Non è che il film sulle difficoltà di una ragazza che ripara auto si chiami “Arranca Meccanica”

La settimana scorsa, quando l’ho messa in moto, l’auto ha iniziato a fare titic titic titic.

Ho pensato ci fosse un pezzo di plastica incastrato sotto.
Quando ho controllato, ho visto che lì c’era un cavetto che pendeva col morsetto che toccava l’asfalto.

Tutti i meccanici di fiducia (mia e di conoscenti) sono in ferie e di andare dal primo che capita non è che abbia tutta questa propensione. È possibile che vada lì per sistemare il cavo estinto e mi senta dire di dover sostituire il motore. So di poveri tapini entrati in officina per un cambio d’olio e usciti con un preventivo per un’auto di Formula 1.

Constatato che freni, acceleratore e volante funzionassero, ho girato un po’ – per esigenze – con l’auto tichititteggiante.
È un rumore molto irritante e l’impotenza di non potervi porre rimedio lo è ancor di più.
Dopo un po’ viene voglia di forarsi i timpani come un Cavaliere dello Zodiaco.


Il Cavaliere d’Oro Aldebaran del Toro, nel combattimento contro Syria che usava melodie ipnotiche, decide di rompersi i timpani. Comprensibile, anche a me la cantante Syria mi è sempre stata sulle balle.


So che molti lo conoscono come “Toro” e basta, ma, così come tutti gli altri Cavalieri, nella versione originale hanno dei nomi e non ci si rivolge a loro soltanto col nome delle sacre vesti. Qual sgomento, ad esempio, quando all’epoca scoprii che Pegasus non si chiamasse affatto Pegasus: e io che avevo sempre pensato che fosse una fortunata combinazione che uno che si chiamava Pegasus ottenesse l’armatura di Pegasus.


Inoltre ho il timore che la gente in strada oda tale rumore e mi osservi.
Questa sensazione mi incute disagio e soggezione.

È come andare in giro con le scarpe nuove che scricchiolano e cigolano.

wikiHow fa presente che nascondere la cocaina nelle scarpe che cigolano è rischioso, in quanto il rumore attira l’attenzione

Mi è successo una sola volta, per fortuna. In prima media.

È una di quelle cose per le quali da bambino potresti rischiare di essere pestato.
E io ero ancor più preoccupato in quanto piccolo.
Da piccolo ero piccolo. Sembra tautologico, ma il fatto è che mi trovavo un anno avanti gli altri. O un anno indietro, non l’ho mai capito. Insomma, per la mia età ero avanti nel sistema scolastico avendo fatto la primina, ma ero indietro come età rispetto ai miei compagni.

Una volta, con quelle scarpe indosso, stavo attraversando il lunghissimo e vuoto corridoio tra i bagni e l’aula.
L’eco delle mie scarpe sul pavimento cigolava tra le pareti scrostate che custodivano il prezioso amianto di cui sono farcite le nostre strutture.
Sgnek sgnek sgnek sgnek.
Sgnesgnesgnesgnesgnek.
SgneeeekSgneeekSgneeek.
Che accelerassi il passo o rallentassi non cambiava molto: se andavo più veloce per arrivare il prima possibile in classe facevo tanto rumore, se andavo piano per esser leggero prolungavo lo stillicidio.

All’improvviso, da un’altro corridoio, dalla direzione opposta svolta l’angolo uno studente di terza. Alto il doppio di me.
Vado avanti facendo finta di niente.
Quando ci incrociamo, lui passa oltre. Poi si ferma e si volta fissandomi le scarpe. Mi volto anche io. Per un attimo lo guardo sperando che passi questo messaggio telepatico: “Rumore? Io non sento niente. Il rumore è nella tua mente”.

Purtroppo non gli arriva la comunicazione o non si convince.

Si avvicina.
Adesso mi mena.
Mi scaraventa giù dal finestrone del primo piano verso il canestro da basket in cortile.
Mi leva le scarpe e le usa per malmenarmi per vedere se cigolano anche contro la mia faccia.
Mi costringe ad ascoltare canzoni di Ivana Spagna.

Invece lui si presenta porgendomi la mano. Era anche pulita, cosa rara per un ragazzino delle medie.
Per un attimo esito, temendo che fosse un trucco per una mossa di aikido. Ma decido di fidarmi. Facciamo conoscenza e chiacchieriamo.

Da quella volta è divenuto il mio amico del corridoio.

Non l’ho mai visto fuori la scuola né in altri luoghi. Lo incrociavo soltanto di passaggio tra i bagni e l’aula e ci salutavamo o facevamo due chiacchiere.

Ero anche convinto che se mi avessero aggredito mentre mi trovavo lì lui sarebbe intervenuto. Difatti non sono mai stato aggredito e non si può escludere che siano stati i benefici della sua amicizia.

A stento ricordo che faccia avesse.

