulle ultime partite e sul gioco… Sanza nessun pregiudizio. Questo mi capita con diversi amici uomini, ma in giro, nel web aleggia ancora il pregiudizio sessista… le donne non capiscono il fuorigioco, guardano solo i calciatori e tifano solo per la nazionale. Per me due di queste sono errate… chissà quali ?
Non so se sono andata fuori tema, mi sono fatta prendere dalla mano

G: Nel Gintoki Show non esiste tema! Comunque, è un quiz per me? Allora rispondo dicendo che ciò che è vero è che le donne un occhio ai calciatori lo buttano. È per questo che avete problemi col fuorigioco: non è che non lo capite, ma è che, con un occhio soltanto che tra l’altro guarda il calciatore, come fate poi ad accorgervi di un offside! A parte le stupidaggini, il sessismo è difficili da estirpare, ancor più in ambienti fallocentrici come possono essere quelli del calcio. C’è qualche sassolino che ti vuoi togliere? Quella volta che hai fatto rimangiare il pregiudizio a qualcuno o hai dato uno schiaffo morale (non valgono schiaffi fisici!)?
C: Vorrei specificare che non tutti i calciatori sono degni di nota e poi come i guardalinee insegnano si guarda solo il giocatore se è in linea e non la palla che parte. Per quella devi sentire il rumore…Comunque, scemate a parte, lo schiaffo morale l’ho dato al mio ex direttore quando ha visto che facevo le pagine di sport meglio di alcuni miei colleghi uomini, a un mio collega quando gli ho raccontato che intervistando Carlo Mazzone mi ha detto che ero brava…E lo do tutte le volte che vado a pranzo con alcuni miei amici, io unica donna, e parliamo di calcio… magari qui il calcio c’entra poco, mi chiamano per sono di compagnia…

G: No aspetta, non puoi cavartela così. Hai intervistato Sor Carletto? Dicci di più! Mi evochi una nostalgia che non hai idea, infatti sparo subito un’altra richiesta. Hai presente la pagina facebook “Serie A – Operazione Nostalgia“? Ecco, vorrei citassi dei nomi nostalgici che per un motivo o per l’altro ti ricordano qualcosa. Io butto lì un Condor Agostini, 1995 Napoli – Milan 1-0 😀
C:  Sì, l’ho intervistato circa 5 anni fa, ma ahimè solo per telefono. Mi rispose mentre era al mare con la moglie, è stato gentilissimo e disponibile, non come altri giocatori che se la tiravano alla grande… vedi un Materazzi che mi tratto pure male… va bè rischi del mestiere 😀
La tua citazione non è sicuramente fatta a caso… che gatto bricconcello.
Comunque potrei citare Alessandro Calori e il suo gol all’ultimo minuto in Perugia-Juve (io c’ero e la Juve perse lo scudetto), il rigore di Shevchenko contro la Juve nella finale di Champions del 2003, gol di Fabio Grosso nella semifinale mondiale (come non metterlo), Frey, su tutti, quando l’ho incontrato nel 2000. Milan-Juve 1994 la mia prima volta a San Siro; Perugia-Inter 2002 finito 4-1… e quando ricapita… Ecco queste sono le cose che mi son venute in mente senza pensarci troppo.

G: Sono dispettoso, del resto sono un gatto! Calori e la sua ciabattata ignorante nel pantano del Curi sono da antologia del nostalgismo, complimenti. …Materazzi invece come simpatia penso sia secondo solo a Ibrahimovic. Ti piacerebbe incontrare l’umile Zlatan o ti spaventa (a me sì ad esempio)?…Invece parlando di Nazionale, visto che l’hai citata, se tu fossi il Commissario Tecnico di WordPress e dovessi fare la formazione dei blogger, chi convocheresti. E in che ruoli? 😀
C: Il gol di Calori non lo dimenticherò mai… perché non ho mai preso tanta acqua in vita mia (finora) e ho visto il mare a Perugia… sono cose che restano per sempre! Ibra lo incontrerei volentieri, non mi spaventa, al massimo mi manda a quel paese e via… maglio da lui che da un cojone in mezzo al traffico, non che mi capiti di essere insultata alla guida… per essere una donna guido bene e so pure parcheggiare (altro luogo comune sfatato).
Se fossi il c.t. dei blogger, cosa che ho fatto nel calendario degli gnocchi se ricordi bene, ecco la mia formazione:
La Cippy in porta perché è affidabile.
Difesa: Il Pinza, Cix e Cineclan (sono d’esperienza)
Centrocampo: Te e Ivano mediani, La venere degli stracci e Alessialia sulle fasce a spingere.
Attacco a tre: Ysi, Minimalista e Carlo Galli (da sogno e fantasia).
Che dici, si vince?

