Non è che vai a dare via il curriculum per niente

Una stessa questione può assumere una diversa prospettiva.

Io sono abituato a pensare che quando ricerco lavoro devo preparare un CV ad hoc per quella posizione, scrivere una lettera di presentazione sempre ad hoc in cui dimostro di conoscere l’azienda, dopo il colloquio attuare anche un sano “inseguimento” (sempre ad hoc) delle risorse umane ringraziando via mail per il tempo concesso, magari dopo qualche giorno telefonare in modo cortese (ad hoc) per chiedere informazioni sull’esito, dimostrando di avere realmente a cuore quella posizione. E, quando avranno scelto un altro, ringraziare e rifare tutto da capo.


Dovrei meglio dire che sono stato abituato a seguire tale codice di comportamento da tutta una serie di consulenti HR che divulgano il galateo del cercatore di lavoro.


Ho sempre dimenticato di chiedere se loro avessero seguito tale procedura nella ricerca di lavoro.


Al lavoro che sto svolgendo ora mi capita di dover contattare dei consulenti esterni specializzati in diverse materie. Costoro, in genere, hanno quasi tutti gli stessi comportamenti:

– Non rispondono alle mail;
– Prima di inviarti il CV chiedono quanto li paghi;
– Chiedi di avere una versione del CV in francese perché il lavoro si svolgerà presso una delegazione francese che parla francese e legge cose francesi e loro ti rispondono che trovano più comodo inviarlo in inglese;
– Chiedi il CV tagliato ad hoc per la posizione e loro ti dicono che non hanno tempo oppure che lo sistemeranno quando avranno possibilità. E poi te lo inviano dopo due settimane, quando avevi fatto presente una certa urgenza nella richiesta;
– Offri 500 euro al giorno e loro ti scaricano per chi ne offre 510.

Mi rendo conto che la prospettiva sia invertita: sei tu che cerchi loro per svolgere un lavoro, ergo ne hai bisogno. E loro si comportano come se ti stessero facendo un favore.

Io appartengo a una generazione che è cresciuta con la prospettiva che il lavoro sia un privilegio e che chi te lo sta offrendo ti stia facendo un favore e che, in certi casi, se è pagato è un di più perché non sono affatto obbligati a farlo.


Il famoso discorso di essere pagati in visibilità.


Io sono introverso, preferisco continuare a essere invisibile ma poter far la spesa al supermercato.


Insomma, comunque vada anche adesso mi sembra di stare sempre dalla parte sbagliata della dimensione. Non della barricata, perché una barricata neanche riesco a vederla: è come il confine dell’Universo, un concetto su cui dibattere in senso più metafisico e filosofico che reale.

E ripenso a un mio caro amico che dopo 6 mesi di stage a 600 euro al mese a 600 km di distanza da casa (6 mesi, 600 euro, 600 km, ripetizione del 6 = 666, coincidenza? Io non credo) è stato poi salutato con Arrivederci e grazie di tutto, perché gli hanno detto chiaro e tondo che C’è la crisi c’è la crisi e quindi è più conveniente avere a ciclo continuo stagisti a 250 euro (il resto infatti lo mette la Regione).


Crisi. La parola ha origini agricole.
Il verbo κρίνω, infatti, vuol dire separare, scegliere. Si riferisce all’atto di cernita dei chicchi di grano da tutto il superfluo. Nel tempo poi ha acquisito significati che via via si sono allontanati dall’etimo originale. In epoca moderna rappresentava sempre una separazione ma in senso figurato: la crisi era un distacco di un periodo da un altro, non necessariamente per entrare però in una fase negativa. Quest’ultima accezione è molto più recente rispetto alla storia della parola. Prova che ci evolviamo verso il pessimismo.


Ma se crisi vuol dire scelta, perché non mi ricordo di aver scelto per tutto ciò?


E io vorrei alzare la cornetta del telefono, scegliere un nome a caso dalla rubrica dei consulenti e, per il solo piacere di sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che ascolta, che raccoglie un messaggio come se fosse una lettera in una bottiglia arenatasi sulla battigia tra un paio di conchiglie e un guscio di granchio, una lettera di cui poi potrà fare ciò che gli pare, improvvisargli un discorso nello stile oratorio di un maestro di retorica entrato nell’immaginario collettivo:


Manco a farlo apposta ho comprato della carne stasera e sull’etichetta vi ho trovato un messaggio subliminale in tema col post dedicato all’atto di andare a prenderlo in un posto molto noto:


 

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Non è che alle persone esaurite tu debba dar la carica #2

Ci eravamo lasciati ieri in attesa del podio delle persone strambe/esaurite del 2015.

