Non è che serva un genetista per controllare gli incroci

Mi hanno chiesto se fosse vero che a Napoli la circolazione stradale fosse un po’ borderline.

Ho risposto con una battuta arcinota, cioè che da noi il semaforo rosso non è un divieto ma un consiglio.

Qualche giorno fa guardavo uno spettacolo di Trevor Noah – comico sudafricano e conduttore del Daily Show -, e l’ho visto utilizzare la medesima battuta. Parlando delle differenze tra Stati Uniti e Africa ha detto “I semafori africani sono più un consiglio che un obbligo. Non dicono Stop!. È più uno Stop?“.


Lo spettacolo da cui è tratto è Afraid of the Dark, disponibile su Netflix.


È stato divertente trovare questa corrispondenza. Mi incuriosiscono sempre certi schemi comuni tra posti e realtà lontane.

In Giappone ad esempio smontano i templi e li rimontano da capo per le operazioni di manutenzione. Tu sei lì il giorno prima che saluti come sempre la volpe sacra fuori al tempio e il giorno dopo è sparita e cerchi invano il grappolo d’uva.

Anche in Italia facciamo così. Siamo però più furbi: lasciamo che terremoti e incuria facciano il lavoro sporco di buttar giù le cose per poterle poi ricostruire meglio.

È probabile che questa cosa che ho scritto non faccia ridere. In verità non deve: è un dato di fatto. Magari un dato estremizzato, perché come diceva l’agente della forestale “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” e quindi una cosa negativa silenzia le altre positive che sono in circolazione.

Resta comunque la realtà.

La cosa dei semafori napoletani mi fa ridere perché non è la realtà.
Non ho mai visto qualcuno passare col rosso, perché saremo anche ladri truffatori bugiardi e sozzi e poco avvezzi alle regole ma non siamo delle pornostar.

Senza contare che attraversare col rosso può esporre a casi di morte e non tutti sono avvezzi ad assumere morte.

Quel che è vero invece è che il giallo invece di un invito a rallentare è un incitamento: Fai presto che sennò scatta il rosso!.

Dovrebbero far più battute sul giallo.

Sul tema di cose che fanno/non fanno/dovrebbero/non dovrebbero far ridere sento spesso molta confusione intorno la satira, anche in virtù di avvenimenti di stretta attualità.

Credo che per definir un qualcosa come satira si debba tener presente una regola fondamentale: deve essere contra potentes. La satira agisce dal basso verso l’alto, non viceversa. Altrimenti è bullismo, è soverchierìa. È quello che fanno decine di pagine facebook ai danni di categorie più deboli credendosi spiritosi.

L’altra connotazione della satira è che non deve necessariamente far ridere. Per farsi due risate spontanee basta l’uomo che entra in un caffè e fa Splash!. La satira dovrebbe invece far dire “Cavolo, è vero” prima che “Ah ah ah” (o “Oh oh oh” se siete Babbo Natale).

Purtroppo trovo che sia un discorso per pochi.

Se da una parte tutti ormai si sentono in diritto di offendersi e indignarsi – ho visto gente alterarsi per delle battute su Trump e Clinton. In Italia. Le persone si offendono, in Italia, per due politici (quindi potentes) d’oltreoceano – dall’altra lato tutti si sentono in diritto di offendere gli altri perché sennò si è accusati di esser tristi e buonisti.

A volte ho degli incubi riguardanti un futuro distopico, tra 20-30 anni, pensando a una generazione che studierà sui libri di Diego Fusaro, avrà fatto tornare in circolazione il tifo e il vaiolo, sceglierà il Presidente del Consiglio con un contest televisivo gestito da Favij e l’ologramma di Maria de Filippi e avrà come obbligo possedere la tessera di Sesso Droga e Pastorizia, pena il pubblico ludibrio.

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Fenomenologia antropologica del fine settimana

La villa. L’avevo citata qui. Ha superato i 15 anni d’età, è una liceale avviata.

Una liceale che zoppica in parecchie materie.
Non brilla. I faretti per illuminare i viali sono morti due giorni dopo l’apertura. Lo stagno melmoso almeno rende felici i rospi e le loro stagioni degli amori (invidia). I muretti di pietra si sbriciolano sotto il peso del tempo o dei deretani dei passanti. Le gabbie di plexiglass ridotte a scheletri di edifici.

Uno scenario squallido, ma centro della movida under 18 del week end. Banchi, come di sardine, che si spostano in maniera coordinata, seguendo chissà quali correnti. Ragazzine agganciate tra di loro braccio a braccio, come tanti pezzi di costruzioni. Battoncine Lego. Tacchi vertiginosi e calze a rete, per gli sguardi di ormoni travestiti da ragazzi, coi loro ciuffi a tettoia che quando piove le scarpe non si rovinano, anche se ormai ne avranno una quarantina a casa, potrebbero pure buttarle.
Io in un anno indosso giusto quattro paia di scarpe: estate, inverno, sobrie per lavoro ed eleganti per grandi occasioni.

