Non è che per dividere casa serva tener conto del quoziente (d’intelligenza)

Non ho più riportato aggiornamenti sulla mia situazione domestica perché sostanzialmente non ce ne sono.

Io e la nuova coinquilina abbiamo un sano rapporto di completa separazione casalinga. Che è quel che in fin dei conti desideravo. Convenevoli quali buongiorno e buonasera, qualche conversazione oziosa come quando mi ha parlato delle cose che la divertono degli italiani. Le stesse cose che allietano tutto il resto del mondo e ci identificano come popolo folkloristico.

Mi riferisco alla nostra proverbiale teatralità: Che cosa vuoi?! Che cazzo dici?!, accompagnate da ampi gesti delle mani.


Ho sempre trovato questo cartone di un umorismo abbastanza discutibile. Ben si adatta all’epoca odierna in cui tutti si sentono fini umoristi o uomini di satira perché come dei bulli di quartiere pigliano per il culo chiunque.
Myspace -> Tutti musicisti
Blog -> Tutti scrittori
Social Network -> Tutti Bill Hicks?


E poi, con mia sorpresa, mi ha chiesto anche di una bestemmia che diciamo sempre. Non quella suina ma quella canina. Italiano: lo stai imparando bene.

Con la coinquilina cinese la situazione aveva invece preso una piega strana. Troppo intima, se vogliamo.

A volte c’era una familiarità tale che mi sembrava di avere in casa una moglie. Eccezion fatta per l’assenza di qualsiasi tipo di contatto.


Il che quindi è proprio come avere una moglie.


Una moglie poco sveglia che dimenticava sempre di spegnere i riscaldamenti prima di uscir di casa.
Così poi arrivò una bolletta da far saltare le coronarie. Le sue, perché l’avrei impiccata al calorifero in quel momento.


Si scherza.
Io sono per evitare sofferenze. Quindi, una morte più veloce.


Poi era simpaticamente “invadente”. Se guardavo un film nell’area comune veniva a chiedermi cosa stessi guardando, commentando sempre tutto con un Uh, sembra interessante, sia che stessi guardando una minchiata che qualcosa di più serio. Se cucinavo, si piantava vicino a guardare, chiedendomi cosa facessi passo passo.

Il che delle volte mi avrebbe ispirato un commento del tipo Ma una porzione di fatti tuoi te la sai cucinare?, commento che ovviamente tenevo per me, limitandomi ad allontanarla fingendo di avere un disturbo autistico che mi porta ad andare in agitazione se osservato mentre cucino, al suon di Please, don’t watch me.


Potrei dare l’immagine di un tipo forastico (o furestico come diciamo al Sud).
È sbagliato.
Non è un’immagine, io sono proprio così. Posso essere tanto giocoso ed espansivo così come scorbutico quando mi gira male.


La nuova coinquilina invece è praticamente invisibile.
Si comporta come un topo. Esce dalla stanza solo per cibarsi per 5 minuti. Per due settimane non ha fatto altro che nutrirsi di yogurt e cereali, intervallati con qualche uovo o un cetriolo crudo.

Ho pensato che seguisse una qualche corrente alimentare di cui non ero a conoscenza, tipo quella dei breakfastiani, cioè quelli che consumano solo colazioni.
Ormai tutto è possibile. Io un giorno volevo fare una battuta dicendo che prima o poi avremmo avuto quelli che si nutrivano di aria. Dimenticavo l’esistenza invece dei respiriani.
È facile scordarsene perché io non ho mai visto un respiriano vivo.


Perciò, me ne guardo bene dal prendere in giro abitudini alimentari altrui. Che ne sappiamo che non possano esistere, ad esempio, i carboniani? Quelli che, dato che gli esseri viventi sono fondati sul carbonio, ritengono opportuno approvvigionarsi direttamente dalla fonte e che quindi si nutrono di blocchi di grafite? Ha un senso, anzi, da domani mi farò promotore della dieta della matita HB.


Poi mi ha detto che è semplicemente troppo pigra per cucinare e lavare i piatti e io sono rimasto deluso da ciò.

Credo sia molto disordinata. Almeno a giudicare dal fatto che, una volta, stavo per accostare la porta della sua camera prima di mettermi ai fornelli (la stanza dà sulla cucina e non mi sembrava carino impestarla di soffritto dell’arrabbiata) e qualcosa opponeva resistenza. Era una palla di maglioni giusto in mezzo.
Mi sono allontanato prima che mi aggredissero.


Ho un rapporto conflittuale con i maglioni perché da bambino mi costringevano a mettere quelli che pizzicavano e stritolavano. Praticamente era come stare in una Vergine di Norimberga senza neanche il sollievo della morte per porre fine all’agonia.