3 – Beautiful Mind
Chi c’è al terzo gradino del podio? Ma la tizia cui ho fatto da consulente per la tesi, ovviamente! Mi dispiace che forse non gradirà il posizionamento, essendo una che è invece abituata a primeggiare.

Lei ha capito tutto della vita.
La tesi della triennale gliel’ha scritta il papi, così come il discorso per la seduta della magistrale. La mia consulenza è stata pagata dal suo fidanzato. Il materiale per la tesi l’ha raccolto sua madre. Compreso un documento diplomatico riservato che avrebbe dovuto leggere solo lei ma che ha pensato bene di girare anche a me.


Sono nato onesto, purtroppo. Avrei dovuto presentarmi dalla madre e chiedere qualcosa in cambio per il mio silenzio. Niente cose torbide, soltanto un posto in un ministero, 1200 euro al mese, umile e tranquillo.


Ma ciò che ha fatto breccia nel mio cuore è la sua mente.

Come dimenticare quando mi disse che aveva cancellato tutte le mail che ci eravamo scambiati, per paura che qualcuno ci intercettasse.


Io me la immagino la SWAT che irrompe a casa mia per consulenza illecita di tesi.


O come quando mi chiamò dicendomi che avevamo un problema.


“Abbiamo un problema”? Perché mai dovrebbe essere un problema anche mio? O hai forse la sindrome della Regina di Cuori di Alice: NOI abbiamo un problema! NOI vogliamo che lo risolviate!.


E io pensai: che problema può mai esserci? Al docente relatore non piace il testo?
– No no, lui non l’ha manco guardata.
– E allora cosa?
– È a mio padre che non piace.
– Ah.


Nella mia testa partì questa musichetta:


E poi quando mi rivelò i suoi timori di non farcela per il 110 e lode. Poveraccia, partiva soltanto da 109 ed era iscritta a una Università dove basta la retta…via per assicurarsi un felice epilogo.

Più che altro è stato un 110 e frode.

2 – La CCB
La Coinquilina Cinese (di Budapest), di cui ho parlato molto in queste settimane.
Una che dopo cena fa esercizi ginnici: saltella, fa stretching e poi marcia a tempo come un soldato. Siamo d’accordo che stravaccarsi sul divano a digerire come un pitone non sia salutare, ma voi immaginate di entrare nella stanza e trovarvi davanti una che invece fa le marcette.

È sempre un piacere farsi ruttare in faccia mentre le state parlando, inoltre.
Il non plus ultra fu quella volta che si fece un pediluvio in cucina, condito da rutti. Si giustificò dicendo che in bagno non c’era la sedia.


Volevo farle notare che la sedia è trasportabile, non è inchiodata al pavimento. Ma non ritenni il caso di metterla in imbarazzo.


Il top della grazia lo raggiunge al mattino, quando la sveglio. Dall’altra parte a giudicare dalla voce direi che mi risponde Chewbecca.

1 – End de uinner isssss…
Al primo posto non ci può essere che lei, l’unica, l’immarcescibile, l’ineguagliabile, l’incommensurabile PdCR (Padrona di Casa Romana)!

Maestra della conversazione ampollosa e retorica, che appartiene a quella categoria di persone che non si annoia ma si tedia, che non odia il rumore ma è turbata dal trambusto, che non esclama Eccheccazzo! ma Oh cielo!.

Ebbi l’onore e il piacere una volta di essere accolto all’ingresso di casa sua (penso che io non avessi il pedrigree necessario per entrare nella poco umile dimora). Quel giorno, un giardiniere lavorava alacremente col tosaerba nella villa di fianco. Quando smise, lei esclamò: “Oh, finalmente (poggiandosi una mano alla testa in modo teatrale): sa, qui siamo abituati a svegliarci al canto degli uccellini e allora il minimo disturbo uno dice oddio ma che succede qui”.


E di nuovo partì la musichetta:


La caratteristica che più mi ha colpito di PdCR è la sua propensione alla corsa.

