Non è che l’educazione sessuale consista nel ringraziare dopo un rapporto

ATTENZIONE: QUESTO POST NON HA ALCUNA FINALITÀ EDUCATIVA E PERTANTO L’AUTORE SI AUTOESONERA DA POSSIBILI DANNI DERIVANTI DALL’USO DI QUANTO SEGUE


L’altro giorno passa in ufficio un collega che, senza gli avessimo chiesto niente, ci inizia a parlare dei cavoli suoi. Tra le varie cose, ha espresso la propria preoccupazione per il dover affrontare col figlio 13enne alcuni discorsi seri: il sesso, in primo luogo, e, poi, dato che l’anno prossimo andrà al liceo, la droga.

Già qui secondo me sta partendo col piede sbagliato. Per me dovrebbe iniziare prima con la droga e poi col sesso: la prima aiuta a fare il secondo.

La preoccupazione di un genitore è comprensibile: c’è tanto bombardamento di informazioni e contemporaneamente tanta disinformazione che è difficile tenere un figlio lontano da messaggi fuorvianti.

Prendiamo l’ultimo “click award”:


Il click award è una non-notizia che fa scalpore e vince il premio di più cliccata del giorno


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Tante risate e ironia su questa notizia diffusa da varie testate e siti. Un giovane che messaggio ne coglierà? Che il sesso ascellare fa ridere.

Un genitore savio dovrebbe invece insegnare al figlio che il sesso ascellare è più pratico, pulito, sicuro e anticoncezionale. E magari si può provare dopo aver strofinato una pietra di hashish sulla medesima ascella (giacché anche la droga ascellare dovrebbe essere una pratica posta all’attenzione).

Tornando al mio collega, lui sosteneva che non sapendo come introdurre certi argomenti, pensava di parlarne dopo aver visto un film. Ad esempio, citava Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino come uno spunto per parlare delle droghe.

E per il sesso come si fa? Beh, io direi che la pornografia ci ha sempre fornito i migliori spunti e non capisco perché nel 2020 ancora non venga presa seriamente in considerazione per finalità educative, quantomeno dai poteri forti perché noialtri già ne conosciamo il potenziale didattico.

Io ad esempio dai porno ho appreso varie avvertenze e indicazioni:

  • I PERICOLI DEL MESTIERE: Fare il ragazzo delle consegne è un mestiere difficilissimo; ti capita sempre di venir trascinato dentro casa da una donna seminuda che ti porta ad avere del sesso con lei mentre tu hai ancora il tuo giro da terminare. Anche i giardinieri e gli idraulici non se la passano benissimo.
  • SII COOL: I letti sono per gli sfigati. Si fa sesso in qualsiasi luogo della casa, soprattutto le cucine, purché non su un morbido materasso come dei pappamolla
  • LE PERSONE SONO GENEROSE: Se c’è più di una donna nella stessa stanza vuol dire che sono lesbiche. Se ci sei anche tu nella stanza però loro decideranno di condividere con te del sesso
  • RISPETTA IL TEMPO: Le persone che fanno sesso hanno sempre orgasmi simultanei
  • PRENDITI LE TUE RESPONSABILITÀ: Prestare aiuto a una donna più adulta comporterà alla fine del sesso, sappilo
  • RISPETTA LA PRIVACY: Non spiare mai una donna mentre si cambia perché poi pretenderà del sesso da te come punizione
  • LE SUOCERE SONO INVADENTI: La madre della tua ragazza ti imporrà del sesso, prima o poi, non appena ti ritroverai da solo con lei. E delle volte anche mentre c’è la tua ragazza
  • SII PAZIENTE: Ci sono molte più persone di quanto tu creda che hanno problemi di memoria a breve termine e che hanno costante necessità che tu ricordi loro quello che devono fare, ripetendo di continuo imperativi come f*ck, s*ck e così via
  • INCLUSIVITÀ: Non importa chi tu sia o da dove tu venga. Il pornosesso accoglie tutti.

Cosa meglio di un porno può quindi prendersi cura dell’educazione sessuale dei nostri giovani?

Non è che prendere i mezzi pubblici ti annoi perché è il solito tram tram quotidiano

Passeggio sotto al sole lungo la banchina del tram.

Sul lato opposto, arriva una ragazza. Ansima. Guarda il telefono. Si mette la mano sinistra sulla fronte come uno che ha appena combinato un guaio. Fa una smorfia, contrae la faccia inarcando gli zigomi come a spegnere un accenno di pianto.

Torno a passeggiare facendomi i fatti miei. Il sole picchia come Jake LaMotta. Prendo la mia borraccia di latta – cerco di condurre una vita quanto più possibile plastic free ma ancora non riesco a convincere Madre a smettere di comprare il Parmigiano già grattato in scatola – e mi bagno la testa.

Alzo la testa e guardo di fronte. La ragazza sembra molto agitata. Si poggia la mano sul ventre facendo delle ampie onde di respiro. Respira a bocca aperta.  Una volta ho avuto un attacco d’ansia simile. Lei tira un ultimo lungo sospiro e torna a respirare normalmente. Guarda oltre la curva dei binari verso l’assenza di un tram. Si mette di nuovo la mano in fronte. Poi si fa rossa in viso. Si allontana dal resto delle persone in attesa e si concede un piccolo sfogo di pianto. Veloce. Si soffia il naso e asciuga gli occhi con lo stesso fazzoletto. Odio quando uno usa lo stesso fazzoletto per naso e occhi. Guarda di nuovo il telefono.

Arriva il mio tram. Salgo a bordo ma non posso fare a meno di gettare uno sguardo dal finestrino a cercarla.

Mi sentivo un po’ in imbarazzo a spiare nella privacy di qualcuno; per quanto era una manifestazione interiore che si stava verificando in pubblico, esiste sempre una bolla personale da rispettare.

D’altro canto, l’ansia, la preoccupazione, l’agitazione di qualcuno tendono a mettermi addosso le stesse sensazioni. Anche se si tratta di un estraneo.

Confesso in questi casi la tentazione di sporgermi all’interno di quella bolla a chiedere un “Tutto bene?”; non è per curiosità o per impicciarmi. È che se io mi sentissi in difficoltà vorrei che qualcuno facesse così con me. Diciamo che è un modo per crearsi un debito con l’universo: io lo farei per gli altri, quindi lo si faccia per me, in cambio. Poi in genere non lo faccio perché ci sono situazioni in cui la vivrei come un’inopportuna intromissione e penso sia lo stesso per gli altri e non puoi mai sapere quindi quando sia d’uopo e quando no.

C’è un’altra cosa di quella situazione che mi ha colpito: nessuna delle altre persone presenti sulla banchina è sembrata accorgersi della cosa. Guardavano tutti il telefono.

Allora ho pensato che forse, in un mondo ideale, c’è qualcuno che chiede a questi qui, indifferenti generici, “Sentite, ma va tutto bene a voi?”.