Dum inspiro, spero

POST A CONTENUTO FETICISTICO

Sto bevendo tè Hojicha[1]. Ha un odore fantastico. Ogni volta che apro il barattolo, avvicino il naso e chiudo gli occhi mentre inspiro. Ho la sensazione di essere investito da un’onda di colori caldi e pupazzi di stoffa, bottoni, legno e magie. Sì, sono molto lisergico nelle mie sensazioni, per questo i miei sogni notturni sono sempre un misto tra un quadro di Dalí, un film di Miyazaki e le comiche di Benny Hill. Stanotte, per fare un esempio, ho sognato che camminavo scalzo in una città che sembrava austriaca/ceca/della bassa Germania, dopo che in un aeroporto avevo sbagliato ascensore e mi ero ritrovato in una sorta di “dietro le quinte”: delle simpatiche vecchine mi indicano la strada per tornare indietro e io, dopo aver attraversato un piccolo giardinetto rustico, m’incammino scendendo da una strada collinare fino in città. Sempre scalzo, tra cosplayers, famigliole con bambini e soldati asburgici,  ascoltando Sono un ragazzo di strada nelle cuffiette. Roba da far impazzire persino Freud.

Tornando alle questioni di naso, ho un rapporto molto stretto col mio olfatto. È il senso sul quale faccio più affidamento.

Annuso molte cose. Come ho scritto nella mia presentazione, mi piace annusare i libri, ad esempio. Quando compravo ancora cd, appena aperta la custodia ne annusavo l’interno. L’odore degli inchiostri per le stampe dei libretti e delle copertine mi attirava come una droga.

Mi piace annusare l’aria dopo la pioggia, purché non sia quella delle strade della mia città: sa di anguilla ancora viva nella busta.

A proposito di cibo. Da bambino avevo l’abitudine di annusarlo prima di mangiarlo. A forza di sentirmi dire che è un gesto scostumato, ho smesso. Ma, a volte, di nascosto, lo faccio ancora.

Ho delle difficoltà coi cibi con un odore molto forte e deciso, come baccalà e cavoli. Per carità, son sicuro che siano cose buonissime, ma ho un blocco psicologico al solo pensare di mangiarli.
E dire che sono il tipo che non si rifiuta mai di assaggiare cose nuove. A casa dei famosi amici dell’Umbria (quelli amici dei francesi), una volta a pranzo mi hanno servito delle fette di pane tostato spalmate di paté di fegatini di pollo. Sicuramente saranno una prelibatezza e una particolarità locale apprezzata e sono conscio di essere io quello anormale o incompetente. Ma per me quello era l’odore più disgustoso e rivoltante che avessi mai sentito in vita mia. Per non offendere i presenti, mi feci forza e li mandai giù senza respirare. Nel frattempo, provavo a visualizzare con la mente le cose più buone e profumate che avessi mai mangiato. E di tanto in tanto ci infilavo in mezzo anche a qualche donna nuda, che non fa mai male come incentivo.
Non potrò mai dimenticare Jennifer Aniston che usciva da una vasca ricolma di cioccolato fondente fuso aromatizzato alla cannella (era il 2000 su per giù e l’ex signora Pitt era in grande spolvero).
Terminata la titanica (per me) impresa, quando mi videro col piatto vuoto sentii dire:
Ehi, è avanzata una fetta ancora. Diamola al ragazzo!
Il mio karma non è mai stato positivo.

Le ragazze. Inconsciamente credo di selezionarle in base all’odore.

Amavo l’odore della Sua pelle. Che poi dipendeva anche dal sapone che usava. Ogni volta, mi divertivo a chiederle cosa fosse, solo per sentir rispondere che era al cocco, con quella sua “o” molto chiusa che mi faceva sempre sorridere.
È bello perdersi tra i profumi del corpo di una donna. Oserei dire che è bello fare l’amore col naso, se non fosse che, detta così, è un’affermazione che presa letteralmente suona veramente strana persino per me. Chissà se esiste una categoria simile nei portali porno: il nose sexing.

