Non è che il fotografo si rivolga a un piromane per mettere a fuoco

Quando lo sguardo indica il castello, l’uomo savio contempla la mia camicia
(dal Libro gintokiano dei motti)

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Ci sono delle volte in cui mi blocco. Mi fermo, pur rimanendo attivo.
È come il cellulare che va in risparmio energetico quando non è utilizzato.

È un esempio stupido.
Dubito che qualcuno dia modo al telefono di andare in risparmio energetico. Forse durante la notte, ma ci sarà chi magari lo tocca anche dormendo.

L’ultima che mi aveva adescato probabilmente era una di queste persone. Se accedevo a Whatsupp per leggere un messaggio, lei mi scriveva o mi chiamava per dirmi “Sei online”. Quindi o aveva un programma spia nel mio telefono o stava continuamente a monitorarlo. O forse monitorava un programma spia. O era essa stessa una spia.

Sì, sono online. Non sempre. Vado spesso offline.
In alcuni momenti non mi interessa nulla di ciò che mi avviene intorno. O di ciò di cui mi stanno parlando.

In quei momenti, semplicemente, non mi importa.
Non mi importa del calciomercato.
Non voglio sapere chi ha lasciato chi perché ha fatto cosa.
Non ho visto quel film e non credo che lo guarderò anche se sto dicendo “Uhm, allora devo guardarlo”.
Non conosco quel tizio quindi è inutile che continui a parlarmene.
Non so cosa mangerò stasera: toccherò il frigo dicendogli “Adesso ti aprirò e la prima cosa che mi mostrerai la mangerò. E non fare come l’altra volta che c’era una scatoletta di cibo per gatti”.
Non ho voglia di ascoltare verbosi e prolissi soliloqui come i monologhi di un cameriere che racconta la storia del piatto che ti ha messo in tavola, che ho sempre pensato che sarebbe buffo se uno parlasse come un cameriere che descrive un piatto: ebbene, io conosco il proprietario di un ristorante e un giorno, vedendolo col braccio ingessato, gli chiesi cosa fosse accaduto, per convenzione sociale; mi aspettavo un “Sono caduto dalla scala”, “Stavo giocando a calcio” e cose così, lui invece esordì con “Infrazione dello scafoide carpale con interessamento…”. Su “interessamento” ho smesso di interessarmene e quindi non ricordo come sia finita la storia.
Non mi importa sapere che non ti sei fermata a salutarmi perché quella volta stavi per perdere la metro: ce ne è una ogni 10 minuti, quindi a meno che “perdere la metro” non fosse da interpretare letteralmente e che tu fossi proprietaria di un convoglio della metro che rischiavi di perdere all’assemblea degli azionisti, non mi interessa.

In quei momenti, non mi importa.
Voglio solo stare fermo.
Come se fossi una fotografia vivente.

 

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Non è che l’anziano lento sia un vecchio adagio

Pomeriggio.
Sono in un negozio per animali per comprare dello scatolame per gatti che costa quanto una fetta di chianina.

Mentre la proprietaria imbusta il tutto, mi fa

– Tutti quanti con questa barba, ma che dovete fare non capisco
– È bella la barba, se curata
Dico, e nel frattempo getto un’occhiata a una cliente entrata dopo di me, intenta a esaminare una confezione di croccantini come se stesse leggendo la trama di un libro di Pinchon. Una ragazza molto giovane. Per un attimo ho il pensiero di aggiungere “E poi la barba piace alle donne”, cercando conferma e complicità nella giovane, poi qualcosa nella testa mi dice che nonostante il caldo sia meglio evitare di far calare il gelo.
– Aé, ma che dovete fare, sembrate tanti vecchi. Pure mio figlio, 26 anni, con ‘sta barba, glielo dico sempre, tagliala, e lui dice che si scoccia. Sembri un vecchio, gli ho detto. Tu quanti anni hai?
– 31
– Va be’, mio figlio però è più giovane
– Eh infatti, giustamente io invece già son vecchio, quindi posso pure tenerla…
Dico mentre prendo la busta e me ne vado.

Signora, ma se ne vada a quel Paese lei e suo figlio.

Sera.
Sono a un concerto nel giardino di una elegante villa. Suona un pianista di cui non riesco a fissare il nome pur avendolo letto una decina di volte.


Lubomyr Melnyk.


L’artista ama molto parlare e prima di ogni pezzo fa una lunga introduzione. In inglese, ma molto comprensibile.

A un certo punto si avvicina al palco un omino. Un tipo occhialuto e bassino e con la pancia a marsupio.


La pancia a marsupio è quella conformazione tipica che si sviluppa negli uomini. In pratica, stringendo i pantaloni fin sotto l’ombelico, la pancia in eccesso strasborda oltre la cintura creando questo sacchetto che grava in avanti a mo’ di marsupio.


