L’apostata del cuore – 06/07/2017

«È un mondo difficile, e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto» scriveva Khalil Gibran in una nota poesia. C’è tanto bisogno di certezze e soluzioni ai dubbi. Chi può farlo?

Io?

No, io rispondo soltanto alla posta, mi dispiace.

E viste le alte richieste di consulto medico, da questa settimana arrivano anche i consigli di salute! Vi rammento che io non ho alcuna specializzazione scientifica ma da quando ho scoperto che le malattie sono una invenzione di Big Pharma ho deciso di fare a modo mio.


Gentile Dottor Gintoki, a settembre mia figlia Virulenza frequenterà la prima media e io sono un po’ preoccupata. Ho saputo che nell’istituto che frequenterà si tengono corsi di educazione sessuale. A parte che non capisco la necessità, io ho fatto tutto da sola. Quando ho concepito mia figlia nessuno mi ha insegnato, ho semplicemente fatto mettere a mio marito i suoi semini nel mio fiorellino (abbiamo avuto delle difficoltà all’inizio perché per una incomprensione lui mi ha fertilizzato le margherite sul balcone). Io non voglio che mia figlia alla sua età apprenda certe cose o che peggio le somministrino controvoglia il gender.
Addolorata Perenne, Porto Rogna (NU)

Cara Addolorata,
io sono fortemente contrario a certi insegnamenti ai bambini.
Si sa che poi raccontano tutto a casa e i genitori, essendo creature vulnerabili, si impressionano.
Tuo marito ha fatto bene, alle piante bisogna donare amore.

Il mio fidanzato è un patito di selfie, e fin qui nessun problema. Il fatto è che gli piace postare foto e video di noi che ci baciamo, non gliene importa di violare la nostra intimità, e anzi dice che la cosa lo stimola. Per il momento è un gioco, però la sua ostinazione quando gli chiedo di smettere me lo fa sentire estraneo, quasi che io fossi la fidanzata della community e non la sua.
Linda Vulva, Piombate di Sotto (LI)

Cara Linda, posso comprendere il tuo stato d’animo. È lecito aspettarsi che certi momenti siano solo intimi e privati e sinceramente io non approvo l’invadenza nella vita altrui.
Comunque colgo l’occasione per dirti che a giudicare dalla foto di ieri l’ultima ceretta brasiliana non è riuscita benissimo, fossi in te mi lamenterei con l’estetista.

Ciao Gintoki. A maggio il mio fidanzato mi ha lasciata con un sms adducendo come spiegazione un generico “senso di disagio in mia presenza” che dice lo porta a non potermi più stare vicino. Lui non vuole incontrarmi per chiarire, però poi mi scrive che gli manco e mi copre di fiori e profumi costosi. Che sta succedendo?
Serena Gonorrea, Campione d’Italia a Tavolino (CO)

Cara Serena,
non fornisci molti elementi ma così a spanne dagli indizi un dubbio mi sovviene: da quanto non fai una doccia?

Sono un’espansiva, e temo che in amore sia un problema. Durante il sesso, mi piace parlare. Tanto. Ma gli uomini in questo anche a letto sono poco portati e non capisco perché.
Luce Spenta, Pasta al Paestum (SA)

Cara Luce, dipende da caso a caso. Se, ad esempio, parli con qualcun altro durante il sesso allora non è molto carino.
Inoltre ci sarebbero delle regole di educazione riguardo il quando non si parla e la bocca, ma siamo in fascia protetta quindi ti invito a consultare il manuale di galateo.

