Non è che ti servano le chiavi per aprire una fabbrica

Ho una ex collega la quale, pur avendo io cessato le mie attività lavorative con lei 2 settimane fa, continua a chiamarmi per cose di lavoro.

Oggi la sua maledetta telefonata mi ha fatto sobbalzare.

Il fatto è che sono in attesa di notizie dall’ultimo colloquio e mi trovo in quella fase in cui l’ansia del desiderio di avere notizie logora dentro e mi fa brutto fuori. Avevo dimenticato com’era avere la posta sempre aperta sul pc e correre a controllare a ogni notifica, per poi scoprire che era solo spam con oggetto acqua casalinga purificata. No, grazie, io bevo acqua addizionata da anidride carbonica, malto e luppolo.

Avevo dimenticato com’era non perdere mai di vista il telefono, anche in bagno, perché le telefonate importanti arrivano nei momenti meno opportuni.

Ricordo una volta, anni fa, per un lavoro ricevetti la telefonata positiva proprio in un momento delicato e personale. Chiusi l’acqua, risposi un po’ freddo per l’imbarazzo, alla lieta novella replicai con un Ah…bene. che lasciò interdetto il Selezionatore, ma altro non riuscivo a esprimere in quel momento.

Non so quanto tempo in futuro ancora potrò reggere questi momenti di stress, il pre, il post, il mentr. Ho deciso ancora qualche anno e poi mi metterò in proprio, creerò un’attività, sarò imprenditore di me stesso e quando avrò urgenza di aver notizie da me mi solleciterò senza tema di esser giudicato.

Devo ancora decidere in che campo buttarmi. Forse il camposanto.

Forse aprirò una fabbrica di biancheria intimista. Per uomini e donne ripiegati in sé, attenti alle piccole cose di valore della vita e cul-tori della dimensione affettiva privata. La biancheria intimista è per pelli sensibili, così sensibili ed effimere che in breve volgono nel decadentismo.

Non aspettare di essere decadente: nel segreto del calore domestico, esalta le tue emozioni più che personali indossando un capo intimista!

Annunci

Non è che Attila conoscesse gli Unni e gli altri

Sono grato all’esistenza internet per tante cose.

Ad esempio l’avermi permesso di conoscere – in modo platonico – Sasha Grey.

C’è però una cosa che fatico ormai a sopportare. Il fatto che internet mi stia togliendo l’ignoranza sulle persone.

È probabile sia anche colpa mia e che io passi troppo tempo in rete.
Ci ho riflettuto dopo aver passato gli ultimi giorni senza utilizzare internet, se non per qualche piccolo e veloce sguardo alle notizie di attualità.

È bastato così poco distacco per ricominciare a guardare le persone in modo normale.
Mi è successo mentre ero in stazione, in attesa che un ritardo partorisse un treno.


Ogni volta che alzavo gli occhi al tabellone il ritardo si incrementava di 5′. Allora ho smesso di guardare per mezz’ora e il ritardo è schizzato oltre i 100′. Quindi io non so se un albero che cade in una foresta deserta faccia o meno rumore, ma posso dire che un ritardo non osservato aumenta e di molto.


C’erano tante persone in sala d’attesa. E sembravano tutte normali. Non mi chiedevo come fossero in realtà, se qualcuno sbeffeggiasse cormorani online o se qualcun altro offendesse la Terra dicendo che è senza tette.

Stiamo cominciando a sapere un po’ troppo gli uni degli altri.
E questo non è un bene. Se fino a ieri l’altro potevamo mantenere il beneficio del dubbio su quanto le persone siano orribili, oggigiorno ne stiamo avendo la certezza.

Per orribile intendo un vasto campionario di esempi, dallo sbeffeggiare cormorani online al non riuscire a comprendere un testo scritto. L’altro giorno leggevo l’annuncio di un sito che accreditava certificazioni Eipass: pubblicizzava il corso finalizzato al personale ATA, in vista dell’apertura del bando. La certificazione fa infatti punteggio per le graduatorie.

Le persone nei commenti chiedevano (e sotto ogni commento il povero social manager ripeteva la stessa identica cosa: “questo è un corso online EIPASS per personale ATA” ma nessuno si premurava di dargli retta):

– Quando esce il bando?
– Sì ma il bando?
– Che documenti bisogna allegare alla domanda?
– Io ho il diploma di parrucchiera, posso fare domanda ata?

Queste persone, non in grado – o troppo pigre per farlo – di leggere e comprendere ciò che dice un annuncio, dovrebbero aver diritto a un lavoro?

Ecco, io non voglio più pensare queste cose. Non voglio essere a conoscenza di quanto gli altri siano inabili e non voglio pensar cose poco carine su di loro.

Per carità, ognuno di noi è incapace in qualcosa: io non so guidare elicotteri. Sono un incapace?

Certo, sono incapace di guidare l’elicottero, però me ne sto a casa mia e non mi metto alla guida di un elicottero solo perché da piccolo ne ho costruito uno col Lego Technic.


Che poi in realtà la scatola di montaggio era per un camioncino.


Mentre ripensavo a tutto ciò, oggi pomeriggio mi ha contattato un conoscente. Uno che da quando è finito il liceo ho rivisto e ci ho parlato una sola volta in 14 anni, a un matrimonio.

– Ho un dubbio….se non erro avevamo un’amicizia in comune

Abbiamo circa una 70ina di persone in comune ma il Philip Marlowe che ogni tanto mi gira nella testa aveva già intuito a chi si riferisse.

– Dimmi…
– Una ragazza di xxx. Molto carica di pettorali. Mi pare si chiamasse yyy. Non riesco a capire se si è cancellata o se mi ha bloccato

Avevo intuito bene.

– Si è cancellata e da parecchio
– che peccato
– Stava parecchio bruciata di testa, comunque
– Eh sì. Troppe zizze.