Un giorno venne a casa per parlarmi del contratto d’affitto. Chiacchierammo, ci salutammo in modo affabile e poi lei voltò le spalle e fuggì correndo nel corridoio. Io rimasi basito. Pensai di aver fatto qualche gesto inopportuno.

Venne a casa in altre due occasioni e il copione si ripeté: conversazione tranquilla, saluti cordiali e poi lei che si gira di scatto e se ne va correndo.

Da quel punto in poi nella mia immaginazione è diventata una che, con la lunga chioma argentata al vento, si fa delle lunghe sgroppate sui tacchi dentro casa.

Appuntamento al 2016 per nuove e ancor più strambe creature!

Non è che in Polonia uno si debba sentire invadente, specialmente nei corridoi


Questo titolo di sicuro da CC non verrebbe compreso, viste le sue lacune in materia di Seconda Guerra Mondiale


Speravo, dopo i primi resoconti, di poter mettere su una sit-com sotto forma di blog sulla mia esperienza Budappestata con la CC, ma questa sera mi ha detto che a gennaio se ne andrà.

Sono giorni che si lamenta che è insoddisfatta del proprio stage e oggi mi ha detto che l’hanno selezionata per un altro internship in Polonia.

Confesso che mi sono sentito un po’ dispiaciuto, per tre ordini di motivi.

Il primo è che mi ci stavo affezionando, come persona. Sarà perché sembra un po’ stramba pure lei.

Non ho ancora raccontato, infatti, che dopo aver cenato lei si alza e passeggia e poi saltella e poi marcia come un soldato nel corridoio (giuro non invento: alza la gamba come uno dell’Armata Rossa), per digerire.

Poi quando ascolta musica con le cuffie, tiene il tempo dandosi pugni sulle ginocchia. Capisco seguire la melodia dandosi pacche sulle gambe, ma prendersi a pugni mi sembra un po’ eccessivo.

Riesce a lavarsi i denti andando in giro per casa senza far cadere neanche una goccia di dentifricio, che non fuoriesce nemmeno un po’ fuori dalla bocca.
Questa in realtà non è una stramberia ma un’abilità che hanno alcune persone, di cui sono invidioso. Quando io mi lavo i denti sembra un film porno gay, invece.


Lo so è una o-scena (scena oscena) ma non riuscivo a pensare ad altro paragone.


Ieri sera invece l’ho trovata che si faceva un pediluvio in cucina.
E intanto ruttava.

Forse è un bene che se ne vada.
Al confronto sembro io la coinquilinA.

Il secondo motivo per cui mi sento contrariato, è che ho sempre difficoltà con i cambiamenti. Cambiamenti in me o nell’ambiente che mi circonda.

Come i gatti: provate a spostare la ciotola dell’acqua al micio di casa. Si metterà a fissare il posto in cui era prima e, se potesse parlare, secondo me farebbe come Dustin Hoffman in Rain Man: voglio la mia ciotola voglio la mia ciotola voglio la mia ciotola.

Il terzo motivo, è che ora mi chiedo chi prenderà il posto di CC. E se arrivasse una tedesca che non si lava e nasconde bottiglie di vodka nel ripostiglio?


Come quella che abitava in un appartamento che sono andato a vedere prima di prendere questo.


Non è per la vodka, ma sul fatto che non ci si lavi. Almeno a casa deve esserci un buon odore. A quel punto la butterei fuori e mi terrei gli alcolici.


Sono molto preoccupato riguardo quest’ultimo punto.

Questa sera, forse per addolcirmi la notizia, ha insistito perché provassi una zuppa brodaglia tisana non so bene cosa fosse preparata da lei.

È una zuppa con un fungo dalla consistenza gelatinosa e trasparente come una medusa, delle giuggiole cinesi e delle bacche di goji. E una pastiglia al miele sciolta poi insieme.

Confesso di averla trovata stucchevole, infatti la mia faccia mentre la mangiavo-bevevo credo tradisse la sensazione. Però lei, sadica, insisteva dicendo “Ne vuoi ancora? Prendine ancora! Aiutami a finirla, ne ho fatta troppa!”.

Quest’oggi non ho avuto proprio fortuna con le donne, comunque.

