Non è che racconti di quando ti piaceva uscire a bere iniziando con “C’era una vodka…”

Uno dei grandi limiti della democrazia è che tutti si sentono legittimati a far sentire con forza la propria opinione, anche chi democratico non è ma ritiene comunque di poter usufruire dei diritti della democrazia perché, altrimenti, Che democrazia è allora? Quindi fa bene uno a non credere nella democrazia, se questa si rivela una farsa!.

C’è sempre poi chi è lesto nel citare Voltaire, il quale, se fosse tra noi, citerebbe a sua volta volentieri per danni chi lo nomina a vanvera, visto che non ha mai enunciato l’aforisma sulla libertà di opinione che gli si attribuisce.

Facevo queste considerazioni mentre leggevo la notizia del licenziamento di un’insegnante che si era espressa in termini “un po’ accesi” (il gioco di parole non è involontario) contro gli immigrati. In parole povere, secondo lei dovrebbero svolgere un utile servizio come diavolina accendifuoco. Pare che l’ex insegnante voglia ora ricorrere al TAR, non mi è chiaro se per riavere il posto o per far gettare immigrati nei caminetti.

Questo è un caso di opinioni incompatibili con l’esercizio della propria professione. Si può berciare quanto si vuole appellandosi alla libertà di opinione e al diritto di esercitarla nel proprio privato: nel privato, per l’appunto. Se una cosa viene resa nota anche solo a un’altra persona, non è più privata.

Sapendo cosa costei pensa e dice pubblicamente, le fareste educare i vostri figli?


O comprereste un’auto da lei (cit.)?


Metti che poi tornano a casa e cominciano a chiedervi benzina e accendino per un progetto scolastico.

Sul rapporto tra espressioni private e immagine pubblica mi torna in mente un aneddoto di quando, qualche anno fa, ho frequentato un corso in risorse umane. O disumane, visti i partecipanti.

Il docente, un giorno, spiegava che, nel mondo di oggi, bisogna stare attenti a cosa si pubblica online. Se si sta cercando lavoro, non è bene avere come immagine del profilo pubblica su facebook una foto in cui state tra le gambe di un/a modello/a a suggere vodka pura fatta scorrere sul suo torace. Un selezionatore HR che cercherà informazioni su di voi online potrebbe rimanere colpito in modo negativo.


O riconoscersi nel modello.


Udendo ciò, si alzò nella classe una grande mente (o gran demente) e chiese: Ma io non capisco, saranno fatti miei se il sabato sera mi voglio sfondare di vodka?!.

Sì. Ma sarebbe bene non farlo sapere in giro.

Lei non si convinse.

Voi andreste ancora dal vostro commercialista se lo vedeste mentre si accende sigari col denaro (magari quello della vostra parcella) e sniffa coca dallo sfintere di una escort?


Di 3 ore di film di Scorsese ricordo solo:
– DiCaprio e il sorriso al contrario
– DiCaprio che si carica come Braccio di Ferro ma con la coca
– DiCaprio che sniffa dall’ano della escort.
E poi ci si chiede perché quel film non abbia vinto l’Oscar!


È bene quindi che delle cose non vengano mai fuori.

Ad esempio il mio vicino di casa in Terra Stantia pensa che io sia una persona sgradevole, probabilmente. O un imbecille. Comunque, quando mi vede si volta dall’altra parte a volte con torsioni del collo che neanche nell’Esorcista.

Io a mia volta penso che il mio vicino di casa sia una persona sgradevole e un imbecille. Quando lo vedo non mi volto, mi basta tenerlo fuori dal campo visivo guardando fisso un punto lontano.

Non ci siamo mai detti quanto ci troviamo sgradevoli.

Questa è la vera democrazia!

Annunci

Non è che in Polonia uno si debba sentire invadente, specialmente nei corridoi


Questo titolo di sicuro da CC non verrebbe compreso, viste le sue lacune in materia di Seconda Guerra Mondiale


Speravo, dopo i primi resoconti, di poter mettere su una sit-com sotto forma di blog sulla mia esperienza Budappestata con la CC, ma questa sera mi ha detto che a gennaio se ne andrà.

Sono giorni che si lamenta che è insoddisfatta del proprio stage e oggi mi ha detto che l’hanno selezionata per un altro internship in Polonia.

Confesso che mi sono sentito un po’ dispiaciuto, per tre ordini di motivi.

Il primo è che mi ci stavo affezionando, come persona. Sarà perché sembra un po’ stramba pure lei.

Non ho ancora raccontato, infatti, che dopo aver cenato lei si alza e passeggia e poi saltella e poi marcia come un soldato nel corridoio (giuro non invento: alza la gamba come uno dell’Armata Rossa), per digerire.

Poi quando ascolta musica con le cuffie, tiene il tempo dandosi pugni sulle ginocchia. Capisco seguire la melodia dandosi pacche sulle gambe, ma prendersi a pugni mi sembra un po’ eccessivo.

Riesce a lavarsi i denti andando in giro per casa senza far cadere neanche una goccia di dentifricio, che non fuoriesce nemmeno un po’ fuori dalla bocca.
Questa in realtà non è una stramberia ma un’abilità che hanno alcune persone, di cui sono invidioso. Quando io mi lavo i denti sembra un film porno gay, invece.


Lo so è una o-scena (scena oscena) ma non riuscivo a pensare ad altro paragone.


Ieri sera invece l’ho trovata che si faceva un pediluvio in cucina.
E intanto ruttava.

Forse è un bene che se ne vada.
Al confronto sembro io la coinquilinA.

Il secondo motivo per cui mi sento contrariato, è che ho sempre difficoltà con i cambiamenti. Cambiamenti in me o nell’ambiente che mi circonda.

