Non è che il cantante bugiardo dichiari il falsetto

Essendo poco avvezzo a frequentare i centri commerciali mi capita di prendere abbagli come quello di oggi.

Sono passato davanti a un negozio che aveva “sport” nel nome: Tizio Sport.

Ho pensato vendesse materiale da sportivisti e quindi sono entrato. Poteva scapparci qualche incauto acquisto, magari un costume da nuoto con una pinna di squalo, tanto per.

Invece all’interno ho scoperto che vendeva solo volgare abbigliamento casual,  di quello tanto volgare che senza mostrare qualche oscena banconota da 100 non puoi acquistarlo.

Perché allora mettere “Sport” nel nome? Per attirare i gonzi (come me)?

Viviamo in un mondo di falsità.

Ho frequentato ristoranti che hanno ceduto alla moda di propinare il sale dell’Himalaya accanto alla bistecca. Anche se ho sempre creduto che chi mette il sale sulla carne sia una brutta persona, qualche volta ho ceduto, attratto dalle decantate meraviglie di questi granelli di salgemma che viaggiavano per migliaia di km fino ad arrivare a tavola.

Finché un giorno ho scoperto che tale sale non viene affatto dall’Himalaya e non ha niente di particolare. Semplice salgemma con ossidi di ferro. Ruggine per noi gonzi.

E so che alla fine tutti staranno pensando al quel che è il più grande inganno dei nostri tempi e cioè il push up, ma io dopo aver toccato con mano la questione sono giunto alla conclusione che è una falsa falsità. Trattasi infatti non di inganno ma di abbellimento e cura del sé. È come mettersi il deodorante. Rende più piacevoli. Soprattutto in un treno affollato alle 7 di mattina. Nessuno mi verrebbe a dire che sto ingannando qualcuno perché la mia ascella in realtà non sa veramente di tetracloributani atropici che fingono di essere muschio selvaggio delle foreste norvegesi.

È questo semmai il vero inganno, perché nessuno si metterebbe mai del vero muschio sotto le ascelle: che ipocrisia!

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Le estrazioni dell’8

Siamo quasi in dirittura d’arrivo. Da domani mancheranno Pasqua e Primo Maggio e poi fino al prossimo autunno si potrà stare in pace: niente più festività comandate o istituzionali. Certo, ci sarebbe ancora il 25 aprile (se Renzi non lo abolirà nel frattempo), ma in ogni caso siamo in discesa e inoltre finiranno le feste di negozianti e gestori di ristoranti, pizzerie e locali.

L’8 marzo in questo non fa eccezione, anzi, fa da cerniera tra Carnevale e Pasqua. La mimosa tira la volata per le uova nelle vetrine.

No, non sono impazzito né mi esibisco in dichiarazioni di disprezzo, seppur possono sembra tali.

Rammentavo una cosa che avevo letto in Watchmen (che poi non so se l’hanno inventata lì dentro o era ripresa da altro, in ogni caso ho questo ricordo e lo riporto così): nella propria autobiografia, Hollis Mason alias il primo Gufo sosteneva che bisogna iniziare con una cosa triste per accattivarsi la simpatia del pubblico, prima di iniziare a raccontare.

Io allora ho pensato di iniziare con una cosa antipatica per vedere cosa succede e se il pubblico arriva sino alla fine.

Nei giorni passati parlavo con una persona di disuguaglianza di genere. Spiegavo perché innanzitutto è definita come tale e non come, invece, disuguaglianza di sesso. Perché genere ha un significato più ampio: innanzitutto, varia nel tempo e nello spazio, perché il ruolo attribuito al genere è indubbiamente diverso oggi rispetto al Medioevo e qui rispetto all’altro capo del Mondo. Genere inoltre comprende modelli sociali, comportamentali: va oltre la dimensione biologica, dove, è innegabile, sussiste la diversità tra uomo e donna.

Partendo da questa premessa, oggigiorno nel Mondo esistono disuguaglianze di genere (a sfavore delle donne), di differente tipo a seconda dei contesti ma esistono ovunque.

Uno dei problemi è cosa fare per dare potere alle donne. È un tema delicato, dove si creano molti equivoci intorno a esso. Qualcuno pensa che significhi togliere potere agli uomini e sostituirli con le donne.

Non è così. Dare potere non ha attinenza con il dominio, non è potere su ma potere di. Potere come possibilità di fare.

Oggi esistono molte situazioni in cui la donna non ha possibilità o ne ha in modo limitato.

Ecco, la persona con cui parlavo di ciò, una donna, mi diceva che la parità non la vuole. Tanto non esiste, non c’è e non si raggiungerà mai. Quindi non ha senso starne a parlare, l’uomo faccia l’uomo e la donna faccia la donna.

Non è la prima cui sento dire ciò. Qualcuno rimembrerà di quando avevo parlato di Collega Joker e delle sue teorie sui ruoli.

Credo ci sia sempre molta confusione anche quando si parla di ruoli. Qui non stiamo parlando dell’uomo che paga la cena o che apre la porta o che “deve fare l’uomo” (che poi dovrebbero anche darmi una definizione di cosa voglia dire “fare l’uomo”: ah perché, Gintoki, non lo sai? Stai inguaiato allora! Ma io sono un gatto, quindi io faccio il gatto), si tratta di discorsi di più ampio respiro e che di certo non mettono in discussione i ruoli, ma il valore e il peso specifico che viene dato a essi.

E che vanno al di là di una vetrina decorata. E a volte mi sembra strano o inusuale che proprio dalle donne vengano certi discorsi così negativi e mi chiedo cosa proprio non stia funzionando tra la gente.