Al lavoro sono andati tutti via per le 16:30 e siamo rimasti soli io e Aranka Mekkanica. A quel punto lei mi fa: “Ehi drugo, non ti fa male il Gulliver a lavorare? Quando stacchi e vai a casa a fare spatchka?”.

Io in realtà già mi crogiolavo nella nullafacenza facendo trascorrere il tempo in attesa delle 17:30. Avevo inviato mail tutto il giorno dopo aver cercato dei maledetti consulenti con le specifiche richieste e non avevo voglia di mandarne altre, quindi, a meno che non fosse arrivata qualche risposta urgente, non avrei più fatto nulla.

Non potendo dirlo apertamente, rispondo che forse debbo controllare qualche altra mail, ma, volendo, possiamo andarcene via anche subito. Speravo che raccogliesse il mio invito.

Lei, capito il mio gioco, mi incastra.
“Ok fratellino, facciamo che leviamo le tende alle 5”.

Dannazione. A quel punto ho dovuto fingere di lavorare sul serio per mezz’ora.

Ma non è finita lì.

Aranka Mekkanica mi ha chiesto dove abitassi e, constatato che praticamente facciamo la stessa strada, mi ha chiesto di aiutarla a portare i pacchi che ieri ha incartato.

Mi prende in giro, mi impedisce di oziare e poi mi fa fare anche il facchino: ditemi voi se vi sembra buona e tranquilla. E poi su Instagram fa invece le foto ai fiorellini di campo!


Parentesi seria: i pacchi li abbiamo portati a un centro di raccolta che si occupa poi di spedirli ai bambini orfani (o almeno dicono: io spero sia così). È usanza della compagnia ogni anno partecipare a tale raccolta.


A questo fine di giornata difetta quindi solo un tocco del gran Ludovico Van.

How to train your Gintoki


Con la presente dichiaro chiusa la prima serie continua di titoli no-sense introdotti da “Non”.


Dovrei scrivere una bozza di budget e sono indeciso se scriverla durante questa notte e poi dormire in mattinata oppure dormire in mattinata e buttare giù (dal balcone) due sciocchezze nel tempo che mi resterà.

Ho già speso le mie energie mentali per risolvere un importante dilemma. Sulla pista di ballo c’è qualcosa di importante, oggi ne ho avuto conferma via mail. Chi mi ha mandato il messaggio mi ha pregato di scrivere alla Contessa Serbellons Mazzant Comesfromthesea (è anglofona), che leggeva in copia.

Dubbio: la Comesfromthesea è anglofona ma lavora in Italia. La mail che ha letto in copia era in italiano.

Le scrivo in italiano o in inglese? No, perché c’è una bella differenza.

Dopo essere andato agli allenamenti e non averci pensato affatto, tornato a casa ho deciso di scrivere in inglese.

Vedremo se il primo step è andato. Ne restano altri ed è difficile scacciare il demone del fallimento – che nella mia fantasia è impersonato da Charlie Brown – che mi dice Gin, ma tanto non ce la farai.

Charlie Brown e la sua sempiterna gioia di vivere

La cosa divertente è che se va in porto la cosa corro il rischio di trovarmi a essere seguito da un personaggio particolare che è entrato nella mia lista di personaggi particolari.

Tanto per cominciare, ha una certa somiglianza con l’ispettore Clouseau, giusto i baffi più folti. Sono rimasto però molto deluso quando ho fatto notare a tre persone la somiglianza e tutte e tre non avevano idea di chi fosse l’ispettore Clouseau. Ci sono rimasto male ma non perché non avessero compreso la mia battuta, ma per il buon ispettore che non capisco perché non debba essere ricordato.


Se anche voi, lettori, non avete presente chi sia e stavate aspettando una didascalia esplicativa, allora questa didascalia non vi fornirà informazioni didascaliche su di lui perché non le meritate, ecco.


La seconda caratteristica del personaggio è che parla in modo ampolloso e retorico e anche un po’ arcaico. Ad esempio, per dire che leggerà una frase da un libro, dirà che “Ho il piacere di condividere con voi questo passo che trovo pregevole”.

La terza caratteristica è che quando insegna ai corsi, dopo la prima lezione sceglie due volontari (i classici volontari involontari), uomo e donna, per far far loro delle flessioni. Terminata la performance, delizia anche lui il pubblico con delle flessioni.

Ed ha 65 anni, preciso.

