Non è che Milano sia una città a misura Duomo

Mi sono finalmente trasferito. L’emigrante con la valigia, non di cartone ma quasi. Il trolley mi ha trollato, anzi, trolleyato: le ruote si sono bloccate e ho dovuto trascinare strusciando l’asfalto 30 kg.

La mia stanza si affaccia su tanto verde: il cortile interno del condominio praticamente è un parco. Il mio coinquilino, nonché padrone di casa, un eccentrico professore delle medie, è amante delle piante. Ce ne sono persino in bagno: un rampicante fa da cornice allo specchio.

Forse la cosa è un po’ inquietante.

C’è anche un gatto:

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Non è del proprietario: è di una sua amica che gliel’ha affidato in custodia per 15 giorni mentre lei è in ferie.

Questo è ciò che lui mi disse il 26 luglio, quando venni a vedere la stanza.

Quindi o l’amica ha deciso di farsi più di un mese di vacanza e a questo punto vorrei conoscere una persona che può permetterselo oppure il gatto si è trovato così bene che non vuole più tornare a casa propria. Oppure l’amica non esiste, in realtà il gatto è del professore ma non vuole ammetterlo e si è inventato questa storia.

Il gatto ha subito legato con me, me lo ritrovo sempre nella stanza. O forse è legato alla stanza e io sono solo un ingombro per lui. Mi viene il dubbio quando me lo ritrovo sulla mia sedia. Sulla custodia del portatile. Sul portatile. Gli ho riservato una sedia e un cuscino. Cerco di fargli capire che se vuole stare si può far bastare quel posto. Finge di aver capito.

Sono andato in cerca di una piscina. Nel quartiere dove vivo ce ne sono diverse e mi sono preso un paio d’ore per visitarle e capire quale mi convenisse. Una di queste è all’interno di un centro fitness-wellness-benesseress-tifacciamofess. Non quello della catena multinazionale dell’altra volta. Il principio di funzionamento però è lo stesso. Se alla reception chiedi informazioni, ti mandano da un’assistente personale piazzata in un loculo tipo consulente bancario. Mi ha spiegato come funziona il centro. Alla parola “ti verrà assegnato un life coach” ho finto di aver dimenticato il pollo nel forno e sono scappato, al grido di “Magari ci penso e ritorno”.

Ho fatto l’abbonamento al bike sharing di Mobike. In due giorni secondo l’app ho percorso 25km solo girando il centro. Una quindicina di questi 25 km sono stati giri inutili perché avevo sbagliato strada. Ho un buon senso dell’orientamento, nel senso che se prendo un punto di riferimento so poi direzionarmi tra i punti cardinali. Ma sono anche il tipo che vede una strada che sembra promettente e dice “Andiamo, tanto sbucherà da qualche parte”. Poi apri Google Maps e scopri che ti sei allontanato di 2km dalla tua meta.

Ma anche questo è un modo per conoscere una città.

Una città in cui, tradizione voleva, i palazzi non devono essere più alti della madonnina del Duomo. Poi hanno iniziato a costruire i grattacieli e, per rispettare la tradizione, hanno cominciato a porre delle madonne sulla cima di questi palazzi. O è sempre la stessa statua che passano da uno all’altro, non ho compreso.

Comunque fu così che Milano non fu più a misura…Duomo.

Non è che contro le notizie improvvise ti compri uno scaldabagno per evitare docce fredde

Non ho avuto acqua calda per sette giorni.

Mercoledì della settimana scorsa, una volta rientrato, ho constatato il problema. L’ho segnalato al padrone di casa che mi ha detto

– Domani non posso passare, verrò venerdì mattina

Venerdì si è presentato a casa e ha dovuto ammettere che, beh, sì, in effetti non funziona il boiler. Ha promesso che avrebbe chiamato un tecnico.

Il tecnico è venuto il sabato pomeriggio e ha detto che, beh, sì, in effetti non funziona il boiler e va sostituito.

Se tre indizi fanno una prova, voleva dire che il boiler non funzionava più.

Martedì pomeriggio finalmente sono venuti a installarne uno nuovo. Gli addetti hanno rimosso il vecchio boiler, sottolineando che, beh, sì, in effetti non funziona.

Dato che il boiler si ricarica di notte, soltanto questo mercoledì mattina ho riavuto l’acqua calda. A forza di docce fredde avevo ormai la libido di un Adinolfi.

Le parti intime sono delicate. E inoltre io credo che il benessere mentale di una persona passi per il benessere di quelle zone.