Gin, non so se sono un mostro o un idiota. Mi basta bere un bicchiere di vino per cominciare a flirtare con ogni donna. Le mie storie, anche quelle serie, finiscono così; mi lasciano perché mi giudicano poco serio o un alcolista o tutte e due, un alcolizzato poco serio. Invece sono uno che si fa il culo, lavoro 12 ore al giorno e non bevo mai, tranne magari nel weekend. L’ultima con cui stavo mi ha mollato in vacanza, sosteneva che volessi farmi l’istruttrice di vela. Si sbagliava di grosso, io puntavo alla maestra di tennis, comunque la capisco perché magari alla sera si alzava il gomito con la sangria e avrò certamente detto qualcosa che non andava. Non mi dire che l’amore mi farà cambiare perché comincio seriamente a dubitarne.
Dandolo Via, Frignando Moltoforte (BN)

Caro Dandolo,
è evidente che tu non abbia ancora incontrato la persona giusta.
Che nel tuo caso è una donna che beve per dimenticare.

Caro Gin,
pensavo di far parte di una coppia senza stupidi falsi (e anche un po’ moralisti) pudori, ultimamente però comincio a guardare con occhi diversi il mio partner, che è geloso del mio vibratore. Sembra uno scherzo ma non lo è. Un po’ per gioco sono andata in un sexy shop romano molto alla moda con un’amica e me ne sono comprata uno, che tra l’altro è pure un bellissimo oggetto di design tant’è che credo di averne visti di simili nei negozi di arredamento. Ammetto che quando sono in viaggio per lavoro da sola lo uso. Da quando l’ha scoperto, il mio fidanzato non perde occasione di mostrarmi il suo disappunto. Ho paura di urtare il suo amor proprio, ma non ti pare che lui esageri?
Maria Sole Cuoreamore, Smegma sul Clitunno (PG)

Cara Maria Sole,
sono un po’ confuso dal discorso sul design, o i sexy shop sono diversi da come li immaginavo oppure sei andata realmente in un negozio di arredamenti e quello che hai comprato è soltanto un raffinato Minipimer.
Venendo al tuo problema, è chiaro che il tuo lui soffra un po’ di gelosia. Quindi regalagli un vibratore per sollazzarsi durante la tua assenza. Fammi sapere.


ANGOLO SALUTE – L’aprostata del cuore

Dottor Gintoki,
ultimamente dalle mie parti intime affiora un odore di pesce. Cosa potrei metterci sopra?
Ottone Ossidato, Martina la fa Franca (TA)

Il vino bianco è un abbinamento sicuro e non si sbaglia mai.

Dottor Gintoki,
ma alla fine è vera o no la storia della lavanda di Coca Cola come anticoncezionale? Davvero basta solo quello?
Serva del Potere, San Piero in Bagno da Un’ora (FC)

No, non basta.
Ci vuole anche una Mentos.

Dottor Gintoki,
se non mi dedico ad alcuna attività e sto seduto, fumo e bevo come una spugna, mi sento bene. Quando però provo a fare attività fisica – dicono ci sia bisogno di farla – ho il fiato corto, mi fanno male il fegato e la milza e altri organi che non saprei identificare. Come si spiega?
Mistero della Fede, Medicina Trentatré (BO)

Caro Mistero, è evidente che lo sport stia nuocendo gravemente alla sua salute. Cessi immediatamente.

Dottor Gintoki, tendo ad avere la pelle delle mani molto sensibile e sottile, tal che basta un niente perché mi procuri un taglio con fuoriuscita di sangue che si interrompe dopo lungo tempo. Cosa posso fare?
Ugo la Doro, Campo Male (PZ)

Caro Ugo, si faccia proclamare santo.

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Non è che se ti chiedono “Parti?” tu rispondi “Festa!”

Ho deciso che per maggio me ne andrò da qui.

Approfittando di un breve ritorno a casa per le vacanze pasquali, comincio a impacchettare e portare indietro alcune cose. Tanto per iniziare, porto via ciò che ha allietato varie mie sere solitarie.

Non i porno. La Playstation.

L’idea di andare via era da alcune settimane che mi circolava in testa. Pensavo fosse un’emicrania. Poi gli ultimi eventi hanno accelerato i miei pensieri.