G: Con quel trio delle meraviglie lì davanti si preannuncia estro e fantasia a volontà che manco il Barça!…Invece è un azzardo affidare a me il pallone: sono un gatto, finirei per nasconderlo sotto al divano o sotto al frigorifero per poi farlo ricomparire per caso quando me ne ricorderò.
Continuando a parlare di blogger, i calendari gnoccheschi hanno riscosso molto successo e in cantiere c’è un’altra iniziativa (Su la maschera!): quando hai esordito su WP  (tra l’altro il blog ha da poco compiuto due anni, auguri!) pensavi già di arrivare a forme di interazione coi lettori o è stato un progetto nato in corso d’opera?
C: Sì un trio meglio di messi-suarez-neymar… il bello è che loro tre non sanno nemmeno chi sono… che spreco di citazioni! No, tu a centrocampo ci stai bene, mi dai l’idea che sei affidabile e calmo, insomma adatto a impostare il gioco, a mettere ordine e a recuperare alacremente i palloni. Oh poi sono il c.t. metto chi voglio 😛
Il successo dei calendari è stato inaspettato (oddio parlo come quelli che diventano famosi. Ora dico anche che resterò me stessa e una ragazza semplice, anche se non lo sono). Comunque tornando ai calendari, non pensavo che ci fosse questa partecipazione… mi avete sorpresa.
Sono contenta di questa interazione con gli altri blogger perché è quello che volevo, diciamo che ci speravo, il mio obiettivo è creare un blog in stile “bar virtuale” dove si parla di calcio ma non solo.
Inoltre ho conosciuto virtualmente persone interessanti…

G: Ok Mister, non discuto! Farò il centromediano metodista!
Parlando di registi, invece, torniamo alla tua seconda passione, cioè il cinema, ma sempre unendola al mondo di Eupalla, come disse Gianni Brera (tra metodismo e Brera in questa domanda finiamo col capirci io, tu e qualcuno che passerà qui per caso): se dovessi girare un film utilizzando dei calciatori, chi sceglieresti? E che film verrebbe fuori? Ad esempio io Totti che ha una comicità innata lo metterei in una commedia…
C: Il fatto che tu conosca Brera mi illumina…Io farei un thriller con un tocco di Miami Vice con Ibra e Balotelli… sai che paura incontrarli insieme…

G: Stavo immaginando le battute clou del film: Cazo guardi e Non capisci niente.
Siamo arrivati all’ultima domanda e voglio che ora tu illumini me: l’abbiamo evitato sino a questo momento ma ora ti tocca fare un pronostico secco: chi è che vince il campionato…inglese (della Serie A non ci importa niente)? Sarà l’anno buono per Wenger o tifi per la favola degli azzurri del Leicester di Ranieri?
C: Nooooooooooo è finitoooo??? Ma la favola di Ranieri tutta la vita… sarebbe anche uno smacco alle mega squadre inglesi spendaccione… inoltre Ranieri, Claudio non Massimo, è un omino simpatico.

G: In realtà anche in questo caso ho mentito: ti chiedo di dire qualcosa per i tuoi lettori, la prima cosa che ti viene in mente. Un augurio, un aforisma, una gufata (sportiva)…Dai!
C: Auguro ai miei lettori (tifosi) di vedere prima di morire la loro squadra vincere una Champions League… perché tra romanisti, juventini, napoletani, laziali… non so se avranno mai questa fortuna… ahahah. Mentre ai lettori, non tifosi, auguro di avere una passione, per qualsiasi altra cosa, tanto grande e coinvolgente come lo è il calcio per un tifoso.

Era colpoditacco!
Un applauso!

Non è che l’hipster camminatore vesta camicie di flâneur

Non esisti.
Lo so.