L’omino marsupiale interrompe l’artista mentre sta presentando un pezzo, proponendosi come traduttore.

Inizia traducendo parola per parola, molto bene. Poi inizia a saltare delle frasi.
Il culmine lo raggiunge quando l’artista si produce in un’ampia metafora sulla bellezza nel mondo e il male, arrivando a citare poi l’ultimo episodio di Twin Peaks nella stanza dalle tende rosse con il nano. Il discorso viene mal riproposto dall’omino marsupiale.


Metafora di cui purtroppo ho perso il filo e che non saprei riproporre a parole mie, quindi credetemi sulla parola sul fatto che fosse un discorso interessante.


Sul finale al suddetto omino poi suona il cellulare. “Mia moglie, scusate”, esclama. Raffazzona in qualche modo il resto della traduzione e poi si allontana. Penso fosse per raggiungere la moglie che lo aspettava col battipanni.

Sono rimasto nel dubbio se fosse un intermezzo comico o ci fosse un qualcosa di lynchiano anche lì.

Sulla via del ritorno a casa ho tentato di collegare i due episodi della giornata, giungendo a delle riflessioni.

La barba in ogni caso non mi invecchia, perché mi danno sempre meno anni rispetto a quando non la avevo.
Inoltre, non potrò essere ufficialmente vecchio finché non avrò un marsupio di pancia da sfoggiare.


Il pezzo introdotto dal discorso su Twin Peaks è questo:


Non è che per uno schiaffo il maiale porga l’altro guanciale

Come accennavo nel precedente post, CR è tornata ad avere paturnie sentimentali. Questa è la conversazione che abbiamo avuto venerdì.

G: Ciao!
CR: Ciao Gintoki!
G: Allora, l’Ingrugnito ha trovato finalmente casa, eh?
CR: Lasciamo stare, sono due giorni che non ci parliamo.


(nel frattempo, all’interno della mia testa)
COMANDO 1 A SQUADRA ALPHA: RITIRARSI, È UNA TRAPPOLA! RIPETO, RITIRARSI!


G: Congratulazioni! Avete trovato il segreto per una coppia felice. Ora non vi resta che non parlarvi per i prossimi 30 anni almeno e starete benissimo insieme come tante coppie sposate.


COMANDO 1 A SQUADRA ALPHA: OTTIMA MANOVRA DIVERSIVA


G: Comunque, come mai? Cosa è successo?


SQUADRA ALPHA! NON IN QUELLA DIREZIONE! RISPONDETE!


CR: Lui mi fa innervorsire. Va bene io sono fatta in un certo modo e sono pure cagacazzo, ma non è possibile che…


COMANDANTE, LA SQUADRA ALPHA È CADUTA NELL’IMBOSCATA


CR: …ogni volta debba sempre dirgli cosa fare o cosa non fare. Non capisco perché gli uomini debbano essere così immaturi.
G: Beh, ma non siamo tutti così, dai. Ti invito a correggere quest’affermazione o ti terrò il muso tutto il giorno.
CR: Per esempio, è mai possibile che finalmente trova una casa che gli va a genio e la prima cosa che fa è chiamare gli amici per farli venire a vedere? Stavamo ancora parlando con la proprietaria, manco aveva messo piede che deve chiamare i compagni suoi? Ti pare?
G: Molto scortese. Poteva almeno organizzarsi prima per accoglierli con bibite e qualche salatino invece che a mani vuote.
CR: E poi uno dei due amici viene col cane. E lui senza problemi fa: Sì sì entra, entra.
G: Mah, a casa mia se mi garantisce che è pulito e non sporca, il cane può anche lasciar entrar dentro l’amico per non lasciarlo fuori.
CR: E poi quando finalmente gli amici hanno detto che la casa è un buon affare, lui si è convinto. Quando lo dicevo io sembrava che non mi ascoltasse nemmeno. Ti pare giusto che uno non ti dia retta quando parli?
G: Scusa ero distratto a togliermi del cerume dall’orecchio e non ti stavo seguendo.
CR: Ma poi non è solo questo, io mi sono scocciata di dover stare sempre a riprenderlo, come con un bambino. Non voglio trovarmi, se avremo un figlio, a doverne poi gestire due.
G: Vedila così, se avrete un figlio avrai già un buon allenamento alle spalle. Sai quanta ansia da madre e quanto Xanax potresti risparmiarti?
CR: E poi un’altra cosa che mi irrita è che si giri sempre a guardare le altre. Sai che dice lui? Eh ma noi maschi siamo bestie, che ci vuoi fare. Non so più come farglielo capire che mi dà fastidio. Ho provato a fare finta di niente, a prenderla sul ridere, ad arrabbiarmi.
L’ho preso pure a schiaffi!
G: No, questo non va bene. Potrebbe crearti problemi con la Protezione Animali.
CR: Pure domenica scorsa, stavamo a pranzo dai miei parenti e lui che commentava mia nipote di 19 anni.
G: Ha un futuro da Presidente del Consiglio.
CR: Sai cosa mi preoccupa? In lui vedo gli stessi atteggiamenti di mio padre.
G: C’era uno psicanalista austriaco che ti avrebbe trovata interessante.
CR: E comunque io sono stanca.
G: Sapessi io.
CR: Come dici?
G: Che comprendo la tua frustrazione e il tuo scoramento.
CR: Comunque, tu come stai?
G: Ho la colite. Mi piglia sempre quando sto nervoso.
CR: Eh sta girando questa influenza.
G: Già, è veramente brutto quando parli e non ti ascoltano.