Fuggo dalla desolazione e dalla decadenza. Chi l’ha votata? Nessuno. Qui si decade senza falchi e colombe, anche perché queste ultime sono morte avvelenate dai rifiuti.

Birreria, rifugio.
Non stasera: un gruppo rap locale si esibisce. L’MC rivendica i suoi trascorsi, parla del sagrato della chiesa e dei gradini sotto i portici come fossero Brooklyn e Harlem. Il cliché international che si fa local.
Il pubblico, caldo e meraviglioso. Facce bruciate e menti evaporate, le donne acquistano cinque anni in più a ogni compleanno, i maschi ne perdono altrettanti. Universitari di mestiere a trent’anni, non abbandoneranno mai questi luoghi, perché sono loro stessi un luogo. Di non ritorno.

Infine, il rito della transumanza.

Apri un locale di due metri per tre in una piazza deserta, decorata dall’ascensore (non funzionante) del museo della memoria sotterraneo, e da una scuola guida. Chi sia stato il pesce pilota a guidare i banchi di sardine (stavolta over 20) lì, non si sa. Ma è il boom, lo si capisce dall’arrivo del kebabbaro. Dove c’è kebab, c’è movimento. Luci e colori in piazza, sbrilluccichio di orecchini e di bicchieri da shot.

Tu non passi di lì? No? Ma tutti quelli che conosciamo stanno lì.

Proprio per questo me ne tengo alla larga.

7 note per 7 personaggi

Nella mia vita ho conosciuto e frequentato persone con diversi interessi e gusti musicali. Potrei identificarli in 7 macro categorie principali:

1) L’indie – Vittima della sindrome dell’alternativismo a tutti i costi e, pertanto, costantemente in fuga da tutto ciò che è considerato mainstream: un gruppo che ascoltano 4 persone è figo, se cominciano ad ascoltarlo in 5 significa che è venduto.  Su youtube guarda il video di uno che per un’ora riproduce in loop il suono campionato del citofono di casa. Perché uno sborone con la chitarra lo guardano tutti, quello lì lo guarda solo lui, ergo è geniale. Al cinema sarebbe capace di guardare un film con un’ora di inquadratura fissa su una mucca che osserva passare i treni.

2) Il true metal – Il true metal generalmente ascolta death, qualche volta thrash (ma guardandolo con sufficienza), spesso black. Guarda con disprezzo chi dice di ascoltare metal e poi gli nomina gruppi power, progressive e via dicendo, considerati roba da checche. È dotato di un umorismo tutto suo: “Hey, l’avete sentito l’ultimo disco dei Dream Theater?…Ahahahaha!“. È dal 2003 che tento di capire cosa ci fosse da ridere.

3) L’impegnato di circostanza – Da non confondere con l’indie, l’impegnato di circostanza è quello che va ad ascoltare una rassegna jazzistica all’aperto (ma solo perché c’è il panino con la porchetta a 2 euro) mostrandosi molto interessato e, poi, carico d’ispirazione musicale, torna a casa ascoltando in macchina Gigi d’Agostino.

4) Il nostalgico – Un individuo intrappolato in un presente non suo, dato che la vera musica, a suo insindacabile parere, è quella degli anni ’60/’70. Ha un nemico giurato nel punk, colpevole della fine di un’epoca d’oro come le invasioni barbariche lo furono per Roma.

schermata-2010-10-20-a-08-39-225) Il pesce rosso – Il pesce rosso, come tale, ha una memoria a brevissimo termine. Quindi ascolta, appassionandosi, solo le canzoni in heavy rotation radiofonica. Appena passato il periodo di moda, quelle canzoni spariscono dalla sua mente, dall’autoradio, dall’universo intero, sostituite da quelle in voga nell’immediato presente e così via per il resto della sua vita.

6) L’inconsapevole – Sostanzialmente innocuo, ascolta canzoni distrattamente, per il gusto di farlo, senza troppe menate. Lo annoiano le conversazioni sulla musica, salvo poi, improvvisamente, attaccare lui il discorso con cose tipo “ho ascoltato una canzone troppo bella, fa eh no things el smatters…La conosci?“.

7) Il folgorato sulla via di Damasco – Novello Paolo di Tarso, alle soglie dei 30 anni viene improvvisamente preso dalla passione per un unico genere musicale, dedicandosi, da quel momento in avanti, solamente ad esso. Così lo ritrovi fotografato mentre è in un locale, vestito da hippoppettaro e in mezzo a un gruppo di fighe e comprendi per quali vie la luce lo abbia investito.

Nella mia cittadina

Nella mia cittadina c’è la stazione della ferrovia locale che è bella grande. Ha ben 3 sportelli per la biglietteria, ma ne è sempre stato aperto solo uno. All’interno, quattro omini che non si sa come impieghino il tempo. Ci sono i tabelloni, quelli di marca costosa. Non hanno mai funzionato e gli orari sono consultabili su un foglietto attaccato con lo scotch. Le scale mobili funzionano una volta all’anno, forse dev’essere una ricorrenza.