Quindi novità non ce ne sono.

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Non è che un rugbista possa girovagare senza meta

È il mio ultimo mese di permanenza a Roma.
Per adesso.

Un po’ mi mancherà questa casa che tanti spunti per aneddoti interessanti mi ha fornito. Ultimamente però non ho altre curiosità da raccontare. A parte che la cinese ha passato lo scorso week end a Firenze con un “amico”: il fatto che abbia rimorchiato e sia partita per un w/e mi ha sconvolto.

Poi ho capito che si trattava di un altro cinese che va alla scuola di italiano con lei e la cosa mi è sembrata più normale, così come il fatto che in questi mesi il suo italiano sia addirittura peggiorato: se parla solo con connazionali, non fatico a crederlo.

Coinquilino invece in vista della mia partenza mi ha chiesto aiuto nel reperire un altro inquilino, chiedendo se io potessi sondare nel mio ambiente, perché vorrebbe in casa un altro che si occupa di cooperazione.

Una richiesta un po’ strana: è come se uno dicesse “Voglio affittare casa solo a un assicuratore”, oppure “A uno che progetta impianti termoidraulici” e così via.


Gli ho detto che gli avrei fatto sapere, la classica formula evasiva che uso quando in realtà non farò sapere un bel niente.


Perplesso, comunque, sono uscito per una passeggiata. Poco più in là di casa, degli operai stavano ritinteggiando la segnaletica stradale della fermata dell’autobus. La vernice si asciuga in pochi minuti: uno degli operai, per constatare la cosa, con la suola calpestava le strisce. Ho desiderato in quel momento di farlo anche io: l’operaio mi ha rivolto un’occhiataccia come se mi avesse letto nel pensiero e questa cosa mi ha preoccupato perché a volte ho proprio l’impressione che le persone mi leggano nella mente.

Ho girovagato senza meta.

A un certo punto non so perché sono entrato in un outlet non visibile dalla strada, cui si accede scendendo delle scale. Ero convinto di poter fare qualche affare, perché gli affari migliori li ho sempre fatti quando non avevo intenzione di comprare qualcosa.


O forse è una giustificazione per gli acquisti inutili.


Era una boutique per donne. O forse l’abbigliamento maschile era nascosto in un ripostiglio.


Comincia a infastidirmi questa cosa che nei negozi di abbigliamento i vestiti da donna siano all’ingresso e quelli da uomo o in fondo la sala o al piano superiore o, infine, a quello inferiore.


mara-carfagnaUn commesso che somigliava a Domenico Dolce mi ha guardato scrutandomi come fanno i poliziotti all’aeroporto. Una commessa che somigliava a Mara Carfagna – con il medesimo tipo di cranio che sembra si stia rimpicciolendo causando quella inestetica impressione che gli occhi stiano per uscire dalle orbite mentre forse è solo l’abuso di cocaina a renderli così – non mi ha nemmeno guardato.
Sono andato via.

Deciso a dare una seconda possibilità al mio istinto, sono salito su un autobus a caso. Ho assistito con vivo compatimento al tentativo di un paio di turisti tedeschi di obliterare il biglietto, fino a che non mi sono deciso a dirgli che la macchinetta credo fosse andata in tilt.

Sono sceso a Piazza del Popolo e poco più avanti ho trovato un negozio equo-solidale in cui mi sono infilato, per uscirne con paté al peperoncino e un infuso balsamico che non so quando utilizzerò perché le cose balsamiche mi nauseano. Faccio uno sforzo sovraumano per riuscire a sopportare una Halls, quando capita, nonostante la prenda a causa del naso otturato e la gola in fiamme.

Il proprietario equo-solidale mi ha trattenuto mezz’ora a parlare. Nel negozio c’era in diffusione La isla bonita di Madonna. Lui fa: “Qui dentro siamo rimasti agli anni ’80…”. “Vedo”, dico io, ridendo.

Da qui poi è iniziata una conversazione senza né capo né coda che è partita da un’apologia degli anni ’80, culminata con la visione dello spot del primo Macintosh del 1984 che il proprietario ci ha tenuto a farmi vedere su YouTube (lo spot, non il Macintosh), passando poi per lo spot Superga del 1997 con la musica dei Prodigy, attraversando riflessioni sull’arte come forma di comunicazione figlia del proprio tempo, per finire col proprietario che vuole aprire un outlet dove il vero proprietario – secondo lui – deve sentirsi il consumatore. Nel senso che il cliente entra nel negozio e deve sentirsi a proprio agio, si collega con lo smartphone alla rete del negozio e mette in diffusione la musica che vuole; se poi fa pubblicità al negozio sui social network, ottiene il 20% di sconto.