Dopo essermi interrogato sul perché alle 3 di un pigro martedì pomeriggio a uno gli vengano in mente le ‘zizze’ di una tizia semi-sconosciuta e aver visualizzato il tizio poi in inequivocabili atteggiamenti onanistici, ho spento il pc e ancora una volta ho invocato il ritorno a una sana ignoranza sugli altri esseri umani: ognuno pensi alle zizze in modo intimo e privato.

Non è che un’uniforme la prendi in due pezzi perché è una divisa

Il vantaggio di riprendere un lavoro che già si è svolto è il non aver a che fare con il trauma dell’apprendimento.

Nulla qui è cambiato nel Laboratorio ACME di Budapest.


Sì è lo stesso che produce marchingegni per Wile E. Coyote.


A parte che non c’è più il precedente amministratore, il Doctor Who. Ora, c’è un duopolio formato da un tacchino e una castora.


A volte ho l’abitudine di immaginare le persone sotto forma di animali antropomorfi. Non riesco con tutti, solo con le persone che fisicamente sembrano ben adattarsi a un loro alter ego bestiale.


Il vero capo sarebbe il Tacchino, ma la Castora è diventata la sua ombra.

Il Tacchino, che all’epoca della mia prima esperienza girava sempre con un maglioncino a righe verde e nero tutti i giorni – come se fosse la propria divisa ufficiale – da adesso che è il capo mette i maglioncini da Steve Jobs.


Io son sempre dell’idea che la buonanima di Steve Jobs abbia fatto molti danni nelle menti altrui.


La Castora pretende riunioni per qualsiasi cosa.

Ma è così che si fa in una grande azienda!

Giusto.
In una grande azienda.

Mi chiedo se sia necessario in una compagnia di 7-8 unità dove io per dire cosa tengo aperto sul pc al momento mi basta farlo davanti la macchinetta del caffè.

Sembra sia diventato indispensabile.

Quindi invece di dire davanti alla macchinetta del caffè cosa ho aperto sul pc, si programma una riunione, ci si siede attorno al tavolo, la Castora porta il proprio notebook col quale apre la stessa cosa che vedrebbe guardando il mio pc, io dichiaro cosa tengo aperto sul pc, quindi grazie a tutti e arrivederci.

Oggi al mio secondo giorno mi sono beccato il raffreddore.

Mi soffio il naso di nascosto in bagno perché ho paura che si possa invocare una riunione per stabilire gravità del malanno, numero di fazzoletti utilizzati e quantità di secrezioni nasali prodotte.

Non è che la tua NVIDIA sia la mia GeForce

A volte la gente mi chiede perché io sogni a occhi aperti.
Che domanda.
Perché a occhi chiusi rischierei di andare a sbattere o inciampare.

Stavo riflettendo su ciò mentre passeggiavo, quando una farfalla bianca mi ha attraversato la strada davanti la faccia rischiando di finirmi in bocca, riportandomi alla realtà. Era una cavolata, un lepidottero tipico per la sua balordaggine.

È strano vedere in giro farfalle a novembre. Questo clima fa venire voglia di andare in vacanza. Fortuna che tra una decina di giorni vado a Utrecht, anche se credo sarà difficile trovare un clima adatto a girare come oggi in polo. Sarebbe più logico girare in golf, se non fosse cattivo periodo per la Volkswagen.

Ho perso le foto delle ultime vacanze. Pensavo di averle trasferite sul pc mesi fa, così ho formattato il cellulare tranquillamente.


Speravo di recuperarne un po’ le prestazioni visto che gli Android, forse sognando troppe pecore elettriche, tendono a impigrirsi col tempo.


Mi sono accorto dopo che non ne avevo mai fatto un backup. Ho notato la tendenza in me a sistemare le foto con sempre più maggior pigrizia, sino a non ordinarle affatto più. Una volta mi piaceva smanettarci su Photoshop, ora neanche questo. In quest’epoca in cui tutti scattano ma sono sempre più sedentari e magheggiano coi filtri ma non per fumare, sembra che applicarsi sulla fotografia sia un atteggiarsi a fotografo professionista. E mi dà fastidio essere giudicato un atteggiante.

È come se, giusto per divertimento, volessi cimentarmi in una rabona e qualcuno mi indicasse dicendo: guarda quello, ma chi si crede di essere, Cristiano Ronaldo?


Per i non addetti ai palloni: per rabona si intende colpire la palla incrociando il piede che la colpisce dietro al piede d’appoggio. Cioè, se siete destri, spostate il destro dietro il sinistro – che fa da perno – colpendo il pallone.

Se siete CR7 il gioco vi riesce. Se siete come me, vi autosgambettate.

CR7 che si sgambetta da solo.


 O forse sono io che esaspero l’effetto riflettore.


Per non addetti alle luci: per effetto riflettore si intende il sentirsi continuamente osservati e giudicati per le proprie azioni da parte delle persone estranee.


Com’è come non è, ho contattato la mia ex per chiederle se volesse gentilmente passarmi un po’ di foto perché mi dispiaceva averle perse. In particolare quelle del campo di concentramento di Mauthausen.

Sono due settimane che attendo, perché lei non sa zippare i file.

Ho sempre difficoltà a interagire con persone che non sanno usare le cose basilari di un PC, perché poi ciò genera l’equivoco che io sia invece un grande esperto. Una volta infatti io e lei litigammo perché non ricordo cosa volesse e io dissi di no perché non volevo correre il rischio di fare guai sul suo notebook nuovo.

È sempre difficile inoltre rapportarsi con l’ex.
Lo sa anche Superman, che con l’ex Luthor ha avuto il suo daffare.


Lex Luthor, nota nemesi di Superman.


Dicevo, di fronte a chi ha competenze nulle io sembro Bill Gates. Come dire: in un paese di ciechi chi ha un occhio fa il sindaco.