Non sono tipo da credere ai segnali dell’universo e cose di questo tipo: figuriamoci, se mi dicono karma io rispondo e sangue freddo, daje.

Ma in questa mia seconda esperienza pestese ci sono stati vari inconvenienti che mi lasciavano capire che qui non fosse più posto per me.

Appena sono arrivato, delle sneakers in perfette condizioni si sono sfasciate. Poi due jeans si sono bucati al cavallo. Ho trovato un bell’appartamento, in una zona molto bella. Dopo poco, la casa ha iniziato a picchiarmi: spigoli e ante mi tendevano agguati. Internet è andato ko per una settimana, poi la lavatrice mi ha allagato il bagno, qualche settimana fa il boiler è defunto lasciandomi per una settimana a godermi docce fredde che mi hanno ridotto la libido ai minimi storici. Una porta chiusasi all’improvviso mi ha donato il dito luminoso di ET. E proprio questa sera, mentre ripensavo a tutto ciò, un fusibile si è bruciato nel palazzo lasciandomi senza elettricità.

E non dimentichiamo che sono stato vittima di abusi da parte di un medico magiaro.

Il lavoro è diventato una merda. Chiedo scusa per l’utilizzo della parola “lavoro”. La Castora mi ruba le attività, neanche a una mail sono più libero di rispondere. Lei è strabordante come quella decima di petto che si ritrova. Deve estendere il proprio dominio su ogni cosa. Se fossi ancora vergine anche quello probabilmente mi ruberebbe.

Quando parlo con altre persone – espatriati come me – delle mie perplessità sul rimanere, sembrano non condividere. Alcuni dicono Che vai a fare in Italia, è un Paese fallito.


Detesto gli espatriati che parlano male dell’Italia come un Paese fallito, così come detesto quelli che sono in Italia e parlano male degli espatriati come dei falliti. In generale detesto la gente che parla male degli altri, per questo mi sento autorizzato a parlar male di loro come dei falliti.


Costoro però si trovano in altre situazioni. Hanno un lavoro avviato e/o un partner qui. Alcuni hanno messo su famiglia. Un tizio che conosco va a giocare a calcetto con Rocco Siffredi. In generale, hanno un’àncora qui. Io non ancora. E probabilmente mai.

Conosco anche casi di persone che invece sono tornate indietro. Il lavoro non li soddisfava sessualmente, non hanno trovato ciò che cercavano – una pornostar ungherese come moglie – oppure il loro compagno è fuggito con una giraffa.

Ho provato a lottare contro le mie cattive sensazioni. Mi sono guardato allo specchio e il tizio di fronte a me ha risposto Ma dici a me? Ma dici a me? con tono risentito.

In effetti, perché dovrei lottare contro me stesso quando non sento più motivazioni per restare?

A giugno dell’anno scorso quando andai via da qui ero molto triste. Piansi. Il cielo era grigio e cadevano goccioloni di pioggia sporca, ad accentuare la malinco-noia di quel giorno.

Oggi, invece, per citare dei filosofi metropolitani di cui allego video didattico, Dal cielo mi cadono le palle e i pantaloni si son rotti (!!):

Non che se al ballerino scarso il pubblico tira pomodori lui poi improvvisi una salsa

In settimana sono stato a una lezione di prova di tango.
Lungi da me avere ambizioni da ballerino. Più che un tanguero al massimo potrei esser un tanghero.

CR aveva bisogno di un partner e il buon GG si era reso uccel di bosco per questa settimana. Ho accettato di far da sostituto a patto di considerarlo un episodio unico ed estemporaneo. E poi le dovevo un favore, giusto la settimana precedente sono stato via dall’ufficio e in quei 5 giorni si è materializzata una mole notevole di grane.

Inoltre nella vita bisogna pur provare cose nuove. Come quella volta che volevo farmi la besciamella ma avevo in casa solo latte di riso alla vaniglia. L’ho preparata lo stesso. Mi ha provocato schifo&disgusto ma ho provato: e ora so che non riproverò.

