Scavi nel passato

Attraversando Piazza Municipio mi sono fermato a osservare i lavori del cantiere della metropolitana. Come un anziano.

E all’improvviso ho avuto un flashback.

Da bambino, avrò avuto 5-6 anni, mio nonno mi portava spesso a fare una passeggiata. Ci fermavamo poi a guardare i lavori in un cantiere vicino casa. Mi piaceva osservare le scavatrici in azione. O meglio, le paperelle, come le chiamavo. In effetti sembrano un po’ delle papere. Tutte gialle, con un becco all’estremità.

Ho sempre avuto una passione per le costruzioni. O per le distruzioni.
Impazzivo per il Lego Technic e credo di essere stato uno degli ultimi della mia generazione a giocare col Meccano. Pare che non lo conosca nessuno, quando chiedo in giro.

Ma più che costruire mi piaceva smontare. Credo di aver avuto la più alta percentuale di giocattoli smontati e, ovviamente, non rimontati più. Volevo capire come funzionassero.

Il più delle volte, com’è ovvio, rimanevo deluso. Tu ti aspetti chissà quali meraviglie tecniche, e invece all’interno delle cose spesso non c’è molto di affascinante. Due viti, qualche pezzetto di plastica e nient’altro. Gusci vuoti.

È un po’ come a volte accade con le persone. Un soggetto che desta l’interesse degli altri, una volta che lo si è aperto e osservato nei suoi meccanismi, può rivelarsi deludente. “È tutto qui?”, ci si chiede.

Non è sempre vero, va detto.

Mi è tornata in mente questa frase tratta da un libro di Banana Yoshimoto, Ricordi di un vicolo cieco:
“Pensare che una persona, solo perché sta sempre in casa e non si muove molto, o perché fa una vita regolare e a vederla sembra tranquilla, sia una persona semplice, chiusa e limitata anche internamente, riflette una mentalità incredibilmente meschina. Però la maggior parte delle persone ragiona così. Anche se il cuore ha la potenzialità di espandersi in qualunque direzione. Ci sono talmente tanti che non provano neanche a immaginare quale tesoro giaccia addormentato dentro le persone”.

Allora a volte val sempre la pena mettersi a scavare.

Qui da noi fanno un buco per un treno e ne escon fuori navi romane, per dire.

La zona dovrebbe diventare una sorta di museo a cielo aperto (quando prima o poi la completeranno).

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