La quarta caratteristica è che ha tre figli, uno adulto avuto dalla prima moglie, e due piccoli, di 4 e 8 anni, avuti dalla seconda.

Ed ha 65 anni, preciso.

Sono quindi inquietato e nell’insieme affascinato dall’idea di potermi trovare a gestire un qualsiasi tipo di rapporto professional-tutorale con un simile personaggio.

Ammesso che Charlie Brown sia d’accordo, anche se il fatto che sia un bambino lo costringe alla fine a soccombere. Sarebbe stato più complesso e ingestibile avere come demone del fallimento, non so, Darth Vader, Palpatine o Sauron, solo che loro non li associ al fallimento anche se poi alla fine perdono ma soltanto perché la lobby dei buoni ha deciso che deve essere così. Condividete se avete un lato oscuro!

Però delle volte in altri ambiti Charlie Brown vince lo stesso.

Non è che l’universitaria ansiosa è una tesa di laurea

Negli ultimi tre mesi ho fatto da ‘consulente’ a una ragazza per la stesura della tesi di laurea. Ho avuto modo di comprendere, grazie a questa esperienza, come è fatta una persona che vive fuori dal mondo.


Il Maestro di maturità

Pensavo di vivere io fuori dal mondo, perché ad esempio sono il tipo che quando vede un grande negozio di giocattoli devo entrare per cercare le spade laser di Star Wars oppure per guardare i Lego o provare le maschere dei supereroi. Forse si tratta di differenti modi di essere fuori dal mondo, la mia maturità – personificata dal tipo con la barba lunga delle serie Conosciamoci un po’ e Siamo fatti così – me lo dice sempre: “Gintò, ma o’ vir che gli altri trentenni e pure quelli più giovani si sposano e fanno figli?”. Al che ho realizzato una cosa: debbo sposarmi e fare figli così da avere il pretesto, per gli anni a venire, per poter frequentare i negozi di giocattoli.


La mia ‘cliente’ pur essendo al quinto anno complessivo di università e con  già una triennale alle spalle, non aveva la benché minima idea di come fosse fatta una tesi di laurea nella sua struttura basilare, intesa quindi come un testo composto da indice-introduzione-capitoli-conclusioni-bibliografia.


Poi ho avuto modo di capire che per la triennale fosse stato il padre a farle da ‘consulente’ e questo spiega tutto.


Non aveva alcuna idea, inoltre, su come si reperisse il materiale. Ma quello non è stato un problema: il padre le ha fornito dei libri, la madre dei documenti.

Specifico: la madre ha incaricato gli stagisti del suo ufficio di cercarle dei documenti.


E voi che scommetto associate lo stagista a uno che fa le fotocopie. Invece, se siete fortunati, potreste ritrovarvi nell’ufficio di una persona importante che vi incarica di cercare materiale per la tesi della figlia.


A quel punto è stato chiaro come questa famiglia rappresentasse bene un comandamento presente nella civiltà umana sin dai tempi più antichi, sembra fosse scritto anche sulle tavole di Mosè che poi per distrazione deve essersi dimenticato di tramandarlo: non fare qualcosa se gli altri possono farlo per te*. In questo meccanismo mi sono fatto volontariamente coinvolgere anche io, in cerca di possibilità di guadagno facendo il ‘consulente’.


 *A riprova della storicità di tale ammonimento c’è il fatto che il Dio biblico per l’appunto agiva spesso per interposta persona!


La ragazza, comunque, era molto in ansia per il rush finale verso la conquista di ciò che è volgarmente denominato “pezzo di carta”: il suo desiderio è il 110, cosa di cui non si riteneva sicura, partendo da un misero 108-109.

L’altra sua fonte di ansia riguardava la natura della consulenza: sarà giusto – si chiedeva – ricorrere a un piccolo aiutino? Per sicurezza, mi confessò una volta, aveva cancellato tutte le nostre mail per il timore di essere intercettata dalla polizia postale.

Non ritenni di dover fare domande (Quello il pazzo va assecondato, diceva Totò) e mi assicurai che le portiere della sua Smart – stavamo parlando in auto – non fossero bloccate.

Il fondo l’abbiamo toccato quando mi ha inviato un documento riservato, in possesso della madre, da utilizzare nella tesi, ovviamente senza citarlo né riportandone il contenuto, ma utilizzandolo soltanto come ispirazione. La raccomandazione era quella di eliminarlo una volta letto.