Purtroppo non sono degno di fare il sindaco, al massimo ho le competenze di un usciere.
E questo per ciò che concerne i software. Non parliamo delle competenze hardware: HP, NVIDIA, Intel: sono solo nomi di cosi che cosano cose all’interno di un coso.

Vado in ansia se qualcuno mi chiede di mettere le mani sul suo pc: fin quando si tratta delle mie macchine, ci smanetto quanto mi pare, perché dei danni ne rispondo a me stesso e, in ogni caso, basta chiedere a Google che ha sempre una soluzione per tutto.

A volte ho l’impressione che per molti Google sia utile solo per cercare i porno, ignorando la quantità di cose che può trovare.

Ad esempio, domani ho una presentazione in PowerPoint.
Le mie diapositive sono sempre graficamente molto curate, vi allego anche dei brevi video introduttivi.


L’ultimo con in sottofondo la sigla di Fringe ebbe successo. Per domani ho utilizzato la sigla di Dr. House, anche se mi trovo pentito di non aver preso quella di Breaking Bad.


Non ci vuole un diploma in computer grafica. Bastano:
– Windows movie maker
– Keepvideo per scaricare video/audio da YouTube
– Cutter Video Online per tagliare i video
– Mp3 Cut Online per tagliare i file audio
– Google Immagini per scaricare foto e icone

Quando spiego questi semplici ingredienti, mi chiedono sempre: “Ma queste cose come le trovi?”.

La prossima volta dirò sul serio “Google non serve solo per i porno”.


A dispetto della premessa del mio post, comunque, anche a occhi aperti vado a sbattere.

La mia casa natìa in due giorni mi ha picchiato 3 volte, accanendosi contro la mia testa: l’ultimo incontro tra la porta di ferro e la mia fronte debbo dire ha lasciato il segno. Con un’altra capocciata magari mi viene la cicatrice di Harry Potter.

WARNING: IMMAGINE IMPRESSIONABILE! NON LA FISSATE O SI SPAVENTA!

2015-11-08 21.04.05


Televisioni. Te le visioni?

da L’arte del sogno (2006), di Michel Gondry

Mi sono reso conto che potrei anche vendere la tv senza risentire del cambiamento e della mancanza. Attualmente l’impiego maggiore che ne faccio, oltre a quello di considerarlo oggetto d’arredamento per decorare un angolo, è giocare, di tanto in tanto, con la Playstation. Tra parentesi non si è ancora affievolito il mio disappunto risalente a quando scoprii che Assassin’s Creed Unity sarebbe uscito solo per PC e PS4.

Non avverto alcuna esigenza di accendere la televisione. Le serie tv le guardo sul computer in inglese, per informarmi leggo giornali online e sono abbonato a Internazionale. Ricevevo a casa anche l’Economist, ma sono in periodo di taglio alle spese e quindi non ho rinnovato l’abbonamento. L’unico telegiornale che guardo è quello regionale, è utile per tenere il conto degli omicidi di camorra tra pregiudicati (in genere è il giornalista stesso a tenerlo per te, semplificando le cose) e seguire qualche aggiornamento di politica locale. I telegiornali nazionali, ognuno per motivi diversi, mi arrecano fastidio. Che sia per il modo in cui sono costruiti, per il modo in cui propongono le notizie, per il modo in cui non ne propongono altre, ho seria difficoltà a guardarli senza moti di stizza e prurito al cuoio capelluto.

Un tempo seguivo le trasmissioni di approfondimento politico, che pare sia però opportuno definire talk show. Ho smesso quando hanno cominciato a ricordarmi il Processo di Biscardi.

Ho fatto queste considerazioni l’altro ieri, quando ho acceso la televisione per seguire l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Mi sono accorto che qualche canale aveva impostato una vera e propria maratona non stop in diretta per l’evento. E mi sono chiesto che senso avesse tutto ciò. Sarebbe bastata una trasmissione di un paio d’ore durante le votazioni, per seguirle e discutere dei possibili esiti e scenari. Mi sfuggiva il senso di discutere un giorno intero delle stesse cose, intervallando i se i ma i però con l’intervista a qualche Minzolini (quanto era geniale il Tg1 quando era direttore! Rivoglio la corsa sui tacchi a spillo e gli scoop sulla scoperta del freddo in autunno!) di passaggio che va a prendersi un po’ di telecamera per curare un’insufficienza di esposizione.

Mi è sembrato il trionfo dell’autoreferenzialità, della tv che replica sé stessa. Il tutto scandito da molta pubblicità, in linea col target del programma, quindi con medicinali e dolori vari. Mi hanno riportato alla mente quel famoso spot che esordiva con: “Quando la diarrea ti sorprende…” così inquietante che mi ha sempre fatto pensare alla scena di un film tra il pulp e il thriller, quando il killer arriva a casa della vittima quando lui meno se l’aspetta. Una cosa alla Tarantino.

Tu sei seduto sul divano, stanco dopo una giornata di lavoro.
Sbottoni la camicia, tiri un sospiro.
Suona il campanello.
Apri la porta:
– Sono la diarrea. Ti ho sorpreso!
– Oh mio dio!
– Tu leggi la bibbia?
– Io?…S-sì…
– Allora ascolta questo passo che conosco a memoria. È perfetto per l’occasione. Ezechiele 25-17: il cammino dell’uomo costipato è minacciato da ogni parte dai dolori addominali e dagli attacchi di colite. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli di stomaco verso un bagno pubblico, perché egli è in verità il pastore di suo fratello  e il salvatore degli intestini in subbuglio. E l’imodium arriverà con grandissima efficacia su coloro che proveranno ad ammorbare l’aria con le loro flatulenze. E tu saprai che il mio nome lo pronuncerai in farmacia quando farò sentire la mia scarica su di te.

Ho deciso che non mi farò trovare in casa per non farmi sorprendere dalla televisione.