Ha detto anche altre cose sul suo progetto ma non mi dilungo.


Sono andato via contento di una cordiale chiacchierata ma chiedendomi, ancora una volta, perché io, dall’aspetto così taciturno e perennemente sulle mie, ispiri conversazioni agli sconosciuti.


Quelli che si fanno foto in campagna sono dei selfie della gleba?

Ho realizzato che dall’età infantile a quella dell’epoca digitale foto di me stesso sono assenti o rare. Il che forse non è un male, perché con lo sviluppo (non quello delle foto) per un periodo ho attraversato una fase in cui sembravo Milhouse, da cui ne sono uscito anni dopo.

Fino alle scuole medie ero un bel giovinetto, perennemente abbronzato perché passavo ore a giocare fuori. Poi son diventato più chiaro e miope, due cose che si potrebbero imputare entrambe ai computer.

Attualmente, nell’epoca del contagio digitale, esistono invece molte fotografie che mi ritraggono. Pur non avendo il culto della mia immagine – anzi, spesso quando vogliono ritrarmi esprimo tutto il mio vaffanculto – ogni tanto vengo colto dallo strano piacere del farmi catturare da un obiettivo, purché sia gestito da altri. Non amo gli autoscatti perché devo avere entrambe le mani libere e intente a far qualcosa di estremamente importante, come reggere il mento o la testa o un bicchiere o le tre cose insieme.


Reggere mento e testa insieme con una sola mano è molto semplice. Il pollice è sotto la mascella inferiore e non esercita pressione, il mento deve essere semplicemente poggiato ma non a peso morto: bisogna raggiungere la condizione di compiaci-mento, mentre indice e medio leggermente flessi indugiano sulla tempia. Le altre dita sono piegate su sé stesse. L’altra mano regge un bicchiere o è poggiata placidamente su un oggetto quale un sasso, un albero, un mobile, un soprammobile in vera finta porcellana. La posa va accompagnata da uno sguardo serio e pensieroso: non malinconico, non severo, soltanto serio e pensieroso. Per esercitarsi, basta figurarsi nella mente una domanda, quale Chi schiero al fantacalcio? o Che maglia metto su quel pantalone?. Esercitatevi su tutti gli esempi che ritenete opportuni.


A volte mi soffermo a pensare (con sguardo serio e pensieroso), cosa ne sarà di tale overdose di immagini che stiamo producendo.

Una volta – ancor oggi vedo che accade, a dir il vero – poteva capitare di trovare vecchie foto in giro per casa, in soffitta, in cantina.

Domani nessuno scaverà tra scatole e mobili e ne tirerà fuori per caso vecchie immagini: un mio discendente non rimarrà sorpreso esclamando Toh! Guarda il prozio Gintoki con lo sguardo serio e pensieroso!. Quando il mio hard disk passerà a miglior vita, io sparirò con esso. Magari resterò tra i meandri di un social network, ma a che pro se nessuno andrà a scavare per ritrovare il mio sguardo serio e pensieroso?

Ma poi avrà tanto importanza se sullo stesso schermo ci saranno 10-100-1000 altri sguardi seri e pensierosi confrontabili? La specificità del ritratto dovrebbe risiedere nella sua unicità: nel mobile di casa mia c’è il mio prozio, nel mobile di casa tua, il tuo.

Nel mondo digitale, saremo tutti con tutti nello stesso posto. E senza mobili.

Perderemo la mobiltà.

Cose che su Facebook non hanno lo spazio che realmente meritano, ingiustamente

Sui social network noto una certa omologazione verso alcuni argomenti condivisi dalle persone; tale tendenza oscura altre cose che meriterebbero invece maggior risalto. Gattini, cagnolini, omeopatia, hamburger fatti con scarti di copertone…basta! C’è anche altro che, purtroppo, non viene affatto preso in considerazione o tutt’al più è ritenuto fonte di aneddoti divertenti. Il mio compito di quest’oggi, o meglio, di questo tempo che ho da perdere, è riparare un’ingiustizia. All’occorrenza riparo anche cucine a gasse.

Attenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere adatti a un pubblico di età maggiore agli anni 18

Per la categoria Io&il mio amico animale che è più intelligente di certe persone infatti quando lo chiamo lui non mi caga proprio perché mica è scemo
La commovente storia di questo essere selvaggio e del suo padrone: come si vede dalla foto che ha fatto il giro del mondo, questo placido bisonte ha adottato accanto a sé un essere umano perfettamente addomesticato.