Non so che livello di riservatezza potesse avere – non parliamo di segreti di Stato, ovviamente – però di certo credo fosse un documento non disponibile per terze persone e privati cittadini. Ciò mi ha fatto riflettere sul funzionamento delle cose in Italia: la madre dà alla figlia un documento riservato – e già qui non ci siamo proprio – che, a sua insaputa, lo consegna poi a un illustre sconosciuto.

Ho pensato sarebbe stato divertente rintracciare la madre e presentarsi da lei facendole un discorso di questo tipo:
– Signora, in questa penna usb c’è il documento e la mail che sua figlia mi ha inviato. Ne ho una copia conservata in un posto sicuro. Sarebbe un fatto veramente increscioso se si venisse a sapere che simili importanti comunicazioni siano alla mercé del primo che capita, non trova? Per sua fortuna ha trovato una persona onesta come me…Le lascio qui la pennetta. Ah, posso chiederle un’informazione? Sa se per caso da queste parti o una qualche sua conoscenza assume dipendenti? Sa, cerco lavoro e pensavo che forse lei con le sue competenze e capacità potrebbe essermi d’aiuto…sa, se non ci si aiuta tra noi persone oneste dove si andrebbe a finire?

Sì, più o meno l’avevo visualizzata così la scena, prima di eliminare il file.


Vorrei poter raccontare altre perle ma scenderei troppo nei dettagli. Sono grato alla mia vita comunque per farmi incontrare sempre persone che non mi annoiano.

Il Subito del villaggio

Ovvero, prima di vendere qualcosa ricordati che non sei su Real Time.

A volte mi capita di mettere in vendita qualche oggetto su Kijiji o Subito.it. Non mi riesce sempre di fare un buon affare, capita infatti che l’oggetto rimanga invenduto e l’annuncio scada.


DIDASCALIA PUBBLICITARIA
A tal proposito, se siete interessati a una giacca neo goth o al manga Zetman volumi 1-12, contattatemi pure


Mettere un annuncio vuol dire essere contattato da tipologie diverse di utente. Esiste ad esempio il timido, che dopo aver inviato un messaggio in cui si dichiara interessato sparisce. Lui magari scrive “ciao, sono interessato. Fammi sapere”, tu gli rispondi e lui, arrossito e in imbarazzo perché gli è stata rivolta la parola, non si fa più vivo.

Poi c’è l’affarista, quello che ha guardato troppi programmi su Real Time o su Cielo dove dei tizi col fegato steatosico e la pappagorgia realizzano affari milionari scambiando ciarpame. Lui ti contatta e ti propone un baratto. Anche se tu hai specificato nell’annuncio “No scambi”, arriva sempre il genio che vuole scambiare un orologio per un telefono o un telefono per la Playstation.

E poi capita sempre il tipo strano, come quello che mi ha contattato negli ultimi giorni.

Ho messo in vendita un lettore mp3 Samsung, un oggetto secondo me invendibile perché ormai tutti ascoltano musica dallo smartphone.


DIDASCALIA POLEMICA
Poi ci si chiede perché la batteria di uno smartphone duri quanto un fiammifero acceso. Una volta prima di uscire di casa dovevi fare attenzione a non dimenticare il telefono, oggi non devi dimenticare telefono, caricabatterie e, già che ci siamo, anche la batteria d’emergenza, col risultato che un moderno telefono comporta ingombro (distribuito in pezzi) quanto un DynaTAC Motorola anni ’80.


Mi ha scritto un tizio dicendo di essere interessato. Mi lascia il suo numero, io lo chiamo e lui mi dice che vorrebbe acquistare ma non riesce a trovare le specifiche tecniche del lettore su internet perché il codice del modello che ho scritto nell’annuncio non gli dà alcun risultato. La cosa è strana perché il numero l’ho scritto in modo esatto, comunque gli mando via mail l’indirizzo della pagina web sul sito della Samsung. Mi risponde dicendosi interessato (per la precisione mi ha scritto “molto interessante”) e poi mi ha chiesto il prezzo senza spedizione.

Da premettere che l’annuncio l’ho pubblicato sulla città di Roma e lui nella prima telefonata, probabilmente sentendo il mio accento bolzanese, mi ha chiesto se fossi a Roma. Il suo accento era invece fiorentino, dettaglio non secondario.