Buona la prima…?

La prima volta che ho fatto qualche tiro di canna non ho aspirato perché non sapevo come si facesse.

La prima volta che ho sentito parlare di droga fu quando Maradona fu trovato positivo all’antidoping. E non capii bene il senso delle parole di mia madre: “Gli hanno trovato la cocaina addosso” e io pensavo che proprio fisicamente c’avesse della roba sparsa sul corpo.

La prima volta che mi sono eccitato consapevole di ciò fu sfogliando un catalogo Postalmarket. E, vorrei dire, quanto erano lascive le pagine dell’intimo? Pizzi e trasparenze ovunque, altro che le mini robe elasticizzate di oggi che son buone per tirar di fionda.

La prima volta che ho avuto una fionda è stata anche l’ultima, perché non ne ho fatto un uso accorto.

La prima volta che sono andato in farmacia a comprare dei preservativi sono entrato con l’atteggiamento di un tossicodipendente che va a cercare il metadone. Avvicinandomi al bancone chiesi alla giovane farmacista, indicando l’espositore, quali fossero i più sottili (perché il primo pensiero era che “qualcuno” si tediasse e si ritirasse sdegnato sulle proprie posizioni). Lei rispose:
“Non ne ho idea, non ne ho mai indossato uno”
“Sì, ma…ehm…pensavo che come farmacista conoscesse i prodotti…va be’ prendo questi” dissi io, a disagio come una giornalista quando non parte il servizio e finge di usare un telefono giocattolo.
Sono uscito augurandomi che il suo partner li trovasse tutti bucati. A pensarci su dopo capii che era proprio una domanda del cazzo (o “sul” suddetto…), ma, mi chiesi: se fossi andato a chiedere un consiglio su una marca di supposte, mi avrebbe risposto “Ah non lo so, mica mi infilo cose su per il…”?

La prima volta che ho giocato a calcio sono tornato a casa con le gambe che sembravano di marmo. E neanche di Carrara.

La prima volta che ho fatto scuola guida sono riuscito a mettere la retro al posto della prima tutte le volte che fermavo l’auto. Era una Mini Cooper e la R è appunto in alto a sinistra.

La prima volta che ho ricevuto del denaro per un lavoro da me fatto, fu da mia zia per averle venduto dei miei disegni. La cosa mi convinse di avere delle spiccate capacità artistiche. Cosa che non ho mai avuto.

La prima volta che ho sentito parlare del Big Bang ho pensato: “Se c’è stata un esplosione che ha scagliato roba nell’Universo per 14 miliardi di anni, poi dovrà esserci qualcos’altro: la roba tornerà indietro come un sasso lanciato in aria? Si fermerà?”. Nessuno ci crede, ma io da bambino ho teorizzato quindi il Big Crunch e la Morte Fredda dell’Universo (fa niente che non ci voleva tanto ad arrivarci e che l’avesse pensato già qualcuno prima di me, dettagli).

La prima volta che dubitai dell’esistenza di un dio fu quando pregai perché la mia console Atari 2600 che si era rotta tornasse a funzionare e così non accadde.

La prima volta che sono andato al cinema fu per vedere il film di Mr Bean.

La prima volta che vidi Berlusconi in tv pensai: “Toh, che viso sorridente e tranquillo. Dev’essere proprio una brava persona”

La prima volta che sono potuto andare su internet in totale libertà non sono andato a cercare pornografia ma musica gratis.

La prima volta che ho cercato pornografia su internet ho riempito il pc di virus.

La prima volta che ho scritto su questo blog ho pensato avrei smesso dopo poco, pentito. E in realtà me ne pentii e me ne pento ogni volta che pubblico qualcosa, fortunatamente ho più egocentrismo che rimorso.

La prima volta che ho comprato un cd è stata per quello delle Spice Girls. Credo a convincere un bambino 11enne fu il video (mostrato dal Tg2) con l’attaccapanni della Sporty Spice in primo piano. E mò ve lo ribeccate perché al trash non c’è mai fine.

Le cose assurde che insegna Hollywood

Questa che segue è una lista di cose che ollivuud mi ha insegnato sugli Stati Uniti.
Le infografiche che ho inserito qua e là le ho rubate provengono da una campagna per la promozione del New York International Latino Film Festival.

RELAZIONI e INTERAZIONI

  • Quando in sottofondo parte una musica col sassofono, vuol dire che si tromba. Al prossimo appuntamento mi presenterò con una registrazione sul cellulare di un sassofono da far partire al momento opportuno. Sia mai che funzioni.
  • Le donne sono sempre pronte per trombare e non verranno mai colte in quei 5 giorni del mese.
  • Ormai è risaputo che le lenzuola siano oblique o fatte a L: altezza seno per lei, altezza basso ventre per lui. L’unico dubbio che resta è se le vendano già così o se si tagliano su misura.
  • In genere dal letto si esce con le mutande addosso. Poi lui indosserà subito i pantaloni, mentre lei invece metterà una maglietta. Da ciò si deduce quindi che gli uomini avvertano il freddo solo dalla vita in giù, mentre le donne dalla vita in su.
  • Una donna incinta dovrà necessariamente partorire prima della fine del film e in qualunque luogo purché non in ospedale.
  • Come già scrissi in un’altra occasione, al telefono le persone sono scostumate e non salutano mai ma riagganciano subito.
    Esempio:
    Ci vediamo domani
    Ci sarò
    clic  
  • La regola del riaggancio rapido non vale sempre. Se la linea è caduta, la persona al telefono deve continuare a dire Pronto? Pronto? o a pronunciare il nome dell’interlocutore mentre in sottofondo si sente il classico tuu-tuu-tuu.
  • Se volete un po’ di movimento, ricordate che i bar sono i luoghi dove la gente va per picchiarsi.