Annusare. Il collo. I capelli. Una sua maglietta: in sua presenza, ovviamente: non sono mai stato un annusatore seriale di capi di vestiario, chiariamoci!

Il tè è finito. Nella tazza, ne restano ancora tracce dell’odore. Svaniscono pian piano. Inspiro. Spero.

E voi? Su quale senso fate più affidamento (potete anche rispondermi: il sesto: vedo i blogger scemi. Ovviamente riferito a me :D)?

[1] Praticamente, è un tè verde fatto con foglie di Bancha tostate.

In caso di neve, usa le catene (Gintoki si racconta)

ATTENZIONE: SE LEGGI QUESTO POST POTRESTI SCOPRIRE DI ESSERE STATO NOMINATO

Avrete notato forse che non partecipo alle catene sul web, seppur queste siano innocenti, come quelle dei vattelapesca awards. Colgo l’occasione per scusarmi con le persone che mi nominano, a volte vorrei anche pubblicare il giochino ma poi dico va be’ un’altra volta, magari faccio un post onnicomprensivo , cosa che poi puntualmente non faccio mai.

Oggi decido di invertire la tendenza e uscire dalla mia torre di resina (niente avorio, sono socio del WWF!) e provare invece questo piccolo gioco, ringrazio Aida che mi ha coinvolto nominandomi.

È molto semplice, si risponde a delle domande da girare poi a 5 blogger. Non è un premio, è più la curiosità di saperne di più su persone con le quali interagisci.

    • Cos’è per te il blog: è un diario pubblico. Che poi è un controsenso, un diario dovrebbe essere una cosa privata. Io infatti qui parlo di cose che non dico nella vita di tutti giorni o, quantomeno, non in questa maniera. Però mi piace l’idea che ci sia qualcuno a leggere. È complesso, è come nascondersi ma voler essere scoperti. Come fare l’amore in un posto dove può arrivare qualcuno (ma che cacchio di similitudini t’inventi, Gin?).
    • Da grande vorrei fare: c’è una domanda di riserva? Posso scegliere la busta 1, 2 o 3? No, ecco, sarà banale, ma mi basterebbe poter avere uno stipendio regolare. C’è una cosa che ci terrei però a realizzare. Non mi vedo dietro una scrivania, per lo meno non a lungo. Vorrei trovarmi un giorno a passare da un angolo all’altro del Mondo, per lavoro. È un po’ infantile, me ne rendo conto. E poi che lavoro potrei trovare oggigiorno fatto così? Il corriere di droga? Uhm…
    • Quanto scrivi sul blog: non c’è un quanto. È quando la mia testa sputa fuori qualcosa. In genere le idee mi vengono in mente quando sono lontano dal pc. Se io mi mettessi davanti alla pagina bianca di WP pensando “Ecco, oggi scrivo qualcosa”, non riuscirei a scrivere nulla. Poi mentre sono impegnato a fare altro, o quando sono in giro o sto in compagnia di altre persone, all’improvviso immagino “Ehi, potrei scrivere questa cosa, appena torno a casa la pubblico”.
    • Genere musicale preferito: non ho un unico genere, ascolto e apprezzo tutto tranne proprio le commercialate, le musiche da discoteca et similia. Tra l’altro mi rendo conto che dire “musica da discoteca” sia una definizione superficiale che vuol dire tutto e niente, ci sono discoteche dove suonano dubstep e trip hop, generi che apprezzo se fatti con la dovuta qualità. Quindi diciamo che con musica da discoteca intendo il tunz tunz tararì tararà (chiarissimo, no?). Per il resto a seconda degli stati d’animo, delle sensazioni, del bisogno di quel momento, ascolto ciò che mi serve. Posso passare tranquillamente dagli Uriah Heep il giorno prima ai Portishead il giorno seguente.
    • Quale personaggio di quale romanzo ti piacerebbe essere: ho invidia smisurata per Philip Marlowe. Un mio sogno da piccolo era quella di fare l’investigatore. Perché lo immaginavo tale a quale a come viene dipinto nei fumetti, nei libri, nei film: il solitario detective antipatico alla polizia che risolve casi con intuito e intelligenza, indossando sempre impermeabile e cappello anche a ferragosto. Quando ho scoperto che gli investigatori nel mondo reale si occupano al massimo di mariti fedifraghi, è stato uno shock.
      I romanzi di Raymond Chandler non sarebbero la mia unica scelta, comunque. Come ho confessato in un delirio notturno, mi piacerebbe vivere in un romanzo dell’800. Amo i personaggi tormentati, travolti dalle passioni, che vivono inseguendo aneliti di felicità, di successo. Solo che mi vengono in mente solo esempi di personaggi che alla fine o si suicidano o muoiono di stenti o di dolore o che comunque soffrono in maniera indicibile. Allora lasciamo perdere.
      A dirla tutta manco il mio Marlowe è un allegrone. Sempre solitario, con solo sigaretta e bicchiere a fargli compagnia. Ma almeno ogni tanto fa colpo su qualche bella donna! 
    • Fotografia: È una cosa che mi piace, però non sono bravo e non ho talento. Mi diverto a smanettare con photoshop e quando sono in viaggio mi piace fare tante foto, come un giapponese. Non ho senso artistico, per me è suggestivo un lampione o una scala, per dire, infatti quando posso spesso li catturo con la macchinetta. Per ciò che concerne le foto in cui sono io il soggetto dello scatto, confesso che sono fotogenico quanto un sacco di patate. Per anni non sono riuscito a sorridere nelle foto, volevo sembrare serio e distinto e mi veniva la faccia come gli individui presenti sulle tabelle della Questura quando c’è una retata in un clan della camorra. Ora sto tentando di lavorare sull’espressione, cercando di assumere il piglio da “uomo che non deve chiedere mai”, con lo sguardo intenso e il sorriso compiaciuto. Il risultato è che sembro il Joker di Jack Nicholson:
      E qui ci vorrebbe la battuta di Leonard: non andiamo a uccidere Batman!