Per la categoria INCREDIBILE! – Abitudini cui ci obbligano per venderci cose inutili altrimenti a quest’ora avrei potuto già rendermi ridicolo in santa pace
Non si lava da 60 anni
Incredibile! Non usa il sapone da 60 anni eppure è vivo e vegeto a 80 anni! Ecco le immagini che la Neutro Roberts e le altre lobby della pulizia ci tengono nascoste! Senza contare che ha fregato per sempre la dittatura della bolletta dell’acqua!

Leggete e condividete quest’altra!

Quest’uomo ha la barba più lunga del mondo! Non la taglia da boh chi se ne frega non è importante!!! Eppure sapete cosa gli è successo???…Nulla!1!1! Allora perché la televisione ogni giorno ci bombarda con centinaia di spot su rasoi e schiume da barba??? Diffondete se avete un cuore e pure un paio di polmoni funzionanti!

Per la categoria la casta pensavo fosse solo quella tizia che mi disse che con me non ci sarebbe stata perché voleva aspettare il matrimonio prima di scoprire che era andata con un mio amico e allora ho capito non fosse proprio casta casta
Impediscono a Darth Vader di votare!
La potente ka$ta dei Jedi ha colpito ancora una volta! Darth Vader, che si era regolarmente presentato come candidato per concorrere alle elezioni presidenziali in Ucraina, si è visto respingere ai seggi con la pretestuosa giustificazione di non essersi tolto la maschera. Una evidente provocazione perché TUTTI SANNO che il povero Lord Vader, al secolo Anakin Skywalker, non può respirare senza a causa delle gravissime ferite riportate nello scontro con Obi-wan Kenobi (un Jedi, guarda caso).

Oltre a essere nemici della famiglia (perché, ricordiamolo, il discutibile codice che si sono dati prevede il divieto di rapporti sentimentali), angariatori di bambini innocenti (strappati alle loro madri per essere addestrati a combattere sin dalla tenera età) i Jedi sono antidemocratici! E poi parlano di pace!1!1! Ipocriti! Diffondete prima che venga censurato!

I Jedi non possono avere figli e poi vogliono rubare quegli degli altri! E se tutti fossero Jedi cosa accadrebbe? Ci estingueremmo! Volete una società così? Io no di certo!E voi?!111111!

Con questa per oggi ho concluso, ma conto di ritornare con nuovi argomenti da far condividere affinché tutti possano sapere e non dire di non aver saputo perché gli era stato detto e se non c’erano o dormivano, fatti loro.

C’è un medico in sala? Ok, è pregato di andarsene perché voglio crepare in pace

Negli anni ho assistito a tante tragedie di grande impatto emotivo sull’opinione pubblica. Tragedie che si vanno a sommare ad altre accadute nel passato.

La costante, in questi casi, è che tutti diventano esperti di medicina legale, di armi e balistica,  di geopolitica internazionale, di fisica, di chimica, di giroscopi a pressione e via dicendo.

Un po’ come quando si dice che siamo tutti allenatori quando si segue un incontro di calcio, allo stesso modo siamo tutti dietrologi quando si assiste a fatti sconcertanti.

Tale tendenza credo abbia subìto un’accelerata con le nuove tecnologie e i social network. Un quarto d’ora dopo gli avvenimenti, coi cadaveri ancora caldi, c’è già chi ha pronte le analisi del caso sull’accaduto. Analisi che smontano o mettono in discussione la “versione ufficiale”.

L’esperto di turno è quello che analizza la traiettoria del proiettile e stabilisce che o è arrivato Magneto a guidarla o c’è qualcosa che di sicuro non quadra! Tutto ciò dall’alto della sua esperienza, che probabilmente deriva dall’aver studiato su Wikipedia e visto tutto CSI, sia Las Vegas che Miami che New York anche se New York è alquanto bruttino e insignificante e mi spiace per chi non è d’accordo, ma forse questo è un complotto per non far guardare CSI New York e non far venire a galla verità scomode.

Queste persone affette da tuttologia mi danno sui nervi e vorrei prenderle a calci. Possibilmente calzando degli anfibi con la punta rinforzata, perché non vorrei rischiare un trauma all’alluce.

Ma non per qualcosa, perché la curiosità di sapere è una bella cosa e va invece sempre coltivata.

La morbosità, invece, è rivoltante.

Sparite.
Tutti.

L’insostenibile leggerezza dell’ebete

“Osservate con quanta insolenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di idiozia”
(Era asmatico a Rotterdam – Elogio dell’idiozia)

L’ebete è ovunque. Ti coglie di sorpresa. Come un tiro all’incrocio dei pali dalla distanza di 30 metri, come una volante con l’autovelox appostata lungo una statale, come le mestruazioni durante l’atto.

