Caro amico, ti schifo

Ho parlato ultimamente di professori universitari, tifosi, colleghi di lavoro e di altri interessanti soggetti prima ancora, ma mi sono accorto di aver dimenticato di esaminare una categoria importante: gli amici! Ho pensato di rimediare con una lista, ovviamente dei soggetti più assurdi e strambi con cui può capitare di avere a che fare.

p195_0_00_01Abduction – Quello che ogni tanto sparisce dalla circolazione e non si sa che fine abbia fatto. Lavoro? Donne? Contrabbando di assi da stiro? Non si sa. Non risponde al telefono per giorni, a casa non lo si trova. Poi una sera ricompare all’improvviso come se nulla fosse. Forse verrà in realtà rapito dagli alieni, sottoposto a esperimenti e poi riportato sulla Terra, non c’è altra spiegazione.

A volte Sempre ritornano – Come la vittima di rapimenti alieni, anche lui/lei sparisce, ma non per qualche giorno ma per un tempo variabile dal mese ai due anni. Cioè la durata di una storia d’amore. Il motivo della scomparsa dalla circolazione, infatti, è noto: ha qualcuno. Nel momento in cui inizia una frequentazione, sparisce dal giro delle amicizie, Salvo poi, una volta che la storia è finita, ricordarsi di avere nella rubrica del telefono i numeri degli amici, che chiamerà per ovviare alla propria solitudine fino alla prossima avventura amorosa.

Spugna – L’individuo nelle cui vene scorre ormai dell’alcool etilico. L’ultima volta che è stato visto sobrio era al proprio battesimo, anche se nessuno giurerebbe con sicurezza che quella usata dal prete fosse acqua. Può essere il supporto ideale per una serata senza pensieri, per dimenticare una delusione, per sfogare frustrazioni: ma prima di uscire con lui è bene chiudere i conti in sospeso, affidare le chiavi di casa e della macchina a qualcuno di fiducia e, nel caso, fare anche testamento, perché non è mai bene affidarsi completamente alle sue esuberanze alcoliche.

Il Bianconiglio – L’attitudine al ritardo propria di questo individuo è patologica. Esistono due tipologie di ritardatari: quello che arriva sempre trafelato e di corsa perché non gli riesce mai di prepararsi in anticipo, proprio come il Bianconiglio di Alice, e quello che in realtà non se ne preoccupa per niente e si presenta con tutta la calma olimpica di questo mondo. I suoi tempi sono semplicemente traslati in avanti, cosa che lascia pensare che in realtà viva in base al fuso orario di un altro Stato.

Il democristiano – L’uomo delle larghe intese. È d’accordo con la proposta di una pizza ma appoggia anche la serata sushi, approva l’andare a vedere l’ultimo di Lars von Trier e offre la propria adesione per il film dei Vanzina. Tutto nella stessa serata. Attenzione: se invece riesce a far passare subdolamente quelle che sono le proprie vere intenzioni, allora è un Dalemiano, come descritto sapientemente dal Terzo Segreto di Satira:

Il signor quindiciballe – Se non la spara grossa non è lui. Ogni volta ne ha una nuova, funamboliche avventure con modelle svedesi, avventurosi viaggi all’altro capo del mondo, importanti novità in vista, i contatti giusti per ottenere qualcosa…tutti nel suo giro di conoscenze sanno che in realtà sta raccontando grandi frottole, ma gli danno corda per pietà e compassione.

Scrocc on the water – Quello che non compra mai le sigarette, si ubriaca a forza di “mi fai assaggiare?” dai bicchieri altrui, dimentica sempre il portafogli oppure, chissà perché, ha sempre moneta contante di grosso taglio e non può pagare perché “Eh, debbo cambiare”. Insomma, lui: lo scroccone. Gli amici son per lui un bancomat ambulante.

