Le domeniche di agosto quanta neve che cadrà

Dopo aver assistito al concerto dei Verdena domenica sera mi sono soffermato a pensare su quanti no sense, significati criptici o altre cose oscure ci siano nei testi delle canzoni. I Verdena in questo dominano, anche se va detto (e il buon Alberto Ferrari l’ha precisato più volte) che i loro testi non hanno un vero significato oppure ce l’hanno ma ognuno ci può vedere quello che gli pare. Inoltre, lui scrive le canzoni pensando alla melodia, poi ci canticchia sopra qualcosa in inglese che si adatti bene e infine crea un testo italiano.

Ciò non toglie che in questa breve carrellata di assurdità io voglia metterceli. Ho escluso di citare Vasco Brondi perché lì sennò non si finisce più.

La passione per la geologia di Alberto Ferrari mi è ormai nota:
– In 40 secondi di niente (Il suicidio dei samurai, 2004), dice che settembre ci porterà via con se e come una roccia che pende avremo le stesse pretese, addosso a me e te/ poi ritorna l’alba che vibra è solo che sei in me come una roccia

Io non so una roccia che pende quali pretese abbia, forse quella di vincere la forza di gravità, magari, e di non cadere più. Poi essere dentro qualcuno come una roccia non mi sembra una frase carina, è un modo per dire “sei un peso sullo stomaco”?

– In Trovami un modo semplice per uscirne (Requiem, 2007) invece canta Il paradiso è lei e non ho più rocce leggere ormai. Immagino parli della pietra pomice, è l’unica roccia leggera che mi viene in mente possa esistere. E il non averla è un problema se vuoi farti gli strappi nei jeans.

– Infine, nella recente Un po’ esageri (Endkadenz vol. 1, 2015) dà un utile avvertimento: Stai sulle rocce/Ti ferirai. Probabilmente qui siamo in riva al mare, sugli scogli. Si sa che son scivolosi e quindi può essere molto pericoloso camminarci su.

Sorvolerei poi sulla passione per il colore blu che ricorre in più canzoni, vorrei citarne solo una: Ultranoia (Verdena, 1999), in cui canta Tu seno blu, credo qui siamo in presenza di un caso di ipossia o di ipotermia, insomma la ragazza è cianotica. Altrimenti, avevo ipotizzato un’altra spiegazione e per questo ricorro ai Marlene Kuntz.

In Overflash (da Il vile, 1996), il buon Godano a un certo punto grida Voglio una figa blu.

Mi sono interrogato per anni su cosa volesse dire, finché poi non ho visto al cinema quella immane cagata del film Avatar. Lì ho capito tutto. E se i blu abitanti del pianeta Pandora esistessero davvero e qualcuno ne fosse a conoscenza prima ancora della versione cinematografica? Insomma, può essere un caso che due cantanti parlino di tette e patonze blu?

Tornando a parlar di blu, ancora mi chiedo cosa fossero i lampi di blu citati nella sigla di Jeeg robot d’acciaio. Sirene della polizia forse? Il nostro eroe doveva correre perché inseguito dalla madama?

Infine, di blu era anche il fiocco di Lady Oscar, come cantato dalla sigla del cartone animato. Ciò che non mi è chiaro è un passaggio nel testo: tre briganti con spada e con lancia: agguato a sua Maestà/Lady Oscar si è proprio nascosta nella grande stanza del re/ con scatto felino ed abile mossa colpirà tutti e tre!
Ora, io non voglio malignare, anzi faccio i complimenti alla spadaccina per aver fatto fuori i tre briganti. Ma che ci faceva nascosta nella stanza del re? Anzi, “proprio nascosta” (e perché mai proprio?)?

Tornando alle band, ripensavo a Ballata per la mia piccola iena (Ballate per piccole iene, 2005) degli Afterhours. Bellissima canzone, con un testo che mi colpisce molto. Ma ogni volta che la riascolto e arriva al punto in cui Manuel Agnelli grida Aiutami a trovare qualcosa di pulito a me viene da ridere, perché immagino la scena di uno che ha fretta di vestirsi  e apre i cassetti in cerca di vestiti, perché son tutti o a lavare o nel cesto dei panni sporchi. Aiutami! C’è un paio di calzini puliti in questa casa?!

Un cantautore che un tempo seguivo molto (e del quale ho assistito a un concerto) era Moltheni (oggi Umberto Maria Giardini): ricordo che In porpora cantava a un certo punto  Grazia e lealtà marcite che produrrò. Qualsiasi tentativo da parte mia di trovarne un senso mi sfuggiva. La marcita è un tipo di campo coltivato, va bene. Ma quale è il collegamento semantico e sintattico con grazia e lealtà?!