La caratteristica fondamentale di un ebete è la superficialità con la quale affronta le cose e anche la tranquillità con la quale commette minchiate. Ciò lo rende un individuo molto pericoloso.

L’ebete è quello che ti si incolla al posteriore della macchina e, pur avendo tu messo la freccia per segnalare l’intenzione di parcheggiare, resta appiccicato al tuo didietro come un cane che annusa un altro cane, impedendoti la manovra.

L’automobile è luogo deputato a ospitare ebeti. L’ebete d’autostrada è quello che ti vede da lontano sulla corsia di sorpasso ma non rallenta, anzi, accelera, segnalando con gli abbaglianti di continuo facendo lo stesso effetto delle luci di una discoteca. Se potesse, azionerebbe un pulsante per farti sparire all’istante. Fa nulla che a destra ci siano altre auto(si chiama corsia di sorpasso, quindi servirà per sorpassare le auto sulla corsia di destra, evidentemente), devi sparire prima che lui ti entri nel già citato culo della macchina.

L’ebete parcheggia in modo da impedire alla tua auto di uscire. E poi sparisce, abbandona il mezzo al suo destino, va in banca, a fare la spesa, al matrimonio di George Clooney, a scattarsi un selfie con un dromedario, il tutto nella più imperturbabile strafottenza. Tanto l’auto lì non darà fastidio a nessuno. Qui subentra la Legge di Muprhy, che vuole che sia proprio la vostra auto quella che verrà bloccata.

Ma l’ebete può anche muoversi su due ruote o essere un pedone. L’ebete a passeggio cammina sulla carreggiata, pur essendoci il marciapiede. Magari con un bambino, ovviamente tenendolo sul lato di passaggio delle auto.

All’ebete non dovrebbero essere affidati cani e bambini. Partendo dal presupposto che non esistono cattivi cani e cattivi bambini ma solo cattivi loro accompagnatori, cani e bambini in mano a un ebete saranno inevitabilmente classificabili nella categoria “scassaminchia”, grazie al degno esempio che hanno davanti.

L’ebete frequenta i vostri stessi luoghi. Lavora, consuma come noi. L’ebete da ufficio è quello che pone domande da ebete, per l’appunto. Esempio:
Tizia A: “Perché quel contratto non è ancora validato?”
Tizio B: “Chiamo il cliente per la telefonata di controllo, suona ma non risponde”
Tizia A: “E perché non risponde?”
No comment.

L’ebete colonizza social network diffondendo spore di idiozia, che possono poi attecchire e germinare in altre teste e formare nuovi ebeti che diffonderanno altre spore e così via. Nel momento in cui clicchi “condividi” sei già stato infettato.

L’ebete è il consumatore ideale. Una qualsiasi minchiata sarà ai suoi occhi così appetibile da farlo bramare il poterla avere al più presto. Il desiderio si spegnerà giusto in tempo per l’arrivo di una nuova minchiata da consumare.

Nuovissimo dizionario di luoghi comuni, frasi fatte e retorica (A-J)

Ispirato al Dizionario dei luoghi comuni di Gustave Flaubert.

Parte I: A-J.
I rimandi alle voci non presenti, fanno riferimento alla seconda parte, ovviamente 😀
Parte II: K-Z

A

Acida = una donna che non fa sesso.
Albergo = un posto sempre in ottima posizione. Centralissimo.
Amore = arriva quando meno te lo aspetti.
Aria = quella condizionata fa male, ma d’estate non si può stare senza. Poco dopo, precisare che non fa male l’aria condizionata ma lo sbalzo termico, suscitando l’approvazione dei presenti.
Assassino = persona che prima dell’omicidio salutava sempre i propri vicini.
Assistente = quello di un professore è un individuo frustrato che gode nel tormentare gli studenti.
Ateo = persona priva di etica e morale.
Attesa = 1) periodo di tempo inutile dalla durata variabile che prolunga il piacere; 2) è dolce in gravidanza.

B

Birra = bevanda che va ingrassare.
Blogger
= 1) aspirante scrittore/poeta in perenne aspirazione; 2) amante della cucina; 3) neomamma; 4) esperta di moda.

C

Calciatore = 1) individuo che guadagna troppo denaro; 2) essere privo di intelligenza.
Calciatrice
= lesbica.
Calcio = sport che non ha più valori, girano troppi soldi e non esistono più bandiere.
Caldo
= è da record, ma il vero problema è l’Umidità (vedi).
Cane
 = è migliore di certe persone. Citare episodio di cane che va al cimitero sulla tomba del padrone.
Cartoni animati = quelli di una volta erano più belli e poetici. Oggi sono diseducativi e violenti.
Cervello = 1) organo che fugge da un Paese: Fuga dei c.; 2) organo che si spegne quando si va al cinema; 3) è sempre pieno di Figa (vedi) e di sport negli uomini, di pettegolezzi e vestiti nelle donne; 4) ne usiamo solo il 5/10/20%.
Ciclista = drogato.
Clima = non sta cambiando, l’ultimo inverno è caduta un sacco di neve.
Cuore = organo al quale è impossibile impartire comandi.