La fontana – Di cui sono presenti anche degli esemplari maschili, è quella che si fa viva con le amiche solo per lamentarsi dei propri drammi, piagnucolare di quanto la propria vita faccia schifo, di come gli uomini siano malvagi e spietati. Una sottospecie diversa è rappresentata da Il male di vivere, quello che è sempre allegro come un poema ossianico, che infonde proprio la gioia di vivere nei presenti. A differenza della lagnosa fontana, il male di vivere non ha un problema specifico ma vive semplicemente in uno stato di perenne pessimismo cosmico, ben rappresentato dalla sua espressione cupa e funerea con la quale allieterà la serate in compagnia.

Per la stesura di questo post sono stati utilizzati solo amici provenienti da allevamenti selezionati che rispettano i naturali ritmi di crescita e usano soltanto mangimi naturali.

Se conoscete altri soggetti, sono ben accetti!

I milanesi ammazzano il sabato, i giapponesi si suicidano la domenica

Lo ignoravo ma Collega Capelli Ribes ha avuto un prolungamento, spero abbia acceso un cero a San Precario, perché continuerà a essere devota alla sua chiesa, quindi. Ma qui funziona tutto così, l’importante è concorrere sempre per il Premio Stachanov e poi qualcosa di buono arriva, un paio di cornicioni di pizza dal retro del ristorante per noi cani da slitta.

Se i russi non piacciono, potete sempre immedesimarvi in un giapponese: sapete come funziona lì? Due ore per raggiungere il posto di lavoro, un’intera giornata in ufficio e sempre spegnere il pc 5 minuti dopo e mai prima e poi di nuovo due ore nei mezzi per tornare a casa, ma almeno potete dormire nei vagoni, diventate dei professionisti del pisolino urbano.

Io di giapponese volevo farmi dei kanji sul braccio, attendevo il momento giusto ma non so bene quale sarebbe stato, forse quando avrei imparato a disegnarli per bene. Poi mi guardo e penso starebbero meglio sul bracciolo della sedia, tanto lavoro, casa, casa, lavoro, vedo più sedie che altri posti e forse dovrei uscire di più, a cominciare dall’uscire più da me stesso.

Avevo un piano per l’anno prossimo, non da suonare ma comunque ora mi sento trombato: il piano non c’è più, non per responsabilità mia ma perché puff è andato. Allora ho pensato a un piano B, bisogna sempre averne uno o quanto meno un piano ammezzato, una mansardina. Ma dovendo un attimo (e non un attico) fare due conti non so più bene come vada. Ho scelto il momento buono per rompere l’auto.

E quindi al massimo poi potrei rimanere con dell’inchiostro sul braccio, lo volevo per ispirarmi a una filosofia di vita ma io non so illuminarmi, Siddharta rimase 7 settimane sotto un albero di fico, sinceramente io dopo 7 minuti che sto con le ginocchia piegate sento male dappertutto perché il loto non fa per me, quindi mi sa che non se ne fa nulla.

Ma non sono russo né giapponese per quanto a volte imiti le abitudini di quest’ultimi: sono sempre più figlio di uno schermo, vorrei disintossicarmi e interagire con chi è al massimo a due metri da me, dal terzo in poi cessa di esistere perché voglio un raggio d’azione limitato, chi ne è al di fuori non esiste più. Un po’ come quando da bambino, guardando il telegiornale, mi chiedevo se esistessero davvero certi posti. Ricordo Sarajevo. Ma Sarajevo esisteva o era tutto finto? Se chiudevo gli occhi Sarajevo c’era ancora o il mondo scompariva?

Se spengo il telefono le persone scompaiono?

A volte a me sembra di sì.

Trovo molto interessante la mia parte intollerante #2

Questa settimana, non avendo idee per scrivere qualcosa di originale, riprendo un post di qualche settimana fa e lo integro con qualche altra cosa che trovo faticoso sopportare. Ovviamente, parliamo di amenità, sciocchezzuole, beninteso.

