Non è che in Austria per le camicie usino l’asse da Stiria

Il 15 marzo qui in Ungheria è festa nazionale per la Rivoluzione del 1848.


Il 15 marzo 1848 con la lettura di un proclama pubblico di 12 punti cominciò la rivoluzione che portò alla guerra di indipendenza dell’Ungheria contro l’Impero Asburgico, guerra che si concluse con la capitolazione – in un bagno di sangue – degli ungheresi, che dovranno attendere il 1867 (anno dell’Ausgleich, il compromesso) per vedere riconosciuta autonomia: in quell’anno, infatti, nacque l’Impero Austro-Ungarico, la Duplice Monarchia.


Già da oggi ho cominciato ad avvistare persone in giro con coccarde tricolore (è tradizione infatti apporne una sul petto per questa occasione) e bandierine, mentre suonatori ambulanti fuori la stazione Nyugati intonano canti patriottici.


O magari erano invece romanze neomelodiche che parlavano di tradimenti e amori impossibili e le coccarde mi han fuorviato.


Dato che le celebrazioni mi mettono sempre a disagio, me ne andrò via tre giorni. La società ha infatti deciso di far ponte il 14.


Che poi non è vero, rientrerò il 15 mattina in tempo per vedere qualunque cosa facciano gli ungheresi in questa giornata.


Se lo avessi saputo con largo anticipo mi sarei organizzato. Una prima idea sarebbe stata cercare un volo per tornare in patria, anche se comunque ho già in programma di rientrare a Pasqua.

La seconda idea sarebbe stata prendere un volo low cost per il Nord Europa. È stato sorprendente sapere quanti voli diretti ci siano da qui alla Scandinavia. Avrei potuto approfittare di quei fantastici biglietti a 30-40 euro per la Svezia.


La storia che i biglietti aerei conviene comprarli 8 settimane prima sembra essere purtroppo vera¹.


¹ Anche se, se tutti si convincono di questo modello matematico e iniziano ad acquistare biglietti 8 settimane prima, non c’è il rischio che il boom di click online intorno quel periodo faccia lievitare i prezzi?


Sento un bisogno di estremo Nord.

“Vieni, vieni, il Nord ti aspetta”

Non potendo soddisfare questo nordismo e vedere bionde pure prima che si estinguano,


Il biondismo sembra infatti destinato a scomparire.


Anche se in realtà poco mi interessa: sono per il nero scuro. Temo purtroppo però che i miei geni non siano total black: ogni tanto nella barba mi spunta un pelo chiaro o rossiccio.


ho deciso di prendere un treno per l’Austria, direzione Graz (preg!), capolouogo della Stiria, regione verde.


Ma esistono regioni non verdi in Austria?


Oltre a quello specifico di Nord, sento un generale bisogno di viaggiare spesso.
Non compro dischi e vivo di YouTube e Spotify, risparmio su altri intrattenimenti, ma a un viaggio, se posso e le mie possibilità manducatorie mensili me lo permettono, non riesco a rinunciare.

Ho il bisogno di vedere e di conoscere, anche perché non so se un giorno dovrò smettere o limitarmi.

Conosco anche molte persone sparse in giro, il che può essere rassicurante perché è piacevole pensare che se rimani a piedi con l’auto in un punto puoi ricordarti di qualcuno che potrebbe dare una mano lì nei dintorni.


Ammesso che si ricordi di me: sono così schivo nei rapporti umani che non li approfondisco, non li coltivo. A volte mi faccio proprio schivo da solo. Non è che non mi piacciano le persone: al contrario, più ne incontro e più trovo rassicurante sapere che ci sia vita nel mondo. Eppure di queste vite non riesco a spingermi a farne parte in misura più ampia. A volte penso sia inabilità sociale, a volte credo che quella della inabilità sia solo una giustificazione di comodo.

Quanti Fatti sentire ho ricevuto.
Oppure quanti Potevi avvisarmi che eri lì.


¹ Ma l’uso della giustificazione di comodo non è esso stesso una prova di una inabilità sociale?


Dopo tanti viaggi in treno, ancora mi affascina che dall’esterno sembri un proiettile ma quando ci sei dentro invece il paesaggio sembri scorrere più lento. Che è un po’ il contrario che accade quando si è pensierosi: la tua mente vaga a pensare mille cose in poco tempo, chi ti guarda invece pensa che tu ti sia pietrificato.