SCIENZA

  • Gli Stati Uniti sono il posto più sfigato del pianeta. C’è un sempre un pericoloso terrorista, una incidente nucleare, un attacco alieno che li prende di mira. È consigliabile non programmare viaggi con largo anticipo ma seguire con attenzione il bollettino delle catastrofi in corso.
  • Lo scienziato che predice una catastrofe è destinato a non essere creduto ed essere allontanato in malo modo. Se uno scienziato vi avvicina per avvisarvi di un pericolo imminente, fate immediatamente calare la sua autostima con qualche dichiarazione sprezzante.
  • Scienziati, esperti di tecnologia e personaggi secondari in generale indossano gli occhiali. I protagonisti, mai. Se aspirate a un ruolo da protagonista e siete miopi, mettete le lenti a contatto oppure operatevi.
  • Contrariamente a quanto vi avrà detto qualche disinformato, nello spazio i suoni si propagano: i raggi laser fanno rumore, i motori delle astronavi fanno rumore, le esplosioni fanno rumore, tutto fa rumore.
  • Il pc si usa senza mouse. Qualsiasi operazione vada effettuata, dovrà essere eseguita battendo freneticamente sulla tastiera, a casaccio.
  • In America la legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro prescrive che un qualsiasi luogo ad alta intensità tecnologica (una centrale nucleare, una base scientifica, un’astronave) abbia un pulsante per l’autodistruzione. Possibilmente prodotto dalla Beghelli.
  • Un pulsante per l’autodistruzione andrà attivato, altrimenti a cosa servirebbe?

GLI SCASSAMINCHIA

  • I federali son sempre dei gran scassaminchia. Tu sei un onesto poliziotto di un paesucolo dimenticato dall’igiene orale, un giorno ti capita un caso da risolvere e ti piombano addosso degli uomini con la mascella quadrata e con gli occhiali da sole (anche al buio) che ti ostacolano, ti dicono di non impicciarti, magari sono pure corrotti.
  • I poliziotti dei paesucoli dimenticati dall’igiene orale sono dei gran scassaminchia. Tu sei un federale alle prese con un caso irrisolvibile, vorresti un minimo di collaborazione e invece ti ritrovi davanti uno sceriffo pancione che ti ostacola, ti dice di non impicciarti, magari è pure corrotto.
  • Il capo è sempre un gran scassaminchia. Sia che tu sia un giornalista alle prese con un’inchiesta o un poliziotto con un caso delicato, il capo ti metterà i bastoni tra le ruote e ti vieterà di proseguire nel tuo lavoro.
  • I liceali e gli studenti del college che praticano attività sportiva sono sempre dei gran sbruffoni e scassaminchia.
  • Se non fosse chiaro, gli Stati Uniti sono pieni di scassaminchia.
  • Le ragazze fighe sono attratte dagli studenti sbruffoni e scassaminchia. Poi un giorno cadranno dal pero scoprendo che Oddio, sto con uno sbruffone scassaminchia! e usciranno insieme allo sfigato della scuola.

VEICOLI e INSEGUIMENTI

  • È molto pericoloso attraversare la strada o lasciare l’auto in sosta per lungo tempo: presto o tardi per le strade ci sarà un inseguimento.
  • Durante gli inseguimenti le automobili dovranno volare per aria ed esplodere. Le più indicate a essere danneggiate, oltre le auto degli incolpevoli cittadini, sono le auto della polizia. Sembra che gli sfasciacarrozze abbiano tanto lavoro da fare, contando il numero di volanti che ogni anno arrivano loro con notevole spesa per i contribuenti.
  • Per far volare un’auto basta che prenda in obliquo un’altra auto o un ostacolo. Don’t try this at home!
  • In particolare nei vecchi film, il conducente non ha bisogno di guardare la strada.
  • Negli Stati Uniti è facilissimo parcheggiare e non bisogna smadonnare per trovare un posto libero.
  • Gli inseguimenti a piedi devono terminare sul tetto di un edificio. La regola principale quando si scappa è quella di andare sempre verso l’alto e mai verso il basso.
  • Durante un inseguimento a piedi per strada, bisogna saltare sulle automobili in movimento scivolando sul cofano.

MALVAGITÁ

  • Quando c’è un caso da risolvere che riguarda un ladro o un assassino, la frase chiave è “abbiamo a che fare con un professionista”. Mai che qualcuno dicesse “abbiamo a che fare con una testa di minchia”.
  • Gli ordigni esplosivi hanno obbligatoriamente bisogno di un timer con l’orologio digitale programmato per dare il tempo necessario per trovarli e disinnescarli.
  • Se non si fa in tempo a disinnescare la bomba, bisogna scappare via esibendosi in un tuffo alla Tania Cagnotto, pena la squalifica da parte della giuria.
  • Un piano malvagio non è tale se non viene spiegato. L’attivazione del piano malvagio segue infatti lo stesso schema delle mosse speciali di combattimento negli anime giapponesi: devono essere annunciate affinché abbiano effetto.
  • Il complice dell’uomo malvagio morirà per mano dell’uomo malvagio stesso. Non candidatevi a fare i complici degli uomini malvagi.
  • L’uomo malvagio parla rivolto verso la telecamera e dando le spalle ai propri interlocutori.
  • L’uomo malvagio non muore mai al primo colpo, ma se ne starà nascosto da qualche parte per far credere di essere morto, per poi riapparire all’improvviso. La prossima volta che incontrate un uomo malvagio sparategli direttamente un colpo in testa.

BIONDE

(si ringraziano Eterit e zeusstamina)

  • La bionda deve morire. Questo è un assioma nel caso il film sia di genere horror.
  • Se non muore, la bionda deve essere stupida e compiere azioni stupide.
  • Se non è stupida, dovrà essere comunque una grande antipatica e compiere azioni antipatiche.
  • Parafrasando una citazione de Il cavaliere oscuro, ne discende quindi che: O muori da bionda o vivi abbastanza a lungo da diventare una stronza.