  • Non sopporto vedere unghie mangiucchiate e a maggior ragione non amo che si mangiucchino in mia presenza: sentire il “clac” dell’unghia sotto i denti mi fa rabbrividire. Ah, mi presento: io mangio la pelle intorno i pollici.
  • Non sopporto le prefazioni e le introduzioni dei libri, in modo particolare quelle troppo lunghe: mi sento obbligato a leggerle per rispetto di chi le ha scritte e poi non si sa mai contengano informazioni utili. Peccato che quest’ultima cosa sia vera in pochi casi.
  • Non sopporto chi non ti fa completare una frase tempestandoti di domande. Es.:
    Sai, ieri sera ho mangiato una pizza particolare…
    Dove sei andato?
    In quella pizzeria a Vergate sul Membro, cmq c’era questa pizza…
    Ah, quella pizzeria di fronte il benzinaio?
    Sì…comunque…
    Sei andato per la strada normale o la superstrada?
    La strada all’interno…non avevo fretta…dicevo…
    Era buona la pizza?
    Sì, ti stavo appunto dicendo che…
    Quanto si paga?
    (e poi va avanti va avanti va avanti…)
  • Non sopporto quelli che suonano il clacson quando scatta il verde al semaforo. Puoi anche riuscire a partire come Fernando Alonso e bruciare sul tempo tutti quelli dietro, ci sarà sempre chi sarà più veloce di te nel suonare il clacson per dirti di muoverti.
  • Non sopporto i genitori che fuori casa lasciano i figli allo stato brado, incapaci di fargli capire come comportarsi. Caro bambino che nel 2010 su un intercity Napoli – Pisa mi desti un calcio sul ginocchio – con tua madre che assisteva con calma zen – che sarebbe valso l’espulsione immediata e una squalifica per 2 giornate, sto aspettando che tu diventi maggiorenne per restituirtelo.
  • Non sopporto le canzoni che non ti piacciono ma che all’improvviso iniziano a suonarti in testa. Ieri mattina mi sono svegliato con Antonio Maggio che mi ripeteva mi piacerebbe sapere…e farmi male farmi male farmi male
  • Non sopporto i suggerimenti sballati di Spotify o Youtube per la musica. Hai ascoltato Nick Cave? Ehi, prova Anna Tatangelo!
  • Non sopporto quelli che quando ti parlano ti toccano. Ne esistono diverse categorie:
    il pugile, che ti dà colpetti come per logorarti;
    il doganiere, che ti tocca un po’ ovunque come per perquisirti;
    l’intimidatore, che ti stringe il braccio come se ti dovesse chiedere il pizzo;
    Zidane: questo in realtà non ti tocca ma avvicina la testa come se volesse darti una testata.
  • Non sopporto la domanda Sei solo tu? quando sei arrivato puntuale a un appuntamento e il primo dei ritardatari che arriva, vedendoti, domanda ciò.
    Risposta: no, c’è anche l’uomo invisibile qui con me. Scusalo, è un po’ timido.
  • Non sopporto la domanda Tanto che hai da fare? Qualche volta vorrei avere la prontezza di spirito e il fiato per dare una risposta stile Dottor Cox:
    Cosa ho da fare? Qualsiasi cosa che ritengo più interessante di ciò che mi chiedi, ad esempio vedere tutti i film di Bela Tarr in lingua originale cioè l’ungherese compreso Sátántangó che dura più di 7 ore, andare a un comizio di Scilipoti, iniziare a collezionare la lanetta che si forma nell’ombelico, girare le edicole per recuperare i numeri mancanti della raccolta a fascicoli delle targhe automobilistiche degli Stati Uniti, guardare i Festival di Sanremo dal 1955 a oggi, convincere un complottista che non esistono le scie chimiche, convincere un debunker che esistono le scie chimiche, far incontrare l’ex complottista e l’ex debunker e assistere alla conversazione…
    …e, ovviamente, i film con Hugh Jackman!

Come l’altra volta, se avete altre proposte, sfogatevi! 😀 (potete pure scrivere: non sopporto i blogger che fanno liste di cose che non sopportano…)