Come disse quel saiyan, son vivo e Vegeta

Nelle prime 48 ore di convivenza il mio coinquilino non ha tentato di uccidermi, il che fa guadagnare un punto a suo favore. Nulla esclude che possa provare più in là, comunque mi sono accertato che in casa non ci fossero coltellacci da macellaio o machete.

Scherzi a parte, è una persona distinta e tranquilla. Quando ci becchiamo per casa, la mattina o la sera, vuol fare conversazione. Comprendo: hai un estraneo in casa, ci tieni a conoscerlo. Prima o poi dovrò introdurre l’argomento cinema, essendo lui impegnato nel campo. Ma ho paura che possa essere un fan di Bèla Tarr (regista noto per film lunghissimi in bianco e nero) e creare un mostro.

Le prime 48 ore romane, in generale, sono trascorse bene. Non fosse che avverto già un fastidioso e primordiale bisogno. Mi manca il sesso. Eh il solito uomo che pensa solo a quello. A parte che io sono un felino, quindi al massimo sento il richiamo di 50 sfumature di micio, in ogni caso non penso solo a quello. Penso alla spesa da fare, la spazzatura da portare fuori, la crisi economica, la crisi politica, i tweet di Salvini, i tweet di Flavia Vento, il gatto da castrare, il terrore di una reunion degli Oasis, insomma, a tutte quelle cose da usare come scacciapensieri per non pensare al sesso.

Non che Roma non ne produca di sesso, non dubito di ciò. E poi, sempre restando in argomento, qualche settimana fa si parlava anche di istituire in un municipio della Capitale una zona a luci rosse, sul modello olandese. L’idea è morta sul nascere ed ora si parla solo di luci rotte dagli olandesi.

Ho sentito negli ultimi giorni alcuno deliranti discorsi su una nostra presunta superiorità morale e civile nei confronti di altri popoli, un retaggio a mio avviso dei libri di storia delle elementari di venti e passa anni fa, quando descrivevano che qui nel Mediterraneo esistevano civiltà e civilizzatori e, oltre, soltanto barbari e barbarie.

Riflettevo. Pompei ogni tanto perde qualche pezzo, a Napoli siti storici vengono sommersi di bottiglie di birra, rifiuti e ciarpame, importanti siti archeologici versano in uno stato di degrado, qualche anno fa un ministro, col plauso dei propri sostenitori/tifosi, si permise di dire che “Con la cultura non si mangia” (sbagliato: si può fare magna-magna anche in quel campo): di quale superiorità morale ci si ammanta quando si parla di rispetto per l’arte sinceramente mi sfugge.

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