D

Dimensioni = non contano mai, l’importante è saperlo usare. Intervenire motteggiando: “ah, quindi tu ce l’hai piccolo?”.
Disco
= l’ultimo disco di una band è sempre peggiore del precedente.
Doppiaggio = quello italiano è il migliore del mondo anche se è molto meglio guardare i film in lingua originale.
Droga = termine accostabile a qualunque cosa cambi la percezione e crei una dipendenza: La televisione è una d., Il calcio è una d., Facebook è come una d..

E

Elezioni = una perdita di tempo, tanto non cambia nulla e poi sono tutti uguali (v. Politici).
Emergenza = è sempre straordinaria. Può aprire la strada a Solidarietà (vedi).
Endorsement = anglicismo da usare in luogo di “appoggio”, “approvazione”, “investitura”, “sostegno”.
Esodo = lo diventa il periodo delle vacanze: è seguito da un controesodo da bollino nero.
Estate = ogni anno è torrida.

F

Fabrizio de André = cantautore che andrebbe studiato a scuola.
Facebook
= social network oggetto di critiche da parte dei propri utenti perché non c’è privacy, è frequentato da brutte persone e fa perdere troppo tempo.
Famiglia = 1) quella tradizionale è a rischio; 2) quando è una f. ricca e influente, manifestare stupore se ha allevato un delinquente: Un giovane di una f. bene.
Farfalle = vivono e si riproducono negli stomaci.
Felicità = non piove dal cielo.
Figa
= i maschi ce l’hanno sempre in testa (v. Cervello).
Fila = quella accanto procede più veloce.
Fotografia = di un film, bisogna dire che la si è apprezzata.
Francese = antipatico, snob.
Futuro = ci è stato rubato.

G

Garibaldi = ha rovinato tutti.
Gatti = 1) animali opportunisti e anaffettivi; 2) chi ha un gatto è più sensibile e intelligente.
Gay = 1) nulla contro, a patto che se ne stia lontano e non ostenti; 2) quando ce ne è più di uno si forma una lobby d’influenza; 3) se non sei gay non puoi fare lo stilista.
Gelato = un pasto completo.
Gelo = ogni anno stringe il Paese nella propria morsa.
Germania = Paese dove non esistono limiti di velocità, la raccolta differenziata funziona, si utilizzano energie alternative e gli operai guadagnano il doppio rispetto agli operai italiani. Odia l’Italia per invidia, infatti ogni anno i tedeschi ci vanno in vacanza.
Giapponese = 1) gran lavoratore; 2) educato; 3) pervertito.
Giornalista = sinonimo di fazioso.
Gonna = indumento che se è molto lungo vuol dire che chi la indossa è una fricchettona. Se è corto, è una zoccola.

I

Ideologia = oggi non ne esistono più. Dirlo con tono solenne e nostalgico ma senza esagerare.
Immigrati = vanno aiutati a casa loro. Premettere che non si è razzisti prima di dirlo.

Inglese (abitante) = 1) sempre ubriaco; 2) non si lava.
Inglese (lingua) = non si va da nessuna parte, senza.
Italia = Paese dove non funziona mai nulla ma dove la gente è ospitale, creativa e si bea di buon cibo, sole, mare e monumenti alla faccia di tutto il resto del Mondo che muore di invidia.
Italiani = non sono uniti.

J

Jim Morrison = 1) un poeta; 2) produttore di aforismi.

Note del curatore
1) se qualcuno vuole contribuire suggerendo altri termini (anche per la seconda parte), ben venga! 😀
2) alcune voci non sono lontane dal vero. Ad esempio, Il caso del calciatore è palese: ciò che rende buffa la cosa è il fatto che – come tante altre cose – venga ripetuta più volte come una verità incisa sulla pietra e, come tale, incancellabile. Detto in modo più semplice: stacca l’abbonamento a Sky, allora, e smetti di finanziarli!

Regole del quieto vivere

1) Se una persona non frequenta parrocchie, associazioni politiche, circoli per la salvaguardia del triccaballacche, non vuol dire che è disponibile sul mercato per il miglior offerente. Forse è semplicemente non interessata e non ci tiene a subire tentativi di cooptazione.

