Il dizionario delle cose perdute – L’Atari


In questa pagina c’è il dizionario in costruzione. Se volete suggerire elementi nostalgici o, anzi, se volete scrivere voi stessi un articolo su una cosa “perduta” per arricchire il dizionario, fatevi avanti (col corpo) e indietro (con la mente)!


L’Atari ha tolto la verginità videoludica a molti futuri videogiocatori. Io non ho fatto eccezione.

Una precisazione è doverosa: io, come molti altri, non ho avuto un vero Atari ma uno dei tanti cloni dell’Atari 2600 messi in commercio a partire dalla metà degli anni ’80. Il mio, oltre a funzionare con le cartucce originali Atari, aveva una ROM all’interno con preinstallati un centinaio di titoli.

Il suo aspetto era quello della foto qui sotto:

Playstation…I am your father!

Sembra uscito da Guerre Stellari ep. IV. La linea squadrata, marziale e total black di questo scatolone di plastica deve essere stata progettata da Darth Vader.

Lo scatolone era completamente vuoto: c’era all’interno solo questo circuito stampato largo più o meno quanto la striscia grigia, mentre tutto il resto dell’armatura non conteneva nulla.

Il joystick era legnoso e anchilosato e dalla scarsa longevità: dopo un po’ i contatti interni (delle lamine di alluminio che a seconda di dove veniva spostata la cloche facevano contatto inviando il segnale alla CPU) si danneggiarono irrimediabilmente e dopo un primo tentativo da parte di mio padre di ripristinarli con il saldatore, si decise di sostituirli con altri joystick comprati in un negozio di elettronica che da anni ha chiuso i battenti, sopraffatto dalla grande distribuzione organizzata.

Ricordo ancora quando acquistai il clone una 20ina di anni fa. L’ipermercato dove i miei genitori andavano a fare la consueta spesa del sabato un giorno all’ingresso espose questa montagna di console in vendita a 34900 lire. La gente ne faceva incetta.


Oggi quell’ipermercato non esiste più. All’epoca faceva parte di una catena italiana, poi fu rilevato da Carrefour. Quando il colosso francese aprì un nuovo punto vendita in un nuovo, enorme, centro commerciale costruito poco lontano negli anni ‘2000, cedette l’ipermercato, che passò al gruppo SPAR. La crisi si abbatté sull’attività, la direzione decise di chiudere, licenziò lavoratori e mise in cassa integrazione gli altri. Attualmente è ancora chiuso. Di una vasta area che negli anni ’90 comprendeva l’ipermercato, una galleria commerciale, un grande punto vendita Brico e un Mercatone Uno, oggi rimangono solo strutture abbandonate che il tempo sta consumando.


Io e mio padre restammo lì a guardare chiedendoci se fosse possibile che costasse realmente 34900 lire e, dopo essercene accertati, lo prendemmo.

Il principio di funzionamento era molto semplice: lo scatolone si collegava alla tv tramite il cavo dell’antenna e uno switcher (lo scatolino antenna<->game nella foto) avrebbe bypassato il segnale. Era però necessario trovare il canale sul quale il segnale della console si sarebbe agganciato e questa cosa, all’inizio, fu fonte di molte invocazioni al dio Anubi da parte di mio padre.

I 128 giochi precaricati non erano selezionabili autonomamente: bisognava far partire la ricerca sequenziale (spostando una delle levette sulla console) che faceva scorrere tutti i giochi, che in genere rimanevano sullo schermo un paio di secondi. Dovevi essere lesto a bloccare la ricerca nel momento in cui compariva il gioco che cercavi. Se sbagliavi il tempismo, dovevi ricominciare da capo. Era un gioco nel gioco: delle volte ho dovuto farlo per quattro volte consecutive prima di riuscire a bloccare la leva su ciò che volevo.

Le cartucce le compravo al prezzo di 9000 lire da un Tutto a 1000 lire sul corso principale della mia città. Era uno dei primi negozi di questo tipo che vidi comparire e quando aprì vi entrammo curiosi di scoprire se tutto fosse realmente in vendita a 1000 lire. La risposta era, ovviamente: NO.