Sono ben accetti contributi ulteriori: però non sparate sulle croci rosse, tipo Gigi d’Alessio (che ho comunque citato nel titolo) perché è troppo facile.

Faccio cose, vedo gente

Tre giorni fa, sulla pagina fb dei Marlene Kuntz ho letto questo post del buon Cristiano Godano

Sono stato all’Atonal, che è un festival eminente nell’ambito della elettronica. Posto fantastico (non era ancora mai stato al Tresor, lo ammetto; e… Beh: wow!). Ci sono stato la sera dei grandi Cabaret Voltaire (che poi, se non sbaglio, in realtà era solo Richard H.Kirh, uno dei membri fondatori, timido, nascosto e ingobbito su stesso dietro una pila di macchine ed effetti) e una volta per tutte mi sono persuaso che assistere a un “concerto” di gente che manipola live i suoni (e credo di essere generoso), assistervi, intendo dire, con quell’aplomb tra il medio-fatto e il più-o-meno-intellettuale-super-preso-bene-e-stra-convinto, sia una cosa un po’ ridicola. Non vorrei essere equivocato: mi piace un sacco certa elettronica; ma dal vivo, stando davanti al palco come a un concerto e guardando il nulla di uno o due o tre esseri esseri che si dibattono un po’ a vuoto facendo finta di aver molte cose importanti da fare, resta un rito senza senso (se non per veri-fatti che cercano, trovandola assai facilmente, la sequenze di onde giusta per ondeggiare artificialmente estatici. O perlomeno, immagino, visto che vero-fatto non lo sono mai stato. In quel caso, da veri-fatti, le cose cambiano radicalmente)

Ieri sera, neanche a farlo apposta, sono stato a un festival di media art che ha raggiunto anche una discreta notorietà. Ci sono installazioni artistiche interessanti e spazio per la musica elettronica.

La musica, per l’appunto.

Attenzione: quella che segue è una mia dichiarazione di incompetenza e ignoranza: non sto dicendo che ciò a cui cui ho assistito sia una cagata pazzesca, probabilmente sono io che non ne so apprezzare il lato artistico.

Fatto sta che ieri, nel teatro che ospitava parte della manifestazione, ho assistito all’esibizione di Fennesz. Uno con una chitarra e un portatile e un socio che non ho capito bene cosa facesse (forse si occupava dei video che scorrevano sullo sfondo).

È stata una esperienza AGGHIACCIANTE. Anzi, AGGHIAGGIANDE. HO PAURAAAA.

Più di un’ora ad ascoltare uno che fa rumori distorti, poi ogni tanto faceva PLIN sulla chitarra e per mezz’ora ne manipolava l’eco. A un certo punto mi sono addormentato per una decina di minuti perché i suoni ipnotici mi fanno questo effetto.

Ripeto, probabilmente sono io che non sono pronto per tale arte e non la comprendo. Ma mi faceva girare le palle. Chiedo scusa per la parola “girare”.

Un esempio di ieri sera

Mentre mi deliziavo con tale esibizione, non potevo non constatare che intorno a me vedevo sempre le solite facce che incontro in queste occasioni: a parte il sottobosco di persone che conosco di persona o di vista, tutti gli altri erano tra loro simili. Sembrano prodotti da una fabbrica, il laboratorio ACME hipster-indie. Tutti facenti parte dell’universo “faccio cose, vedo gente”, impegnati, come si suol dire, che non ho capito bene dove ci si impegna, anche io vorrei fare l’impegnato ma non posso impegnare me stesso perché solo un me stesso ho e mi serve.

Io non so se il post di Godano m’avrà condizionato, fatto sta che quando ieri sera li osservavo ho pensato alla sua frase
“quell’aplomb tra il medio-fatto e il più-o-meno-intellettuale-super-preso-bene-e-stra-convinto
e ho detto Minchia! È vero. È stata una rivelazione. Mi ha fatto venire in mente un vecchio sketch di Luttazzi sull’Iraq, quando disse “Ti guardi intorno e noti che tutti assomigliano a D’Alema. Ma non si dice. Infatti quando due italiani si incontrano si guardano così (ammiccando): stiamo pensando la stessa cosa?” Ecco, la sensazione è stata proprio quella.

Tutti con la mano poggiata sulla guancia e l’indice alto verso la tempia, tipo Oscar Wilde, che è una posa che io uso quando fingo che mi sto interessando a ciò che qualcuno mi dice.
Ora che vi ho messo a parte del mio segreto, dovrò eliminarvi.

La domanda è: perché ci vai? Perché io non escludo mai a priori nulla e poi penso beh, magari sarà interessante, quindi c’è tutto da guadagnare. Forse farei meglio a imparare a informarmi preventivamente.

E poi ho pensato. Visto che gira e rigira io mi ritrovo negli stessi ambienti delle persone che ho descritto, non è che sarò anche io così?