2) Quando ti dico “Ti farò sapere” è perché ho bisogno di pensarci su. Non dare già per scontato che ti darò la risposta che vuoi sentirti dire, la prossima volta.

3) Se già sai che la tua risposta è negativa, non dire “Ti farò sapere” per prendere tempo o sperare che l’altro lo capisca da solo.

4) Se hai così voglia di salvare il mondo, alza il sedere dalla sedia ed esci fuori di casa: sicuramente ti imbatterai in qualcosa da fare. Non condividere link sui social network per far firmare improbabili petizioni online o mostrare immagini di repertorio al suon di “Incredibile! Scandaloso!” come un Sandro Piccinini del grottesco.

5) Al cinema, se non sei interessato a guardare il film, non è detto che tu non possa fare altre cose, come mangiare, limonare, costruire una Torre Eiffel col chewing-gum. A patto che tu lo faccia IN SILENZIO. E possibilmente non vicino ad altre persone.

6) Non è scritto da nessuna parte che i tuoi gusti facciano parte del canone universale delle preferenze, anzi è molto più probabile che siano opinabili. Quindi, non dire a qualcuno “come fai a guardare/ascoltare/leggere questa roba”.

7) Se sono fermo all’incrocio forse è perché devo dare la precedenza a un altro. Il tuo clacson non è collegato alle ruote motrici della mia auto, pertanto, suonarlo non farà muovere la vettura.

8) Se una persona inizia a raccontare qualcosa, non interromperla dopo 5 parole per dire “Sì, come è successo a me!”, anche perché è molto probabile che non sia andata affatto come accaduto a te.

9) Hai tutto il mio affetto e la mia gentilezza se soffri per i dolori mestruali. Ma, ti prego, non aggiornarmi sul numero quotidiano di lavaggi al bidet.

10) Non demolire le ambizioni altrui. Non sei un giudice di X Factor, non sei Gordon Ramsay e la vita altrui non è un reality a eliminazione. E no, non dire che lo fai perché temi che l’altro poi rimanga deluso se gli va male. Non ci crede nessuno.

Se ci sono proposte per altre regole, aggiornamenti, integrazioni, ben vengano!

È già primavera?

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Non puoi distrarti che l’albicocco fiorisce.
Confesso di non amare molto la primavera. Ma non perché sia brutta. È che sembra così carica di aspettative, buoni intenti. È una splendente anticamera con dietro però una possibile, improvvisa, tempesta.
Come la sfavillante hall di un grande albergo. Poi entri nella stanza e trovi il calcare nel lavandino e la muffa alle pareti.

Dall’inverno invece non ti aspetti nulla e quindi non ti delude. Ti stringi nei tuoi abiti e cammini al buio, entrandone a farne parte.

Ah, regalo pure un selfie. Per dimostrare che le scatole non le rompo soltanto. Ci abito pure.

(tra parentesi, le due cose che vanno di più per la maggiore sui social network sono i selfie e i gatti. Questo quindi sarebbe un en plein)

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Choosy fino a data da destinarsi

Volevo pubblicare un racconto, oggi. O scrivere qualcosa di buffo e/o ironico. O dedicare un pensiero alla bìltà di donna e di saccente core.

Ma poi ho pensato che sono carico di nervosismo e odio.

Premettiamo che non è un post di autocommiserazione, anche perché se mi trovo in una determinata situazione penso di esserne responsabile.

Sono fermo da un bel po’, ormai. L’idea che la vecchia azienda mi richiamasse per la terza volta è tramontata da tempo. Sono stato anche un po’ sfigato, secondo me. Mi avevano richiamato una seconda volta, dopo un solo mese da quando mi era finito il contratto. E questo non era scontato, credo un pochetto di essermelo guadagnato: non è un modo di dire, ma ero il primo ad arrivare e tra gli ultimi ad andarmene e cercavo di profondere quanto più impegno possibile, tanto che gli ultimi giorni di lavoro contavo quanto mancasse alle fine perché dovevo fermarmi a rifiatare.

Dicevo, mi avevano richiamato. Bestemmione perché avevo appena acquistato un biglietto per il Giappone (fortunatamente rimborsato), ma felicitazioni. Ora, bisogna sapere che l’azienda quando richiama una risorsa dis-umana lo fa almeno per 6 mesi, spesso per un anno. Molto spesso è per una sede in trasferta (e in quel caso è sicuro che il contratto sia minimo di un anno). Meglio ancora, dicevo io: ho dato disponibilità a tutto.

Io sono stato richiamato di nuovo a Napoli.
Ok!
Per tre mesi.
Ah…
Part-time.
Eh?
Part-time di 3 ore al pomeriggio!