Purtroppo per noi uomini è difficile parlarne. Al limite i discorsi sul pene riguardano battute da caserma e nient’altro, in cui ci si schernisce a vicenda. Un grande gioco delle parti (le parti intime per l’appunto) dove però si sta molto attenti a non sforare il limite dell’area personale.

Le donne invece sono molto più libere su certi argomenti. Anche troppo. Ricordo un aneddoto di una mia amica, cui una volta un’altra amica mise sotto il naso la mano dopo essersela infilata tra le cosce, al grido di “Ma dimmi la verità, secondo te mi puzza?”.

La mia amica stessa è molto aperta nel condividere informazioni sulla sua salute intima, quali infiammazioni o afrori mensili.


Qualcuno potrebbe inorridire e chiedersi se ormai grazia e femminilità siano morte. Io dico che sono vive e vegete, soltanto più attente alla propria bagiana.


Puzze a parte, quel che mi è successo con il boiler è soltanto l’ultimo di una lunga serie di sfortunati eventi che mi coinvolgono da quando sono tornato qui a Budapest. Nulla di grave, intendiamoci. Ci sono sciagure peggiori, come l’uscita del nuovo disco di Vasco Brondi.


E se non avete idea di chi sia, potreste sempre informarvi affinché io poi possa dire Beh, sì, in effetti ve l’avevo detto.


Se non mi sono ancora rotto completamente le scatole nonostante il lavoro stia diventando sempre più logorante è per due motivi.

Il primo è perché sono pagato per stare qui. E non è poco. E la cosa più importante è che non vengo pagato in visibilità: anzi, delle volte riesco anche a ritagliarmi delle parentesi di invisibilità.

La seconda è il beneficio di viver solo, con i vantaggi del caso. Come per esempio quello di scaldarsi col phon, comodamente riversi sul divano e in mutande, dopo una doccia fredda. Senza dover rendere conto a nessuno.


E ora Vasco Brondi:


Non è che spedisci il computer in manicomio solo perché non connette più

Ci si accorge del valore delle cose quando le perdiamo. E ci si rende conto di quanto, nel quotidiano, diamo tutto per scontato salvo poi pentircene quando si realizza che nulla ci è dovuto e ci è garantito.

Sono due giorni che mi trovo senza connessione internet.

Il PdC (padrone di casa) è stato così gentile da impegnarsi domani a verificare con la compagnia telefonica e a promettermi uno sconto sull’affitto il prossimo mese.

In questi giorni non sono in formissima. Mi capitano piccoli inconvenienti, come questo della connessione internet.

Ieri, in ufficio, quando sono andato in bagno mi sono accorto che mi stavo pisciando sulla cintura. In pratica, mentre facevo ciò che facevo guardando in alto e fischiettando Firulì Firulero, la cintura slacciata penzolava sul davanti giusto in traiettoria del getto.


Vien da chiedermi perché noi uomini siam così svagati duranti la minzione. Anche nell’iconografia cinematografica, l’uomo al bagno è rappresentato compiaciuto e fischiettante, laddove la donna sulla tazza sembra invece sempre assumere l’espressione afflitta di chi è alle prese con gravi problematiche politico-sociali e anche un principio di ricrescita pilifera inattesa.


Può essere che la minzione da bipede eretto tipica dell’uomo conferisca questa sicumera o trattasi soltanto di un cliché?


Poco più tardi, ho rovesciato un bicchiere colmo d’acqua, a pochi centimetri da ben due ciabatte di prese elettriche, una sulla scrivania e una al di sotto di essa.

Uscito dall’ufficio, distratto dalle chiacchiere di Aranka Mekkanica (la mia collega che sembra timida e remissiva ma in realtà nasconde un’indole malvagia) che era con me, ho preso la metro nella direzione sbagliata.

A casa ho poi constatato l’assenza di connessione internet. Desideroso di vedere la Champions League in streaming, sono uscito alla ricerca di un bar o di un locale che trasmettesse la partita.

Purtroppo, dei posti che ho visitato nessuno trasmetteva la partita che mi interessava.

Però per strada, quando ero affranto e sconsolato, ho avuto questa apparizione:

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Convinto fosse un segno, sono tornato a casa sperando di ritrovare la connessione. Non c’era. Ho sfruttato un hotspot Telekom che forniva un quarto d’ora di internet free per vedere il finale dell’incontro.

Purtroppo le cose nella partita non sono andate bene e ho invocato invano il nome sulla targa dell’auto. E ho pensato che avrei potuto sfruttare quel quarto d’ora in modo migliore. Ad esempio per vedere un porno: solo che poi cosa me ne facevo dei 14 minuti restanti?