Non è che non ti puoi laureare in piedi perché si tratta di una seduta di laurea

Viviamo in un’epoca in cui cerchiamo sempre più certezze per la nostra salute: vogliamo sapere che i prodotti che acquistiamo sono 100% organic 100% bio 100% senza olio di glutine e per questo ci piacciono le confezioni con tante di queste scritte colorate.

Organizziamo varicella party perché anche una malattia esantematica ha diritto a divertirsi.

Sempre più italiani si curano con metodi alternativi. Sempre più alternativi si curano con metodi italiani.

È per questo che oggi vorrei parlare di una pratica di cui mi sono da tempo note le virtù terapeutiche: il facesitting.


Preciso che questo articolo non ha alcuna finalità di divulgazione scientifica, non essendo io medico: indi per cui non posso essere tacciato di essere al soldo di qualche multinazionale.

La seconda avvertenza è quella di praticare il facesitting solo in ambienti sicuri e con personale professionista e qualificato. A tal proposito, posso fornire su richiesta in via privata il contatto di qualche mistress che effettua sedute terapeutiche di facesitting. Il contatto viene da me fornito a titolo puramente personale e SENZA ALCUNO SCOPO DI LUCRO se non quello di ricevere una percentuale sul numero di clienti.


Facesitting letteralmente vuol dire facciasedendo, dalla formula di cortesia che un tempo si utilizzava per dar inizio alla pratica. La padrona, infatti, chiedeva umilmente al servo

– Potrei metterle il culo in faccia, mio buon servitore?

il quale rispondeva

– Prego mia signora, faccia sedendo.

Il facciasedendo o facesitting nasce in Inghilterra nel ‘700, come pratica ricreativa della classe gentry per svagarsi dalle ubriacature al pub e le partite di whist. Molto spesso le due attività si univano e non era raro che venissero giocate partite di whist mentre i giocatori praticavano facesitting sulla servitù.

Ben presto però ci si accorse che i servi su cui era praticato facesitting durante il weekend fossero sul lavoro più volenterosi ed energici nel corso della settimana successiva.


Per quanto si possa essere volenterosi ed energici nello svuotare pitali giorno per giorno.


Qualcuno pensò a una correlazione con la pratica ma qualsiasi discorso intorno al facesitting si arenò in modo brutale quando un uomo morì soffocato durante una seduta.

Lo scandalo fu che la vittima non fosse un semplice domestico o lacchè – non era raro infatti che qualche sguattero di cucina ci lasciasse le penne sotto le poderose natiche di qualche Madame – ma un lord gentleman molto noto e stimato nella sua comunità, mentre la donna proprietaria del culo non una contessina ma una “volgarissima cuoca”, come scrissero i giornali del tempo. Il caso finì sulla bocca di tutti – quella stessa bocca su cui, con tanta ipocrisia, fino a poco prima era poggiato un deretano – e arrivò a Corte. Re Giorgio III, l’allora Sovrano che sembrava non disdegnare usmare sederi altrui, con un editto dichiarò illegale “poggiare le proprie nude terga a contatto col viso di un altro essere umano”. Per questo intervento bacchettone e moralizzatore fu molto criticato e da Re Giorgio Terzo fu soprannominato Re Giorgio Terga perché si diceva a forza di praticare avesse assunto la faccia come il.

Caduta in disgrazia, la pratica finì quindi nel dimenticatoio e bisognerà attendere l’età vittoriana per la sua riscoperta. A dispetto della sua dichiarata austerità e sobrietà di costumi, l’epoca della Regina Vittoria fu, per usare parole degli storici*, “un’età di veri porcelloni e mandrilli”.


* Tra cui il Prof. Durbans dell’Università di Scarborough.


Sempre più professioniste del meretricio offrivano nella propria lista di servizi anche quello di una bella seduta in faccia, facendosi però definire, forse per qualche vaga eco degli antichi trascorsi in cui esisteva una rigida separazione sociale, “padrone” mentre ai propri clienti era riservato il ruolo di “schiavo”. Molti avventori di postriboli tornavano a casa corroborati dalla seduta, rilassati e bendisposti d’animo e più di uno avrebbe giurato di aver tratto beneficio da malanni vari e doloretti reumatici che lo perseguitavano.

L’editto di Giorgio III tecnicamente resta ancora valido a tutt’oggi non essendo mai stato abrogato ma sin dalla sua promulgazione era stato aggirato: dato che citava “nude terga”, alla padrona bastava tenere indosso un capo intimo qualsiasi. Ancora oggi non è raro, forse per abitudine, che le mistress non pratichino il facesitting a sedere nudo ma indossino della biancheria, se non, addirittura, jeans o pantaloni.

Oggi è riconosciuto che regolari sedute di facciasedendo, insieme a uno stile di vita salubre, una corretta alimentazione e una sana attività sportiva, migliorino la salute generale della persona.

Test clinici dimostrano che la pressione di un paio di glutei sul volto favorisca il rilassamento dei tessuti muscolari e, tramite le microtture dei capillari superficiali, una macro ossigenazione della pelle.

Io ho 33 anni e ne dimostro 26, a esser precisi 26 e un po’. Coincidenza?