  • In che periodo storico ti piacerebbe vivere: partendo dal presupposto che penso sia sbagliato avere nostalgia per epoche non vissute (in cui è facile fare la fine dell’Owen Wilson in Midnight in Paris) e che mitizzare comporti sempre un allontanamento dalla realtà storica, io ho più di una scelta.
    Innanzitutto, avrei voluto vivere a Parigi in pieno Romanticismo.Che vi devo dì, lo so, sembro stereotipato. Ma è un periodo che mi affascina, me ne sarei andato in giro con tuba e basettoni a discorrere di politica e filosofia.
    Il secondo periodo che mi affascina è la Londra dell’Età Vittoriana. Più verso la fine dell”800, diciamo. A essere sincero il mio sogno sarebbe una realtà parallela steampunk, che prende quell’epoca lì e la arricchisce di macchinari a vapore pieni di rotelle e ingranaggi. Ma non mi addentro nell’argomento perché usciamo fuori tema. E comunque, chiamatemi Lord Gintoki. Facciamo un salto nel tempo e nello spazio e torniamo a Parigi, questa volta nella Belle Époque: la terza epoca in cui avrei voluto vivere. Ho scelto tre epoche che per me sono dense di fervore creativo, in tanti campi. In realtà come dicevo prima è una mitizzazione e, se vogliamo, anche altri periodi storici sono stati molto produttivi per l’umanità: il Medioevo, ad esempio, non è stato affatto l’epoca buia che ci hanno insegnato a scuola. Ma io non mi ci rivedo a vivere sotto Lorenzo il Magnifico, seppur sarebbe stato molto interessante.
    Infine, per concludere l’excursus storico, mi sarebbe piaciuto assaporare il clima dell’America degli anni ’50. E avrei voluto essere uno scrittore in quegli anni lì. Sì, sono proprio stereotipato. I know.
  • La tua più grande passione: leggere. Scrivere. I film di Miyazaki. Cercare di vivere e non di esistere (uhm. Può essere una passione? Beh, se non ci metti passione come fai a conseguire il risultato?).
  • Marzullo-style. Si faccia una domanda, si dia una risposta: usi social network? Certo, però in quanto gatto sono diffidente e non concedo facilmente la micizia (questa domanda me la son posta con l’unico scopo di arrivare a questa pessima freddura).