VARIE

  • In guerra o in situazioni pericolose a morire per primo è quello che ha grandi progetti per il futuro o che magari sta per sposarsi. Promemoria: essere scapoli e fancazzisti allunga la vita.
  • Per riprendersi da una sbronza, basta un caffè.
  •  Quando qualcuno muore, basta sfiorargli il viso con la mano per chiudergli gli occhi.

 

Si accettano contributi! 😀

Sono intorno a noi

Dopo aver esaminato le strane presenze che popolano il mio ufficio, è il momento di una carrellata generale sulle entità soprannaturali in cui è possibile imbattersi negli ambienti lavorativi, cercando di capire chi siano, cosa vogliano, perché sono tra noi.

La donna bionica – Qualsiasi donna normale il secondo giorno dopo aver fatto lo shampoo deve ricorrere alla coda, perché i capelli sono così unti che ne esce fuori olio d’oliva. La donna bionica, invece, ha sempre i capelli in perfetto ordine, anche a costo di usare ogni settimana l’equivalente di acqua contenuta nel lago Bajkal. Iperattiva ed energica come Ben Johnson, è sempre elegante e curata: probabile che si alzi alle 4 di mattina per passare in sala trucco anche se, cosa inspiegabile, il suo aspetto è sempre fresco e riposato. Va in palestra per tenersi in forma, non mangia nulla durante la pausa pranzo per mantenere la linea e non si capisce come si regga in piedi per 8 e più ore. Anfetamine?
Le più agguerrite possono trasformarsi in Supertope (si veda voce corrispondente).

Il Signore del Tempo – Lo si vede più in piedi intento a gironzolare che seduto al proprio posto. Ha una relazione extraconiugale con la macchinetta del caffè e relazioni diplomatiche con tutti i dipendenti, anche col parcheggiatore abusivo sotto gli uffici, perché per ingannare il tempo chiacchiera con tutti. I colleghi gli mormorano alle spalle, perché sembra che non lavori mai. In realtà è un genio, non si sa come faccia, ma ha il superpotere di condensare il lavoro di 8 ore in giusto un paio. Probabilmente è in grado di viaggiare nel tempo e sfruttare qualche paradosso temporale.

Cazzima Z* Il grande robot che lascerebbe gli alieni a sterminare l’umanità perché lui è in pausa pranzo, quello che alle 17:29 ha già raccolto la sua roba ed è pronto per uscire alle 17:30 e un secondo anche se c’è del lavoro da sbrigare, perché tanto “se la vedrà qualcun altro”. È sempre in prima linea nel fiondarsi sul buffet quando qualcuno offre qualcosa, ma poi è più facile che Zio Paperone regali denaro che vedere lui offrire un caffè.
* Per i lettori oltre la Linea Gotica: come spiegare la “cazzimma”? Ecco…non voglio dirvelo! Questa è cazzimma.

Il Dottor Divago – Dopo essere stato morso da un politico radioattivo in piena campagna elettorale, è diventato l’uomo capace di investire di chiacchiere inutili e fuorvianti chiunque entri nel suo raggio d’azione. Gli si chiede che fine avesse fatto una pratica e si finisce con lui che racconta dei talloni screpolati di sua cognata. Gli si chiede l’ora e lui comincia a parlare delle vacanze al mare. La regola principale è quella di non farsi mai trovare con le spalle al muro di fronte a lui, se lo si incrocia nei corridoi bisogna essere lesti o a entrare nella prima porta o a dire di essere di fretta prima che lui apra bocca. Massimo rischio quando ci si ritrova soli in ascensore.

Il brontolosauro – Avrà sempre qualcosa di cui lamentarsi. Si lamenta perché è lunedì mattina, si lamenta perché fa troppo caldo, si lamenta perché l’aria condizionata è gelida, si lamenta del cibo della mensa, si lamenta del lavoro, insomma è il re delle lamentele: il Regio Lagno. Il suo cattivo umore è contagioso come un raffreddore, col suo potere è capace di contaminare col malumore chiunque abbia intorno.

L’uomo invisibile – Quello che è internato in un angolo dell’ufficio e non si muove, non parla, non respira. Alcuni lo scambiano per un oggetto d’arredamento, viste le sue elevate capacità di mimetizzazione (o l’inconsistenza della sua presenza in azienda). Quando si palesa dando un segno di sé – uno starnuto, una parola detta per caso – le persone si spaventano prima di accorgersi di lui: “Chi ha parlato?! Chi c’è?!”.

Matrix – Come Neo faceva coi proiettili, lui è in grado di schivare con riflessi incredibili compiti e incombenze, riuscendo ogni volta a farla franca. Oltre che campione olimpico di schivata, è esperto nella delega non richiesta, abilità con la quale scarica lavori ingrati a qualche poveraccio(si veda Lo schiavo).

Houdini – Quello che all’improvviso scompare. Un giorno è in ferie, l’altro in malattia, l’altro in permesso per le nozze del criceto. È lo stratega delle sparizioni. Quando riappare, i colleghi si stupiscono ogni volta. Come avrà fatto? Dov’era finito? Un giorno sparirà sul serio senza lasciare traccia di sé. Un vero mago.

Il microcefalo – Non serve un grande cervello, ma un pennello grande! È il motto dell’uomo da ufficio i cui discorsi vertono sempre e solo su una cosa che inizia per f- e termina per -iga. Il lunedì è il giorno deputato ai racconti delle sue avventure del week-end, sempre con dovizia di particolari vitali per l’esito della narrazione, come il tipo di taglio (non dei capelli) e i dettagli anatomici ginecologici. Il suo potere è la benedizione: quando arriva una nuova presenza femminile in ufficio, lui afferma di doverla battezzare.

