Se vuoi superare la delusione, almeno metti la freccia

Salve, sono Gintoki, e forse vi ricorderete di me per la mia iniziativa imprenditoriale sull’apertura di una scuola deludente, dove poter apprendere la sublime arte della delusione.

La vita è fatta di delusioni, non di priorità, come erroneamente e fraudolentemente diceva lo spot del Magnum Algida. E a proposito di televisione, ho deciso di raccogliere degli esempi di delusioni audiovisive che saranno oggetto di studio nella mia scuola.

Rimasi malissimo quando scoprii che Giovanni Mucciaccia non era l’autore dei disegnini o dei lavoretti che mostrava in tv: che delusione! Lui col suo faccione sorridente e perennemente giovane anche a 40 anni, sicuramente frutto di iniezioni di botox, collagene o altre cose somministrategli dalla Disney dietro minaccia di fargli perdere il posto di lavoro alla prima ruga, lui col suo taglio di capelli a spiovente che sicuramente gli permetteva di fare a meno dell’ombrello in caso di pioggia, era un truffatore! Un imbonitore, presentava lavori che non gli appartenevano, illudendo giovani telespettatori che anche con un taglio di capelli orribile si potesse esser creativi.

Credo una delusione simile sia comparabile ai sequel di Matrix, che rappresentano quanto di più inutile cinematograficamente parlando io abbia visto.


Sottolineo il “che io abbia visto”, quindi è ovviamente possibile e plausibile che ci sia di più inutile e deludente in giro, ma che io non ho visto per fortuna o purtroppo.


E quando pensavi che i film fossero già abbastanza inutili di per sé, all’interno poi c’era l’inutile recitazione di Monica Bellucci, espressiva come una statua del Madame Tussaud. Qual deludente sorpresa!

Qual musicale delusione quando circolò l’ipotesi che una delle mie canzoni preferite potesse esser frutto di un plagio: mi riferisco a Enter Sandman dei Metallica

Non sono molto convinto della similarità ma il dubbio si è impossessato di me, anche se potrebbe il tutto essere frutto di un’impressione che a 10 anni circa da quando la notizia cominciò a circolare non si è ancora dissolta: ma non ho orecchio musicale per poter esprimere un parere autorevole. Ho un buon indice musicale, però,  e suono il citofono con arte e maestria come pochi.

L’ultima delusione è freschissima: la sigla italiana della nuova serie di Lupin III è cantata da Moreno.


A partire dal 29 agosto Mediaset trasmetterà in anteprima mondiale la quarta serie di Lupin III, ambientata in Italia. Dalla fine della terza serie a oggi nel frattempo era comunque uscito molto materiale, tra film, oav e spin-off: c’era molta attesa però per un vero e proprio ritorno in una serie a episodi.


Non so chi sia Moreno, o meglio so dell’esistenza di un tal Moreno, ma non me ne sono mai interessato come non mi sono mai interessato ai tapiri del Borneo pur sapendo che esistono dei tapiri del Borneo: certo un fan dei tapiri del Borneo potrebbe accusarmi di parlare di un animale senza conoscere, ma io rispetto i tapiri del Borneo, quantomeno non producono obbrobri come la sigla che propongo qui sotto:

Sono intorno a noi

Dopo aver esaminato le strane presenze che popolano il mio ufficio, è il momento di una carrellata generale sulle entità soprannaturali in cui è possibile imbattersi negli ambienti lavorativi, cercando di capire chi siano, cosa vogliano, perché sono tra noi.

La donna bionica – Qualsiasi donna normale il secondo giorno dopo aver fatto lo shampoo deve ricorrere alla coda, perché i capelli sono così unti che ne esce fuori olio d’oliva. La donna bionica, invece, ha sempre i capelli in perfetto ordine, anche a costo di usare ogni settimana l’equivalente di acqua contenuta nel lago Bajkal. Iperattiva ed energica come Ben Johnson, è sempre elegante e curata: probabile che si alzi alle 4 di mattina per passare in sala trucco anche se, cosa inspiegabile, il suo aspetto è sempre fresco e riposato. Va in palestra per tenersi in forma, non mangia nulla durante la pausa pranzo per mantenere la linea e non si capisce come si regga in piedi per 8 e più ore. Anfetamine?
Le più agguerrite possono trasformarsi in Supertope (si veda voce corrispondente).

Il Signore del Tempo – Lo si vede più in piedi intento a gironzolare che seduto al proprio posto. Ha una relazione extraconiugale con la macchinetta del caffè e relazioni diplomatiche con tutti i dipendenti, anche col parcheggiatore abusivo sotto gli uffici, perché per ingannare il tempo chiacchiera con tutti. I colleghi gli mormorano alle spalle, perché sembra che non lavori mai. In realtà è un genio, non si sa come faccia, ma ha il superpotere di condensare il lavoro di 8 ore in giusto un paio. Probabilmente è in grado di viaggiare nel tempo e sfruttare qualche paradosso temporale.

Cazzima Z* Il grande robot che lascerebbe gli alieni a sterminare l’umanità perché lui è in pausa pranzo, quello che alle 17:29 ha già raccolto la sua roba ed è pronto per uscire alle 17:30 e un secondo anche se c’è del lavoro da sbrigare, perché tanto “se la vedrà qualcun altro”. È sempre in prima linea nel fiondarsi sul buffet quando qualcuno offre qualcosa, ma poi è più facile che Zio Paperone regali denaro che vedere lui offrire un caffè.
* Per i lettori oltre la Linea Gotica: come spiegare la “cazzimma”? Ecco…non voglio dirvelo! Questa è cazzimma.