Provai a raccontare a lei, una volta, di questi miei momenti di raccoglimento. Della malinconia che mi prendeva quando dovevo specchiarmi nel finestrino perché non c’era nessuno a potermi dire che mi ero rasato male.


Uno dei motivi per cui alla fine ho lasciato crescere la barba è stata la mia presa di coscienza di essere incapace a farmi un pizzetto dritto o regolare.


Ma non mi espressi bene. Urtai la sua sensibilità. Non poteva viaggiare e lo prese come un tentativo di colpevolizzarla per il fatto di lasciarmi da solo.

Io come mio solito reagii alterandomi, perché la diplomazia per me è solo una sorella di un genitore con un titolo di studio.

Tanta voglia di vedere il resto del mondo da non riuscire poi a scorgere oltre il mio naso chi mi è più vicino.

Un giorno vorrei andare nello Spazio e, come il Doctor Who, tenderti la mano dicendo Vieni con me.

Andiamo a fare una passeggiata sul lungoMarte.

Non è che un arbitro che veda falli dappertutto sia freudiano

Anche questa domenica ho compiuto la mia passeggiata a Buda.

Quando ho espresso la mia preferenza per quella parte della città e i suoi paesaggi un po’ brulli, la CR mi ha fatto: “Ah, ti ho capito, sei un tipo cui piacciono le cose malinconiche”.

Come accennavo la settimana scorsa, non capisco perché le persone parlino della malinconia o di cose a essa connesse come se si stessero riferendo a un’intolleranza al lattosio o qualche altra sindrome cronica.

Viviamo in un’epoca che si auto-diagnostica malattie e decontestualizza azioni.

Deciso quindi a ricrearmi una nuova immagine, nel mio giro sono andato in cerca di cose più leggere da riportare.

Sul tram ho notato (in realtà li avevo visti il primo giorno) gli adesivi con le avvertenze per i passeggeri.


Mi incuriosiscono sempre tali indicazioni. Ogni Paese ha le proprie.
Inutile dire che trovo quelle del Giappone le migliori in assoluto e qui sotto c’è un esempio.

“I bambini con ridicole pochette che caricano a testa bassa i vagoni faranno spaventare le porte”


Ciò che mi ha colpito qui è la predilezione per gli omini della Bialetti.

1) Gli omini Bialetti devono mettere giù le proprie supposte giganti. 2) Le bambole gonfiabili devono prestare attenzione ai borseggiatori.

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Gli omini Bialetti – sempre loro – si esibiranno per i passeggeri in numeri da saltimbanco facendo roteare oggetti stando in equilibrio su una sola gamba.

A Buda la mia attenzione è invece caduta su una fontana fallica.

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Siamo d’accordo che malizia sia negli occhi di chi guarda (o sotto le ascelle di chi se lo spruzza), ma a me sembra proprio una cippetta.

Al che ho riflettuto sul fatto che la nostra civiltà sia dominata da simboli fallici.
Torri, campanili, obelischi, grattacieli e altro ancora.

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Ovviamente, anche quest’oggi c’era la nebbia, nebbieggiante come suo nebbioso solito.

E analizzando le foto che a volte scatto ho trovato anche in me stesso questo fallocentrismo. Difatti, ho scoperto che c’è sempre un lampione – altro oggetto che simbolicamente si erge verso l’alto – che si infila di straforo nell’inquadratura e di cui realizzo la presenza soltanto in un secondo momento.

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Un percorso vittima di atti di brullismo.

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Eccolo lì l’infingardo che spunta dal muro.

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La foto non è storta. Stavo imitando un omino Bialetti mentre la scattavo.

E andando a ripescare altre foto da altri posti che ho visto in giro, qualche lampione c’è sempre.
È un oggetto di arredo urbano comune, certo.

Ma è il fatto che siano sempre lì, al margine dell’inquadratura, che mi dà da pensare.
Sono preoccupato da questi lampioni sparsi che sembrano reclamare un loro posto in primo piano.

Mi par quasi di sentirli urlare, tutti insieme, da tutti i posti che ho visto: lampioni del mondo! Lampioni del mondo! Lampioni del mondo!