Nella mia cittadina c’è un parco pubblico. Anche questo, bello grande. Sette ettari di prato ridotto a campo di patate, alberi che non fanno ombra e arbusti di macchia mediterranea ridotti a sterpaglie. C’è un laghetto, che, dopo esser passato per tre ristrutturazioni perché appena inaugurato perdeva acqua, ora è diventato una palude. Però pare che i rospi vi si riproducano regolarmente. All’ingresso il visitatore viene accolto da strutture in acciaio e vetro che sembrano serre e, oltre ad essere esteticamente insignificanti, non si è capito a cosa servano. Hanno provato ad affittarne una a un ristopub, il quale pensò bene di non pagare le tasse. Alla fine l’hanno sfrattato, ma il ristopub ha lasciato in eredità calcinacci e rottami, forse come risarcimento delle imposte dovute. Al centro del parco c’è un’altra gabbia per uccelli di acciaio e vetro, grande quanto una casa a due piani, anche questa priva di alcuna funzionalità.

Nella mia cittadina c’è una piazza che è diventata il centro della movida serale, da quando vi hanno aperto un paio di locali. Questi ultimi hanno poi incentivato l’apertura di locali minori a contorno, utilizzati dagli avventori più che altro per rifornirsi di cicchetti. La piazza ha raccolto persone che frequentavano altre zone e che ora vanno tutte nello stesso posto perché vi si recano tutti gli altri. Non è chiaro chi sia stato l’iniziatore della transumanza. La fauna passa da minigonne inguinali in bilico sui trampoli a rampanti sparvieri quarantenni, attraverso hipster e modaioli vari, senza contare qualche cercatore di risse.

Nella mia cittadina c’è una farmacia, la più importante della città, a due passi dalla sede della Polizia Municipale. Ha un problema nel registratore di cassa: a volte gli scontrini vengono fuori con uno zero in meno, altre volte non vengono proprio fuori.

Nella mia cittadina, in periferia, c’è la sede nuova dei due più importanti licei, che poi si son fusi in uno solo a due indirizzi. In precedenza erano ospitati in un condominio, un salto di qualità. La sede nuova è larga di fuori e stretta di dentro, infatti parte dello studentame frequenta ancora in una sede provvisoria.

Nella mia cittadina non siamo in pochi, ma nemmeno tantissimi. Il che permette il perpetuarsi dell’usanza di chiedere a un volto nuovo “a chi appartieni?“, cioè informarsi sulla sua tribù di provenienza. L’adozione di pitture facciali o di tartan scozzesi faciliterebbe il riconoscimento.


Nella mia cittadina
è usanza, una volta l’anno, che l’amministrazione inverta sensi unici e divieti.

Nella mia cittadina ha aperto un ristorante di qualità, dove puoi mangiare male e pagare tanto.

Nella mia cittadina c’è una squadra di calcio, che ogni anno arriva lì lì per tentare il salto di categoria. Però a un certo punto, malasorte, perde sempre le partite decisive.

Nella mia cittadina c’è il fratello di un noto calciatore di serie A che fa il parcheggiatore abusivo.

Nella mia cittadina ci sono famiglie che vivono in 10 in un appartamento, tutti ufficialmente a carico della pensione del nonno. O del bisnonno, dato che in questo momento la nipote 14enne avrà partorito.

Nella mia cittadina mi sento a disagio. Cammino per strada avvolto da un senso di irrequietezza, inquietudine. Anni addietro pensavo di avere un qualche disturbo sociale, una fobia. Poi, camminando per le vie di altre città, ho scoperto invece di sentirmi bene per strada, tra le persone.

Sulla scia di questo post Il festival della canzone italiana dimenticata (o da dimenticare) vorrei aggiungere quest’altra perla (!!), molto in tema e che avevo dimenticato di inserire. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Siamo del Sud

I miei sono partiti, lasciandomi a badare alla casa e a un numero imprecisato di gatti. Oltre questo, devo tenere a bada mia zia e mia nonna che, sapendomi solo, mi vogliono a tavola per onorare la loro cucina.

Premettiamo che sono un maschio adulto di 28 anni: pur con tutti gli handicap che la mia condizione anagrafica, biologica e sociale comporta, sono perfettamente in grado di provvedere ai miei fabbisogni primari. Ma tutto questo è insignificante quando hai il parentado vicino casa, convinto che tu da solo finisca col morire di inedia e stenti. Tu ti unisci alla tavola, sarà perché una sera non vuoi fare i piatti. Oppure sarà stato lo sguardo implorante dei nonni che sembrano richiedere compagnia: di questo che ne pensa, Ammiraglio Ackbar?

Esatto! Una volta accomodatoti al desco, non fuggirai prima di aver messo su un paio di chili.

Devo precisare che mia zia e mia nonna hanno due diverse modalità di attacco. La prima punta sul numero: è estate, fa caldo, è sera, per cena ti basterebbe un’insalatina e due bastoncini scaldati. Lei acconsente pure, ma vanno accompagnati da un numero imprecisato di altre portate. Mangiare da mia zia vuol dire contemplare pasto completo, da antipasto a dolce. Quando pensi che sia finita, dal frigo tira fuori sempre qualcos’altro che teneva lì pronto per l’occasione.