Non è che per un focolare domestico serva legna da ardere

Buone nuove.
Non sono più un homeless. Mi sono insediato nella mia nuova stanza, di cui allego qualche testimonianza fotografica.

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Il simbolo della conquista di una nuova stanza è la camicia a quadri gettata sulla sedia.

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E così ampia che potrei montare un canestro da basket su una parete e organizzare tornei 3 vs 3. C’è pure il parquet.

Mi accompagna sempre il caro Jesus, perché, si sa, ci vuole un Jesus personale come dicevano i Depeche Mode.

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Notare la asettica semplicità di un arredamento IKEA.

Ho notato che qui a Budapest sembra essere tutto IKEA.

Ho notato anche altro. Che, ad esempio, in tutte le case che ho visto e compresa la cucina dell’ufficio, il mobiletto sopra il lavandino non ha lo scolapiatti.

Non esiste lo scolapasta.
Ho notato però in più case, compresa quella in cui ora vivo, la presenza di un oggetto cilindrico e bucherellato, che pensavo fosse appunto usato per quello scopo.

Ho scoperto poi che serve per metterci le posate ad asciugare.

Come avevo anticipato, avrò una coinquilina cinese.
Non è un soprano e credo abbia abitudini alimentari sobrie e parche. È già un buon punto di partenza.

Non ho ancora capito che opinione abbia di me.

La prima volta che ci siamo incrociati, mi ha guardato con un misto di preoccupazione e perplessità.

Quando ci incontrammo la seconda volta, per un caffè organizzato dalla proprietaria per darci modo di conoscerci, mi ascoltava rispondere alle sue domande con un’espressione del tipo “Non ce sto a capi’ un cazzo di quel che dici” o anche “Sì aspetta che mo me segno che nun me ne frega un cazzo”.


Per scelta stilistica, i pensieri di CC (coinquilina cinese) saranno espressi in romanesco.


Forse mi odia perché voleva la stanza grande, ma, dato che sono stato il primo a rispondere all’annuncio, la proprietaria ha dato precedenza a me.

La sua stanza è più piccolina e col letto su un soppalco.

Ieri, quando mi sono trasferito, lei mi ha chiesto se potesse dare un’occhiata alla mia stanza, esclamando poi “Aò, stanotte dormi come er Papa”.

Sapete, per un attimo ho pensato di proporle di scambiarci le stanze. Tanto il contratto non era stato ancora firmato e il suo andava anche modificato a causa di un errore.

A me in fondo non costava niente, anzi, avrei risparmiato 30 € di affitto mensili investibili poi in bagordi e trastulli.

Poi forse fa più per me una stanza piccolina. Sono un gatto, noi amiamo infilarci nei posti piccoli.

Per un attimo ci ho pensato.
Poi l’ho guardata e mi son detto “Nah, non ne vale la pena”.

Secondo me questo doveva essere uno di quegli eventi Sliding Doors che mettono la vita su due binari differenti. Se le avessi proposto di scambiare le stanze la nostra convivenza avrebbe preso un’altra strada, forse.
Adesso invece è possibile che tenti di uccidermi nel sonno.

Comunque sono contento. Ho trovato un posto che è in ottima posizione. A 30 mt ho tram, metro, taxi. Anche se credo mi asterrò dal prendere un tram con le lucine.

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Ho il supermercato sotto casa. C’è un sushettaro (da verificare), un greco e due kebabbari che ho visto frequentati da arabi, quindi presumo debbano essere buoni. C’è una farmacia a 50 mt e un H&M a 40.

Mi manca internet al momento, infatti adesso sto scroccando il wifi di uno Starbucks e credo farò lo stesso domani per seguire le partite del campionato.


