Non è che se uno è nervoso mentre gioca ai videogiochi rischi di perdere il controller

Novità. Ho una stanza a Milano. L’ho trovata in un paio di giorni di giri. La zona mi piace. La prima cosa che ho fatto per valutare l’area è controllare quante farmacie avesse nei dintorni e a che distanza.


Per la cronaca: ce ne sono 5 nel raggio di 500 metri.


Non ho un problema di ansia o ipocondria. Si tratta semplicemente di essere previdenti. So che quando arriverà l’inverno mi serviranno: sciroppo per la tosse, propoli e spray nasali. Non mi sento tranquillo se non li ho in casa.

Ma non ho un problema.

Non è vero, io ho un problema.

Si dice che il primo passo sia riconoscere il problema. Ma io non lo vorrei riconoscere. Vorrei passargli davanti per strada senza salutarlo e senza sapere chi sia.

Il mio problema è che devo sempre avere tutte le opzioni sotto controllo. La mancanza di quest’ultimo mi mette agitazione.

Una persona l’altro giorno mi parlava della differenza tra il trovarsi in uno stato di calma e in uno stato di controllo. Non coglievo il nocciolo del discorso perché per me i due stati coincidono. Sono calmo se controllo. Qualcuno potrebbe obiettare che non si è calmi se si è sempre vigili a scandagliare i dintorni. Torno al punto di partenza: non comprendo il discorso perché non so cosa voglia dire. Avrò sperimentato poche volte la calma senza controllo.

Che poi alla fine è solo un auto-inganno. Basterebbe pensare a tutte le cose che comunemente svolgo senza valutare di averne padronanza o meno. È una sorta di attenzione selettiva. Laddove so che non posso controllare tutto, smetto di preoccuparmene. Dove invece ci sono delle variabili che posso esaminare cerco di valutarle tutto, di modo che io non debba avere di che rammaricarmi con me stesso per non aver analizzato quando avevo possibilità di farlo.

Anche perché poi salta sempre fuori qualcuno a dirti Potevi pensarci prima.

È vero. Potevo pensarci prima di parlare dei casi miei con costui.

Emilia paranoica

La settimana scorsa ho passato 3 giorni (2 e mezzo…a metà dell’ultimo giorno ho preso un regionale e mi son dato alla fuga, dopo essermi rotto le scatole) in giro a lasciare cv, a visitare svariate agenzie per il lavoro. Me lo consigliò, una volta, un addetto alla selezione, affermando che convenga sempre farsi un giro su. Converrebbe se ci fosse qualcosa disponibile, aggiungo io, ovviamente.
Però mi sentivo ottimista, energico: sto prendendo un integratore alla propoli. Dai, andiamo.

Cosa ho ottenuto: attestati di incoraggiamento (dev’esserci una svendita al discount di tale prodotto) e domande del cazzo.

Breve parentesi sulle domande del cazzo. Sono quelle a cui non puoi dare la risposta che vorresti realmente dare. Esempio: hai un appuntamento con un gruppo di persone, come al solito sei il primo e sei costretto ad aspettare (la vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate, scrisse Stefano Benni), finalmente arriva qualcuno che, appena ti vede, domanda:
– Sei solo tu?
– No, c’è anche l’uomo invisibile con me: scusalo, è un po’ timido.
A domanda del cazzo, risposta commisurata.

Ecco, in ambito lavorativo, tra le domande del cazzo che ti pongono c’è questa:
– Come mai non ha proseguito con la precedente azienda?
Da notare che sul cv tu l’hai scritto bene “tempo determinato”.

Cosa vorrei rispondere:
– Sa com’è, piuttosto che rimanere a casa in panciolle a farmi mantenere ancora dai miei per 3-4 mesi aspettando che magari quelli della vecchia azienda si decidano a farmi un altro contratto a tempo, ho questo brutto vizio di voler subito riprendere a lavorare, lo dice anche il mio medico che dovrei moderarmi, sennò divento un giapponese.

Cosa rispondo realmente:
– La politica aziendale è quella di non ricorrere a una reiterazione dei contratti a tempo, quantomeno in un’ottica di breve periodo, poi, se la congiuntura economica dovesse permetterlo, nulla precluderebbe degli inserimenti definitivi, ma ho deciso, nel frattempo, di muovermi in autonomia.
La supercazzola.

In un colloquio c’avevo quasi creduto che ci fosse qualcosa e, poi, mi dicevo Caspita, non si vede che prendo la propoli? Dovreste farmi assumere solo per il mio stato di forma! peccato poi non è stato così…

Venerdì sono tornato a casa dopo aver dormito 4 ore (perché dopo una telefonata a mezzanotte della Niña non ho dormito per 2 ore per l’agitazione: un po’ sono preoccupato per come le vanno le cose, un po’ mi emoziona sempre perché è lei, addio) e non ho dormito nemmeno il pomeriggio, per correre dal veterinario. Non per me, spiritosi :D.

Giocando con la gatta noto che, sotto al collo, mi sembra di sentire una pallina. Piccolina, dura. Mi rivesto e in fretta voglio portarla a visitare, ero così agitato che non riuscivo a guidare, mi faccio accompagnare da mia madre.
Non è nulla. Però alla veterinaria non piace che lasci troppo pelo, ci consiglia di chiedere al negozio di animali un integratore. Uno qualsiasi, basta che non sia robaccia di sotto-sottomarca.
Mia madre dice che se la vede lei, tanto deve passare davanti al negozio.

Io intanto torno a casa, sempre un po’ agitato ma più tranquillo.
Passano 10 minuti e mia madre telefona, chiedendomi se la veterinaria avesse suggerito un prodotto specifico, perché la commessa non ha idea di cosa darci. Dico no, ha detto semplicemente un integratore per il pelo. Ok.
Tornata a casa, la genitrice si presenta con una spazzola da sedicieuroecinquanta, al suono di: “Ha detto quella del negozio, prima di passare agli integratori, provate a spazzolarla ogni giorno con questa, vedrete che non perderà più pelo in giro”.

Calma.
Ragioniamo.
Se io la spazzolo ogni giorno, togliendo il pelo cadente, mi sembra ovvio che non lo lascerà più in giro. Ma credo il problema non fosse che lo perdesse in giro, ma che lo perdesse in generale!
D’accordo che non ha l’alopecia (per fortuna), ma v’immaginate a un tizio che vi dice “Al mattino trovo un sacco di capelli sul cuscino” di rispondergli “Prova a usare il pettine prima di andare a letto, vedrai che non li trovi più sul cuscino”!

Tornando alla pallina sotto il collo, come dicevo non è nulla, la veterinaria ha solo consigliato di controllare se ci fossero improvvisi aumenti di dimensioni e/o consistenza.

Da venerdì avrò tastato la gatta un milione di volte, alla milionesima e uno credo che mi azzannerà, tediata.
Neanche io mi controllo con tutta questa accuratezza, anzi, non lo faccio affatto
Dlin Dlon» Pubblicità sociale: il controllo periodico tramite autopalpazione dei testicoli aiuta a diagnosticare in tempo possibili malformazioni o malattie ai danni dei genitali. Non fare il coglione! «Dlin Dlon»).

E comunque sta propoli non serve a ‘na mazza.