Il Vocaboletano – #17 – O’ 4 e maggio

Oggi mi è tornato in mente un termine che ho sentito nominare qualche volta da mio padre, in una di quelle occasioni in cui all’improvviso si presenta dicendo cose del tipo “Ma tu lo sai che significa O 4 e maggio?”, domanda retorica perché tu, ovviamente, non hai coscienza di un termine per te arcaico. È come se io gli chiedessi “Ma tu sai chi è Ezio Auditore?”.

Io la prima volta risposi, sempre in modo retorico, che il 4 di maggio era una data, ben sapendo che nascondesse un altro significato.

Il 4 di maggio, infatti, era un tempo a Napoli il giorno dei traslochi o degli sfratti.

La scelta del giorno non fu per casualità.

Nel 1587, l’allora Vicerè spagnolo di Napoli Juan de Zuniga conte di Morales (Pdor figlio di Kmer…) istituì come giorno da destinare ai traslochi – usanza esistente già durante l’Impero Romano, laddove per evitare disagi durante l’anno si sceglieva un solo giorno in cui chi voleva star tranquillo si chiudeva in casa mentre gli altri si spostavano di casa – il primo di Maggio.

Il distratto dimenticò o non si curò che il primo Maggio era già festa destinata ai Santi Filippo e Giacomo, celebrati con grandi feste in città. Una concomitanza di eventi che aveva conseguenze disastrose.

Fu così che il suo successore, Pedro Fernandez de Castro, nel 1611 spostò la data al 4 di maggio, data coincidente con una delle scadenze per il pagamento del pesone (pigione di casa), insieme al 4 gennaio e il 4 di settembre.

Si può immaginare in quelle occasioni il traffico per le strade, famiglie in movimento, carretti e carrettini, persone cariche come muli e muli carichi di persone con masserizie e carabattole. Quasi un’intera città si fermava per dedicarsi agli spostamenti di residenza.

Se ci si ferma a immaginare la scena si può quasi sentire il gran vociare di persone che, armi e bagagli, si incrociavano lungo le scale dei palazzi, con grandi disagi perché ovviamente gli ascensori non erano disponibili.

Da una stampa ottocentesca

È per questo motivo che in un’occasione di grande caos e confusione si suole (o si soleva, essendo il termine caduto un po’ in disuso) esclamare: Ma che ré, o quatt e maggio?!.

Ascolta l’audio

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Non è che ti serva un mazzo di carte per fare il solitario

Ogni qual volta mi dedico a una qualche attività in solitaria – onanismo escluso dal discorso – , c’è qualcuno che mi chiede

– Ma da solo?
– Come, da solo?
– Così, da solo?

Come se fosse così inusitato.

Mettiamo anche il caso che volessi coinvolgere qualcuno, ma nessuno fosse disponibile: dovrei rinunciare a una cosa che vorrei fare per non farla da solo?

Fare cose in compagnia, anche a tutti i costi, è sopravvalutato.

Beninteso, è bello condividere attività.
Scambiarsi un parere su quello che si sta vedendo, divertirsi e vedere che anche gli altri si stanno divertendo, avere qualcuno cui rifilare lo zaino prima di andare al bagno e puntualmente non trovarlo perché per fare il simpatico l’ha gettato in un cassonetto…Non c’è dubbio su questo.

Ma lo stupore di fronte al passar del tempo da soli non lo comprendo.

In contraddizione con quanto detto sinora, va detto che anche fare cose da soli è sopravvalutato.
E chi ne fa uno status ha un po’ rotto il Casio, come disse l’orologiaio.

Leggo sempre più spesso (tipo sui blog di Fuffington Post Italia e altri portali per chi vuol far credere che non accede a internet solo per i porno e le serie tv ma non ha voglia di impegnarsi molto a leggere) testimonianze di chi rivendica indipendenza come se fosse una nuova religione di vita di cui alcuni non hanno capito la vera essenza. Perché fare cose da soli rafforzerebbe l’autostima, aprirebbe la mente e allargherebbe gli orizzonti.


Possibile, anzi probabile.
A patto che l’autostima di partenza non sia 0 (zero), perché moltiplicare qualcosa per 0 sempre 0 dà come risultato.


Ed è buona cosa aprire la mente, purché all’interno ci sia poi qualcosa di rilevante, altrimenti è meglio tenerla chiusa.


Credo allora che invece valga anche la pena condividere.
Come quando ti sembra di vedere un UFO volteggiare in cielo e ti giri e vorresti dire “Ehi ma lo vedi anche tu?” ma non c’è nessuno e ti rammarichi di ciò.

Tutta un’altra cosa invece la soddisfazione di essere presi per il culo dal 2004 al 2006 per aver visto un oggetto volante non identificato sopra Piazza S. Giovanni a Roma durante il Primo Maggio.

Ed è proprio per questo episodio che cominciai quindi a muovermi da solo.


Per la cronaca, l’UFO si rivelò essere un palloncino volato in cielo e poi esploso.


Questo è quel che vogliono farci credere, CONDIVIDI! se hai mai avuto un palloncino.