Non è che sia meglio un cittadino informatico di un cittadino informato

A Madre è caduto il telefono nel secchio con l’acqua di risulta del bucato da stendere. Dopo aver aspettato qualche giorno che si asciugasse e constatato che fosse ormai andato a male, ne ha preso uno nuovo.

Si è chiesta come mai spostando la SIM non ci fossero tutti i numeri che aveva in rubrica. E come mai invece Whatsapp le ha rimesso tutte le conversazioni che aveva: erano salvate sulla summenzionata SIM? E perché allora non i numeri?

Le ho spiegato che oramai i telefoni funzionano in maniera delocalizzata, per dirla in modo semplice: è un fatto cui ormai non ci si pensa (io ad esempio quando ho cambiato telefono ho chiesto a Google di recuperare tutto ciò che avevo, contatti, foto, applicazioni e ho aspettato che terminasse l’operazione, come se niente fosse) ma ormai non è più nulla veramente nostro. C’è un archivio digitale per ognuno di noi e il telefono è soltanto un guscio vuoto dentro il quale far trasmigrare momentaneamente un’anima digitale.

Ora, se questo approccio alla tecnologia può sembrare a me scontato, non lo è per una persona come Madre che alla tecnologia si è accostata soltanto in anni recenti.

Lo stesso discorso può valere per Padre, che quantomeno all’utilizzo del pc è abituato da anni. Nel momento in cui si è fatto lo SPID è iniziato il suo SPID Game: quel meccanismo per il quale ogni volta richiedi un accesso devi inserire pin e password, inviare una notifica all’app, confermare sull’app, accedere al sito. L’autenticazione a due fattori tramite smartphone è anch’essa una cosa per me scontata ma per lui no.

Mi chiedo quindi se la tecnologia non stia diventando un po’ escludente. Ci riflettevo anche quando qualche settimana fa ho richiesto l’ISEE tramite il sito dell’INPS. Sul sito sono presenti due modalità: l’ISEE standard e l’ISEE precompilato. Dico subito che questa seconda modalità la trovo tutt’altro che semplificata. Dopo vari smadonnamenti ho compilato la versione normale.

Non tutti però sono avvezzi a utilizzare il sito per ottenerlo. Alcune persone neanche sanno che esiste. Fortuna che ci sono i CAF, certo: tralasciando l’impiego di tempo per andarci, anche in questo caso la tecnologia che dovrebbe essere per tutti mi sembra in realtà rivolta a una cerchia più ristretta. E anche io, che smanetto&smadonno quotidianamente, delle volte mi trovo in difficoltà con un portale poco rispondente alle mie necessità.

Non so quanto sia larga la fetta di popolazione che non sa accedere alle risorse digitali e/o ha scarsa cultura informatica, ma temo sia ampia. E questo può diventare problematico se la società richiede sempre più un alto utilizzo di tali risorse telematiche, anche per i servizi essenziali.

Certo, si può obiettare che quando si tratta di inoltrare catene Whatsapp, di riportare “cugginate” reperite in rete, inviare inquietanti Buongiorno! con fiori bambini e madonne, i cosiddetti “analfabeti digitali” sembrano molto esperti.

In realtà si tratta di operazioni a basso dispendio di risorse e che, probabilmente, solleticano l’area dedita al gioco del cervello, risvegliando l’interesse nella persona. Se torno all’esempio dei miei genitori, loro non hanno mai mostrato interesse per la tecnologia, per dire. Dell’attività ludica gliene frega ancor meno (per fortuna, direi). Madre è passata ad avere uno smartphone perché si sentiva esclusa che nella cerchia delle sue colleghe tutte parlassero tramite Whatsapp. Padre non ho ancora capito come mai si è convinto. Lui è il tipo di persona che ha spesso lasciato scadere il credito sulla SIM perché non lo utilizzava mai.

Ora, se è vero che spetta all’individuo informarsi e tenersi aggiornato, non è che a volte la mancanza di motivazione è dovuta a quel discorso che facevo sopra di una tecnologia escludente?

Ma soprattutto: Madre, perché non ti compri un’asciugatrice una volta per tutte?!

Non è che serva un corso di alpinismo per farti scalare il credito

Ho Padre che vive fuori dal tempo, ultimo baluardo della resistenza alla moderna telefonia. Anni fa fu convinto da Madre a comprarsi un cellulare per una qualsiasi evenienza.

L’avrà utilizzato al massimo una volta all’anno, lasciando poi scadere ogni volta il credito. Praticamente a conti fatti ogni telefonata è costata quanto una chiamata in Messico.