Faccio spesso dei sogni con un tema ricorrente.

Ci siamo io e te.
Sei diversa da come ricordavo. Anche se ora non so come sei, quindi potresti essere uguale o diversa allo stesso tempo.
Nel sogno sei però scostante, fredda, sprezzante, superba. Anche se ti concedi, sembra avvenga con riluttanza e indifferenza.

Mi sveglio ogni volta mortificato e innervosito.

Per sciogliere questi i pensieri, passeggio.
Senza badare molto a dove vado.

Prendo la metro. Nel treno, alzando gli occhi mi sono accorto di essere nella direzione opposta a quella dove avrei preferito andare. È curioso che, pur non avendo una meta precisa, alla fine si abbia sempre una preferenza per i propri spostamenti.

Scendo alla fermata successiva, decidendo di proseguire a piedi per esplorare la zona. Tanto, sono pur sempre in centro.

Costeggio un perimetro di mura che sembrano cingere quello che sembra un parco. Mi ci infilo dentro, senza leggere i cartelli anche perché non li comprenderei. Il mio ungherese non va oltre buongiorno e buonasera, per quel che mi serve.

Mi sono sbagliato.
Non è un parco: è un cimitero!
Un cimitero abbastanza vecchio, come un Père-Lachaise. Ricordo, ne ho sentito parlare: sono a Kerepesi.2016-01-17-14.06.05.png.png

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Ho pensato che fosse troppo, anche perché era freddo e scivoloso. Così, dopo aver salutato un gatto di passaggio, sono tornato indietro.

Il silenzio e il completo deserto in quel luogo mi hanno però illuminato.

Esistono due tipologie di mancanza: quella nella solitudine e quella nella moltitudine.

Ho finalmente compreso che l’assenza ha un peso specifico maggiore quando sono con gli altri.

Sebbene, sì, quando mi trovo da solo io rifletta, rimugini, ricordi, mi accorgo comunque di star bene. Sono i miei spazi di tempo, ritagli che incollo su un diario mentale. Un modo diverso di ricaricare le batterie.

È quando sono con gli altri che mi accorgo invece della mancanza.

Eggià, non esisti.

Non come io ricordi, almeno.


Quella del flâneur è una figura sorta nell’800, divenuta in breve tempo un cliché letterario: indica il solitario passeggiatore urbano che, vagando senza meta, osserva, giudica, si emoziona, vive il perdersi nella moltitudine pur avvertendo un vivo distacco da essa. Molto si è scritto su di esso e rimando alla ricerca di testi che ne parlino in maniera più precisa e puntuale.


Il sonno della ragione genera Bill Cosby

Mi sono svegliato da un sonnellino calcistico, perché credo sia durato intorno ai 90 minuti + recupero. E ho fatto un sogno parecchio contorto, credo sia imputabile a ciò che ho ingerito e non ancora digerito nelle ore precedenti.

Ore 13 e un po’: aperitivo con
– apertass
– bruschetta ricotta, noci, pancetta e spolverata di pistacchio
– bruschetta con mozzarella e peperoni verdi
– salame
– paninetto ripieno di parmigiana di melenzane
– 3 spicchi di cocco che forse eran lì per decorazione ma per sicurezza li ho fatti sparire per far capire che qui nessuno è il cocco di qualcuno

+ bis con

– bruschetta crema di patate e decorazione di prosciutto
– bruschetta provola e melenzane.

Tornato a casa, alle 14 ho anche pranzato perché avevo preparato per Padre che tornava da lavoro e pareva brutto non fargli compagnia, inoltre già che c’ero dopo l’aperitivo viene l’ape-tito.

Poi dopo ho perso la memoria sino a questo momento.

Ricordo di aver fatto un sogno lunghissimo di cui rammento solo l’ultima parte: Bill Cosby che in una stanza d’albergo viene minacciato da una donna al telefono: al che lui corre a prendere una mazza da baseball e minaccia di distruggere il suddetto telefono, con la donna che, spaventata, dice di non farlo. E io vedo il tutto dalla visuale del comodino. Cioè io ero il comodino, forse.