Il corso era immediatamente dopo l’orario d’ufficio. La mattina, dimenticando che fosse quello il giorno, mi sono presentato in jeans e anfibi con suola carrarmato. Tanto per stare comodi e accentuare le mie movenze fluide.

Le lezioni erano tenute da una coppia. Lui argentino – ovviamente – asciutto ma col profilo vagamente scimmiesco. Lei ungherese, dal fisico flessuoso come un’anaconda.

In materia di ballo sono ignorante come uno che ignora.

Ad esempio ignoravo che dietro la schiena della partner si ponesse la mano destra. Io volevo partire con la sinistra, perché mi ci trovavo meglio. Il maestro argentino ha detto che da che mondo è mondo si usa la destra. La cosa – ha aggiunto lui – tra origine dall’usanza in altri tempi di portar la spada e quindi dall’esigenza di avere la mano destra pronta a estrarre.


Da qui la famosa frase: Porti una spada o sei solo contento di vedermi?.


Ho scoperto poi che le mie doti di coordinazione sono messe peggio di quanto ricordassi. Ero capace di andare fuori tempo di tre battute ogni due. Il maestro argentino mi guardava chiedendosi come fosse possibile.

Essendo io un tipo maldestro e temendo poi che con le mie delicate calzature finissi per mandare CR all’ospedale con un piede amputato, quando si trattava di danzare avanzando io allargavo di lato la falcata, invece. Con passi simili e fuori tempo a un certo punto penso di aver trasformato il tango in un valzer. Il maestro argentino era sempre più incredulo e ammirato.

Non immaginavo fosse attività così faticosa. Ho sudato in maniera invereconda, fino alla punta delle dita. Ero diventato così scivoloso che la CR mi stava sfuggendo dalle mani per finire contro al muro.

Sarei però poco onesto se non dicessi che, alla fine, mi sono anche un po’ divertito.

Ma, citando David Foster Wallace, è Una cosa divertente che non farò mai più.

Non è che per la manicure esigano il pagamento sull’unghia

Quando il dito indica la Luna, l’estetista ti lima l’unghia (Proverbio cinese).

Stavo attraversando il centro commerciale verso la stazione della metropolitana, quando una promoter mi si è parata davanti con in mano un piatto di quelli che sembravano bastoncini di caramelle gommose.

Ne ho presa una e stavo per mettermela in bocca, ignorando il vecchio adagio materno con cui sono stato cresciuto, come tanti altri, secondo il quale non vanno accettate caramelle dagli sconosciuti perché contengono la droga.


Dopo tanti anni avessi incontrato mai qualcuno pronto a offrirmi della droga gratis, per di più nell’appagante apparenza di un dolciume.


– Non si mangia! È sapone!

Mi ha bloccato la promoter.

A me continua a sembrare una caramella gommosa, anche la consistenza al tatto è simile:

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È stato in quel momento di esitazione di fronte al mio stupore che sono stato agganciato e condotto verso il bancone.

Mi ha fatto provare tutto il campionario di prodotti, il sale del Mar Nero, il burro, le creme.


Tutte cose che dal nome sembrano edibili ma non lo sono, altra pubblicità ingannevole.


E io la lasciavo fare perché, come Totò in uno sketch, mi chiedevo Chissà dove vuole arrivare.


Se davvero sperava che comprassi qualcosa – basta guardarmi per capire il contrario soprattutto per prodotti cosmetici – deve essere alla frutta o, più probabilmente, ero l’unico a essere caduto nel tranello della caramella/sapone.


Alla fine avevo le mani così cariche di olezzi stucchevoli che sembrava le avessi infilate nel deretano di un unicorno arcobaleno. Non potrò compiere una rapina – non che ne abbia l’intenzione – per anni perché rintracciabile dalla scia.

