Non è che per il farmacista non tutti i Maalox vengano per nuocere

Padre è sempre in ottima salute. Meno male, ovviamente.

Meno male, aggiungo, anche perché quella volta all’anno che si ammala, che sia un mal di gola, un mal di denti, un mal d’orecchi, è una tragedia.

Il dolore lo ispira nelle capacità melodrammatiche. La tonsilla infiammata è la Musa di un dramma epico, la cefalea l’incipit di un romanzo tragico, il ginocchio dolente il vaso di Pandora di tutti i mali del mondo.

Esaurite le declamazioni drammatiche – in genere diffuse in più atti, distanziati nel tempo – comincia per lui la ricerca del medicamento miracoloso che dovrebbe far sparire il problema in un lampo. Vorrebbe un ritrovato farmacologico che facesse effetto immantinente, che sia il più potente esistente sulla faccia della Terra. Se la farmacia non esaudisce la richiesta, dandogli un farmaco di scarsa efficacia – laddove per scarsa efficacia è da intendersi che fa effetto dopo alcune ore, come qualsiasi farmaco – è perché il farmacista o non ha compreso le sue gravi condizioni o perché in quel momento aveva da smerciare solo quel farmaco lì, che si sta vendendo poco.

Una volta ho provato a suggerirgli che forse per quello che cerca non ha bisogno di un farmacista ma di uno spacciatore.

Adesso invece sto pensando, con l’aiuto di un grafico, di fabbricare una finta confezione di medicinali con delle scritte sullo scatolo, del tipo:

  • SOLLIEVO ISTANTANEO
  • POTENTISSIMO!
  • DAVVERO, QUESTA ROBA È PURA DINAMITE!
  • IL SOLO LEGGERE QUESTA SCRITTA GIÀ TI FA STARE MEGLIO!

e infilarci dentro poi le classiche aspirine o l’Oki, ecc. È per il bene della scienza, per studiare l’effetto placebo.

E anche per il bene delle mie orecchie.

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Non è che Dante quando cucinava si fermava “nel mezzo del cumino”

Stamattina una signora è svenuta in treno. Un calo di pressione.

Spero non accada mai a me di sentirmi male in treno, perché con tutte le persone intorno desiderose di esser utili si rischia seriamente la salute.

1) Uno che ti afferra i piedi e li tira con uno strattone lussandoti l’anca,
2) Gente che si accalca intorno rubando ossigeno;
3) Uno che grida “Fate respirare, fate spazio!”;
4) Gente che si allontana per poi riavvicinarsi di nuovo e riprendere a rubare ossigeno;
5) Gente che comincia a estrarre da borse e zaini: caramelle all’anice, gomme alla menta, Goleador, crackers salati, Twix, Mars e Bounty, gallette di riso, ficcandotele in mano e dicendo Mangia qualcosa! Mangia qualcosa!;
6) Gente che in mancanza di cibo tira fuori medicinali a caso, Oki, Aspirina, Aulin, pillole anticoncezionali;
7) Gente che in mancanza di cibo e medicinali tira fuori bottiglie d’acqua dicendo Bevi! Bevi!. I più sadici ti mettono la bottiglia direttamente in bocca costringendoti a un waterboarding (non cercatelo su Google se siete impressionabili);
8) Gente che le bottiglie di acqua cominciano a mettertele sui polsi, dietro il collo, sotto le ascelle;
9) Gente che vedendo che la propria acqua non viene utilizzata né per bere né per rinfrescare te la spruzza in faccia;
10) Gente che ti parla contemporaneamente nelle orecchie: chi ti chiede se vuoi un’ambulanza, chi ti chiede se bisogna chiamare qualcuno, chi ti chiede se soffri di malattie cardiache, chi ti chiede se questo è il treno per andare a xyz. Non sapendo a chi rispondere rimani disorientato e le persone pensano che tu stia in stato confusionale per lo shock subìto;
11) Quelli che sentendosi inoperosi danno il proprio contributo al clima di solidarietà generale lamentandosi, perché Qui è tutto uno schifo, questi treni sono una vergogna, i trasporti sono una vergogna, l’Italia è una vergogna ma nessuno dice niente. Magari aggiungomo due parole pure sugli immigrati ché stanno sempre bene con tutto un po’ come il cumino che a Masterchef inseriscono in qualunque cosa.

Credetemi: star male in pubblico non è un grande affare. Ammalatevi a casa vostra!

 

Non è che l’Alighieri su quel ramo del lago fosse conciliante solo perché era a-Como-Dante

Mio nonno deve sottoporsi alla visita di accertamento per il riconoscimento dell’invalidità civile.
Quattro anni fa fu colpito da un ictus, dagli effetti non devastanti per quel che può essere un simile attacco per un over 80 ma che comunque ha portato a delle conseguenze, che col passare del tempo si sono accentuate.

Oltre ai problemi motori e di salute, a volte sbraita senza motivo e dice cose prive di senso: la prima volta che accadde ci preoccupammo, che fosse diventato un politico?

Poi il neurologo disse che era solo l’ictus e tirammo un sospiro di sollievo.