Come i gatti: provate a spostare la ciotola dell’acqua al micio di casa. Si metterà a fissare il posto in cui era prima e, se potesse parlare, secondo me farebbe come Dustin Hoffman in Rain Man: voglio la mia ciotola voglio la mia ciotola voglio la mia ciotola.

Il terzo motivo, è che ora mi chiedo chi prenderà il posto di CC. E se arrivasse una tedesca che non si lava e nasconde bottiglie di vodka nel ripostiglio?


Come quella che abitava in un appartamento che sono andato a vedere prima di prendere questo.


Non è per la vodka, ma sul fatto che non ci si lavi. Almeno a casa deve esserci un buon odore. A quel punto la butterei fuori e mi terrei gli alcolici.


Sono molto preoccupato riguardo quest’ultimo punto.

Questa sera, forse per addolcirmi la notizia, ha insistito perché provassi una zuppa brodaglia tisana non so bene cosa fosse preparata da lei.

È una zuppa con un fungo dalla consistenza gelatinosa e trasparente come una medusa, delle giuggiole cinesi e delle bacche di goji. E una pastiglia al miele sciolta poi insieme.

Confesso di averla trovata stucchevole, infatti la mia faccia mentre la mangiavo-bevevo credo tradisse la sensazione. Però lei, sadica, insisteva dicendo “Ne vuoi ancora? Prendine ancora! Aiutami a finirla, ne ho fatta troppa!”.

Quest’oggi non ho avuto proprio fortuna con le donne, comunque.

Al lavoro sono andati tutti via per le 16:30 e siamo rimasti soli io e Aranka Mekkanica. A quel punto lei mi fa: “Ehi drugo, non ti fa male il Gulliver a lavorare? Quando stacchi e vai a casa a fare spatchka?”.

Io in realtà già mi crogiolavo nella nullafacenza facendo trascorrere il tempo in attesa delle 17:30. Avevo inviato mail tutto il giorno dopo aver cercato dei maledetti consulenti con le specifiche richieste e non avevo voglia di mandarne altre, quindi, a meno che non fosse arrivata qualche risposta urgente, non avrei più fatto nulla.

Non potendo dirlo apertamente, rispondo che forse debbo controllare qualche altra mail, ma, volendo, possiamo andarcene via anche subito. Speravo che raccogliesse il mio invito.

Lei, capito il mio gioco, mi incastra.
“Ok fratellino, facciamo che leviamo le tende alle 5”.

Dannazione. A quel punto ho dovuto fingere di lavorare sul serio per mezz’ora.

Ma non è finita lì.

Aranka Mekkanica mi ha chiesto dove abitassi e, constatato che praticamente facciamo la stessa strada, mi ha chiesto di aiutarla a portare i pacchi che ieri ha incartato.

Mi prende in giro, mi impedisce di oziare e poi mi fa fare anche il facchino: ditemi voi se vi sembra buona e tranquilla. E poi su Instagram fa invece le foto ai fiorellini di campo!


Parentesi seria: i pacchi li abbiamo portati a un centro di raccolta che si occupa poi di spedirli ai bambini orfani (o almeno dicono: io spero sia così). È usanza della compagnia ogni anno partecipare a tale raccolta.


A questo fine di giornata difetta quindi solo un tocco del gran Ludovico Van.

Mare Nostrum che rifletti i cieli, non sia dimenticato il mio nome

Cos’è che rende un essere umano una “persona”?

Se aprissi un libro di diritto o dei trattati di filosofia avrei definizioni soddisfacenti.

Ma cos’è per me una persona?

A mio avviso è la somma di singole identità.

Perché parlo di singole identità? Perché credo nella natura molteplice del nostro Io. C’è un me stesso figlio nell’ambiente familiare, il me stesso amante in un contesto sentimentale, il me stesso professionale in un contesto lavorativo e così via. Tutte queste identità non devono escludersi o essere in contrasto (in caso contrario la mia vita avrebbe dei problemi nel conciliarle. Oppure sarei uno schizofrenico con vite multiple).

Tutte queste identità si riuniscono sotto un nome. Il mio nome definisce la mia persona.

Il nome è un concetto tanto importante che la nostra Costituzione, all’articolo 22, ne sancisce l’inviolabilità:

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Senza un nome, non esiste una persona capace di godere dei diritti civili.

Per questo quando raccontano di cento, duecento, trecento, quattrocento, cinquecento, seicento, settecento vittime e così via (per convenzione giornalistica poi si adotta una cifra che diventa standard nella comunicazione della notizia), mi chiedo sempre: e i loro nomi? Qualcuno li ritroverà? Qualcuno li comunicherà? Qualcuno li piangerà?

Ieri, oggi e per i prossimi giorni (finché una spolverata di oblio non ripulirà le coscienze) si è parlato, si parla e si parlerà soltanto di identità. A volte alcune son crudeli, inesatte, odiose, sprezzanti, costruite non so su quali basi o dati.

Il migrante.
Il clandestino.
Il disperato.
Il fuggiasco.
Il sopravvissuto.
Il parassita.
Il delinquente.
Il terrorista.

Queste sono identità che la gente crea e attacca come le taglie sui capi di abbigliamento. Identità senza un nome.

Senza un nome, la gente non riconosce la persona. Se non esiste la persona, non esiste umanità.

Di umanità si fa fatica a trovarne. Tra chi parla molto, tra chi parla male, tra chi parla senza cognizione di causa, tra chi semplicemente odia. L’hobby oggi molto diffuso tra chi ritiene che l’opinione sia un bene di cui rendere partecipe il mondo è quello dell’hater.

Makkox – Grande opera