Dove la solerte addetta ha dato poi il massimo nel decantare le meraviglie dei propri prodotti è stato quando mi ha mostrato una scatola regalo natalizia, “perfetta per la madre/sorella/fidanzata”.


Io già qui diffiderei di un prodotto così generico, senza contare la componente freudiana di un regalo adatto sia per la partner che per la propria madre.


La scatola conteneva: una lima per le unghie, una lozione per il corpo e una boccettina di un liquido sconosciuto che, come prova dimostrativa, lei mi ha applicato su un’unghia.

– Cos’è?
– È olio per cuticole
– Eh?
– Lascia fare, la tua ragazza sicuramente lo conosce e lo usa


Non so se in inglese esista un “Lascia fare”, ho semplicemente aggiunto questa locuzione alla frase, dando voce alla sua espressione del viso che diceva “Non soffermarti su cose che non puoi comprendere”.


Non ho dubbi che altri lo conoscano e mi dolgo della mia ignoranza, ma sono sconcertato da questa rivelazione sull’esistenza dell’olio per cuticole.

Esiste un prodotto per qualsiasi parte del corpo.
Probabilmente sono tutti composti dagli stessi ingredienti base, soltanto che al posto di un olio universale è meglio averne tanti specifici. Non sia mai che ci si confonda, magari il giorno in cui va applicato sui peli pubici per la sua azione sebosquirtante è quello destinato invece alle ascelle per l’effetto dermoterminatore. Invece la differenziazione aiuta a seguire il calendario cosmetico.

E dire che per tanti anni ero legato semplicemente alla dicotomia sapone-shampoo come unica dimensione della pulizia corporea. E non ci si poteva confondere.

Poi da quando sono barbuto ho iniziato a comprare lo shampoo per la barba, perché mi hanno detto che quello per capelli non è adatto ed è per questa debolezza che oggi secondo me provano a vendermi altre cose, le caramelle non c’entrano.

8 indizi per identificare un insoddisfatto cronico da uno che va be’ dai è più normale anche se a volte rompe le palle

L’espressione serena e rilassata di un tipico esemplare di persona soddisfatta

Come cantava il vecchio Frankie hi-nrg, sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi: gli insoddisfatti cronici, il dito nel sedere molle del pianeta che a sua volta ha un dito nel sedere degli insoddisfatti. Non si spiegherebbe altrimenti quel loro perenne atteggiamento di fastidio misto a una sensazione di stitichezza viscerale.

La piccola guida che segue contiene gli elementi per identificare e distinguere gli insoddisfatti cronici da quelli che semplicemente si son svegliati una mattina per caso con la luna storta, magari perché han mangiato pesante la sera prima. Attenzione: se vi riconoscete in anche solo uno degli elementi di questa lista, cominciate a porvi delle domande (come ho fatto io che mentre scrivevo ho cominciato ad avere dei dubbi su me stesso).

Nota bene: il post è ironico e scherzoso e prende di mira chi tendenzialmente si comporta da scassapalle senza ragione: non intende prendere in giro chi invece soffre di un malessere serio.

    1. L’insoddisfatto cronico è come quel soprammobile che vi hanno regalato e che non potete gettar via perché era una bomboniera di vostra zia Clodovea che ci tiene tanto, poverina, anche se la vedete solo a Natale e a Pasqua (ma solo negli anni bisestili): dovunque lo mettete, sta male. Si sente fuori posto, non si trova a proprio agio, sta scomodo, non sta bene.