Poi la mia visuale cambia, io sono all’interno di una stanza d’albergo (non la stessa): guardo il telefono, poi rammento di dover prendere la mia tagliola da orsi (non viaggio mai senza!) e di piazzarla all’ingresso della stanza perché non si sa mai chi può presentarsi di notte.

Già, chi si dovrebbe presentare di notte? – mi chiedo mentre la sistemo giusto davanti la porta.
Faccio spallucce e mi dico Oh beh, lo scopriremo stanotte.

Poi rifletto sul fatto che quello sia l’ultimo giorno di vacanza e non mi sono neanche un po’ goduto l’Oriente – già, perché io sono in Oriente!

Sono in Oriente, giusto? – mi domando e mi affaccio alla finestra per sicurezza.

Vedo una strada, fiancheggiata da un prato erboso contornato da alberi e gente che passeggia.

Ah, già: sono in Oriente – mi dico.

E poi mi sveglio.

Dannate fette di cocco, sapevo che mi avrebbero fatto male.

Ciò che più mi inquieta è il significato del sogno: ho paura di Bill Cosby? Io sono Bill Cosby o il suo comodino? E, soprattutto: dove è finita la mia tagliola per orsi?

Sono Mr Gin, risolvo problemi

Senza titolo-1Da un bel post di 

1) da Pulp Fiction (1994)
Per dire una battuta simile occorre classe, eleganza e serietà, altrimenti non suonerebbe credibile. Tutte qualità di cui posso dire di sentirmi dotato.

2) da L’oro di Napoli (1954)
Conosco parecchie persone che meriterebbero un pernacchio. Ma di quelli fatti bene, come si creavano una volta. Insomma, ci vuole un’arte.

3) da Il favoloso mondo di Amélie (2001)
Oh, che volete. Il mio romanticismo è rimasto a livello adolescenziale e non si è smosso di una tacca da lì.

4) da Prendi i soldi e scappa (1969)
Un giorno voglio presentarmi a un colloquio di lavoro di cui non mi frega nulla e agire così:

5) da I compagni (1963)
Questa invece è stata detta spesso

6) da Taxi driver (1976)
Questa invece è un mio sogno segreto che rimarrà irrealizzato: conosco gente che si è presa una coltellata per un sopracciglio inarcato, figuriamoci mettersi a fare lo spavaldo:



Che poi ce ne sarebbe anche una versione siciliana (da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970)

7) da Il grande Lebowski (1998)
E questo sarebbe ciò che succederebbe nel caso cercassero di fregarmi


Ce ne sarebbero tanti altri ancora da citare, ci penserò con calma e magari riprenderò l’idea più in là. Provateci anche voi!

Siamo complementi d’arredo umano, balliamo questa lampada perché ho qui una buona ikea

Periodicamente mi sento di diventare arido e dall’interpretazione dei sogni passo all’interpretazione dei soldi, anche se in quest’ultimo caso ci sono pochi margini di ragionamento. O ci sono o non ci sono.

Anche i sogni possono esserci o non esserci e ho constatato di essere una delle poche persone che li racconta. La maggior parte delle persone, anche quelle con cui ho avuto più confidenza, dice di non ricordarli. Non so se sia un’affermazione sincera oppure no, in fondo i sogni sono la cosa più intima che abbiamo e non hanno filtri, quindi ci possono essere esitazioni nel raccontarli.

Anche io a volte non ricordo i sogni, a meno che, dopo il risveglio, non li ripeschi su a galla riflettendo su una cosa particolare che c’era in una determinata sequenza onirica. A quel punto, il sogno si fissa nella mia memoria accessibile, diventando un oggetto in più nei miei pensieri.

Alle volte, invece, sono io che penso di essere un oggetto in più. In qualunque ambiente mi trovi, in qualunque contesto, sento di essere un complemento d’arredo. Che può anche avere una propria funzione, ma di cui ci si può dimenticare l’esistenza. Insomma, guardate mai gli appendiabiti? Io no, anche perché quando sono utilizzati sono coperti.

Aforisma: Gli appendiabiti, se servono, non si vedono. Se si vedono, allora è perché non servono. [Gintoki 2014]

Allora forse è per questo che racconto i sogni, per dire guardate, non faccio l’appendiabiti ma m’illumino. Sono una lampada che va per conto proprio, perché s’accende a sorpresa.