Poi le scuole quell’anno finirono e non lo rividi più.
Forse non è mai esistito.
Forse era lo spettro di uno studente morto tragicamente in quell’istituto.
Forse era un’allucinazione prodotta dal suono ipnotico delle scarpe.

Ho pensato che tutti hanno avuto o hanno una conoscenza “da corridoio”. Un contatto estemporaneo e casuale ma ripetuto che entra a far parte della familiarità pur rimanendo confinato a spazi e tempi limitati.

Sono uscito di nuovo con l’auto tichititteggiante.

Però non si è fermato nessuno a parlare con me, attirato dal rumore.

Turisti per caos

Per il secondo anno consecutivo ho trascorso una breve vacanza nell’ubertosa provincia senese. Mi piacerebbe raccontare delle bellezze turistiche e gastronomiche del territorio, ma su questo blog si fanno solo trip mentali e non tripadvisor.

Vorrei porre l’accento (acuto e anche un po’ grave ma non circonflesso) su discutibili comportamenti dei turisti in vacanza.

A Chiusi, ad esempio, per il secondo anno consecutivo ho visitato il labirinto di Porsenna (su richiesta, non perché m’aspettassi che da un anno all’altro fosse cambiato!). Durante la visita alla cisterna romana la guida ha spiegato che la muratura era stata fatta con cocci impastati, indicando proprio un visibile pezzo di terracotta nella parete: un turista tedesco nel gruppetto ha pensato bene con le dita di verificarne la tenuta, tentando di staccarne un pezzo dal muro. L’imbarazzo della giovane guida – un liceale volontario, perché il labirinto è gestito dalla cittadinanza – era così tangibile che ho temuto che il tedesco volesse provare a tastare anche quello.


DIDASCALIA ARCHEOLOGICA
Quello che chiamano labirinto non è altro che il sistema idrico della città, di fabbricazione etrusca. Quando scavarono nel sottosuolo e trovarono questi cunicoli, pensarono bene, rimembrando la leggenda di Porsenna e del labirinto e del mausoleo, di dire “Ah! Ma questo deve essere il labirinto di Porsenna!”. Un po’ come Colombo che arrivò nelle Americhe convinto di essere nelle Indie esclamando “Ah! Eccoci nelle Indie! E quelli che ci vengono incontro ignari del loro futuro tra conquistadores, gesuiti e anche euclidei vestiti come dei bonzi, devono essere degli indiani!”.


Sono poi stato a Monteriggioni, in uno dei giorni direi di massima calura, ma sono incerto nel dirlo perché ogni giorno è il più caldo degli ultimi 150 anni, quindi, riscrivendo, sono stato a Monteriggioni in uno dei giorni che in quel momento si riteneva il più caldo degli ultimi 150 anni.

Monteriggioni mi ricorda un pueblo messicano dei western americani: pietra, paesaggio stepposo e niente ombra.

Quindi per rinfrescare la giornata, una turista nordica (credo anglosassone) ha pensato di far urinare la bimba all’ingresso della città sulle mura della porta medioevale. Da notare che 10 metri più avanti c’è la piazza del paese con i bar, oppure più lateralmente c’erano degli spiazzi erbosi. Ma forse la bimba ci teneva a farla lì, così la mamma le ha alzato il vestito, l’ha sollevata e tenendola come una manichetta l’ha spruzzata contro le mura.


DIDASCALIA STORICO-ANTROPOLOGICA
In fondo nel Medioevo però le mura avranno visto di peggio, e la gente svuotava i propri pitali dalla finestra, rischiando di colpire ignari passanti.


Si dice che quella dei bimbi sia santa, ma non ne capisco il motivo. E perché quella dei bimbi dovrebbe essere più santa di quella di Sasha Grey? Se Sasha Grey volesse urinare contro delle mura qualcuno le direbbe “Ah, lei non può: non è santa”?

“Non sarò santa ma me ne intendo di gesuiti


DIDASCALIA SUL RINNOVAMENTO DELLA COMICITÀ SCONTATA
La battuta sottointesa nella didascalia dell’immagine è scontata (del resto siamo in periodo di saldi), quindi ho pensato che sarebbe più divertente la battuta scontata ma scritta male, cambiandone un elemento. Del tipo: Un uomo entra in un caffè. E ordina un Campari.
Dato che l’originale è una battuta arcinota, tutti rammenteranno a cosa ci si sta riferendo, ma l’inserimento dell’elemento estraneo a sorpresa spiazzerà l’interlocutore, che non potrà più dire di aver udito una battuta scontata.
Ancora: un bambino cade, si sbuccia un ginocchio e si mette un cerotto.
Cosa fa un maiale che cade dal quinto piano? Muore.


Infine, a Montepulciano, un’altra turista sempre nordica (forse anglo, forse sassone, forse della Sassonia o chi lo sa), dopo aver svampato la sua bella sigarettina, ha gettato la cicca in mezzo la strada.

