Non è che l’ecologista sia per forza contro la plastica facciale

Di questi tempi si parla tanto di coscienza ecologica. Le persone e le aziende (o forse prima le aziende e poi le persone) sono sempre più attente alle questioni ambientali.


Dal canto mio ne sono felice perché ora posso giustificare la mia pigrizia nello stirarmi i vestiti facendola passare per una scelta etica consapevole.


Sempre più spesso si vedono in giro borracce di metallo dalle forme più astruse – il design è sempre un’ottima scusa per giustificare il prezzo – per sostituire le bottiglie di plastica, ad esempio. La gente cerca di comprare prodotti con meno plastica, gli involucri di plastica vengono tassati, eccetera.

Contemporaneamente, non passa giorno senza leggere notizie su isole galleggianti di plastica che aumentano di dimensioni, plastica negli stomaci dei delfini, i vestiti che rilasciano fibre di plastica, microplastiche nella catena alimentare, addirittura ieri leggevo che la plastica sta venendo inglobata dalle rocce.

Dinanzi questo scenari tragici, ancor di più per salvare il pianeta e noi stessi è necessario darci un taglio con la plastica.

Ma sarà proprio così?

Sono dell’idea che, invece, il futuro per noi debba essere sempre più fatto di plastica. Non mi riferisco agli interventi estetici dei personaggi della tv e del cinema, ovviamente (anche se c’è qualche personaggio famoso che ha già da tempo tracciato la strada per assumere delle sembianze di plastica).

Ho preparato quindi un piccolo elenco di riflessioni a supporto del

PROGETTO PER IL PLASTICAMENTO DELL’UOMO

– La plastica mantiene giovani. Al massimo, se esposta al sole, dopo qualche tempo cambia colore in modo perenne, il che comunque renderà contenti i maniaci dell’abbronzatura.

– Non dovremo più preoccuparci delle microplastiche disperse in mare che poi vengono ingerite dai pesci che noi mangiamo, entrando a far parte del nostro organismo: un umano plasticato infatti trarrà giovamento e rinforzo dall’assunzione quotidiana di microplastica.

– Il sistema sanitario ne beneficerà. Stop alle lunghe liste d’attesa per i trapianti: basterà ordinare un modello di organo di plastica su Amazon per sostituire quello vecchio. Per gli interventi urgenti si consiglia l’abbonamento Prime.

– La plastica migliorerà le prestazioni sessuali. Niente più arrossamenti e infiammazioni nelle zone intime: gli organi genitali plasticati ne sono immuni (al massimo dopo un po’ con l’uso si consumano, ma tanto quanto sesso sperate di fare nella vita?). Per gli uomini, basta con le erezioni nulle o insoddisfacenti: un membro di plastica garantisce sempre vigore e durata. Per le donne, basta tette che scivolano giù per la gravità: la plastica non si deforma così facilmente col tempo!


A patto di stare lontani dalle fonti di calore.


– Niente più illazioni sugli interventi estetici altrui: tanto saremo tutti artificiali.

– La plastica galleggia e questo farà fallire il business dei bagnini che passano le vacanze al mare a molestare turiste con la scusa del salvamento.

– Calpestare un mattoncino Lego a piedi nudi non sarà più un’esperienza traumatica.

– Parafrasando Shakespeare, si potrà dire “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i Sony”.


Questa era così brutta che ho fatto testa o croce per decidere se scriverla.

 


– Quelli che stanno sempre a denunciare episodi di razzismo soltanto per qualche piccolo episodio di libera espressione di pensiero e di folklore (chi per costume e folklore infatti non ha mai insultato un ebreo o una persona di pelle nera?) non avranno più di che polemizzare: i nostri materiali corporei verranno tutti da qualche grande fabbrica delocalizzata dello stesso Paese e nessuno avrà più a disposizione materiale folkloristico, quindi. Contenti?

– Concettualmente sperimenteremo la vita eterna: l’umano di plastica non morirà ma verrà riciclato per assemblare altri umani.


Spero con queste pillole (in comodi blister monouso di plastica) di avervi convinto a pensare di intraprendere la strada del plasticamento!

Lurido frutto dell’amor è la sambuca

Era primavera inoltrata dell’ultimo anno di liceo e noi ci inoltravamo sempre più volentieri nei fumi dell’alcool. La seconda sbronza cattiva della mia vita fu una domenica sera dopo aver finito una bottiglia di sambuca seduti sui gradini di un condominio. Da allora, ancor oggi mi sopraggiunge la nausea a sentirne anche soltanto l’odore.

Polacco dopo aver bevuto abbastanza per quella sera si alzò a svuotare la vescica contro un muro, non avvedendosi di un uomo affacciato alla finestra che lo richiamò al suon di “ehi tu, lurido”.

La cosa mi è rimasta impressa, in quanto lo trovo più unico che raro che qualcuno si esprima così. Ci si aspetterebbe un epiteto volgare, una bestemmia, un’imprecazione in dialetto, una secchiata d’acqua. A tal proposito, vorrei segnalare ai visitatori occasionali di Napoli di non attardarsi a svuotare la vescica in una stradina di via Mezzocannone, perché gli abitanti della zona si sono organizzati in squadre d’azione che organizzano raid di secchiate d’acqua per i luridi del caso.

Quell’uomo, dicevo, disse “ehi tu, lurido”. Con fermezza e senza scomporsi in alcun modo.

Non ero abituato né a sentire l’espressione né a quella composta serietà. Anche perché le persone trovo che abbiano spesso modi più spicci e nervosi.

Oppure sono io che la penso così essendo molto collerico. C’è un proverbio spagnolo che dice “Piensa el ladrón que todos son de su misma condición”.

Sono apparentemente tranquillo e molto controllato ma vivo sul ciglio della strada dell’esplosione di nervi. Se agissi di impulso, per un nonnulla distribuirei con molta facilità delle indicazioni per raggiungere in modo breve quel famoso paese.

Come quella volta, credo fosse il terzo anno di liceo, che rivolsi tale invito a un paio di compagne di classe.
Eravamo in aula video (una stanza con un televisore e un videoregistratore comprati in saldo all’euromercato negli anni ’90) a guardare non ricordo cosa. A un certo punto comparvero degli scimpanzé nel video. Il simpatico S. dalla retrovia disse “I parenti tuoi, Gintoki!”, provocando qualche risata negli astanti. Io mi girai verso di lui a rispondergli, non ricordo di preciso cosa dissi comunque si trattava di qualcosa riguardante le scimmie e lui. Dal mezzo dell’aula un paio di compagne invitarono al silenzio. Io chiesi loro la cortesia di non defecare sugli organi genitali, accompagnando le parole con un ampio gesto della mano che invitava appunto a visitare il famoso paese.

L’invito a non attentare ai miei summenzionati organi fu preso evidentemente molto sul serio, tant’è che di quella classe nessuna ragazza mai ci si accostò, né con buone né con cattive intenzioni. Io per prudenza mantenni sempre le cose in chiaro, reagendo sempre in modo spropositato (la si potrebbe definire una massive retaliation) al minimo attacco.

Eppure delle volte un “ehi tu, lurido” (che mi ricorda “ehi tu porco levale le mani di dosso”) può esser più efficace.