Mia nonna, invece, punta sulle singole quantità. Per lei un piatto di pasta non sarà mai pieno abbastanza. Quando, alla quinta volta che le hai detto “va bene così”, col maccarone che si suicida cadendo dal bordo perché soffocato dalla calca di suoi simili, pensi che sia finita, subentra mio nonno. Loro due sono i gemelli Derrick della cucina, confezionano il colpo sempre in coppia.

Placata, dicevo, mia nonna, subentra mio nonno, che, dopo essere stato in silenzio (con aria dubbiosa) tutto il tempo, esaminando il piatto esclama la sua frase tipica: Ma è poco! Che gli dai da mangiare a questo ragazzo (ho tradotto dal napoletano)? E la scenetta si ripete per qualsiasi tipo di portata, persino per la frutta.

Una settimana così e mi ritrovate come Giuliano Ferrara.

La situazione mi fa venire in mente uno sketch di 610 (ringrazio chi me l’ha suggerito)

Lasciare salire prima di scendere

Prendete un mezzo pubblico, bus, tram, metro o treno, fate voi. Prendete un gruppo di passeggeri e posizionateli vicino le porte d’uscita. Prendete una fermata, riempitela di persone e aspettate che il mezzo si fermi. Ecco, ciò che vedrete sarà lo svolgimento del solito copione: Si aprono le porte e la gente fuori tenta di riversarsi all’interno: persone che spingono, vecchiette alte un metro e cinquanta che ti piantano i gomiti ossuti tra la settima e l’ottava costola, il solito che si lamenta “ogni vot è chést!” (trad. ogni volta si verifica questa incresciosa situazione), qualcuno che, spazientito, esclama “e ià, ce muvimm o no?” (trad. orsù, ci diamo una mossa o vogliamo per caso stazionare a lungo qui?). Dall’altra parte, le persone all’interno del mezzo tentano di farsi largo tra la folla per uscire, al grido (inascoltato) di “fate scendere!”.

Quando mi trovo in giro per un’altra città la cosa che mi colpisce di più è questa: il mezzo si ferma, si aprono le porte e la gente fuori aspetta di lato, lasciando spazio per il deflusso dei passeggeri. Ogni volta mi stupisco, non mi fido, penso che sia una trappola per farti abbassare le difese, qualcuno all’improvviso lancerà un urlo per dare il via all’assalto e io finirò schiacciato dalla folla come Wile E. Coyote. E mi domando: possibile che noi a Napoli non comprendiamo un concetto tanto semplice come quello del lasciare-scendere-prima-di-salire? Sembra che valga il contrario, la regola è: fate salire, prima di azzardarvi a scendere.

Io ho capito perché accade. Le persone fuori hanno paura che qualcuno freghi loro il posto a sedere. Se siamo tutti fuori, però, chi è che sale a rubare il posto? Ho capito anche questo: il napoletano non si fida, sa che viviamo in un mondo dove non è tutto rose e fiori, dove, anzi, c’è chi si approfitta della buona fede altrui. Il napoletano pensa che, mentre lui è lì fuori ad aspettare, ci sia qualche malandrino a un’altra porta che sicuramente irromperà per rubargli il posto, in barba alle norme di cortesia. E allora il napoletano penserà: chi sono io per farmi fregare così: se deve esserci qualche furbo, tanto vale che sia io ad approfittarne.

Peccato che sia il ragionamento che fanno anche tutti gli altri passeggeri.

Svarioni da questionario ISTAT

Revisionando i questionari del Censimento 2011 può capitare, a volte, di imbattersi in risposte “originali” o interpretazioni fantasiose delle domande poste nei moduli; preciso che con questo mio post non voglio in nessun modo prendere in giro le persone o atteggiarmi a professore: è solo qualche curiosità che si apprende svolgendo questo compito.

Può capitare, infatti, di imbattersi in dichiarazioni preoccupanti, tanto per dire: un signore, ad esempio, aveva dichiarato che sua moglie è, contemporaneamente

  • Coniuge dell’intestatario;
  • Convivente in coppia dell’intestatario;
  • Figlio/a del solo intestatario.

La cosa mi aveva allarmato, stavo per chiamare i servizi sociali, visto che questo sembrava un incesto dichiarato.

Poi c’è chi inserisce come data del matrimonio la propria data di nascita; magari trattasi di un matrimonio combinato, stile Apu & Manjula, ma programmato addirittura prima che i due nascessero!

Ma non è nulla in confronto a certe scoperte: un altro signore, alla domanda “A che titolo la sua famiglia occupa l’alloggio?” ha risposto con “Proprietà“, e fin qui tutto normale. Alla domanda successiva, cioè “Chi è il proprietario dell’abitazione?” ha risposto “Altro” aggiungendo tra parentesi “Deceduto“. Il signore sta dichiarando di essere uno zombie?