Ha perso la cognizione del tempo, a breve-medio termine, ma non è un problema: le sue ore sono scandite dai medicinali che prende a orari prestabiliti.

C’è il farmaco per il cuore e la circolazione, prima di tutto, che però fa male ai reni. C’è il farmaco per i reni, che però causa problemi allo stomaco. C’è il farmaco per lo stomaco, che però lo rende ancor più depresso. Ci sono le gocce per l’umore, che però alla fine di tutto il giro causano problemi al portafogli. E per questo, la scienza non ha ancora trovato una cura.

La richiesta di visita domiciliare per l’accertamento è stata rifiutata. Tecnicamente credo che l’INPS abbia ragione: in effetti il soggetto non è intrasportabile né uscire ne mette a repentaglio la vita.

Va detto che, però, non esce mai di casa, a causa dei problemi di deambulazione, la propensione a prendere un malanno se piove o c’è il sole o c’è vento, le punture di insetti, i Testimoni di Geova che girano allo stato brado.

L’impiegata dell’INPS è stata però accomodante.
Ha suggerito di portarlo sì nella sede dell’istituto di previdenza ma senza farlo scendere dall’auto. I medici si sarebbero avvicinati e avrebbero dato un’occhiata.

Se mi vedessero mentre parcheggio c’è il rischio che poi lo diano a me l’assegno sociale.

Tutto questo dovrà avvenire il 7 giugno alle ore 15 perché solo quella data è disponibile. Sperando che la calura non sarà ancora arrivata perché spostare un anziano in simili condizioni non è agevole. Altrimenti stavo pensando a metodi alternativi per ottenere l’assegno di invalidità:

1) Fingermi dell’ISIS e sequestrare i medici portandoli a casa costringendoli a visitare il nonno
Una parte che sembra mi riesca bene, visto quanto ho inquietato la polizia nelle stazioni qui a Budapest (foto di repertorio di gennaio):
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2) Dichiarare che in realtà è un falso invalido: sembra che, almeno dalle mie parti, le procedure di frode siano più snelle e rapide;

3) Sveltire la pratica minacciando di chiamare le Iene, denunciando che in quella sede dell’INPS si tengono riti satanici con cosplayers e appassionati di manga liceali che somministrano pomodori cinesi.


Non vivendo in Italia non so se sia ancora di moda, ma ricordo che per un periodo ascoltando i discorsi delle persone sentivo spesso invocare l’intervento di Iene o Striscia la Notizia un po’ come a Gotham i cittadini fanno con Batman. Paragone un po’ azzardato, almeno Batman è reale.


Non è che l’imbianchino abbia la sindrome del color irritabile

Mi sono ricominciati gli spasmi allo stomaco. È da una settimana che vanno avanti.

Cause: Poco sonno. Fumo. Preparare un test e un discorso in inglese. Ansia. Quella per il colloquio inoltre era una premura inutile, perché, come ho raccontato, ha parlato per tutto il tempo la Dott.ssa Comesfromthesea. Ora l’attesa di un responso per ciò che concerne l’esito non mi aiuta a rilassarmi.

Non saprei che direzione prendere se fosse andato male. Le alternative che ho non sono a una portata logistica accettabile. Ho il terrore di aver imboccato un percorso di vita non percorribile. Ora non potrei permettermi di andare 6 mesi in Perù per un progetto sulla foresta amazzonica e abbandonare qui la famiglia.

Ogni volta che, mentre sono a Roma, sento Madre al telefono, sembra che a casa stia andando tutto a rotoli. Poi torno giù e sembra tutto a posto. Stanno tutti meglio di me che invece ho perso altri due kg e ora ballo sui 70.


Forse sto facendo una dieta troppo povera. Pezzente, direi.


In verità non va proprio tutto bene: Padre è un mese che ha dei problemi articolari seri, ci sono giorni che si sveglia – ammesso che il dolore lo faccia dormire – e non può alzarsi dal letto perché non riesce. Un infortunio calcistico di trent’anni fa non curato come si deve oggi lo ha praticamente portato ad avere le cartilagini di ginocchio e bacino distrutte. Si riempie di antidolorifici come Dr. House. Padre ha sempre un rapporto un po’ insano coi medicinali: li assume come caramelle. Se l’eroina fosse legale penso utilizzerebbe anche quella.

In virtù di ciò Madre si alza alle 6 di mattina, prepara il pranzo, deve badare ai gatti, va al lavoro, torna e deve badare a gatti, genitori anziani, Padre e a volte pure una zia cui ogni tanto viene la sindrome dell’abbandono – abita a 10 metri da casa – e quindi rompe. A ciò aggiungiamo che lei ha dolori cronici alla schiena.

Come si fa a pensare in queste condizioni di abbandonare tutto sulle spalle degli altri?

Poi succede che torno a casa, devo aiutarli a fare la spesa e Padre arzillo e scattante viene con me, si mette anche alla guida e nel supermercato debbo essere più lesto di lui a sottrargli le casse dell’acqua prima che le raccolga.


Salvo poi la sera stessa lamentarsi perché dolorante.