Galactus – Anche noto come il Divoratore di Mondi, è un individuo noto per la sua incommensurabile, insaziabile, infinita fame. Quando si spegne l’aria condizionata, quando si fermano le dita sulla tastiera, si può sentire il rumore delle sua mascelle all’opera. La sua postazione è riconoscibile dalle briciole lasciate un po’ ovunque come Pollicino e dalle impronte digitali fatte di unto sul pc. Nei cassetti della scrivania non ha documenti e faldoni, ma riserve di cibo, perché non si sa mai. Il suo nemico naturale è il collega scroccone che arriva all’improvviso e infila la mano nei suoi snack per attingere senza ritegno.

La supertopa – Parente stretta della donna bionica, con la quale condivide la cura per l’aspetto fisico e l’energia, è la donna che in ufficio quando cammina fa venire il mal di mare, a causa degli ancheggiamenti simili al dondolio di una nave sulle onde. I vertiginosi tacchi a squillo che causerebbero problemi alla schiena a qualunque donna normale ne slanciano oltre misura la figura, come se già non si notasse abbastanza. La supertopa soffre di costrizione epidermica ed è pertanto costretta a ricorrere ad ampi spacchi e scollature per far respirare la pelle. Il microcefalo vorrebbe farne la propria preda, ma è lei furba quanto basta per prenderlo in giro senza sganciargliela.

Lo schiavo – Il suo superpotere è la schiena di mulo, atta a sopportare carichi pesanti, la sua abilità speciale è la remissività con la quale piegarsi a 90° e senza pretrattare. È lo stagista, quello che che dovrebbe tornare a casa prima degli altri perché per legge non potrebbe rimanere senza un senior accanto, in realtà è quello che rimane a chiudere l’ufficio. A volte vi pernotta anche. È quello che “deve fare esperienza”, come gli ricorda il collega che è entrato in azienda a 20 anni con un contratto a tempo indeterminato e che quando ha visto un pc pensava che il supporto per il cd del lettore fossa un portabicchieri.

Per la stesura di questo articolo sono stati sacrificati venti stagisti. Il mulo della foto è interpretato da Nicolas Cage, attore noto per la sua faccia da…mulo.

Se ci sono altre categorie, l’ufficio brevetti etichette è sempre aperto 😀

Hai paura del buio?

Immagine presa a caso su internet – 50watts.com

(C’è una scena in La finestra sul cortile di Hitchcock che mi ha sempre colpito. Quando Grace Kelly arriva a casa di Jeff, alla domanda di lui “Chi sei?”, lei risponde accendendo in sequenza le abat-jour mentre dice il proprio nome. È una situazione dalla forte valenza simbolica. Quando va via, dopo una discussione spiacevole proprio con Jeff, prima di uscire dall’appartamento ce la mostrano invece in penombra. Come se lui l’avesse spenta o come se andandosene via lei portasse con sé anche la luce.)

Ho sfogliato in libreria un manga dove una sadica studentessa ricattava un proprio compagno di classe. Il suo intento era togliergli di dosso la pelle (in senso figurato) e rivelare il pervertito che è dentro ogni essere umano. Pervertito non inteso solo in senso sessuale: lo stesso termine hentai (col quale viene identificato sia il materiale sessualmente esplicito sia il maniaco sessuale) ha un significato più ampio di “anormalità”. L’esser diversi.

In effetti le persone, messe all’angolo, perdono la propria pelle strato dopo strato.

Prendiamo un black out. Una situazione banale, che però ci mette in uno stato di agitazione. Si spegne il pc, proprio quando ci serve. Il fornello elettrico non va. È sera, senza luce non puoi fare un cavolo e via dicendo. In realtà, volendo, con un black out si può fare comunque di tutto, basta un minimo di organizzazione. In ogni caso, ci infastidiamo, ci agitiamo.

Ecco, qualsiasi circostanza che ci blocca le vie d’uscita è un black out mentale. Brancoliamo a tentoni nel cercare di uscirne fuori, lottando con il buio che ci ostacola.

Il buio. Nel periodo estivo sembra che il buio cali lento, come un qualcosa di vischioso che si attacca su di un telo.

Vorrei riuscire a insinuarmi proprio dove e quando inizia il buio. Raccoglierne con un’ampolla le gocce che cadono ancora fresche, come una parete appena dipinta (male). Poi le conserverei, per farne un concentrato di oscurità da far assumere a piccole dosi, per temprare: una mitridatizzazione*.

Da piccolo – 5 anni, forse – ricordo che mi svegliai di notte, durante un’interruzione di corrente. Dormivo con un punto luce acceso che illuminava porta e corridoio, perché ho sempre avuto l’abitudine di svegliarmi a metà sonno per andare a bere o cambiare l’acqua alle olive. E ho sempre avuto anche la tendenza agli incidenti domestici, dalla tenera età di 3 anni, quando cascai faccia a terra dal divano rompendomi i denti davanti e avendo, sino a quando non spuntarono i definitivi, il sorriso di un novantenne. Quindi il punto luce era la mia ancora di salvezza. Una notte, dicevo, venne a mancare la corrente e mi svegliai di colpo avvertendo la mancanza di luce. Non vedevo nulla e cominciai ad avvertire una sensazione di soffocamento. Non riuscivo a respirare. Il buio lo percepivo come un drappo pesante calato sul mio volto. Urlai, credo. Poi arrivò un genitore con la luce.

Da allora, però, non ho più avuto paura del buio. Anzi, credo inconsciamente lo cercassi. Tempo addietro ho inserito in un racconto un incubo che ho realmente fatto da bambino: mi allontanavo dal severo sguardo carico di riprovazione dei miei genitori indietreggiando nel buio, mentre delle mani cercavano di tirarmi via qualcosa. Forse la pelle, strato dopo strato.