A proposito di confessioni: che dire di chi afferma di non lavorare e di non cercare lavoro e che poi risponde di recarsi ogni giorno al luogo di lavoro? Dev’essere Homer Simpson che risponde, io ci vado al lavoro – afferma – ma preciso di non fare nulla! Più onesto di così…

Nonciclopedia e l’umorismo fascistoide

Su Nonciclopedia campeggia oggi una battuta su Simoncelli che evito di riportare per non fare ancor più pubblicità (tanto oramai è nota a tutti e divulgata nella rete).

Mettendo un attimo da parte questa battuta (sulla quale tornerò dopo), volevo scrivere una considerazione su Nonciclopedia che avevo in serbo da tanto tempo; su questo portale ci sono alcune pagine ben fatte ed anche divertenti, ma molte, bisogna constatare, fanno ridere poco e niente. Sono equiparabili alle scritte sul muro nei bagni della scuola, del tipo “Gino puzza” o “Gina è una zoccola”. Possono anche far ridere, ma non sono molto intelligenti; chi non partecipa a questo bullismo virtuale, è accusato di essere un rosicone, un bimbominchia, una persona senza senso dell’umorismo. Sinceramente, sembrano più da bimbominchia alcune battute.

Gli autori si giustificano dicendo di far satira, dimenticando che la satira è diretta contro il potere e contro i potenti; prendersela con le vittime, con i deboli, è umorismo fascistoide, è un atto prevaricatore e violento, è bullismo, chiamatelo come volete. E non possono giustificarsi parlando di humor nero, anche perché vorrei capire quanti degli autori di Nonciclopedia siano degli esperti della risata che possano permettersi di fregiarsi del titolo di umorista e trincerarsi dietro di esso.

Scriveva a tal proposito Luttazzi:

L’umorismo è sospensione del sentimento e può arrivare fino al grottesco più cinico; ma se sei cinico a spese di una vittima e ne prendi in giro la sofferenza, fai umorismo fascistoide, cioè eserciti una violenza.

Tutto ciò non vuol dire che non si possa fare umorismo su avvenimenti tragici: ma la differenza la fa il bersaglio della risata. La battuta su Simoncelli è diretta verso la vittima del fatto tragico, non è umorismo, è solo un atto fascistoide. Allora non si possono rompere dei tabù? Sì, si possono rompere, ma, per l’appunto, dipende dal bersaglio. La vignetta di Vauro sul terremoto in Abruzzo (che riporto più sotto) fece scandalizzare tanti benpensanti, ma non prendeva in giro né rideva delle vittime. Quella era una satira contro il Governo, è questa la differenza.

Chissà se tutti gli autori di Nonciclopedia abbiano ben chiaro la differenza su cosa sia umorismo e come vada fatto.

Quando esplose il caso di Vasco Rossi contro il portale, che portò all’auto-oscuramento di Nonciclopedia, io me la presi con il cantante, in quanto non ne condivido i modi (oltre a non avere simpatia per la sua persona); ma dirò, sinceramente, che se domani Nonciclopedia dovesse chiudere, non me ne dispiacerà affatto, non ne sentirò la mancanza, l’umorismo non ne perderà, anzi, forse ne guadagnerà. Per quanto mi riguarda, i suoi autori possono tornare a scrivere sui muri dei bagni delle scuole.

Gli studenti universitari

 
Esistono diverse tipologie di animali da facoltà/studenti universitari, nel corso della mia carriera credo di averli visti quasi tutti. Qui c’è un elenco sommario, che non racchiude tutte le categorie, inoltre alcune possono anche essere trasversali. Sono previsti anche dei rimedi nel caso ci si imbatta in uno dei soggetti descritti.
 
Il primo della classe – Non può mancare in cima alla lista, ovviamente. Seduto in prima fila, è l’unico tipo di studente che riesce a scrivere gli appunti durante la lezione riportando tutto quello che dice il professore e stando alla pari con quello che dice. Provateci voi, dopo tre parole avrete perso il filo. Raccoglie così tanti appunti che in pratica ha scritto un altro libro. E del libro principale poi ne fa i riassunti. Studia riviste di geopolitica in inglese, ha capacità di memorizzazione inferiori solo a quelle dei server di Google ed in alcuni casi è l’unico a sapere quando e dove è stato stampato il libro, perché metti che lo chiede. Comprensibilmente, è un esaurito, spesso parla a raffica. Schematico, può andare in crisi con una domanda banale ma spiazzante. A quel punto si suiciderà o ricomincerà a studiare il doppio (il che è lo stesso). Rimedio: un festino a base di lsd.
 
Il primo della classe rompipalle – In realtà non ha molto in comune col primo soggetto descritto, la variante principale è che è più intelligente ma non ha voglia di fare un cazzo, perciò tenta di guadagnarsi l’esame intervenendo sempre durante le lezioni e proponendo ricerche e tesine. Dà fastidio al docente e agli altri studenti. Rimedio: una mazza da baseball.
 
