Non è che internet sia un posto fantasy solo perché ci sono i troll

Italia, A.D. a caso. Discorso di insediamento di un nuovo Presidente (della Repubblica, del Consiglio…fate voi):

– Sarò il Presidente di tutti gli…

Teste che annuiscono compiaciute. Conoscono già il discorso che un team di macachi ha battuto sotto dettatura. Di un macaco.

– …tutti gli…Australiani!

Sguardi di perplessità nell’assemblea.

– Ah Ah ve l’ho fatta.

Ecco, sarebbe bello che nei momenti formali, nelle situazioni in cui occorre esser rigidi e compassati e seri si potesse inserire, senza conseguenze, un elemento di pazzia, un guizzo di stravaganza, una trollata, come dicevamo noi giovani nell’era delle chat e dei forum.

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Al docente universitario alle prese col 50esimo studente di fila che gli recita a memoria il capitolo 4 del trattato “Storia del calcestruzzo armato comparato”, invece di far cadere la propria mascella sulla mano che la sostiene, abbattuto, aspettando che venga presto la fine della giornata, potrebbe esser concesso di saltar sul tavolo ed esercitarsi nel tip-tap.

A un colloquio di lavoro – ultimamente sembro monotematico ma è un po’ il tema del periodo – per stemperare la tensione e ammazzare l’ansia vorrei, senza che fosse considerato osceno oppure offensivo, calarmi i pantaloni e poggiar sulla scrivania – di vetro, lasciando l’impronta – quel che è ben intuibile.

E perché non far una pernacchia, uno sberleffo, lo scherzo del Eh? Cosa?….Puppa!…al proprio autorevole interlocutore?

Così, de botto, senza senso.

Penso che risparmieremmo tanti interventi di psicanalisi, ricorsi a coadiuvanti dell’umore, corsi di yoga acrobatico e altri scacciapensieri artificiosi se ci fosse concesso di viver qualche gettata di follia amichevole e non perniciosa per scaricarci.

Poi mi connetto al mondo e sento parlare persone. Persone che influiscono sulle vite degli altri. E sento tante di quelle cazzate esponenziali che mi rendo conto che già c’è troppa follia in giro e che allora vorrei trasformarmi nella Signorina Rottermeier e raddrizzar schiene a suon di scudiscio.

Folle, no?

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Non è che al macellaio fifone tu non possa chiedere se ha del fegato

È da qualche tempo che penso ci siano cose che non vadano nel Mondo. Non mi riferisco ai grandi temi, a due con strani capelli che vogliono darsi delle forti testate, alla democrazia con le crisi da Terza Età o all’eiaculazione precoce.

Penso più a delle storture, a realtà coartate.

Ad esempio, le offerte di lavoro. Ogni giorno ne vengono pubblicate migliaia da parte delle aziende.

In realtà quelle sarebbero domande di lavoro. È così che funziona. Non lo dico io ma un qualsiasi manuale di economia. Le imprese domandano lavoro, i lavoratori offrono il proprio lavoro. Vuoi per ignoranza, vuoi per malafede, il rapporto viene capovolto: si dice che le aziende offrono. Gentilissimi.

Forse è la parola lavoro che causa fraintendimenti. Andrebbe sostituita con prestazione, che rende più chiara l’idea. Io (azienda) ho bisogno di una prestazione. Quindi domando (di certo non posso svolgere una prestazione per il lavoratore). Il lavoratore fornisce una prestazione. Quindi offre.

Forse però messa così in termini di prestazione la cosa sembra avere un che di risvolto sessuale. Del resto, spesso chi si approccia al prossimo con l’intento di riemdiare una prestazione sessuale anch’egli fa credere che in realtà la stia offrendo, come se fosse un qualcosa di irrinunciabile o un favore. Quindi forse non c’è nulla da fare e bisogna arrendersi ai ribaltamenti semantici.

La seconda stortura che mi offre – e io non sto nemmeno domandando – grattacapi riguarda l’anaffettività.

Oggi sembra normale e giusto essere degli anaffettivi. E chi ancora riesce a esprimere sentimenti è considerato un poveretto che ingoia unicorni e vomita arcobaleni, o forse un unicorno che defeca umani colorati o non mi ricordo bene cos’altro di equino e cornuto.

Tra parentesi l’immagine stessa degli unicorni ha un che di sbagliato. L’unicorno è uno scherzo della Natura ed è per questo che per fortuna non esiste.

L’immagine della leggera e sognante soavità in cui si accusa di viver gli allocchi emozionali andrebbe a mio avviso collegata a qualcosa di più concreto e sensato.

L’ano di Sasha Grey.

Siamo d’accordo che la zona anale non svolga funzioni nobili ma sono convinto che chi per mestiere trae sostentamento economico dalla summenzionata area sia professionalmente dedito a regolari operazioni di manutenzione, pulizia, convenienza e cortesia, aperti anche la domenica. Quindi al sempliciotto sognante auguriamo – in via canzonatoria – un buon ano (di Sasha Grey).

Se poi sono da considerar io un ingenuo nel credere ciò, allora mi auguro da solo un buon ano.


Gli androidi per il sesso sognano del pecoreccio elettrico?


Gli anaffettivi e tutti coloro che si mascherano dietro il gelo emotivo come modo d’essere soltanto per mancanza di fegato (e parte della cistifellea) hanno rotto il cazzo. Questa non è una frase anaffettiva, au contraire, è una esternazione sincera e profonda di un sentimento. L’odio.

La terza cosa che non mi torna riguarda il buonismo.

La sensazione comune è quella di vivere come se l’espressione buonista fosse sempre esistita. Del resto non si ha memoria di un momento fondativo di tale vocabolo. Potrebbe risalire benissimo alla Preistoria o giù di lì per quel che ne sappiamo.

Io invece credo nell’infanzia di non averlo mai sentito. Può darsi fossi un bambino cattivo e mi dessero quindi del cattivista.

O forse, invece, è una invenzione giornalistica della seconda metà dei Novanta.

È una tecnica di avvelenamento del pozzo. Una stortura del termine buono – come se da oggi cominciassi a prendere parole positive a caso deformandole in -ista per trasformarle in negativo – per definire un individuo ritenuto troppo tollerante o troppo di buoni sentimenti. Il particolare che mi disturba è che tali accuse vengono da chi però non è per niente tollerante ed è privo di alcun buon sentimento (a parte quelli per sé stesso).

È come il caso degli anaffettivi di cui sopra che disprezzano le emozioni degli altri (cioè di quelli che sognano l’ano della Grey).

Forse non resta che adeguarsi per sopravvivere.

Quindi, non fate i soliti anisti!1!!11!