Il cucchiaio non esiste

 
 
Stamattina camminare nella mia città mi ha dato noia. O meglio, mi ha dato da pensare. Sarà stato il clima che stonava col calendario.
 
 
Tornato a casa ho tirato fuori quella scatola. Nell’aprirla mi son subito reso conto di come il mio modo di porsi nei confronti di essa sia mutato. Ora ho il distacco nostalgico di un settantenne che sfoglia un vecchio album di foto, conscio finalmente che il tempo sia passato.
C’è un’altra scatolina all’interno. Non mi ricordo di cosa è fatta, se si tratti di cannella o vaniglia; comunque la scatola grande ne è inondata dall’odore.
 
Anche questo blog è in fondo una scatola (non colpita da zaffate di cannella/vaniglia): ci sono due anni e mezzo della mia vita chiusi qua dentro, anni cruciali perchè sono successe e cambiate molte cose.
 
Tralasciando i pochi spazi che ho dedicato a politica e attualità, con scarso successo (per mancanza di costanza da parte mia, come in tutte le cose che faccio), qui dentro c’è tutto il me stesso di questi ultimi anni.
Ogni singola parola scritta qui dentro è stata valutata attentamente, ogni cosa ha una sua logica.
 
Una logica comprensibile solo a me, come è giusto che sia.
 
In questo modo riesco a conciliare i due opposti della mia personalità: il mio EGOcentrismo, che esige che tutto qui dentro parli di me stesso e di nessun altro – la mia riservatezza, che non vuole rivelare i fatti propri.
 
E ce ne sono comunque di fatti.
Preferisco pensare a quelli, perchè sono concreti.
 
Il futuro non esiste, in quanto tale non mi piace pensarlo.
 
Il presente è un attimo. Quindi mentre ci penso sarà svanito.
 
Per questo ho sempre preferito la dura concretezza di un solido passato.
 
La realtà, la mia realtà è fatta di fuga dal futuro che avanza, perchè è niente. E il niente fa male.
 
 
 
E’ bello comunque pensare che "il cucchiaio non esista": in questo modo il cucchiaio, la realtà in generale è manipolabile a piacimento, semplicemente variando la nostra percezione di essa.
 
Ma il cucchiaio credo esista.
 

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Evoluzione (ci si ostina)

 

(mai a lungo posasti silenzi su forme firmate da un astro pentacolare

sì quand’allor voglioso avanzi essa si accorgerà del tuo trasognare

in bilico infine su veli dorati

organi persi mai più ritrovati)

 

Segmenti paralleli

sfaccettature cromatiche

caduta sagace

cristallizzarsi

Pausa.

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[Ps. Gran cosa quando ti prestano un monitor mentre  del tuo, mandato in assistenza, se ne son perse le tracce (pare sia stato avvistato in compagnia di Bin Laden e Elvis Presley).]

Dipendenze

 
 
Ci sono ricascato.
Pensavo d’aver chiuso da anni con quella roba, non ne volevo più sentire parlare, non mi ci accostavo, non mi interessava. Ma il destino è sempre lì in agguato per giocarti qualche brutto tiro quando meno te l’aspetti, per approfittare dei tuoi momenti di debolezza.
Stamattina era lì, non so come è entrata in questa casa, non so chi ce l’ha portata. La guardo, poi mi giro e faccio finta di nulla, ostento superiorità, e faccio colazione con the e brioche. Ma lei era lì, il pensiero di quella sostanza mi era entrato nella testa e mi scavava dentro, come un tarlo.
Il tarlo ha compiuto la sua opera, mi ha reso schiavo senza toccarla, poco fa sono andato a cercarla: non era più lì!
Cerco. Niente. Sparita, volatilizzata.
Sto impazzendo. Calma. Respiriamo. Guardiamoci attorno. Ho visto qualcosa. No, niente…Eccola! In un angolo, pensava di sfuggirmi.
Tutto tace in casa, non si muove una mosca. Bene. Speriamo non arrivi qualcuno. Sarebbe imbarazzante dar spiegazioni con quella roba tra le mani.
Nessuna esitazione: apro il vasetto, ficco le dita dentro, poi le tiro fuori e le lecco una ad una; minchia che orgasmo!
 
 
 
 

Il corpo del reato

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Vorrei

Vorrei
trovare un ingresso
nei tuoi pensieri
e lasciar posto al caos
per poi riordinare il tutto
trovando un angolo per me;
 
vorrei
capire questa rivoluzione
per stendermi su una bandiera
che non mi renda schiavo
ma fiero
di questa meraviglia;
 
vorrei
cercare il modo giusto
per comunicarti emozioni
senza cadere indecorosamente
in un mare
che mi anneghi;
 
vorrei
che il nero che ci avvolge
riscaldi come un sole
a primavera
e sia contorno di piacevoli scenari
che cercherò di non dimenticare;
 
vorrei
riuscire a non sbagliare
sfiorare la perfezione
violarne il segreto
per essere all’altezza
di ogni tuo desiderio;
 
vorrei
che l’immotivata ansia
che mi accompagna
ceda il passo alla serenità
e mi renda adulto
conscio dei  miei mezzi.
 
Vorrei
non essere una parentesi
ma un punto fermo.
 
Vorrei
non finire ignorato.
 
Vorrei.
 
Ma non dipende da me.