L’intrattenitore – A lezione si annoia dopo 5 minuti e smette di ascoltare. A quel punto incomincia a fare commenti, battute, racconta aneddoti, prende in giro i vicini di posto. É pandemico, una volta che si è innescato, riesce a contagiare nel cazzeggio la zona intorno a sé. Rimedio: qualcosa che lo mandi in depressione.
 
L’esibizionista – Quella a cui spunta dai jeans un perizoma che arriva dietro il collo; non se ne cura e resta tutta la lezione seduta piegata in avanti. Attenzione: controllare sempre il viso, non sempre il davanti ed il dietro sono direttamente proporzionali in quanto a bellezza. Rimedio: un cellulare con una buona fotocamera.
 
La fashion victim – Scambia la facoltà per un locale alla moda, si sveglia alle 4 di mattina per rifarsi capelli, trucco, abbinare i vestiti dalle scarpe al cappello, mutande comprese, per presentarsi sempre in perfetto ordine a lezione. Ha un armadio pieno solo di scarpe e borse ed ovviamente non mette mai la stessa borsa per due giorni consecutivi. Rimedio: una secchiata di fango.
 
Il tronista – Variante maschile della fashion victim. Caratteristica principale sono i capelli sempre perfettamente tagliati ed in ordine, che inducono a varie ipotesi: i capelli sono finti; sono dei Sayan puri, per cui i capelli non crescono mai; può permettersi di andare dal barbiere due volte a settimana. Porta vistosi occhiali da sole che sembra al posto delle lenti abbiano degli schermi lcd, emerge dal gruppo per qualche capo di abbigliamento particolare: una camicia senza maniche, una maglia rosa, una canottiera viola, eccetera. É l’unico che riesce a sembrare simpatico alle donne offendendole. Del tipo: non hai le tette, lei: ha ha ha ha. Rimedio: qualsiasi arma è al momento inefficace.
 
L’alternativo/L’alternativa – La caratteristica principale non è il luogo comune dell’abbigliamento, delle canne, dei piercing. L’alternativo infatti può anche essere in borghese e passare inosservato tra la folla. In realtà tale soggetto si distingue perché si prende troppo sul serio, guai a ridere ad esempio in sua presenza anche solo di una formica che fatica a trascinare un seme, potrebbe innescare la sua modalità invettiva: cioè scusa, che intendi? Non lo sai quante ore al giorno lavora una formica, senza neanche gli straordinari pagati? Dall’alto di due libri che ha letto, il presupposto principale di qualsiasi interazione con lui è che voi siete più ignoranti. A meno che non abbiate letto anche voi quei due libri. Ma se l’avete fatto, siete già come lui e fate già parte della sua cerchia di eletti. Rimedio: la Digos.
 
La studentessa fuori sede – Questo soggetto è identificabile dai capelli tenuti sempre con la coda, dalle profonde occhiaie e da vari sedimenti geologici di eyeliner incrostrato tra le ciglia. Il soggetto all’ultimo stadio si presenta in facoltà in tuta. Rimedio: un idrante.
 
Il molestatore – É sempre impegnato a discutere con qualche studentessa, in apparenza di argomenti neutrali, che celano però il suo tentativo di abbordaggio. La tediosità dei suoi discorsi è tale da far pensare che la tecnica sia quella di prenderle per sfinimento. In genere fallisce nel suo intento. Rimedio: il Telefono Rosa.
 
Il tifoso – Ci sarà sempre qualcuno che avrà come capo distintivo uno zaino, una sciarpa, un cappello, un giubbotto eccetera con i colori o lo stemma della propria squadra. Se è presente in un gruppo di più di due persone, si è certi che in quel gruppo si sta parlando di calcio. Da non confondere col tifoso vincitore, quello che si presenta con la maglia della squadra il giorno dopo una vittoria importante. Rimedio: il soggetto è totalmente innocuo, evitare però di stimolarlo con domande inerenti il calcio, altrimenti non smetterà più di parlare.
 
Il fantasma – Un essere, uomo o donna, che si aggira perennemente per la facoltà, nei corridoi, nei cortili, nei bagni. Ma a lezione non si vede mai. Gli mancano sempre 5-6-7-8 (a piacere) esami per laurearsi, ma non finiscono mai. Probabilmente è il fantasma di uno studente morto nella facoltà, rimasto legato lì per una maledizione. Anche quando fa un esame, il numero di questi non diminuisce ed il suo tormento non avrà fine. Però il fantasma non pare curarsene ed è facile imbattersi in lui in atteggiamenti allegri, mentre fuma o suona la chitarra. Rimedio: chiamare un esorcista o i Ghostbusters.
 
L’opportunista – Il Filippo Inzaghi degli studenti, come lui è micidiale negli ultimi metri di campo, questo studente è micidiale negli ultimi giorni di corso. Riesce a farsi passare per corsista presentandosi a lezione le ultime due settimane, beneficiando del trattamento migliore all’esame. Rimedio: invocare il fuorigioco, ossia, sputtanarlo.
 