Di recente ha dovuto riattivare la SIM per fare una telefonata (la solita esigenza annuale). Si è poi presentato da me indignato:

– Io non ho capito, ho fatto fare una ricarica di 10 euro e mò sono andato a controllare il credito e risultano 4 euro. Io una telefonata ho fatto, ché si sono presi 6 euro?
– Ma tu ora hai un abbonamento?
– Che vuol dire?
– Tu paghi a chiamata o paghi un fisso mensile e chiami quanto vuoi?
– Chiamo quando voglio io ma questi si son presi 6 euro per una telefonata!
– No, aspetta, tu paghi 6 euro al mese e hai tot minuti a disposizione che si consumano a ogni chiamata, adesso non so quanti ne sono nell’abbonamento che hai sottoscritto
– E questi 4 euro di credito allora che sono?
– Sono quelli che ti serviranno il prossimo mese per pagare l’abbonamento. Devi fare un’altra ricarica ovviamente, visto che l’abbonamento costa 6 euro
– E devo pagare 6 euro al mese?
– Sì però parli quanto vuoi…
– Ma a me non interessa, io non voglio parlare proprio con nessuno non mi serve neanche il telefono!

Chiedo quindi ai gestori di telefonia di valutare di introdurre la tariffa Sticazzi Voi Tutti – Summer Edition, per Padre e quelli come lui che non desiderano telefonare.

Butta la Posta

Per necessità sto tentando di aprire un conto bancoposta. Dico tentando, perché la procedura mi ha destato non poche perplessità.

Compilo la richiesta online, al termine della quale fisso un appuntamento all’ufficio postale (un ufficio lungo una strada desolante fuori dalla mia città, perché purtroppo lì ho anche un’altra cosa in corso e avevo necessità di recarmici), dove, stando a quanto dice il sito, devo consegnare i documenti e null’altro.

Vado sabato scorso, consegno i documenti e l’impiegata mi dice di ripassare lunedì quando c’è il consulente finanziario.

Consulente finanziario? Per far che, non dovevo solo consegnare i documenti per farli poi spedire?

Mi presento lunedì e mi fanno accomodare alla scrivania del consulente. Un tizio che sembra più un giovane ministro di Scientology, il quale, dopo le presentazioni di rito, parte subito in quarta:
– Allora Gintoki, io volevo parlarti di questo, tu non hai una sim postemobile, giusto? No perché se facciamo la sim, tramite poi il bla bla bla (parole che ho perso per strada) possiamo aprire subito il conto oggi stesso. Tu che tariffa hai?
– Io veramente starei con l’Operatore Arancione, pago 8 euro per internet, chiamate ed sms.
– E ti trovi bene così. Mh. No perché tu con 10 euro puoi avere questa sim e noi la colleghiamo al conto, 5 euro vanno sulla sim e 5 euro sul conto e te lo apro immediatamente, poi puoi anche controllare i movimenti con l’app, ecco guarda ti faccio vedere, peccato solo qua dentro non ci sia campo e non mi posso connettere (mi agita davanti lo smartphone mostrandomi la meravigliosa app delle poste).
– No ma sarebbe uno spreco fare la sim, non la utilizzerei, comunque.
– Come preferisci. Io lo dico per farti un favore, perché sennò devi inviare la raccomandata coi documenti, aspettare la risposta, io invece te lo aprivo subito. Puoi anche dare la sim a tua madre o a chi vuoi.
– Ma per me non è un problema aspettare.
– Come vuoi. Io ti proponevo questa cosa per te, anche perché con la raccomandata andresti a pagare molto di più (nota: la raccomandata, compresa la busta, è venuta 6 euro. Molto di più?)

Dopo mezz’ora di questo siparietto, andiamo al dunque: io pensavo che lui potesse risolvere un piccolo problemino: sui documenti da stampare avevo sbagliato a inserire la data di scadenza della carta d’identità e non potevo modificarli né produrne altri. Lo spiego al consulente, che apre la pratica online e, dopo averci smanettato un po’, la stampa tale e quale a prima, cioè, con l’errore. Indi per cui, corregge a penna e mi fa firmare sotto la correzione.
Era necessario il consulente per fare ciò?

Dopo quest’operazione, ricomincia di nuovo a propormi la sim, a dirmi che così eviterei di perdere tempo e quant’altro. Il tempo intanto me lo fa perdere lui, perché mentre compilo i dati per la raccomandata, mi blocca perché afferma di non essere sicuro di dove vadano spediti. Gli faccio notare che è scritto in bella vista sul modulo, ma non è persuaso. Poi ci pensa su e si convince.

Compilato il tutto, mi manda a rifare la fila per inviare la raccomandata (fortunatamente l’impiegata mi fa passare avanti).

Quel che non mi spiego: in base a ciò che avevo fatto tramite il sito delle Poste, avrei dovuto solo consegnare dei documenti all’ufficio postale. Invece mi sono dovuto presentare due volte, fare due file, per parlare con un consulente che non ho ben capito a cosa mi sia servito. A parte tentare di vendermi una sim.

Mah.