Non è che se riduci il coffee break allora sei in meno-pausa

Io e il Sam Tarly che ho in ufficio cerchiamo ancora di trovare la giusta lunghezza d’onda. Credo lui stia profondendo sforzi in timidi tentativi di stabilire contatti con me.

Adesso la mattina, appena arrivati in ufficio, mi fa una piccola rassegna stampa.

Mi ha detto del ragazzino che ha vinto una fornitura di pollo fritto per un anno per aver ottenuto il record di retweet. Chissà poi quanti tweet otterrà per commemorare il suo fegato.

Stamattina mi ha chiesto se fossi a conoscenza della storia di Cicciolina che è stata morsa da un cane e ha chiesto un risarcimento ma si è scoperto fosse una truffa.

Insomma, come si può notare si interessa di grandi temi di attualità e geopolitica.

Ieri mi dice:
– Stavo seguendo i risultati delle elezioni francesi…
– Ah, bene – penso io –  allora si interessa di politica internazionale!
– …incredibile…il nuovo Presidente sta con una di 24 anni più…
– …più grande di lui, sì, lo so.

Mi ero illuso.

Va detto che, su Macron, questo è l’argomento di cui parlano tutti. È il solo argomento che sembra interessi a tutti: Sta con una vecchia.

A tal proposito devo contraddire il mio conterraneo fumettista Natangelo, l’argomento infatti non è al centro del dibattito solo in Italia. È arrivato perfino in Ungheria.

Da una parte lo capisco, il buon Sam Tarly. Non mi posso aspettare certo grandi analisi da parte sua.

Ha l’aria di uno che ha smesso di guardare il volley femminile quando le atlete hanno cessato di giocare in mutande per passare ai calzoncini.


Ah no, quello ero io.
Ma erano tempi difficili nella mia adolescenza, senza internet, senza Instagram, senza più Postalmarket. C’erano solo Studio Aperto e il volley, di giorno, per allietarsi. Ma io cercavo anche un po’ di approfondimento di attualità e cultura. E quindi guardavo il volley, non Studio Aperto.


Inoltre, in fondo si sa che alla gente interessa veramente un’unica cosa. Non importa chi tu sia o cosa tu faccia nella vita. Importa cosa fai del tuo pene e cosa fai della tua vagina.

Che non sono neanche veramente tuoi. Anche se ne sei il proprietario nominale e li porti in giro in modo gaudente, sono organi di dominio pubico, sempre sulla bocca di tutti.

Io credo, ad esempio, che il problema degli Adinolfi e di tutti quelli che pongono e si pongono tanti problemi riguardo l’omosessualità sia una semplice reazione di rifiuto legata al visualizzare mentalmente peni con peni e vagine con vagine. Io non visualizzo peni, talvolta vagine ma solo a tarda ora, ma altre persone invece hanno una fantasia molto più accentuata e impressionabile. Se fossimo tutti lisci come Ken e Barbie a nessuno importerebbe invece che Ken abbracci Ken e Barbie abbracci Barbie!

Quindi la soluzione è: togliamo il pene agli Adinolfi e staremo meglio.

Tornando a Sam Tarly, sono rimasto scioccato quando, sempre parlando di Macron, ha aggiunto:

– Io poi non capisco a volte come uno faccia…cioè lui sta con una in menopausa…I mean…He cannot have sex with her.

Ho riavvolto il nastro mentalmente per riascoltare ciò che aveva detto, perché forse avevo capito male.

HE CANNOT HAVE SEX WITH HER.

Sono rimasto un attimo in imbarazzo. Una goccia di sudore mi colava lungo la fronte. Non sapevo se dir qualcosa o tacere.

Pensavo di uscire dall’impaccio con una battutina, del tipo: Beh magari con del lubrificante…, ma mi sembrava alquanto sessista e anche presuntuoso. Che ne so io della Signora Brigitte Trogneux? Lei potrebbe benissimo rispondermi Ue pirletta, il lubrificante lo dai a tua sorella, io sono al top, t’è capì? Taac e farebbe anche bene.


La signora nella mia mente ha ascendenze meneghine.


Ho anche pensato di inviargli via Skype dei video didattici di YouPorn dove delle signore, coetanee di Brigitte Trogneux, mostrano in dettaglio ai giovani inesperti cosa sia il sesso. Però questi video mi sembravano un poco falsi e costruiti ad arte e poco adatti a supportare la mia tesi; la qualità video invece di quelli garantiti come artigianali (in che senso, poi? Saranno bio? Senza glifosato?) non sembrava eccelsa.

Alla fine però ho pensato di farmi i fatti miei.
Cosa posso mai saperne se non si tratti magari invece di una questione religiosa? Forse c’è un qualche principio che stabilisce che non si può più far niente in menopausa. Io lo ignoro in quanto non addentro alla materia teologica: figuriamoci, se fossi una donna concorrerei per il concorso di miss-credente.

Quindi alla fine ho taciuto evitando di offendere le convinzioni altrui.

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In Africa mi salverei in calcio d’Angola

Ovvero di come fui raggirato da svedesi e giapponesi e rapito da un angolano.

L’altro giorno ho ritrovato il mio tesserino di quando lavorai per il World Urban Forum VI* nel 2012.
*È una conferenza itinerante sullo sviluppo urbano sostenibile (3 anni fa fu a Napoli) organizzata da un’agenzia dell’ONU (UN-Habitat).

