Non è che quando parcheggio mi dicano non sostare senza di te

Ho letto di una retata di parcheggiatori abusivi in una via che mi trovo spesso a percorrere. Ogni volta che passo di lì vengo preso da loro d’assalto, al grido di “Devi parcheggiare?” e io a ogni occasione faccio gesti sempre più ampi in segno di diniego. Sto pensando di girare con un cartello attaccato al lunotto con scritto “NON CERCO PARCHEGGIO NON MI ROMPETE IL CAZZO”.

Il parcheggiatore è un esemplare urbano particolare.

È dotato di grandi capacità di mimetizzazione nell’ambiente circostante. Quando pensi di aver trovato un posto libero senza nessuno nei paraggi che venga a chiederti danaro, sentirai all’improvviso una voce alle tue spalle che richiamerà la tua attenzione: “Capo!”.

Occorre spiegare: in qualità di conducente di un mezzo, tu per loro sei capo.

Conducente è il participio di condurre, composto di con- e dūcĕre, ducere->dux, colui che guida, quindi, capo. Le parole non vengono mai dette a caso e il parcheggiatore padroneggia le lingue antiche o quantomeno quelle morte: più di uno giurerebbe di averli sentiti parlare in idiomi sconosciuti. E qualcuno di loro è proprio un grandissimo idioma.

Il parcheggiatore è anche pratico di geometria e algebra. Vede tre posti auto dove l’incolto ignorante ne vedrebbe uno. Egli è maestro del calcolo frazionario. E se non lo ricompensi a dovere, ti fraziona la macchina in pezzi da portar a casa.

Il pagamento non è mai quantificato. La transazione si svolge con la richiesta, da parte del parcheggiatore, di “Qualcosa a piacere”. Se la cifra corrisposta non è di suo gradimento, ti guarda con l’espressione che dice “Dai puoi far di meglio”. E lì diventa chiaro che il qualcosa a piacere è, ovviamente, incontro al piacere suo.

Pur non essendo dotati di fisici prestanti, hanno ottime doti atletiche. Se pensi di averlo evitato perché impegnato più lontano con un’altra vettura, lui non solo sarà in grado di avvertire la tua presenza a distanza – hanno sempre vista ottima e adatta alla visione notturna – ma si esibirà in uno scatto degno di Carl Lewis per raggiungerti.

Il parcheggiatore è rispettoso della legge. Se ti fa trovar posto in zona vietata, alla tua domanda “Ma se poi passano i vigili?”, lui risponderà che è un problema tuo. Tua l’auto, tua l’infrazione, tu ne risponderai: pretendi forse che un galantuomo metta i bastoni tra le ruote alla giustizia per la bella faccia tua?

Va detto che però alcuni ti dedicano un pensiero premuroso. Se per caso i vigili realmente passano e ti lasciano la multa, lui, prima del tuo arrivo, la toglie per non farti rimanere male. Magari hai passato una bella serata, ti sei divertito: perché rovinare tutto? Quando, un paio di mesi dopo, ti arriverà il verbale a casa, neanche ti ricorderai di quell’episodio e pagherai il dovuto in modo più sereno.

Dubito che la retata di cui parlavo sopra abbia effetti duraturi nel tempo. Credo che già domani li ritroverò in quella strada. I nostri esemplari urbani non riescono a star via a lungo dal loro habitat naturale: questi benemeriti sanno che l’automobilista privo del loro aiuto sarebbe perso. Noi tutti ringraziamo e io personalmente dedicherò varie invocazioni ad Anubi e ai loro antenati defunti quando me li ritroverò davanti.

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Non è che non credi a un bovino solo perché è una bufala

Una delle cose che mi riesce più difficili è quella di interagire in modo rilassato con altri esseri umani, senza provare un senso di oppressione e fastidio e anche qualche accenno di iperidrosi. Tale sensazione si verifica in particolare in presenza di commessi petulanti, che, ahiloro, sono chiamati a svolgere la mansione per la quale sono stati assunti, cioè quella della petulanteria.

Sembrano gentili e sorridenti, ma ricordate che non sono vostri amici.

Sabato. Supermercato.
Mi dirigo al banco dei latticini per prendere della mozzarella, quando una commessa appostata lì per scopi pubblicitari si volta verso di me esclamando “Un po’ di mozzarella?”, accompagnando la frase con un cenno accondiscendente del capo e un ecumenico gesto della mano.

Al che io, fingendo di cercare altro, cambio all’istante direzione dirigendomi verso lo scaffale opposto al grido di “Oh ma dove sarà mai la Citrosodina?”.

Dopo un giro dell’intero supermercato per prendere altro, torno nella zona formaggi sperando che la commessa non sia lì.
Noto che è distante e girata di spalle, l’operazione è quindi fattibile. Il piano è

  1. Arrivare al bancone con un giro largo fuori dal campo visivo del nemico, senza attirare l’attenzione. Tempo max: 10 secondi
  2. Arrivato sul posto, guardare tutti i prodotti con un’occhiata veloce. Tempo max: 2 secondi
  3. Prelevare “il pezzo”.
  4. Controllare l’etichetta. Tempo max: 2 secondi
  5. Abbandonare l’area.

Arrivato al punto 4 purtroppo il nemico mi è piombato come un falco addosso, e, mentre esclamava “Ci sta pure la confezione singola, vedi questa ne sono due” mi ha strappato “il pezzo” di mano.

– Invece no, questa è una sola…ci stanno pure i bocconcini se preferisci
– No questa va bene (e molla!)
– È 250 grammi, vedi tu se va bene
– Sì (ma fatti i casi tuoi)
– Tieni, ti do pure un po’ di ricotta fresca di bufala

E me l’ha buttata nella busta prima che io potessi chiedere spiegazioni. Poi si è avventata su un’altra cliente.
Non so se fosse omaggio o meno, ma arrivato al bancone dello yogurt la ricotta l’ho depositata lì.


Non si fa, non fatelo e non pensate di farlo. Posare i prodotti a caso, intendo. Ma non volevo tornare in quella zona.


Oggi invece avevo bisogno di un po’ di frutta.
In un altro supermercato.

Mentre sto prendendo la bustina, arriva il commesso del reparto ortofrutta che me la toglie dalle mani e mi fa “Che ti serve?”.

– Ehr…banane.

Dico.
E  dopo che me le ha imbustate ed etichettate fuggo via.

Potrei anche accettare il fatto che siano a mia disposizione anche se io non l’ho chiesto, ma che almeno non avessero l’abitudine di togliere le cose dalle mani altrui.

Altrimenti sto pensando di pedinarli fuori dall’orario di lavoro e strappar via loro cose di mano.
Del tipo, appostato a un parchimetro: Deve parcheggiare? Dia qui le monetine, le inserisco io! Quanti minuti? 10? 20? 30? Ho fatto un’ora, che faccio lascio? Ma sì, al limite si fa una passeggiata, è tutta salute!