Se non è culo, questo. Che quando ne parlavo in ufficio nessuno aveva mai sentito di un part-time pomeridiano. L’avranno creato solo per me.
Ironia della sorte, giusto un mese dopo, una temp. ind. è andata in maternità e uno stagista che era appena stato preso ha avuto il contratto convertito in temp. det. per sostituzione maternità un anno! Avrebbe potuto farsi ingravidare un mese prima, questa qui.

Poi scaduto quel contratto, fine. Mi hanno lasciato con un “speriamo di rivederci”, ma dalla sede centrale non ho più avuto notizie.

E attualmente io non sto facendo una beneamata cippa. E neanche ho voglia di farla. Sono settimane che non invio più un cv, o meglio, avrò risposto a qualche annuncio su Infojobs, giusto perché con un paio di click la cosa è immediata e non bisogna perdere tempo a riempire un form online, caricare documenti e quant’altro.

Non ho più voglia. Sono stanco.
Io ora sono ufficialmente un NEET.

Ah già, c’era quel bando per tirocini di 6 mesi proprio per i NEET. Io avevo superato i colloqui con un’azienda ed ero stato preso. Dal 17 di ottobre, data in cui io e l’azienda abbiamo inviato i documenti ad Italia Lavoro (che deve valutare l’ammissibilità della proposta di tirocinio), non si hanno più notizie. Non esiste una data in cui verranno pubblicate graduatorie, se telefoni dicono che “stanno valutando le domande pervenute”, sulla pagina di assistenza del sito ripetono con Ctrl+v cose come queste

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Io non me la prendo manco con loro, perché a rispondere su Facebook ci sarà un povero stagista, mi sa. Però Capitan Ovvio che domina nelle risposte è frustrante. “Dovete attendere”, ma va’?

È una vita che attendo, attendo risposte a CV inviati e che non hanno avuto risposta, ora sinceramente mi passa la voglia anche di rispondere a un’offerta di lavoro.

Eh certo che non trovi nulla, se invii migliaia di cv tutti uguali a raffica…

In realtà no. Ho inviato anche a raffica, che so che è sbagliato. Ma non prima di aver inviato cv personalizzati, con lettere di presentazione in cui si evinceva che conoscevo bene l’azienda. Ho inviato cv inserendo il domicilio nella zona dove era presente l’azienda, perché sennò non ti chiamano. Ma saranno cazzi miei se voglio farmi 1000 km per un lavoro, o  no? Ok, mentiamo pure e diciamo pure che ho uno zio che abita a Vergate sul Membro e mi ospita. Nulla.

Eh certo, se pretendi di lavorare solo in banca…bisogna prendere quello che c’è! Non fare il choosy…

Scartando i call center, perché veramente con tutto il rispetto per chi ci lavora ma io mi rifiuto, per il resto non faccio lo schizzinoso su nulla. Ma a quanto pare pure per scaricare pacchi da un camion è richiesta esperienza pluriennale.

Devi aggiornarti, bello mio! Segui le aziende su Twitter, fatti un profilo Linkedin, sii social, partecipa a forum e gruppi di discussione, fai rete!

Ma vai a quel Paese tu, Zuckerberg, la rete e compagnia grillesca. E quando ci sei andato, condividilo su Facebook, magari con bella una foto Instagram.
Mentre passo le mie giornate ad abbattere il mio digital divide lavorativo mi chiedo quanta gente venga assunta senza nemmeno accendere un piccì. Non parlo dei raccomandati, eh, quelli ci son sempre stati e sempre ci saranno. E non fatemi cominciare a parlare di certi fenomeni che conosco, gente che ci mette 10 anni per prendersi una laurea triennale perché il papà ha detto “basta che ti prendi una laurea” e nel frattempo fanno bellamente sex drugs & r ‘n r tanto poi il papi li assumerà nell’azienda di famiglia.

Ma perché non vai all’estero? Fai il cameriere, perfezioni la lingua, chissà…

Non è che non voglia, ma preferisco servire birre nel pub a dieci minuti da casa mia che spendere un capitale per vivere a Londra e fare la stessa cosa. E detto tra parentesi, è un po’ un mito questa storia, basta leggere blog di italiani che realmente ci vivono all’estero. E detto sempre tra parentesi, ci avessi pensato a 20 anni l’avrei fatto, tanto non avevo nulla da perdere. A che pensassi a quell’epoca, non lo so.
In questi casi mi viene sempre in mente una canzone de Lo Stato Sociale:

mi sono rotto il cazzo di quelli che vogliono andare un anno all’estero 
ma prima tre mesi da cameriere, così guadagno qualche soldo 
svegliati stronzo che sono trent’anni che mamma ti mantiene 
e le dispiace pure che vai a fare il cameriere