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      L’incomparabile e sempiterna bellezza di questo perfettamente inutile geco multicolor da me comprato in quel di Barcelona, che non può esser collocato in alcun posto a meno di non vivere in una casa disegnata da Gaudí, cosa che crea in me somma insoddisfazione

    2. L’insoddisfatto cronico 2.0 sfrutta internet come megafono del proprio malcontento. Scrive su facebook per lamentarsi della pioggia quando piove, del sole quando c’è il sole, delle nuvole quando il tempo è così così e non si capisce se voglia piovere o schiarire. Coloro che sono in grado di scrivere testi più lunghi di un sms aprono un blog, dove far scorrere fiumi di parole lagnose come i Jalisse e confrontarsi con altri insoddisfatti che giungeranno a commentare offrendo la propria empatica partecipazione.
    3. L’insoddisfatto cronico è stato morso da un Enrico Ghezzi radioattivo che era stato esposto a raggi Sgarbi durante un esperimento per clonare un Joe Bastianich potenziato: insomma, critica, si sente in dovere di farlo e in diritto di dirlo a tutti. Il risotto non è ben cotto, l’insalata è salata, gli amplificatori son poco sonori, la trama è grama (non mi venivano altre rime): nulla è di suo gradimento perché tutto è imperfetto, sbagliato, non incline ai suoi gusti eccelsi e sopraffini.
    4. L’insoddisfatto cronico ha il dono della preveggenza. Dovunque lo si sta conducendo, sa già che non si divertirà, che non mangerà bene, che non si troverà a proprio agio e via dicendo.
    5. L’insoddisfatto cronico entra in crisi quando si trova a dover ammettere con sé stesso (e anche con gli altri) che le sue previsioni erano sbagliate. È statisticamente impossibile che nulla possa accontentarlo: prima o poi si divertirà, prima o poi farà qualcosa che gli sarà piaciuto. I più bravi hanno un diploma all’Actors Studio per l’aver imparato a dissimulare il proprio entusiasmo e non darla vinta al prossimo.
    6. L’insoddisfatto cronico ha la sindrome da risveglio del lunedì mattina applicata a tutti i giorni della settimana, sabato e domeniche comprese. Alcuni membri della comunità scientifica contestano la classificazione di sindrome del lunedì, chiedendo che venga invece coniata una nuova definizione a parte, cioè “sindrome del risveglio e basta”. Finora sono rimasti inascoltati e quindi insoddisfatti.
    7. L’insoddisfatto cronico, contrariamente a quel che si può pensare, è un animale sociale. Predilige la compagnia delle persone, prospera nei luoghi frequentati, spesso ha un partner (anche se non a lungo perché tende a eliminarlo per sfinimento). In assenza di compagnia non avrebbe come e dove sversare il proprio flusso di lagnanze.
    8. L’insoddisfatto cronico è un fine stratega militare: degno interprete dell’arte della guerra di Sun Tzu, finge di autosabotarsi mentre in realtà prepara un’astuta trappola per liberare il proprio potere lagnoso. Ad esempio, quando bisogna decidere come trascorrere una serata lui non dice la sua o non si sforza di far valere le proprie ragioni: salvo, poi, lamentarsi di essere stato costretto a fare una cosa che non voleva.

 E voi conoscete un insoddisfatto cronico? Come lo identificate o come lo tenete a bada?

Sono bello, sono sano, devo fare il vigile urbano. Ma il tempo si ambigua

Il mio curriculum si arricchisce. Dopo gli attestati di stima, ricevo certificati di sanità.

Tu sei una persona sana, uno dei pochi, mi dicono. Sano non inteso nel senso medico del termine, per quello ci vuole un certificato vero.

Credo l’ultima volta che ne ho ricevuto uno di quest’ultimo tipo, sarà stato 17 anni fa. Andai a richiederlo per poter partecipare a delle gare sportive interscolastiche, qualcosa come dei Giochi della Gioventù. A proposito: esistono ancora i Giochi della Gioventù?

L’atletica non va presa alla leggera
Mi iscrissi per l’atletica leggera. Competizioni che non partirono mai per mancanza di fondi. La mia vita scolastica è stata contrassegnata da perenni mancanze di fondi. Mancavano i fondi alle scuole elementari per avere una palestra attrezzata, mancavano i fondi alle scuole medie per le gare e per una sala computer, mancavano i fondi al liceo per una sede nuova (ironia della sorte, dopo aver fatto scioperi e manifestazioni, quando mi diplomai due anni dopo aprirono la nuova sede).