Secondo Tutor non dovrei farmi tutti questi problemi: devo vivere la mia vita, gli altri hanno la loro. Forse ha ragione. O forse no.

Vorrei discuterne meglio con lei, avendo i miei stessi problemi, e non farlo solo in quelle brevi pause che mi prendo per nascondermi nel suo ufficio. Penso alla fine di essermi convinto a chiederle di uscire. O almeno credo. Non ho ancora capito se in questo periodo ho voglia realmente di uscire con qualcuna oppure ho voglia di starmene completamente da solo a macerare immerso nei miei pensieri. Oppure a Macerata immerso nei miei pensieri.

L’altro ieri, in una sera di sconforto e stordimento psicotropo, ho cercato su Google il nickname che la mia ex ex (ex al quadrato) utilizzava anni fa su un forum. Ho scoperto che lo utilizza ancora o almeno lo ha utilizzato di recente e che è sparsa in vari posti: ha un blog fotografico su tublrm, tumlrb, trublm, brumtl, insomma quella cosa hipster; poi recensisce trucchi, pubblica ricette. Mi sembra così diversa. In realtà è sempre la stessa con più o meno gli stessi interessi, ma mi sembra di non conoscerla più. In effetti, tre anni sono tanti. Si può cambiare.

Anche io, del resto, sono cambiato.

Sono diventato completamente intollerante al latte, ad esempio. Anche quello ad alta digeribilità ora mi dà fastidio. Sono passato a quelli vegetali, ma non ne sono molto soddisfatto. Quelli di riso e avena li trovo stucchevoli, mentre quello di soia, dopo alcuni mesi di tolleranza, oggi lo trovo nauseante. Sa di fagiolino (che scoperta: la soia è un legume) e puzza. Anche il frigorifero puzza di fagiolino una volta aperta la confezione, pure i rigurgiti esofagei sanno di fagiolino e io non ce la faccio più: mortacci soia e dei fagiolini.

Non digerisco più, inoltre, la gente che parla di politica con quell’irritante qualunquismo traboccante della saccenza di chi ha una cultura fatta di Wikipedia e Le Iene e che non vede l’ora di lamentarsi con te, come se un essere umano non avesse altro da fare che stare lì ad ascoltare i loro comizi. Pur potendo anche concordare con alcune considerazioni, ciò che fatico ad accettare è il sentir parlare dei politici come se fossero un popolo di alieni che un giorno all’improvviso è apparso e ci ha invaso, rovinando un Paese onesto, lavoratore e incorruttibile (!).


Immagino il film: Election Day, con il Will Smith italiano, Carlo Conti, che dopo il televoto del pubblico a casa verrà inviato in missione sull’astronave-madre dei Politici.


Anche se osservando alcuni esemplari Buonanno fatico a credere facciano parte della specie umana.


Ci riflettevo giusto l’altro giorno in treno, quando accanto a me un giuovine dall’aria Ibiza-sole-figa e sei in pole position!* raccontava a un suo anziano collega come aveva fregato dei perfidi inglesi. Diceva che, mentre era in vacanza a Londra, una sera in un locale un cameriere distratto gli aveva versato addosso un cocktail rovinandogli una camicia. Lui prontamente aveva scattato una foto a testimonianza del fattaccio, e, il giorno dopo, aveva scritto una mail ai gestori del locale. Nel testo diceva che era un loro affezionatissimo cliente (falso) e che la goffaggine di un loro cameriere gli aveva rovinato un capo di alta sartoria italiana (una camicia OVS…), del valore di 400 euro (90), cui era anche legato affettivamente (falso anche questo, come si vantava di precisare al collega).

I proprietari gli avevano immediatamente risposto, scusandosi e chiedendogli gli estremi per fargli avere un rimborso. Dopo tre giorni sul conto lui si era trovato 200 sterline.

Ecco, costui riflette bene la mentalità arraffona, volgarotta, ignorante e imbrogliona dell’italiano da dito medio. Ma forse sono stati i politici venuti dall’iperspazio ad averci dato cattivi esempi.


Perché in questo blog non si guardano solo Tarkovskij o Truffaut: ci sono altri grandi riferimenti cinematografici:


Per concludere il riassunto di questa settimana, vorrei citare infine un episodio accaduto ieri mattina.

Mentre ero a Termini, in attesa che un ritardo partorisse un treno, osservandomi i pollici per capire se la ricrescita della pelle intorno le unghie fosse sufficiente per ricominciare a mangiarla, mi viene incontro un tizio. 60 anni circa, trascinando un carrellino di quelli che le sciure utilizzano per fare la spesa al mercato, con un sorriso inquietante mi si pianta davanti e fa: Permette? Sono un poeta fiorentino!

Io, senza una smorfia che tradisse la menzogna, rispondo: I’m sorry, I don’t speak italian. E lui si scusa e se ne va.

Dopo mi è dispiaciuto, perché chissà cosa avrebbe potuto raccontarmi un poeta fiorentino e chissà cosa mi sono perso. Ma ho deciso che di fare conversazione con persone strane mi sento un po’ saturo.

Già debbo guardare me stesso ogni giorno allo specchio, al mattino.