Non è che la pornostar sia una persona sbeffeggiata solo perché tutti la prendono per il…

Ho fatto conoscenza della medicina ungherese.

Prima o poi era necessario farlo. La volta scorsa che sono stato qui ho passato sei mesi senza neanche dir “Ciao, medicina ungherese! Come va?”, quindi ora era giusto presentarsi.

La prima cosa che ho scoperto è che qui non esistono visite a domicilio. Non che io oggi ne avessi bisogno, ma da questo momento ho deciso che terrò su una mensola i soldi del taxi da utilizzare nel caso mi venisse la febbre a 40.

Ogni distretto qui ha un suo centro medico di riferimento cui bisogna rivolgersi. Quindi se siete fuori zona, cazzi vostri.

Prima di poter vedere uno specialista nell’ambulatorio, bisogna passare dal medico generico che deciderà se sia o no il caso di passare al livello successivo.

Io ignoravo la cosa e volevo vedere direttamente lo specialista, mentre invece mi hanno indirizzato dal generico, parlante inglese.

Con la tessera sanitaria dell’Unione nazisovietico giudaico-massonica Europea fortunatamente si ha diritto ad assistenza come da noi.


Io sarò sincero: l’Unione sarà una donna cagacazzi e interessata solo ai soldi e guidata da un cervello teutoparigino, ma i miei rapporti con essa sono sempre stati soddisfacenti. Insomma, c’è gente peggiore dell’Europa in giro, credo!


Quando sono entrato mi ha fatto:

– Where are you from? (sapevano della visita con uno straniero)
– Italy
– Ah! Io capisco un poco italiano…e hablo castellano!

Esticazzi? – avrei voluto rispondergli.


Non è vero. All’estero parlo sempre con piacere con chi conosce il castigliano. Ma in questo frangente ero troppo teso e l’unica cosa che son riuscito a dirgli è stata Ah…entiendo…


Il medico, un Giovanni Rana con una barbetta Cavouriana, sembrava gentile e affabile.

Purtroppo, il suo aspetto placido e tranquillo e i modi garbati nascondevano il volto di un mostro.

Sono troppo turbato ancora per descrivere l’accaduto, quindi lascerò parlare un video di repertorio:

La cosa divertente era che lo studio aveva un’enorme parete di vetro che affacciava sulla strada e lungo tale vetrata era posto il lettino. Eravamo al terzo piano e, probabilmente, i vetri all’esterno erano oscurati, ma la sensazione di essere in vetrina è stata molto viva.

Dopo l’esperienza provata sulla pelle, sento di non voler chiedere mai più a una donna rapporti non convenzionali col suo posteriore.

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Come disse quel saiyan, son vivo e Vegeta

Nelle prime 48 ore di convivenza il mio coinquilino non ha tentato di uccidermi, il che fa guadagnare un punto a suo favore. Nulla esclude che possa provare più in là, comunque mi sono accertato che in casa non ci fossero coltellacci da macellaio o machete.

Scherzi a parte, è una persona distinta e tranquilla. Quando ci becchiamo per casa, la mattina o la sera, vuol fare conversazione. Comprendo: hai un estraneo in casa, ci tieni a conoscerlo. Prima o poi dovrò introdurre l’argomento cinema, essendo lui impegnato nel campo. Ma ho paura che possa essere un fan di Bèla Tarr (regista noto per film lunghissimi in bianco e nero) e creare un mostro.

Le prime 48 ore romane, in generale, sono trascorse bene. Non fosse che avverto già un fastidioso e primordiale bisogno. Mi manca il sesso. Eh il solito uomo che pensa solo a quello. A parte che io sono un felino, quindi al massimo sento il richiamo di 50 sfumature di micio, in ogni caso non penso solo a quello. Penso alla spesa da fare, la spazzatura da portare fuori, la crisi economica, la crisi politica, i tweet di Salvini, i tweet di Flavia Vento, il gatto da castrare, il terrore di una reunion degli Oasis, insomma, a tutte quelle cose da usare come scacciapensieri per non pensare al sesso.

Non che Roma non ne produca di sesso, non dubito di ciò. E poi, sempre restando in argomento, qualche settimana fa si parlava anche di istituire in un municipio della Capitale una zona a luci rosse, sul modello olandese. L’idea è morta sul nascere ed ora si parla solo di luci rotte dagli olandesi.

Ho sentito negli ultimi giorni alcuno deliranti discorsi su una nostra presunta superiorità morale e civile nei confronti di altri popoli, un retaggio a mio avviso dei libri di storia delle elementari di venti e passa anni fa, quando descrivevano che qui nel Mediterraneo esistevano civiltà e civilizzatori e, oltre, soltanto barbari e barbarie.

Riflettevo. Pompei ogni tanto perde qualche pezzo, a Napoli siti storici vengono sommersi di bottiglie di birra, rifiuti e ciarpame, importanti siti archeologici versano in uno stato di degrado, qualche anno fa un ministro, col plauso dei propri sostenitori/tifosi, si permise di dire che “Con la cultura non si mangia” (sbagliato: si può fare magna-magna anche in quel campo): di quale superiorità morale ci si ammanta quando si parla di rispetto per l’arte sinceramente mi sfugge.