Io non so se funzioni la terapia d’urto con le paure. So che tanti della mia generazione sono spaventati. Sì, lo sappiamo, sembrano discorsi triti e ritriti perché li sentiamo ripetere spesso. Però le paure ci sono e non possiamo denigrarle perché pensiamo stiano solo nella testa di chi vive. È bello mostrarsi eroici, ma per me anche l’eroe si caga sotto, scusate. Ne parlavo con S., l’ho conosciuta oggi. Anche lei mi parlava di paure. Io le ho detto che per me, arrivati a un certo punto, bisogna saltare giù, senza pensarci più. Pure se hai paura. Un bel tuffo nel buio, tanto non sappiamo cosa ci sia dentro. Questo è eroico.

Dopo averla salutata, mi son chiesto: e io, invece? Quand’è stata l’ultima volta che son saltato anche io nel buio?

Penso che dovrò cominciare ad assumere delle gocce di distillato d’oscurità. Lo chiamerò Maldoror, mal d’aurora. Così, perché mi ispira. Perché quando il magone verrà non sarà per quando precipiteremo nel buio, ma quando vedremo apparire le luci (è pur sempre un veleno, dovrà avere effetti collaterali! Così poi creerò un distillato di luce da vendere e il cerchio ricomincerà!).

E voi, avete paura del buio?

* Si dice che Mitridate VI, Re del Ponto, assumesse piccole dosi di veleno per immunizzarsi. Alla fine pare diventò assuefatto, infatti sviluppò resistenza alle sostanze tossiche.

E tu, sai farlo in modo discreto?

AVVERTENZA: post dal contenuto ureico.
Sottotitolo: la demenzialità delle cose che leggo su internet non ha confini.
Sto pensando di fare una rubrica a periodicità casuale sulle cose più astruse, demenziali, esilaranti, imbarazzanti (e altri vari aggettivi simili in ordine alfabetico) lette in rete.

Facciamo un passo indietro. Esistono siti che fungono da archivio di articoli sul “Come fare per”, ad esempio Sapere.it, Ewrite.us e via dicendo; in realtà, lo scopo del sito non è fornire guide agli utenti ma accumulare visite, perché da lì proviene il guadagno. A volte questo accade a discapito della qualità dei contenuti, dovendo rispettare delle regole di ottimizzazione (come l’inserimento obbligatorio di determinate keywords) per comparire nei risultati delle ricerche. 3 anni fa scrivevo per un sito del genere che offriva guide e recensioni. Mi occupavo di tecnologia, ma per guadagnare qualche spicciolo in più (si veniva pagati ad articolo + il numero di visite) capitava di dover scrivere articoli assurdi del tipo “Come acquistare palloncini colorati” o “Dove acquistare un pc 486 (in un museo, forse)”. Ma chi diavolo deve ricorrere a cercare su internet una cosa simile?

Quando pensavo appunto di averle viste tutte, sono capitato su wikiHow (che, a quanto ho capito, non è manco un paid2write e non paga per gli articoli: quindi certe cose vengono scritte volontariamente e gratuitamente!). E navigando navigando tra le varie guide, ho trovato questo articolo e mi son detto Fermo! Deve finire nel mio museo virtuale degli orrori!:

Immagine

Non linko l’articolo perché non voglio incrementare le visite al sito, però giuro che è la roba più esilarante che io abbia mai letto. E con tanto di disegnini esplicativi su come mingersi nelle mutande o nei jeans e andarsene in giro inzuppati, perché sarebbe così più discreto (???). Ma perché, mi chiedo, perché?
Jackie_ae7e53_140788

Ci sono alcune perle encomiabili:

Immagine

Sentito? E staccatevi un po’ da Facebook, dal cellulare o da chissà quale altra perdita di tempo! Chiudetevi in bagno a fare esercizio, è divertente! E poi, volete mettere la sensazione di freschezza: la pelle sarà più bella e più idratata. E se avete qualche blocco psicologico nel farlo all’aperto, ecco alcuni consigli:

Immagine

Forza! Uscite nel cuore della notte e innaffiate il vostro cancello di casa. Quando sarete pronte, potrete anche organizzare dei pee-party:
– Ciao cara, che si fa stasera?
– Io stavo organizzando una uscita per una bella pisciata di gruppo, tu ci sei?
– Oh, non vedo l’ora! Mi sono allenata tutta la settimana di notte sullo zerbino del vicino!

Ma dove ho compreso la genialità perversa di chi ha scritto una cosa simile, è stato alla fine dell’articolo:

Immagine

Non scherziamo su queste cose. Conosco gente che è entrata nel tunnel e non esce più. Se un giorno dovessi avere una figlia, sarò categorico: figliola, drogati pure, ma non iniziare a pisciare di nascosto.

Mi son sentito quasi invidioso e ho cercato una guida per gli uomini. Non c’è, però ho trovato questo

Immagine

Giustamente, uno arriva a quasi 30 anni e ha ancora dei dubbi su come funzioni (per non parlare del “quando”!). Ho riso, poi mi è tornata in mente l’immagine dei bagni della mia Università che mi hanno fatto compagnia per 6 anni e ho pensato: oddio, forse c’è veramente qualcuno che non sa come si faccia in modo corretto. Volete sapere com’era entrare in quei bagni a metà mattinata? Vi faccio ascoltare una registrazione: ciaff! ciaff! ciaff!.
E non sto esagerando. Ma c’è tanta gente con problemi all’impianto idraulico o siamo proprio noi maschi a essere zozzi?

Perla finale:

Immagine

Caspita, che idea! E io che ho sempre scavato una fossetta nel terreno oppure innaffiato piante e porte!…Beh, sono un gatto, in fondo.

In ogni caso, non ho parole.

E ora, visto che va di moda in fondo agli articoli: dopo questo aver letto questo post ti senti
>=( Arrabbiato
=D Felice
=X Schifato
=( Triste
8′) Scusa, devo andare a mingere in pubblico