Non so per quale mistero quel negozio avesse delle cartucce originali Atari. Non erano molte, e le teneva in un cestone di vimini come quello che si usa a Natale per i pacchi dono. Ogni 3-4 mesi compariva qualche titolo nuovo al suo interno. Il fatto che rimanessero lì nel cestone i titoli che scartavo mi lasciava pensare che io fossi l’unico acquirente in tutta la città.


È inutile precisare che anche quel negozio non esiste più.


La vita del mio clone si spense per ben due volte: avevo un amico distratto (lo stesso che giocava con me a Subbuteo), che inciampava sempre nel cavo di alimentazione. Un giorno lo strattone fu talmente forte che il jack dell’alimentatore staccò un piccolo tondino di alluminio dall’ingresso della console. Non essendoci più contatto elettrico, non funzionò più.

Padre riuscì a sistemarla con un lavoro certosino di nastro adesivo. Nonostante altri inciampi, da parte dello stesso amico e anche di altri, resistette lo stesso. Molti amici, nonostante fossero in possesso di computer performanti (per l’epoca) e in grado di supportare videogiochi ben più evoluti (quelli dell’Atari erano vecchi di 10-15 anni), subivano il fascino di quello scatolone nero.

Mandai in pensione la console quando la sostituii con un clone del Nintendo 8 bit.

Ironia della sorte, negli anni ’80 era stata proprio la Nintendo la principale avversaria di Atari, con vari scontri d’affari, battaglie di mercato, tentativi di collaborazione non portati a termine che alla fine videro sempre soccombere la Atari nei confronti del colosso nipponico. Dopo varie vicissitudini, acquisizioni da parte di altre società, ridimensionamenti e ripetute crisi, nel 2013 la divisione statunitense Atari ha dichiarato ufficialmente bancarotta.

La leggenda della sepoltura nel deserto – La Atari si è resa protagonista di quella che per molti anni è stata ritenuta una leggenda metropolitana: la sepoltura di migliaia e migliaia di cartucce di giochi invenduti nel deserto del New Mexico.

Tra i giochi sepolti, il quantitativo principale era costituito da quello che è stato considerato come il più brutto videogioco mai creato dall’uomo: ET l’extraterrestre (ironico che sia finito occultato proprio nel New Mexico, lo stesso deserto dove si raccontava che fosse precipitato un UFO con degli alieni all’interno), di cui allego un video del gameplay:

Il gioco andava avanti così all’infinito: non succedeva nulla, non si capiva cosa dovesse succedere e non si sapeva come farlo succedere.

Le cartucce invendute o ritirare dal mercato giacevano nei magazzini Atari: dato che ciò per un’azienda comporta un costo, dai vertici ritennero opportuno che la soluzione più economica fosse smaltirle seppellendole in una discarica.

Per anni si è pensato che questa fosse solo una diceria, finché nel 2014 sono state realmente rinvenute le cartucce sepolte:

A differenza di altre cose perdute, i videogiochi di un tempo hanno ancora il loro pubblico di estimatori e il retrogaming, appunto la passione per i giochi old style, è molto popolare su internet. Esistono diversi siti che permettono di giocare online ai vecchi giochi Atari. Archive.org ha messo a disposizione una vasta libreria di titoli.

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Varie ed eventuali

Quelli di msn sembra che vogliano nascondere il più possibile gli space, una volta vi si poteva accedere direttamente dalla finestra di messenger, poi hanno tolto il pulsante. Poi da hotmail vi si poteva accedere, ma prima hanno nascosto sotto un menù l’accesso ed ora l’hanno direttamente tolto. Mah.
Oggi sono andato dall’ortopedico, sono due settimane che cammino come House a causa di dolori al piede che vanno e vengono. Pare sia un’infiammazione ai legamenti, in origine causata da vecchi traumi alla caviglia ricevuti giocando a calcetto non curati bene.
In realtà sospetto sia anche colpa della Wii Balance Board che sto usando da un paio di mesi: alcuni esercizi richiedono di fare sforzo sulle gambe e sul piede d’appoggio, senza contare la corsa sul posto che credo sia una cosa più inutile e dannosa che benefica.