A me la cosa di gettar le cicche per strada ha sempre dato fastidio, ma purtroppo almeno dalle mie parti lo fanno tutti. All’estero però ti guardan male se lo fai, che sia in una strada normale che tra le vie di un borgo. E allora, borgo gane, ghe non si gettino cicche per terra!


DIDASCALIA CULTURALE NIPPONICA
In Giappone credo ci sia l’arresto immediato per aver buttato la cicca per terra. L’ho raccontato nel mio breve resoconto nella terra del Sol Levante, ma ora vallo a ripescare il post, quindi lo riscrivo: in Giappone addirittura se fumi (all’aperto) fuori dalle aree dove è espressamente previsto poter fumare (con tanto di bidoncino per cenere e cicche), appare un agente all’improvviso da non si sa dove (forse nascosto in una sfera Poké) che ti fa la mossa Mara Maionchi per dirti che è vietato.

A differenza di Mara Maionchi, dopo averlo fatto si scuserà per il disturbo che ti ha arrecato e si inchinerà con deferenza e rispetto.


Tra le discutibili abitudini del turista c’è quella di fare foto astruse o ridicole, come ad esempio reggere la torre di Pisa. Confesso che neanche io sono immune alla cosa, però mi scelgo obiettivi originali.

Ditemi se mai qualcuno, incontrando un ippogrifo, ha pensato di cimentarsi nel “Fulmine di Pegasus” (nella sua versione originale, “Pegasus Ryu Sei Ken”)!

Notare anche la mia somiglianza nella mimica del viso, mi mancava soltanto l’armatura (per quanto stilosa, una camicia a quadri non può sostituire delle vestigia cavalleresche, purtroppo).

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DIDASCALIA TOPOGRAFICA
Se volete incontrare l’Ippogrifo della foto e cimentarvi nel Fulmine di Pegasus (si potrebbe dar vita a un contest fotografico!), lo troverete a Castelnuovo Berardenga.


Spiegai le vele al vento, ma il vento non le capì. E il pollo disse: “Anche io non so se mi spiedo”

Ho visto al cinema il film dei Cavalieri dello Zodiaco. Tralascio ogni tentativo di recensione, limitandomi a commentare che il connubio tra operazione nostalgia e innovazione mi ha soddisfatto a metà. È stato comunque un piacere ascoltare i vecchi doppiatori, anche se:
a) hanno insistito con l’usare ancor oggi, nel XXI secolo, i nomi delle costellazioni per i personaggi (e dire che da piccolo non sapendolo mi dicevo “Toh, guarda quello lì: si chiama Pegasus e ha ottenuto l’armatura di Pegasus! Coincidenza? Io non credo”)
b) i dialoghi non erano di stampo epico-cavalleresco (una soluzione voluta dal doppiaggio italiano all’epoca) come quelli di un tempo.

Qual magniloquenza a quel tempo nel sublime eloquio di Milo di Scorpio!

Detto questo, ciò che mi ha colpito negativamente è stato l’immancabile spiegone a inizio film che, immagino per esigenze di durata, è stato barbaramente affidato a una breve conversazione in auto tra Lady Isabel e il suo maggiordomo-tutore-tuttofare.

Insomma, immaginate la scena: voi siete una ragazzina 16enne che, con lo sguardo perso verso l’esterno del finestrino, ve ne state a pensare ai saldi da Desigual e Tezenis, quando interrompono il vostro flusso di pensieri dicendovi: “Signorina, lei lo sa che è una divinità e che fin dai tempi antichi dei baldi giovani si ammazzano di botte perché a lei non piace combattere in prima persona?”.

Semplicemente assurdo.

E poi ho riflettuto sul fatto che gli spiegoni sono un grande tallone di Achille della cinematografia in generale. Sono necessari, ma non si sa mai quando e dove infilarli. Io li odio a prescindere e vorrei avere un telecomando col tasto skip per saltarli. Sono un nazista seguace del Show, don’t tell. Anche perché trovo del tutto irreale che qualcuno, di punto in bianco, si fermi a dare spiegazioni dalla A alla Z.

Riflettendo, sono invece giunto alla conclusione che alcune volte anche le persone nel mondo reale agiscono in tal guisa. Si prodigano a dare spiegoni del tutto fuori luogo, cosa che ti fa desiderare il famoso telecomando col tasto skip da puntare contro il proprio interlocutore.

In molti casi lo spiegone non è affatto richiesto e assume toni vagamente autogiustificatori (excusatio non petita, accusatio manifesta?).

In altri, lo spiegone è un insieme di panzane tese a mascherare una realtà più negativa, perché spiegando le cose a modo mio posso cercare di trovare un senso a ciò che è accaduto quando in realtà senso logico se ne fa fatica a trovarne. Stordita dallo spiegone, una persona si illude che invece una logica ci sia.

Alla luce di ciò è meglio affidarsi a ciò che si vede, piuttosto che a ciò che si ascolta.

Eppure ancor oggi lo spiegone sembra necessario al prosieguo delle trame delle nostre vite.