Non è che se non ti piacciono i libri per contrappasso verrai messo all’indice

Un amico mi ha chiesto di accompagnarlo a fare un giro a tempo perso in libreria.
In realtà trattavasi di un atto strategico in vista dell’avvicinarsi del suo genetliaco.

Il meccanismo è sempre uguale. Il soggetto, aggirandosi tra gli scaffali, indica con finta e malcelata noncuranza un’opera su cui è caduta la sua attenzione:

– Oh, c’è il libro di William Cock Eatpussy, scrittore blogmoderno che è vissuto 50 anni senza pronunciare la lettera effe come polemica contro il sistema, suicidatosi poi con un colpo di Marzullo nel 2010

E il giorno del compleanno:

– Questo è per te, tanti auguri!
– Oh…cos’è?…Oh, il libro di William Cock Eatpussy, scrittore blogmoderno che è vissuto 50 anni senza pronunciare la lettera effe come polemica contro il sistema, suicidatosi poi con un colpo di Marzullo nel 2010! Come facevate a saperlo?!

A un uomo è complicato fare un regalo. Ben venga chi legge perché con un libro si va in genere sul sicuro.
Qualcuno non sarà d’accordo, affermando che sia più complicato scegliere un regalo per una donna: è falso. In quel caso si consegnano i soldi a un’altra donna che se ne occuperà. Più semplice di così.


Il discorso non vale quando si tratta di compagne/fidanzate/mogli anche se comunque so di uomini che fanno comprare il regalo all’amica.


Purtroppo quest’anno non c’erano libri così interessanti o forse io ero troppo distratto a desiderare cose per me.

Ad esempio in libreria avevo visto qualche giorno addietro Alla ricerca del tempo perduto di Proust, con ben il 15% di sconto. Sono solito farmi trarre in inganno dalle percentuali di sconto – trappole per acquisti – su un libro, immaginando chissà quale grande risparmio quando in realtà lo sconto è sempre minimo. Su un libro di 55 € un 15% però è già qualcosa.


Esistono anche edizioni più economiche, come quelle dei Mammut, che trovo però esteticamente orribili con la loro copertina da libro per bambini stile “Impariamo a crescere”.


Ma guardalo! Vuol far vedere che è impegnato e legge Proust!

In realtà no, infatti non l’ho mai letto e c’è stato un tempo, tanto addietro negli anni, in cui credevo che Proust fosse la corretta pronuncia di Prost, il pilota.


Il quale, in fondo, quando si fermava ai box doveva poi andare alla ricerca del tempo perduto durante la sosta.


Nessuno mi regalerà mai Proust.
Non perché non conosca 9-10 persone che possano spartirsi la quota. È che non darei mai una festa di compleanno e vi inviterei 9-10 persone, per quanto io invece abbia partecipato ai loro rispettivi compleanni. Ma, parafrasando una nota frase di Rita Levi Montalcini, non vorrei mai a un compleanno persone che con così tanta leggerezza accettano di invitare uno come me al loro.

Ho visto anche sconti sui volumi di Zerocalcare, lettura che scrocco nelle librerie delle stazioni in attesa della partenza del treno. Dato che mi seccherebbe cominciare un libro per poi abbandonarlo dopo poche pagine, l’intrattenimento mordi e fuggi ideale è rappresentato dai fumetti. Si sta purtroppo avvicinando il momento in cui non avrò più cose da leggere – mi son già reso conto di aver riletto vecchie cose – quindi o devo cambiare autore o devo sperare che Zerocalcare incrementi la propria produzione.

Purtroppo non lo ammiro così tanto da spingermi ad acquistare un suo volume, per quanto Kobane Calling sia un reportage molto bello e io ho fatto fioretto, spada e sciabola di acquistarlo per sdebitarmi moralmente dei minuti di intrattenimento a scrocco che mi ha offerto.

Ciò che mi blocca è che ZC è il profeta del limone ammuffito in frigo, l’esegeta della fila alla Posta.
L’apologia del quotidiano in cui tutti si riconoscono, con l’amico strambo, il tale che si sposa all’improvviso, le relazioni ansiogene e le famiglie particolari. E i limoni che vanno a male.

È ciò che ti fa esclamare “Ehi! È così anche per me!”. È una cosa bella.
A volte, però, mi fa tristezza.
Perché realizzo che viviamo nell’epoca dei limoni ammuffiti. Dobbiamo sapere che esistono anche nelle case altrui per sentirci meno soli.

Io non so se sia sempre stato così o se una volta fosse diverso, anche perché una volta io non c’ero.
Immagino che aver lasciato che un limone andasse a male e averlo raccontato in giro sarebbe stato oggetto di scherno. Oppure sarebbero volati rimproveri per averlo sprecato. Ci sono tanti bambini in Africa che hanno sofferto a causa dei miei sprechi alimentari infantili, infatti.


Almeno così mi han sempre fatto credere.


Eppur oggi, pensandoci, anche io scrivo qui alla ricerca non del tempo perduto ma di altri limoni ammuffiti.

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Non è che alla Finanza bastino due automobiline per vedere uno scontrino

Conosco, nella misura di un rapporto di conoscenza medico-paziente, questo specialista dell’alta-bassa maremma maiala.

La prima volta che sono andato da lui, al momento di compilarmi la ricevuta, nell’udire la mia provenienza mi ha chiesto di una nota industria locale.

E poi ha aggiunto, ridendo: “Sappiamo tutto, adesso. Eh? Degli operai con la caffettiera sulla catena di montaggio durante il turno, ormai è venuto tutto a galla non potete più nasconderlo” chiudendo il tutto con un sorriso sardonico e rivolgendosi a me come se dovessi io direttamente rispondere di operai e caffettiere.


A scanso di equivoci, io non so nulla di caffettiere.


Un paio di mesi fa, quando sono tornato in Italia e sono andato da lui, al termine della visita mi ha fatto, mentre riponeva dei fogli nel cassetto, con l’indifferenza di quello che prende due caramelle invece dell’unica che gli spetterebbe dal vassoio delle sale d’attesa:


So che l’avete fatto.


“Fai la ricevuta o vuoi lo sconto?”.

Io, senza pensarci, ho chiesto la ricevuta. Poi il mio cervello mi ha avvisato che aveva detto sconto e per un attimo confesso di averci pensato perché, diciamoci la verità, non siamo puri e casti e nella mente pensieri sporchi ci vengono.
Poi ovviamente ho preso la ricevuta.

E andandomene immaginavo la Finanza che gli fa un accertamento e, mentre gli compila un verbale da qualche migliaio di euro, gli dice “Sappiamo tutto, eh. Ah Dotto’, lo volete un caffè, il collega l’ha appena fatto?”.


Tra le FdO la percentuale di meridionali mi sembra preponderante e quindi l’accento è verosimile.


E ho scosso la testa dicendomi di smetterla con i voli di fantasia.