Il disorientato – Ansioso, agitato, incerto, vaga cercando di arpionare la prima persona che gli ispira fiducia per chiedergli: dove è l’aula, quando c’è il corso, chi è il professore, quale è il programma, ha già detto i libri, come è all’esame, eccetera. Rimedio: una siringa di valium sempre a portata di mano.
 
Quello che sembra passare lì per caso – A differenza del disorientato, non vive la propria ignoranza come elemento ansiogeno, anzi, ne fa un tratto folkloristico del proprio carattere. Attenzione, spesso sono in grado di sorprendere l’uditorio intervenendo con una deduzione arguta, il che induce gli scienziati a ritenere che sotto la coltre di vacuità ci sia una attività elettrica cerebrale. Ma gli studi in materia sono ancora carenti. Rimedio: non se ne conosce qualcuno.
 
Chi l’ha visto – Il rappresentante degli studenti, compare prima delle elezioni e poi scompare nel nulla. Rimedio: a dispetto della definizione, evitare di mettere in moto meccanismi di ricerca. La sua presenza, infatti, è alquanto inutile per la vita della facoltà.
 
I caduti in guerra – Cioè coloro che non rivedrai mai più dopo il primo semestre. Alcuni sono come le effimere, spariscono dopo la prima settimana. Rimedio: quando uno è morto è morto.
 

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2008

 
E’ successo nel 2008
Politica, Scienza, Sport, Gossip: una sintesi squallida dei fatti accaduti in questo squallido anno che se ne va.
15 gennaio Il Papa annulla la sua visita all’università di Roma La Sapienza.
Gli hanno spiegato che Chiesa e Sapienza sono due cose che non vanno mai assieme.
 
24 gennaio Crisi nel governo Prodi, a seguito dell’uscita di Mastella dalla maggioranza.
L’opposizione esulta, poi si preoccupa: "E mò Mastella ce lo ritroviamo di nuovo con noi?"
Forza Italia chiede subito le urne: "prima ci liberiamo delle ceneri di Prodi, meglio è", afferma Cicchitto.
 
7 febbraio Secondo il calendario cinese termina l’anno del maiale ed inizia quello della zoccola.
 
19 febbraio Fidel Castro lascia il suo posto di presidente.
L’incarico è andato a suo fratello Raul, dopo regolari elezioni democratiche che hanno visto la partecipazione di tutti gli aventi diritto al voto (cioè lui stesso e basta).
 
21 febbraio Proteste dei serbi a Belgrado dopo che il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza.
Lamentano l’inefficienza della Nato: "Ma non avevate sterminato i kosovari coi bombardamenti del ’99?".
 
28 marzo Non è successo un cazzo.
Ma se fosse successo sarebbe stato degno di nota.
 
13-14 aprile Elezioni per il rinnovo delle Camere.
La sinistra ridotta in polvere: "E ora temiamo Lapo Elkann" dichiara Bertinotti.
L’exploit della Lega preoccupa i parlamentari più anziani (cioè il 90% dei componenti del Parlamento): "Ma ora ci manderanno via le nostre badanti straniere?"
 
24 aprile Grande folla a San Giovanni Rotondo per l’esposizione della salma di Padre Pio. Tra i presenti, anche un Silvio Berlusconi visibilmente invidioso della plastica facciale del frate, migliore della sua.
 
20 maggio Preoccupazione per le manifestazioni di intolleranza contro i nomadi.
Minimizza la Lega, chi se ne frega dei Nomadi preferiamo i Pooh, affermano.
 
7 maggio Berlusconi presenta la sua squadra di Governo, ci sono 4 donne. Si occuperanno degli stacchetti pubblicitari prima di discutere le leggi.
 
27 giugno Sono di nuovo singol. Piombano subito su di me donne pronte ad approfittare della situazione.
Poi però suona la sveglia.
Nello stesso periodo, oltre a questo, mia nonna finisce all’ospedale e io vengo trombato ad un esame. Ma poteva andar peggio: poteva bloccarsi il telecomando della tv su amici di Maria de Filippi.
 
8 luglio Sabina Guzzanti a Piazza Navona polemizza riguardo i rapporti orali tra il Ministro Mara Carfagna e il Premier Silvio Berlusconi.
Furiosa la Carfagna: "la Guzzanti pensi ai cazzi suoi".
 
16 luglio L’emergenza rifiuti a Napoli è risolta.
L’immondizia è stata inviata nei Balcani ai destinatari della Missione Arcobaleno, che dal 1999 ancora aspettavano gli aiuti.
Di fronte alle perplessità dei profughi che si son visti recapitare monnezza, la risposta è stata "Eh è passato tutto questo tempo, sono andati un pò a male".
Soddisfatto il Papa che poi ne approfitta per lanciare ai poveri un duro monito: "non fatevi tentare dall’opulenza e dai beni materiali".
 
22 luglio Il Lodo Alfano, il famoso provvedimento blocca processi del premier, è legge.
Preoccupati gli avvocati di Berlusconi: "Di questo passo ci lascerà senza lavoro".
 