Le domande son finite, ma il gioco prosegue: come ho detto, bisogna girare i quesiti a 5 blogger. Allora, non vorrei fare torto a nessuno, io ho scelto così, di getto.

  • zeustamina: eh beh, zeus è zeus. È forte. È il tipo di persona con cui vorrei stare seduto a bere birra e parlare a ruota libera. Un vero numero 10 in campo.
  • diamanta: che dire, è geniale. Se non la conoscete, seguitela. Non a casa, eh, non sto incitando lo stalking! È versatile (ehi, no, questo non è il versatile blog award!), passa da argomenti poetici all’attualità a cose che vi faranno scompisciare dalle risate. Qualità e quantità, bene così.
  • V.: è forte anche lei. Intelligente, ironica. Dotata di pregevole cultura musicale e letteraria. Dev’essere piacevole conversare con lei, secondo me.
  • Claire: non so, quando entro nel suo blog mi sembra di entrare in un negozietto dove appena aperta la porta si viene investiti da un aroma di vaniglia, tè, fiori. Su un mobile c’è un vaso di vetro pieno di caramelle. È così che lo vedo. Un posto calmo e accogliente.
  • Ecco, qui mi trovo in difficoltà nel selezionare il blogger rimanente. Perché in realtà avrei una lista lunghissima, ma non so chi scegliere. E non so poi a chi possa far piacere ricevere una catena :D. Facciamo così, per non scontentare nessuno, mi fermo a 4!
    No, dai. Scelgo nanalsd. Perché in realtà è anche lei una gatta e tra felini ci si intende.

Alla prossima. Meow!

In cerca di tè e contenitori

Ho i miei vizi. Uno di questi, è farmi di tè verde, ne compro in continuazione.

Così, quando tra i vicoli di Bologna ho incrociato un simpatico negozietto di tè e tisane, non ho potuto fare a meno di fermarmici. Sembra un posto d’altri tempi, piccolo e accogliente, e appena entrati si viene investiti da mille aromi deliziosi. La commessa (o proprietaria, non lo so) potrebbe provenire da un film di Miyazaki: sorridente e gentile, sembra metterci passione e delicatezza in ogni gesto.

Sono tornato a casa con un etto di Sencha. L’ho lasciato nel suo sacchettino, solo che, qualche giorno fa, mi sembrava che avesse perso aroma. Sapeva di sacchetto. Pensavo di aver commesso un errore, non ne avevo idea, credevo che andasse bene lasciarlo nella confezione.

Ho pulito un barattolo di latta, lavandolo e asciugandolo per bene, per poi versarci dentro il tè. Quale è stata la mia sorpresa, nell’aprire il barattolo ieri, nel venire investito di nuovo dall’aroma del tè, tornato nel pieno del suo sapore e della sua fragranza. È come se una collocazione non idonea l’avesse fatto ripiegare su se stesso, ma solo momentaneamente, in attesa di poter tornare a esprimersi.

Ho pensato che la stessa cosa accade per le persone. Viviamo in contenitori, fisici (case, città) o immaginari (le persone intorno, il contesto sociale), che ci costringono, ci opprimono, occultano il nostro potenziale. Abbiamo bisogno di una dimensione a noi congeniale, per poterci esprimere al meglio.

Ognuno dovrebbe avere il proprio barattolo di latta, anche solo per 15 minuti, come chiederebbe Warhol.