Non è che Santa Claus sia fesso solo perché è un babbo


Non so se al di là della Linea Gotica “babbo” sia usato come sinonimo di “scemo”: considerando che in Toscana vuol dire “padre”, ne dubito. In realtà credo sia molto molto meridionale, forse l’origine è siciliana ma non ne son certo.


Penso sia giunto il momento di cominciare a condividere alcune osservazioni sugli autoctoni magiari.

Innanzitutto, credo che qui sia florida e ancora in vigore una rigida educazione di stampo est-europeo.

Scena: bimbetto che saltella sul marciapiede, forse per testare le proprie scarpe con la suola che si illumina. Si divertiva a guardarsi i piedi luccicare a ogni salto. Una cosa che non vedevo più dagli inizi degli anni ’90. Non ricordo più all’epoca di che marca fossero le scarpe luminose, forse erano le Bull-Boys, scarpe di qualità invereconda ma che a volte regalavano un videogioco tascabile, altre volte un pallone, altre volte ancora erano dotate di qualche altra minchiata per fare fessi i ragazzini.


È inutile dire che io sono uno di quelli che si faceva far fesso. “Con le scarpe di Bull-Boys, hai in regalo il videogame, corri presto corri dai che puoi scegliere tra seiiii”, recitava il jingle. Vorrei conoscere il geniale paroliere che l’ha scritto: le scarpe DI Bull-Boys? Perché voi acquistate le scarpe DI Nike, DI Lumberjack, immagino. Ma poi che finale è: “che puoi scegliere tra sei”? È una rima orribile.


Tornando al bimbetto salterino, a un certo punto inciampa e finisce steso faccia a terra al suolo. La madre, lì accanto, intenta a sistemare la sciarpa al fratellino, non si lancia a rialzarlo: lo guarda di sbieco e gli dice qualcosa con un tono sordo e gutturale che sembrava vagamente sprezzante.
Nella mia testa lo avrà umiliato verbalmente con una frase tipo: “Alla tua età tuo nonno combatteva i russi a Stalingrado, tu invece non sei neanche capace di stare in piedi!”.
Com’è come non è, il bimbetto si rialza subito senza un lamento.

La seconda considerazione di questa serata, riguarda l’argomento che tutti hanno in testa quando si parla di Ungheria: le donne.

Per introdurlo, racconto un episodio narratomi da collega-responsabile (d’ora in avanti CR), che ho già eletto a mia fonte privilegiata di amenità.

Sabato sera: compleanno (40 anni) di un’amica di CR. Per l’occasione, l’amica sceglie di puntare sulla massima sobrietà: noleggio di una limousine che porta le ragazze (dai 20 ai 45 anni) direttamente in discoteca. Un gruppo di queste ragazze, sempre per l’occasione, sempre all’insegna della sobrietà, si veste da Babbe Natale.

Babbe Natale Porno (d’ora in avanti BNP, come la banca. Infatti credo che a fine serata abbiano accettato molte…donazioni): top in microfiga, minigonna, autoreggenti e tacchi a squillo. Tutto rigorosamente rosso e bianco, con abbinato il tradizionale berretto del buon vecchio Santa Claus made in Coca-Cola.

Com’è come non è, la mia CR (vestita in modo normale) a un certo punto mentre si trovava all’interno della limousine con le BNP sente accarezzarsi una gamba. Una delle ragazze voleva evidentemente esplorare il territorio.

A questo punto, io che ascoltavo, speravo in un epilogo con i fuochi d’artificio. Ma CR ha tenuto a precisare che ha fatto capire che quel territorio non era sondabile, eccetto che dal proprio fidanzato.
In discoteca poi vi è rimasta poco: un po’ stanca, un po’ perché le altre dopo mezz’ora erano già pregne di alcool come botti di rovere, alle 23:30 ha chiamato un taxi e se ne è tornata a casa.

Deluso dall’avere una CR così pusillanime, confido però in ulteriori racconti da parte sua. Magari da vivere anche in prima persona, ho già chiesto infatti se magari lei possa introdurmi in questo ambiente di conoscenze. Per raccogliere materiale sui miei studi culturali su usi e costumi (discinti) dei popoli, ovviamente.

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Il vicino-laser

 

Rientro a casa, parcheggio l’auto nel viale e chiudo il cancello. Apro la porta e vengo accolto da un odore familiare, che mi ricorda qualcosa dei tempi andati…a male. Avevo dimenticato di portar fuori la spazzatura. Ma non l’umido, il misto: quelle che impuzzolentiscono la pattumiera sono le vaschette di cibo per gatti, che una volta gettate nella spazzatura in poco tempo assumono un odore che sa di pesce marcio conservato in un calzino usato, di quelli di spugna che non lasciano traspirare neanche l’amianto.

Dopo aver ponderato se fosse il caso di arricchirsi vendendo tale segreto chimico ai russi o allo stato islamico, mi tappo il naso, chiudo il sacchetto e mi dirigo verso la porta. Tra le grate vedo un laser verde puntato sul mio balcone.

Emozionato perché per un attimo penso che il nonno laser disegnato da Sio esista veramente, esco fuori.

Alzo gli occhi e con grande delusione scopro che si tratta solo del mio dirimpettaio idiota, che accortosi di essere stato scoperto spegne il laser e china il capo grattandosi dietro la testa.

Gettata l’arma chimica e dato da mangiare al gatto che vive nelle piante sul balcone, sono rientrato in casa pieno di dubbi.


Non sto scherzando, come le foto di repertorio provano: ho un gatto pensile che ha sviluppato un rapporto simbiotico con la pianta appesa sul balcone, tanto che se la annaffio è lui che cresce.

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Non si capisce più dove finisca il gatto e dove inizi il terriccio.


Come dicevo, ho vari interrogativi:

1 – Perché il mio vicino prova un laser a mezzanotte e trenta?
2 – Perché lo prova sul mio balcone?
3 – Perché appena sono uscito fuori ha smesso, privandomi della possibilità di guardare il suo mirabolante laser verde all’opera?