Un medico che da bambino non voleva guarire i ciliegi ma il proprio portafogli
Forse non partecipare fu meglio così. Il mio medico di famiglia mi firmò il certificato senza neanche visitarmi. Sì, ok, mi conosceva, ma non mi sembra un comportamento tanto coscienzioso. Ma il mio medico è più un salumiere: vai lì e ti spaccia un po’ di compresse dopo averti guardato le tonsille. Anche se ti fa male un ginocchio, lui prende la pila e ti guarda la gola. E poi ti rifila antibiotici.

La battuta tipica tra i suoi amici è ricordare un episodio di quando giocavano a calcetto insieme: infortunio di un elemento della squadra, accorre il nostro eroe e qualcuno grida “Chiamate un medico vero!”.

Per lui di certo fatico a dare un attestato di stima.

Io, invece, mi sono un po’ rotto di riceverli. In certi casi è anche controproducente.

Per esempio ho capito che al lavoro bisogna lavorare il giusto. Se mostri di lavorare molto, ti inquadreranno come uomo di fatica e rimarrai rinchiuso in quel recinto di considerazione.

Le situazioni di Lui&Lei
Credo sia questa la fine che ho fatto nei confronti di Giovane Responsabile dal Ciuffo e le Camicie a Quadri (infilate nei pantaloni, vergogna!). Questi nomi diventano sempre più difficili da affibbiare: volendo, dovrei aggiungere Che si fa le Sopracciglia e si Spruzza Liquido Abbronzante. Per carità, nulla contro gli uomini che si curano in modo maniacale, mi chiedo solo come poi funzionino le piccole cose del quotidiano rapportandosi con una donna. Nel bagno ci saranno due armadietti dei cosmetici, Lui&Lei? Serve un bagno spazioso, quindi. Oppure lui usa la roba di lei? Mi immagino poi le scene:
– Caraaaa, e che palle, ti ho detto che quando finisce la crema depilatoria devi comprarla!
– Carooo, alza quel culo liscio e vattela a comprare tu!
– E posso mai uscire per strada con una chiappa depilata e l’altra no?!
– Tanto non ti vede nessuno…a parte me, purtroppo!
– E se succede un incidente e mi devono portare all’ospedale…che diranno?! Metti che mi investano e gli infermieri debbano togliermi i pantaloni!
– Magari qualcuno ti butti sotto, prego succeda ogni giorno che esci di casa. Almeno la smetteresti di consumare le mie cose, anche quelle che non dovresti usare…
– Se ti riferisci a quella volta, ti ho già detto che mi ero tagliato col rasoio e stava uscendo un sacco di sangue e i tuoi assorbenti andavano benissimo per tamponare!
– …

Sì sì, più o meno è così che accade, lo vedo. Mi spiace per te, Giovane Responsabile eccetera. Stavolta sono stato io a inquadrare te.

In un recinto chiuso non ci sto (né con la destra ma nemmeno col PD)
Comunque è un po’ seccante riempire il cv di certificati e attestati.
La prossima persona che mi si avvicina per darmi una metaforica pacca sulla spalla, risponderò con un vecchio classico di Marco Masini.

Ma no, cos’avete capito? Stavate pensando tutti a Vaffanculo, scommetto. No no, io mi riferisco alla sua grandiosa cover di Nothing Else Matters.

E il tempo si ambiguaaaaa

E che dire de l’iguana dei passi tuoi? Picchi di scrittura ineguagliabili.

Masini poi dichiarò che “Ai Metallica piacque”. Credo il testo non l’abbiano letto affatto e non gliel’abbiano spiegato, anche perché è inspiegabile. E considerando che sono più di 20 anni che non fanno un disco che si avvicini alla decenza, i Metallica odierni non sono né autorevoli né affidabili.