Ma come, Gintoki, fai tanto l’anticonformista e poi vai da Starbucks?!
In assenza di meglio, perché no. Non ho problemi con Starbucks, ho problemi con gli starbucksminchia.


A proposito di H&M, ho già fatto i primi incauti acquisti. Volevo un pigiama e ho optato per questo abbinamento.


La maglietta di Topolino credo comunque non sia un pigiama ma venga venduta come t-shirt da esterno.


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Insomma, qualsiasi tipo di emergenza, alimentare, sanitaria, trasporti, camicie a quadri, può essere soddisfatta immantinente.

Il tutto spendendo un niente rispetto ai prezzi romani.

Eppur mi manca Roma.

Certi atteggiamenti non sono proprio canini

Una storia di ordinaria follia.

Un conoscente (che definiremo Conoscente), l’altro giorno recandosi al lavoro in una ridente città – che chiameremo Ridente Città – ha trovato un barboncino che vagava in strada. Senza segni evidenti di malesseri o maltrattamenti e con il collare al collo (in fondo un collare in che altro posto dovrebbe stare?), ma senza medaglietta.

Di sera, uscito dall’ufficio, ha saputo che il cane era stato preso in custodia da un anziano signore, che aveva anche provato a chiedere in giro se fosse di qualcuno senza ricevere alcun riscontro positivo.

Conoscente, una volta parlato con Anziano Signore, decide di portare il cagnolino a casa. Lo fa controllare dal veterinario che gli pratica anche un’iniezione preventiva non so per quale infezione.

Il giorno dopo Conoscente si reca all’Asl per identificare il microchip e tramite esso risalire al/la proprietario/a. Rintracciato il numero di telefono, chiama e risponde una donna che conferma di essere la proprietaria del cane e che sostiene che l’animale fosse scappato. Piccolo particolare: la non tanto ridente città – che chiameremo NTR Città – dove abita la donna è a 28 km da dove il cane è stato ritrovato.


Un cane di nome Forrest Gump, non c’è che dire.


La donna poi aggiunge: “Sai che ti dico, a me mi ha scocciato ‘sto cane, tienitelo”. <Clic>.

Conoscente prova a richiamarla ma lei si inalbera e riattacca.

Conoscente, ormai avendo preso a cuore e anche un po’ nel pancreas la questione barboncino, da buon cittadino si dirige dai Carabinieri, cui spiega la situazione. I CC chiedono a Conoscente di  chiamare nuovamente la donna, col telefono in viva voce. La signora conferma di non volere più il cane e inizia a urlare improperi. Al che interviene il carabiniere che spiega alla signora che rischia grossi guai per abbandono dell’animale. La donna riattacca e spegne il telefono.
Il carabiniere consiglia a Conoscente di rivolgersi ai Vigili per la denuncia di ritrovamento (non è mi è chiaro il perché questo passaggio di consegne).

Il giorno dopo, i Vigili fanno un tentativo telefonando alla signora e spiegando che in quel preciso istante stavano per procedere a un verbale da 10mila euro. La signora allora si scusa per lo spiacevole malinteso, affermando che quella che aveva risposto al telefono sino a quel momento fosse sua figlia, nota in famiglia per avere un carattere fumantino e un po’ borderline.


Piccola pausa lettura per esclamare Ahhh, certo.
Fatto? Andiamo avanti
.


Dice che è sua intenzione risolvere al più presto la cosa e farà avere sue notizie per concordare il recupero del cane.

Trascorrono due giorni, nei quali il barboncino – diventato tra l’altro un po’ aggressivo – resta a casa di Conoscente. Poi i Vigili ricevono una telefonata dalla signora per l’appuntamento per il ritiro. I Vigili avvisano Conoscente, che carica il cane in auto e si reca al comando.

A prendere il barboncino si sono presentati 3 gentiluomini (poi qualificatisi come il padre e due fratelli della proprietaria del cane) che dall’aspetto e dal modo di parlare si capiva che dovevano essere iscritti a qualche club letterario ospitato nella Curva A dello Stadio San Paolo, praticanti di sport come lo sputo del nocciolo di oliva e il lancio del mozzicone di sigaretta. Insomma, persone che hanno le qualità intellettuali per confutare la Critica della ragion pura di Kant, perché tanto la ragione se la prendono sempre loro e se è pura sanno come tagliarla e smerciarla.

I tre letterati prendono in consegna il cane – non senza difficoltà perché l’animale alla loro vista diventa feroce come un Vittorio Sgarbi che ha visto una capra – rassicurando che da loro starebbe stato bene, perché “hanno un intero campo dove ci sono altri cani”.


Un camposanto?


E con questo termina la storia.
Conoscente avrebbe volentieri tenuto il cane ma non poteva certo farlo.