Il vicino-laser

 

Rientro a casa, parcheggio l’auto nel viale e chiudo il cancello. Apro la porta e vengo accolto da un odore familiare, che mi ricorda qualcosa dei tempi andati…a male. Avevo dimenticato di portar fuori la spazzatura. Ma non l’umido, il misto: quelle che impuzzolentiscono la pattumiera sono le vaschette di cibo per gatti, che una volta gettate nella spazzatura in poco tempo assumono un odore che sa di pesce marcio conservato in un calzino usato, di quelli di spugna che non lasciano traspirare neanche l’amianto.

Dopo aver ponderato se fosse il caso di arricchirsi vendendo tale segreto chimico ai russi o allo stato islamico, mi tappo il naso, chiudo il sacchetto e mi dirigo verso la porta. Tra le grate vedo un laser verde puntato sul mio balcone.

Emozionato perché per un attimo penso che il nonno laser disegnato da Sio esista veramente, esco fuori.

Alzo gli occhi e con grande delusione scopro che si tratta solo del mio dirimpettaio idiota, che accortosi di essere stato scoperto spegne il laser e china il capo grattandosi dietro la testa.

Gettata l’arma chimica e dato da mangiare al gatto che vive nelle piante sul balcone, sono rientrato in casa pieno di dubbi.


Non sto scherzando, come le foto di repertorio provano: ho un gatto pensile che ha sviluppato un rapporto simbiotico con la pianta appesa sul balcone, tanto che se la annaffio è lui che cresce.

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Non si capisce più dove finisca il gatto e dove inizi il terriccio.


Come dicevo, ho vari interrogativi:

1 – Perché il mio vicino prova un laser a mezzanotte e trenta?
2 – Perché lo prova sul mio balcone?
3 – Perché appena sono uscito fuori ha smesso, privandomi della possibilità di guardare il suo mirabolante laser verde all’opera?

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Lui piantò una ragazza, ma non attecchì per via del terriccio.

Il mio coinquilino resta per me fonte di curiosità e riflessione.

Breve riassunto delle puntate precedenti:
Il nostro eroe Gintoki si è trasferito nella ridente-e-a-volte-piangente-e-a-volte-né-l’una-e-nell’altra-ma-solo-il-lunedì-mattina Roma. Ha una accogliente stanzetta e un confortevole bagnetto in un appartamento dove vive un placido e tranquillo 45-50enne.

Non ho ancora ben capito cosa faccia di preciso nella vita, se non che sia una sorta di produttore, regista occasionale, curatore di festival cinematografici. Ma in sostanza sulla carta d’identità mi chiedo cosa abbia scritto. Probabilmente “artista”: come faccio a dirlo?Beh, come tutti gli artisti si sveglia la mattina quando gli pare e si avvia al lavoro non prima delle 10 e poi torna a casa sempre quando gli pare. Ditemi chi se non un artista ha simili flessibilità orarie!

Vive a base di Saikebon (che per chi non lo sapesse sono i noodles istantanei che per scelta commerciale hanno chiamato “nudolini”, che a me tale nome fa pensare a tutto tranne che alla pasta), eppure ha una dispensa e un frigo pieni di roba, tanto che ogni volta provo vergogna per il mio ripiano semivuoto e decorato da un limone rinsecchito, due uova e una busta di pomodori. Composizione che forma una natura morta, anzi, putrescente.

È germofobo peggio di me. Quando sono risalito su, portandomi dietro un bel raffreddore, e ci siamo incrociati in casa, mi ha chiesto, un po’ preoccupato: Ma è solo raffreddore o una qualche forma influenzale? Quando gli ho detto che era un banale raffreddore si è rasserenato.

L’altra sera ci siamo incrociati in cucina: non ci becchiamo molto per casa, a parte sporadici attraversamenti di stanze accompagnati dal suono di un Ciao come va? che l’eco di un corridoio fa sembrare un discorso molto più lungo.
Butto lì qualche convenevole perché mi pesa il silenzio quando si condivide uno stesso spazio per più di 10 secondi.
Io: (mentre lavo una tazza e un bicchiere) Tutto bene?
– Tutto bene, grazie.
– Sai, ieri ho seguito il tuo consiglio, ho approfittato del giardino e del sole e mi son messo lì a lavorare al portatile.
(sorridendo) Ah, mi fa piacere tu abbia gradito.
– (non so come ma ho risporcato la tazza e mi tocca rilavarla quindi debbo continuare a parlare) Poi all’improvviso è piovuto un pallone dal cielo, non m’ha preso per poco (c’è un campo sportivo dietro casa).
– Ah sì? Ma tu pensa. L’hai ributtato dall’altra parte, immagino.
– Sì. Fortuna non ha colpito le piante.
– Eh, purtroppo capita, ogni tanto trovo qualche pallina da tennis che ributto di là, poi ho un pallone bucato nel ripostiglio…ah hai visto che la peonia è in fiore?
– Ehm…quale è la peonia?
– È impossibile tu non l’abbia vista, vieni, te la mostro.

Confesso e ammetto tutta la mia ignoranza botanica e floreale, ma io so distinguere solo ortensie, rose e margherite. Tutto il resto per me è classificabile come
1) pianta
2) bella pianta
3) pianta con fiore

Bene, fatto sta che dalla peonia è stato poi un buon venti minuti a illustrarmi le piante del piccolo (ma verdeggiante) giardino, con dovizia di particolari. Probabilmente non parla molto dei suoi hobby privati e aveva voglia di condividere.
Mi son chiesto se ne parli alle donne. Perché in tutto questo, mentre io lo ritenevo un asessuato, lui sembra invece non esserlo, almeno a giudicare da una sera in cui sono rientrato a casa e lui cenava con qualcuna in salotto.

Poi non so che fine abbia fatto questa, non si è più rivista per casa. Forse, visto il pollice verde, l’avrà piantata.
Ebbene sì, anche questa volta, caro lettore, tutto il post mirava ad arrivare alla battuta del titolo.