La mia prima esperienza in assoluto di facesitting fu del tutto involontaria. Ero in seconda media, in classe ci si stava simpaticamente spintonando, mimando risse tra compagni maschi come si fa a quell’età per cementare il proprio spirito di gruppo e sudare pezzandosi l’ascella per spargere i propri afrori prepuberali.

d43a30c703c9b696c6c83d2fcc015eceNon so se fu una spinta di troppo o una mia scivolata avventata, fatto sta che in caduta falciai in tackle una mia compagna di classe, come neanche il buon Fabio Cannavaro di quei tempi. La poveretta volò all’indietro piombando col sedere proprio sul mio viso e facendomi dare una sonora craniata al suolo. Testimoni dicono che la mia testa sul pavimento produsse il suono di un campanaccio da vacca.

All’epoca non sapevo che una testata simile potesse uccidere né che un culo in faccia, soprattutto quello della mia compagna che indossava una tuta di acetato 100% antitraspirazione, potesse indurre il soffocamento e quindi mi salvai non riportando dannx cerebrbali a lung034f9id02304ew0e45dlsl’scl”e’4”02303ì’ììì

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Pregevole stampa illegale d’epoca (XIX sec.) che mostra una coppia durante una seduta terapeutica

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Stampa didattica giapponese che invita le mogli a praticare facesitting ai mariti e consiglia alle figlie di osservare per apprendere i segreti della tecnica

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Non è che solo perché è “l’Ungheria” vuol dire che il contratto sia più esteso

La mia permanenza qui in terra magiara era previsto durasse sino a giugno, con una eventuale possibilità che fosse estesa. Possibilità lasciata intendere e non intendere, vagheggiata e piu percepita a livello emotivo, ammiccata, che discussa realmente.

Perché il mondo del lavoro è cospirativo, avvolto sempre dal mistero.


Io me lo immagino un HR manager col cappello calato in testa e il bavero del cappotto alzato che, in una serata nebbiosa, raggiunge in un angolo buio di un porto un candidato/dipendente che aspetta infreddolito, sussurrandogli “Allora…hanno detto che ti faremo sapere…poi tu per adesso cominci…poi dopo si  vedrà”. E si allontana, lasciandolo con più dubbi di prima.


Qualche giorno fa CR mi ha detto che avrebbe piacere a farmi rimanere e parlare di ciò col capo – uno che dall’aspetto smilzo, azzimato e british potrebbe benissimo essere il prossimo Doctah Who -, il quale si fida del giudizio di CR e, quindi, non avrebbe problemi ad assecondare la richiesta.

Per rimanere in tema cospirativo, CR ha poi chiuso la porta e, abbassando il volume della voce, mi ha chiesto sinceramente io che progetti avessi nel mio immediato. Tornare in Italia? Rimanere a Budapest? Quanto a lungo? Con la compagnia o altrove?

– Guarda se vuoi – ha detto – io ho anche contatti al di fuori di qui a Budapest. Ci sono molte multinazionali, la stessa azienda del mio Ingrugnito ha sempre ricerche di personale aperte.
– Oppure – ha proseguito – puoi prendere dai server anche qualche contatto dei nostri con cui abbiamo lavorato se vuoi restare nel campo. La nostra società può essere un buon trampolino.

Tornare in una multinazionale. Esaminiamo alcuni punti:

  • Avere a che fare con chi ti vede come una percentuale mensile.
  • E che alza la testa per controllare quante volte vai in bagno, senza poter neanche accampare problemi prostatici vista la giovane età.
  • I colleghi che se sanno che hai un contratto breve ti guardano come se avessi una malattia incurabile.

Flashback di vita gintokiana
– Ma a te che contratto hanno fatto?
– Tre mesi
– Ah…(abbassa gli occhi)
(disagio palpabile che poi ti denuncia anche per essere stato palpato)
Fine del flashback


  • La direzione che organizza raduni motivazionali con coach motivazionali che sono profondamente motivati dal denaro che ricevono che ti fanno fare la haka, i giochi di ruolo (ma senza la presenza di porno cosplayer come a una mostra del fumetto!*), spaccare tavolette di legno, gridare Siamo una squadra fortissimi e altre giocominchiate da villaggio vacanze.

* Un giorno dovremo parlare dell’inflazione galoppante di porno cosplayer alle fiere del fumetto.


Non sono molto convinto su questo percorso.

Ho fatto presente a CR che ho lasciato quel mondo perché volevo altro, più orientato alle mie materie di competenza e i miei ideali.


Non so se ho delle materie di competenza ma è sempre far bene credere alla gente di averle. Nel caso poi qualcuno ti interpellasse in merito a qualcosa, puoi sempre dire che quella non è tua materia di competenza perché tu ti occupi di altro. Ancora una volta, quindi, vorrei sottolineare l’importanza della figura dell’ignorante sapiente, cioè colui che finge di sapere tanto pur non sapendo nulla.


Il consulente ideologico della mia immaginazione, che in questo frangente era impersonato da Michail Bakunin, nell’udire ciò ha applaudito, incitandomi a persistere su questa strada al suon di Vedrai che la rivoluzione se non oggi, non domani, forse dopodomani se non abbiamo la partita di calcetto, la facciamo!

Va detto che la mia compagnia e il lavoro che sto svolgendo per me sono comunque un punto di partenza verso quel che vorrei fare realmente. Mi gioverebbe, però, magari proseguire con loro ancora per qualche tempo.


A questo punto potrebbe sorgere la domanda: Gintoki, ma di cosa ti occupi? Semplicemente: qualcos’altro.


Restare a Budapest a lungo termine non credo comunque faccia per me. Se dovessi trovare un qualcosa di totalmente negativo non c’è. Ma non credo potrei vivere per lungo tempo qui.

Quindi per adesso va bene, poi, si vedrà (detto con fare cospirativo).

E poi la compagnia non vorrà perdere presto un collaboratore in grado di avere idee geniali.

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