Non è che serva un ingegnere per fare il ponte delle festività

Ho l’abitudine di una sgambata giornaliera serale in bici, intorno la città. Una decina di km grossomodo in piano, a parte un paio di saliscendi poco significativi.

Arrivo al confine periferico, svoltando all’altezza di un luogo che è sempre stato identificato come “Giù al ponte”. In realtà lì un ponte non c’è mai stato. È un semplice rialzo della sede stradale. Non mi sento però di escludere che in tempi antichi un ponte possa esserci stato dove ora c’è una rotonda e il nome sia poi rimasto.

Da piccolo capitava mi portassero spesso Giù al ponte, a far visita a delle zie che abitavano lì. Non erano mie zie dirette ma parenti da parte di mio nonno. Per semplificare erano zie.

Vivevo quel momento sempre con stato d’animo combattuto. Da una parte dalle zie si ricevevano caramelle e biscotti. Ed essendo loro sparse in più case, ogni appartamento = 1 distribuzione dolciaria.

Il problema era sottostare al rituale di sbaciucchiamento. Le zie, come tutte le vecchie zie, dovevano darti il bacio sulla guancia da zia, quello che ti sbava di saliva e di rossetto, con l’alito da vecchia zia.

Avevo preso l’abitudine di fuggire baci e abbracci, guadagnandomi l’etichetta di bambino timido.

C’era poi una di queste zie che, al posto dei dolciumi, mi dava delle pannocchie di mais (quando era stagione, s’intende) da arrostire o bollire o per farci i pop corn, direttamente dal campo che coltivava.

Aveva un aspetto da nativa americana. La pelle molto scura, i capelli grigi lunghissimi, gli occhi a fessura. Aveva 4 denti in bocca e i baffi. Nel complesso sembrava una sciamana.

Oltre allo sbaciucchiamento voleva sempre darmi pizzichi sulla guancia. Con le mani terrose e le unghie nere.

Sono passati 25 anni e più. Quando arrivo giù al ponte accelero per paura.

Le prozie ne sapevano di più di Napoleone sulla campagna d’inverno

In settimana ho saputo che è venuta a mancare una prozia. Senza essere irrispettoso, confesso che non avevo idea di chi fosse. La conoscevo da bambino, ma non riesco più ad averne memoria.

Abitava insieme ad altre prozie in una zona della città chiamata in modo colloquiale “giù al ponte”, perché per arrivarci si supera un rialzo stradale. La fantasia popolare rispecchia la gente di un tempo: è pragmatica ed essenziale.

Da piccolo quella zona era per me un luogo comune. Sia perché ero spesso costretto a seguire Madre e Nonna nelle visite familiari, sia perché una volta lì era tutta campagna. Poi è arrivata l’urbanizzazione, che ha inglobato le terre coltivate.

La casa era un classico agglomerato di edifici a corte, con l’ingresso ad arco. Il cortile interno era pavimentato a chiazze: qui una pezza di asfalto nero, là del brecciolino.

Tra le prozie qualcuna ancora si dedicava ai campi. Ne ricordo una che mi regalava a volte un sacchetto di mais per farci i pop corn. Io di lei avevo un po’ paura perché aveva un dente ogni morte di papa e i baffi. Anche le altre prozie avevano i baffi, ma i suoi erano più evidenti.

Avevano tutte l’abitudine di salutarmi sbaciucchiandomi sulla guancia, lasciandomi la pelle sbavata. Odiavo i baci sulla guancia e tentavo di tirarmi indietro, guadagnandomi la fama di bimbo timiduccio. I baci sulla guancia andrebbero considerati molesti se non sono tra adulti consenzienti.

Un’altra prozia era la mia preferita. Sembrava un po’ svampita e io con le svampite sono sempre andato d’accordo. Ogni volta che andavamo a farle visita mi offriva sempre i biscotti, li teneva in un vaso di vetro in un mobiletto in basso e questo mi ha sempre incuriosito, perché i biscotti sono sempre stato abituato a vederli posizionati in alto. Ma chi ha deciso dove vadano collocati i biscotti?

C’era poi un appartamento vuoto, che apparteneva a una prozia che era emigrata in america anta anni or sono, ma non aveva mai voluto liberarsi di quella casa preferendo tenerla vuota, perché non si sa mai. Ogni volta che ritornava dagli States mi regalava sempre qualche dollaro, che a me sembravano un capitale e in effetti all’epoca valevano un bel po’ per un bambino, credo un dollaro per 1700 lire anche se le banche ti trattenevano sempre qualcosa.

Anche lei è venuta a mancare, qualche mese fa, negli Stati Uniti. Ha voluto che le esequie si svolgessero qui e che fosse seppellita nel cimitero comunale.

Alla fine a casa ci è tornata.