Non è che il motto dell’autista sia “Che Dio tassista”

Leggendo il bel post di Zeus in cui racconta della sua trasferta in terra siciliana, mi è rimasto impresso quanto lui sia rimasto colpito dall’uso non convenzionale del clacson che si fa al Sud.

In effetti mi stupisco io di quanto gli altri si stupiscano. Poi realizzo che, in effetti, dal Centro in su fino al Circolo Polare Artico, non sanno.

Il clacson, nel Meridione, non è un semplice segnalatore acustico. È uno strumento polifunzionale. Non so se siamo stati noi a introdurre questa feature nelle nostre automobili o sono state le case automobilistiche a pensare a questa innovazione solo per noi, magari come test prima di estenderla a tutti.

1) È un mezzo di comunicazione.
Con il clacson si può salutare un conoscente, un amico in strada.

Si può anche comunicare con un altro automobilista:

– Bee beep!
– Beep bee!
– Blet-blet (un terzo che si intromette)

Attenzione, non mi riferisco alla clacsonata rabbiosa in risposta a una manovra scorretta: quello che ho citato è un vero e proprio scambio di battute amichevole. Ho visto fare lunghe conversazioni a colpi di linguaggio morse-clacsonico.

2) Serve a mettere in moto i veicoli
Fermi al semaforo, un colpo di clacson prima che scatti il verde farà avviare il veicolo che vi precede. Il clacson infatti, tramite un sistema “remote control” – che non è né infrarossi né bluetooth ma una tecnologia segreta – che si attiva solo ai semafori con le auto ferme, è in grado di collegarsi al motore dell’auto davanti e stimolarne la ripartenza.

3) Permette di superare gli incroci in sicurezza
Al Sud non è necessario rallentare agli incroci. Questo permette di tagliare i tempi morti delle frenate.
Avvicinandosi a un incrocio, l’automobilista potrà superarlo mantenendo la propria velocità semplicemente dando due colpi di clacson.

4) Funge da campanello
Un colpo di clacson sotto casa della persona con la quale si ha appuntamento la farà accorrere al balcone o alla finestra, evitando di scendere dall’auto. Molto pratico quando non si trova parcheggio e/o quando il citofono non funziona.

5) Strumento di corteggiamento
Il giuovine gaudente motorizzato, tramite segnalazione acustica può richiamare l’attenzione di una fanciulla per la quale prova interesse e farle pervenire, in codice sonoro – i dolci e romantici versi di poesia che ella gli ispira.
Questa funzionalità è purtroppo utilizzata a sproposito e in malo modo, rovinandone il romanticismo.

Dopo aver illustrato le funzionalità del clacson del Meridione, debbo però fare una doverosa precisazione: fino a che tale innovazione non verrà estesa a tutte le automobili in circolazione, non è prudente tentare di utilizzarla al di fuori del Sud Italia. 

Blet-blet.

Sono Mr Gin, risolvo problemi

Senza titolo-1Da un bel post di 

1) da Pulp Fiction (1994)
Per dire una battuta simile occorre classe, eleganza e serietà, altrimenti non suonerebbe credibile. Tutte qualità di cui posso dire di sentirmi dotato.

2) da L’oro di Napoli (1954)
Conosco parecchie persone che meriterebbero un pernacchio. Ma di quelli fatti bene, come si creavano una volta. Insomma, ci vuole un’arte.

3) da Il favoloso mondo di Amélie (2001)
Oh, che volete. Il mio romanticismo è rimasto a livello adolescenziale e non si è smosso di una tacca da lì.

4) da Prendi i soldi e scappa (1969)
Un giorno voglio presentarmi a un colloquio di lavoro di cui non mi frega nulla e agire così:

5) da I compagni (1963)
Questa invece è stata detta spesso

6) da Taxi driver (1976)
Questa invece è un mio sogno segreto che rimarrà irrealizzato: conosco gente che si è presa una coltellata per un sopracciglio inarcato, figuriamoci mettersi a fare lo spavaldo:



Che poi ce ne sarebbe anche una versione siciliana (da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970)

7) da Il grande Lebowski (1998)
E questo sarebbe ciò che succederebbe nel caso cercassero di fregarmi


Ce ne sarebbero tanti altri ancora da citare, ci penserò con calma e magari riprenderò l’idea più in là. Provateci anche voi!

Avevo un titolo, poi è svanito in un lampo oltre il muro del tuono

foto presa da internet

La punta del naso si appiattisce contro il vetro, che si appanna di una condensa ovale. A volte ancora mi perdo a giocarvi facendone disegni. Osservo l’acqua che scende copiosa da nubi cineree. Anche l’atmosfera sembra appannata. Sullo sfondo, alberi, colline e tessuto urbano sono soltanto delle opache figure. Il cielo si illumina all’improvviso. Vedo il fizz e conto i secondi che mancano al kaboom. Seguo con lo sguardo le gocce che scorrono lungo le maglie romboidali di una rete. Immagino che stiano gareggiando le une con le altre. Punto su una di esse, scommetto che scenderà prima dell’altra. No, invece: è precipitata a metà strada. È un vero peccato.

Penso.

Ti piace la pioggia? mi chiedesti inclinando la testa, sorridendo.
Mi piace nella misura in cui non comporti il bagnarsi e prendere freddo. Se sto al coperto, al caldo. Altrimenti, è solo un gran fastidio.

Non è sempre tutto così fascinoso come in un quadro del Romanticismo tedesco. Ma stabilendo le opportune distanze, io di qua e le intemperie di là, si può andar d’accordo.

Ci sono persone che si deprimono durante un temporale. Altre che sono terrorizzate da lampi e tuoni. Un po’ come il mio gatto, che quando infuria la tempesta gli viene il pelo sulla schiena a pinna di squalo e vuole accucciarsi addosso a qualcuno.

Io invece mi rilasso. Seguo il cielo che si scarica e percepisco fuggir via anche i pensieri. Le tensioni si allentano. Non amo le giornate con il cielo coperto da una cappa grigiastra, senza pioggia. Mi opprime il cuore e mi crea attesa d’altro. O che si apra svelando il Sole o che lasci scorrere l’acqua, purché si decida prendendo una strada.

Come spesso dico a me stesso. Prendi una strada.

Nel cielo mi rifletto come se fosse il mio specchio d’acqua.