1° agosto Si verifica una eclissi solare. Il Sole risulterà totalmente oscurato in Siberia, Mongolia, parte della Cina e a Vigevano, dove si trovava a passare Giuliano Ferrara.
 
8 agosto Al via i giochi olimpici a Pechino.
Attimi di imbarazzo quando le delegazioni della nazionali che dovevano sfilare per la cerimonia inaugurale non sono finite nello stadio originale ma in uno stadio tarocco, made in China ovviamente. Anche il pubblico era finto, verniciato tra l’altro con colori tossici.
C’era anche il presidente Bush, non un pupazzo ma quello vero. Ma nessuno se ne è accorto della differenza.
 
18 agosto Il Dalai Lama accusa la Cina di aver sparato contro una folla inerme in Tibet.
Le autorità cinesi si sono giustificate dicendo che intendevano incentivare un aumento degli iscritti alle paraolimpiadi che partivano a settembre.
Soddisfazione espressa dal Papa.
 
4 settembre Un anno fa moriva Gigi Sabani, ma solo ora ci si è resi conto di ciò. Tutti pensavano stesso solo facendo l’imitazione di un morto.
 
10 settembre Al Cern di Ginevra viene attivato l’acceleratore che dovrà ricreare le condizioni presenti nei primi istanti di vita dell’universo, quando poche minuscole particelle si espandevano in un immenso vuoto. "Intendiamo ricreare le stesse condizioni presenti nella testa di Antonella Clerici", hanno detto gli scienziati.
 
16 settembre La Lehman Brothers dichiara bancarotta.
Visibilmente depresso e rammaricato è apparso l’ex presidente ed a.d. Richard Fuld, mentre trovava spazio anche nelle mutande per i milioni di dollari della sua buonuscita.
 
9 ottobre Parte il reality di Italia <1> (si raccomanda di leggere "italia uno" urlando) La Talpa. Smentite le voci della partecipazione di Mastella.
Sarebbe stato troppo facile scoprire la talpa.
 
29 ottobre Scontri a Piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra.
Gli uni sostenevano che la migliore intepretazione nel film "Troppo belli" fosse quella di Costantino, gli altri quella di Daniele.
La polizia non interviene perché preferiva Alex l’ariete con Alberto Tomba.
 
30 ottobre Il decreto Gelmini ora è legge.
"Ci è voluto un pò per vararlo perchè la Gelmini ha impiegato più tempo del previsto a completare la X per firmare il decreto" ha dichiarato un portavoce del Governo.
 
4 novembre Obama viene eletto presidente. Veltroni esulta perchè almeno un PD ha vinto.
 
6 novembre Berlusconi dice che Obama è abbronzato.
Obama commenta: "Lui si è ristretto con l’umidità".
 
25 novembre Vladimir Luxuria trionfa all’isola dei famosi: l’evento è salutato come una grande vittoria dalla sinistra che paragona Luxuria ad Obama."Oh, non esagerate. Non ce l’ho mica così lungo." ha commentato il vincitore del reality.
 
26 novembre Al Qaeda minaccia New York per Natale.
Promettono di far girare da Neri Parenti "Natale a New York 2".
 
28 novembre Il Governo vara il piano per combattere la crisi economica: i costumi delle veline saranno più corti per risparmiare stoffa e per il ponte sullo stretto al posto dei piloni verranno impiegati i rialzi delle scarpe del premier.
Veltroni annuncia una dura opposizione: "Il piano anticrisi del Governo è inadeguato e ingiusto. Mia moglie le veline non me le lascia guardare".
 
3 dicembre Italia unica nazione europea in cui internet è in calo. Probabile che siano diminuiti i siti porno.
E 6 italiani su 10 usano male il computer.
4 italiani su 10 invece non sanno manco accenderlo.
 
14 dicembre Il presidente Bush in visita in Iraq afferma che gli Usa hanno bisogno di una mano per la lotta al terrorismo.
"Ti posso dare un piede" ha esclamato un giornalista iracheno, tirandogli una scarpa.
 
23 dicembre Il Papa dice no ai trans.
Solo bambini in età prepuberale, grazie.
 
 
 
 
E questo è quanto, di sicuro mancano tante cose ma la mia più che scarsa e scadente vena umoristica non ce la fa a coprire tutti gli avvenimenti.
 
Cosa buttare via di quest’anno?
Ci stavo pensando su quando poi mi son reso conto che quest’anno sono stato io ad essere buttato via.
 
Fortuna che almeno qua non è passato Berlusconi vestito da spazzino, sennò chissà che fine facevo.

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Parentesi semiseria. Nell’incontro con Bush mister B ha affermato, riguardo la crisi economica, che

"abbiamo le armi e i modi per far sì che il benessere diffuso tra i cittadini non subisca arretramenti”

Il "benessere diffuso"?

Forse c’è una dimenticanza, la frase corretta doveva essere "il benessere diffuso tra una parte dei cittadini".