Il Dottor Divago – Dopo essere stato morso da un politico radioattivo in piena campagna elettorale, è diventato l’uomo capace di investire di chiacchiere inutili e fuorvianti chiunque entri nel suo raggio d’azione. Gli si chiede che fine avesse fatto una pratica e si finisce con lui che racconta dei talloni screpolati di sua cognata. Gli si chiede l’ora e lui comincia a parlare delle vacanze al mare. La regola principale è quella di non farsi mai trovare con le spalle al muro di fronte a lui, se lo si incrocia nei corridoi bisogna essere lesti o a entrare nella prima porta o a dire di essere di fretta prima che lui apra bocca. Massimo rischio quando ci si ritrova soli in ascensore.

Il brontolosauro – Avrà sempre qualcosa di cui lamentarsi. Si lamenta perché è lunedì mattina, si lamenta perché fa troppo caldo, si lamenta perché l’aria condizionata è gelida, si lamenta del cibo della mensa, si lamenta del lavoro, insomma è il re delle lamentele: il Regio Lagno. Il suo cattivo umore è contagioso come un raffreddore, col suo potere è capace di contaminare col malumore chiunque abbia intorno.

L’uomo invisibile – Quello che è internato in un angolo dell’ufficio e non si muove, non parla, non respira. Alcuni lo scambiano per un oggetto d’arredamento, viste le sue elevate capacità di mimetizzazione (o l’inconsistenza della sua presenza in azienda). Quando si palesa dando un segno di sé – uno starnuto, una parola detta per caso – le persone si spaventano prima di accorgersi di lui: “Chi ha parlato?! Chi c’è?!”.

Matrix – Come Neo faceva coi proiettili, lui è in grado di schivare con riflessi incredibili compiti e incombenze, riuscendo ogni volta a farla franca. Oltre che campione olimpico di schivata, è esperto nella delega non richiesta, abilità con la quale scarica lavori ingrati a qualche poveraccio(si veda Lo schiavo).

Houdini – Quello che all’improvviso scompare. Un giorno è in ferie, l’altro in malattia, l’altro in permesso per le nozze del criceto. È lo stratega delle sparizioni. Quando riappare, i colleghi si stupiscono ogni volta. Come avrà fatto? Dov’era finito? Un giorno sparirà sul serio senza lasciare traccia di sé. Un vero mago.

Il microcefalo – Non serve un grande cervello, ma un pennello grande! È il motto dell’uomo da ufficio i cui discorsi vertono sempre e solo su una cosa che inizia per f- e termina per -iga. Il lunedì è il giorno deputato ai racconti delle sue avventure del week-end, sempre con dovizia di particolari vitali per l’esito della narrazione, come il tipo di taglio (non dei capelli) e i dettagli anatomici ginecologici. Il suo potere è la benedizione: quando arriva una nuova presenza femminile in ufficio, lui afferma di doverla battezzare.

Galactus – Anche noto come il Divoratore di Mondi, è un individuo noto per la sua incommensurabile, insaziabile, infinita fame. Quando si spegne l’aria condizionata, quando si fermano le dita sulla tastiera, si può sentire il rumore delle sua mascelle all’opera. La sua postazione è riconoscibile dalle briciole lasciate un po’ ovunque come Pollicino e dalle impronte digitali fatte di unto sul pc. Nei cassetti della scrivania non ha documenti e faldoni, ma riserve di cibo, perché non si sa mai. Il suo nemico naturale è il collega scroccone che arriva all’improvviso e infila la mano nei suoi snack per attingere senza ritegno.

La supertopa – Parente stretta della donna bionica, con la quale condivide la cura per l’aspetto fisico e l’energia, è la donna che in ufficio quando cammina fa venire il mal di mare, a causa degli ancheggiamenti simili al dondolio di una nave sulle onde. I vertiginosi tacchi a squillo che causerebbero problemi alla schiena a qualunque donna normale ne slanciano oltre misura la figura, come se già non si notasse abbastanza. La supertopa soffre di costrizione epidermica ed è pertanto costretta a ricorrere ad ampi spacchi e scollature per far respirare la pelle. Il microcefalo vorrebbe farne la propria preda, ma è lei furba quanto basta per prenderlo in giro senza sganciargliela.

Lo schiavo – Il suo superpotere è la schiena di mulo, atta a sopportare carichi pesanti, la sua abilità speciale è la remissività con la quale piegarsi a 90° e senza pretrattare. È lo stagista, quello che che dovrebbe tornare a casa prima degli altri perché per legge non potrebbe rimanere senza un senior accanto, in realtà è quello che rimane a chiudere l’ufficio. A volte vi pernotta anche. È quello che “deve fare esperienza”, come gli ricorda il collega che è entrato in azienda a 20 anni con un contratto a tempo indeterminato e che quando ha visto un pc pensava che il supporto per il cd del lettore fossa un portabicchieri.

Per la stesura di questo articolo sono stati sacrificati venti stagisti. Il mulo della foto è interpretato da Nicolas Cage, attore noto per la sua faccia da…mulo.

Se ci sono altre categorie, l’ufficio brevetti etichette è sempre aperto 😀