Furono 10 giorni (l’evento + i preparativi) molto interessanti.

Innanzitutto capimmo ben presto che noi volontari dell’ufficio stampa non servivamo a molto: scrivere comunicati si rivelò non essere compito nostro (il WUF aveva già un proprio canale ufficiale), la rassegna stampa era del tutto inutile perché non la guardava nessuno, l’assistenza ai giornalisti accreditati era un evento abbastanza raro (nessun giornale o canale tv inviò stabilmente i propri inviati, al massimo si recavano lì, scrivevano il ‘pezzo’ e andavano via). Cercammo comunque di renderci utili per non usurpare il gettone giornaliero che ci veniva corrisposto.

Un giorno ad esempio feci lo steward che accompagnava giornalisti e personalità, chiamate a partecipare ai dibattiti, per i 20 metri che separavano il cancello dei controlli dalla sala accrediti. Perché non si sa mai cosa può succedere in un tragitto così lungo e pericoloso: sequestri, attentati, arrivo delle ruspe di Salvini (che all’epoca si allenava con le macchinine, forse) e così via.

La nostra sede ufficiale era la sala stampa, vuota di giornalisti per i motivi già descritti, il che la rendeva semplicemente una sala wi-fi free. Noi volontari che stazionavamo lì venivamo scambiati per tecnici informatici. In realtà esisteva uno staff di volontari informatici, la cui sede era purtroppo 200 metri più avanti, in un altro padiglione. Una volta, dopo essere andato avanti e indietro per cercare di prenderne uno in prestito, fui rapito da uno spazientito inviato dell’Angola che mi prese sotto braccio e, indicando una sedia, mi fece capire “mettiti qui e risolvi questa cosa”.
Il problema in questione era che il suo notebook non si connetteva a internet pur inserendo correttamente la password. Mi salvai artigliando il mio responsabile e piazzandolo subdolamente al posto mio per salvarmi in corner.
Io ho un problema coi computer, ma non con tutti. Solo quelli degli altri. Ai miei apparecchi riesco a far fare tutto ciò che voglio, a costo di smadonnamenti e ricerche di tutorial online. Per il semplice motivo che se sbaglio qualcosa sono io il padrone dello strumento. L’ansia di causare un danno a una proprietà altrui mi porta a dire sempre “non ho idea di come si faccia. Hai provato a (soluzione banale, del tipo premi F5)…Ah già fatto? Allora non so”.

La zona più bella era il padiglione con gli stand degli Stati. Da quello dell’Angola ricevetti come gadget una maglietta, un cappellino e una penna. E pensare che non risolsi neanche il problema wi-fi del loro inviato.

Lo stand della Palestina distribuiva sciarpe con la bandiera palestinese e lasciava assaggiare pane con origano e olio di quella terra. La sciarpa fu da me indossata alla cerimonia di chiusura del WUF. Quando ebbi di fronte il capoccione di UN-Habitat che presiedeva l’evento e che strinse la mano a tutti noi volontari, notai in lui un’espressione di malcelato imbarazzo quando mi osservò.
Come quella volta nel 2003 che alla festa di 18 anni di una compagna di classe io e un mio amico ci presentammo conciati come due barboni: io felpa, pantaloni hip hop e catene, lui in piena fase Drugo Lebowski, mentre la festeggiata era abbigliata come alla comunione. Ma lei al telefono aveva detto “venite a prendere una fetta di torta, una cosa tranquilla”. Ho capito anni dopo che prendere una fetta di torta non vuol dire semplicemente presentarsi e prendere una fetta di torta.

Presso lo stand del Giappone era possibile far scrivere il proprio nome in katakana. Un’attività simpatica ma pressoché inutile, in quanto non esistendo in Giappone un corrispettivo dei nomi occidentali, la traduzione è una mera trascrizione fonetica. Essendo il giapponese una lingua sillabica, un nome come, ad esempio, Alessandro, diverrebbe Alesusanduro.
Io mi recai tre volte lì e da tre persone diverse ottenni 3 scritte diverse che variavano in base a come loro capivano l’accento sulla parola.

Lo stand della Svezia un giorno offrì un buffet. Ma non di prodotti tipici svedesi, ma di cose italiane. Peccato fosse tutto congelato: la pasta al forno era un blocco di ghiaccio, le mozzarelline erano dei ghiaccioli da sciogliere in bocca. Persino le olive erano surgelate. Ancora mi chiedo se fosse un richiamo al clima scandinavo o un errore culinario. O magari una burla.

Un gadget che ci autoregalammo fu una pennetta usb 32gb col logo dell’Onu, che non era riservata a noi ma ai partecipanti dell’evento. Dato che erano arrivate in sovrannumero, ritenemmo opportuno considerarle di nostra iniziativa un ricordino della manifestazione per noi volontari.

La mia la ebbi per poco, però. La cedetti a una anziana signora francese che batteva sulla tastiera soltanto con i pollici, avendole l’artrite compromesso le dita. Venne nella sala stampa per aggiornare il suo blog e inviare un ‘pezzo’ a non so chi. Doveva poi salvare l’articolo su pennetta, ma la sua smise di funzionare e quindi le diedi il mio gadget preso clandestinamente.

A un ricordino è meglio un ricordo.