Dopo due mesi posso comunque trarne un bilancio:
  • la sensazione di sentirsi “più in forma” (un concetto comunque soggettivo), c’è
  • a perdere peso non ho perso peso, io da novembre 2009 (ultima volta che mi son pesato) che pesavo 68 chili mi son ritrovato a maggio (prima volta che mi pesavo dopo mesi) a 76 chili. Non ho perso peso con il Wii Fit, ho perso un chilo dopo le prime due settimane ma poi ne ho ripresi due e non sono più calato di un grammo
  • esercizi come la corsa sul posto causano troppo stress alle articolazioni, anche usando un tappetino di gomma sotto i piedi

Il tutto utilizzandola tre volte a settimana per mezz’ora-quaranta minuti con esercizi vari. Per ottenere risultati più apprezzabili è chiaro che bisogna incrementare i minuti riducendo il numero degli esercizi per volta, focalizzandosi su alcuni di essi e ripetendoli più volte nel corso di una sessione. Se poi si vuole perdere peso è sempre meglio iniziare da un controllo del cibo, io negli ultimi mesi mi ero un po’ sregolato.

Comunque nonostante l’infortunio martedì ho scarpinato per i sentieri dei boschi di Ischia, una esperienza molto divertente; peccato solo ad un certo punto il sentiero fosse interrotto e siamo dovuti tornare indietro. La cosa strana poi che nonostante il percorso fosse un po’ impervio il piede non mi faceva male, ho sofferto di più sui marciapiedi di Ischia. Questione di suolo, probabilmente, nel bosco anche se sei camminava in salita il terreno era soffice e non mi arrecava fastidi particolari.

Eccomi qui (il bastone era per spararmi la posa, non mi serviva realmente per camminare)

I bei videogiochi di una volta

Una volta i giochi erano roba da nerd, spara spara, picchia picchia, lancia incantesimi e bevi pozioni.
Oggi invece la Nintendo ha rivoluzionato il mercato e ha reso i videogiochi un intrattenimento per tutti. Però ad un certo punto basta, come direbbe Totò qui si esagera! Si esagera!
Così dopo i corsi di cucina, impara le lingue, allena il cervello, coltiva marijuana nel tuo giardino con Mama (son sicuro che se cerco trovo anche questo) hanno fatto il gioco per i truzzi su Nintendo DS:

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kOCH Media è lieta di annunciare TECKTONIK: WORLD TOUR per Nintendo DS, un nuovo gioco rhythm & beat ispirato al trend musicale del momento.
Sviluppato in collaborazione con il team ufficiale EKLESIAST, TECKTONIK: WORLD TOUR presenta movimenti molto realistici: i migliori ballerini di TECKTONIK del mondo hanno partecipato alle sessioni di “motion capture” durante la creazione del gioco. Sarai così in grado di riconoscere immediatamente le caratteristiche di Treaxie, Blind e di molti altri ballerini nel corso delle incredibili battaglie del TECKTONIK®: WORLD TOUR.
Crea il tuo ballerino ed esprimi il tuo stile personale grazie ai vestiti e agli accessori, riproduzione virtuale di quelli ufficiali TECKTONIK. Attraverso i 15 livelli di gioco migliorerai il senso del ritmo e aumenterai la tua popolarità, nella scalata al successo che ti farà diventare una delle leggende della TECKTONIK. Impara a ballare la TECKTONIK utilizzando il lettore video per rivedere le tue coreografie da tutte le angolazioni e per regolare la velocità di riproduzione. La musica è interamente originale, realizzata appositamente per il videogioco, e potrai creare la tua playlist personalizzata con le tracce audio di TECKTONIK: WORLD TOUR.

Ecco il nostro avatar virtuale:

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Eccolo invece in azione: dal movimento delle braccia (e dalla cresta alzata) direi che si esibisce nel ballo del galletto, forse per acchiappare “pollastre”

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Non ho parole. A questo punto per par condicio un bel gioco per gli emo ci starebbe bene. Signor Satoru Iwata (“il signor Nintendo”, diciamo) ci pensi.