Quando l’ho chiamato la seconda volta e gli ho chiesto “tu sei a Roma, giusto?”, lui mi ha detto
“No, sono a Firenze”
“Scusami, come fai col ritiro? Perché mi hai poi chiesto il prezzo senza spedizione” ho risposto, dubbioso.
“No tranquillo poi vedo di organizzarmi”
“Tu a Roma studi?” ha proseguito
“Sì, frequento un master”
“E in che sei laureato?”
“Scienze Politiche”
“E com’è questa politi’a? Un gran ‘asino, eh?”


DIDASCALIA LINGUISTICA
Da qui in poi la conversazione viene riportata con l’inflessione dell’interlocutore per renderne meglio l’efffetto. Non si tratta di luogocomunismo o di qualche allusione sul fatto che il parlato del toscano – toscano con la gorgia* – abbia connotati buffi o comici. Perché poi ognuno potrebbe dire la propria, che a far ridere sia il siciliano, o il milanese, o il bolognese o il napoletano e così via. Del resto molti comici e pseudo tali impostano i propri sketch – a volte in maniera discutibile – sul dialetto, calcando molto sull’intonazione originaria o addirittura imitando altre inflessioni con intento parodistico. Non è scopo di questo blog fare della pseudo comicità spicciola.

* NOTA ALLA DIDASCALIA
Dall’enciclopedia Treccani: La gorgia è un fenomeno fonetico diffuso nei dialetti toscani (noto anche come spirantizzazione o aspirazione toscana). È un processo di ➔ indebolimento che coinvolge le consonanti ➔ occlusive scempie determinando la perdita della fase di occlusione, motivo per cui le consonanti interessate sono pronunciate ➔ fricative o spesso approssimanti.


“Sì…in Italia è difficile governare e far politica perché ci sono molte linee di frattura e particolarismi…” rispondo in politichese.
“E ‘he ne pensi del mio ‘oncittadino, eh?”
Non riporto per intero la risposta ma, sostanzialmente, in maniera ampollosa e retorica ho ripetuto la mia frase precedente.
“Eh ma sai quale è la verità? La gente s’è rotta i ‘oglioni, scusa la parola, ma perché vedi in tempi di crisi non poi mi’a fa’ chiacchiere, prendi pure la ‘osa degli immigrati, se non c’ho soldi mi dici te ‘ome si fa a mantenerli? Qua non c’è lavoro per gli italiani, ma fi’urati te per gli immigrati”
“Purtroppo sono processi lunghi che necessitano di valutazioni che al momento il dibattito politico anche a livello europeo sembra non concedere” ho esclamato mentre mi trattenevo dal mettere un dito nel naso nonostante una crosticina che mi prudeva, primo perché ero su un autobus, secondo perché evito di toccare qualunque parte del mio corpo se prima non ho lavato le mani.
“Eh se parliamo dell’Europa ti mando giù la batteria del cellulare. Va bene, ‘scolta ti fo’ sapere domani o al più tardi tra due giorni, va bene?
“Va bene”
“Allora a presto, tante ‘are ‘ose e buon tutto”
“Grazie, anche a te”.

Impostazioni->Impostazioni chiamata->Rifiuto Chiamata->Elenco rifiuto automatico.

La signora indossa capi di lino. Ma come: mette vestiti di un maschio?

In allegato: consigli per essere perfetti conversatori

Puntata II della telenovela Io e la mia Pdc (vedasi post precedente).

Innanzitutto ringrazio l’artista trascendentale ysingrinus e il suo tutorial per la postura digitale, che mi ha aiutato ad assumere un’aria di autorevole saccenza.

Come avevo avuto modo di intuire dalle mail e dalla telefonata, PdC è molto esperta nella conversazione ampollosa e retorica, una tecnica in cui mi sto impratichendo anche se il mio scopo non è essere uno specialista ma un duttile giocoliere di qualsiasi tipo di conversazione, da quella con le ricche e aristocratiche signore PdC a quella col black blogger che minchia frate stai tranzollo perché cioè dobbiamo spaccare tutto perché cioè wordpress.

Consiglio I – Occorre elasticità mentale e flessibilità linguistica.

Amabili e ampollose conversazioni nel secolo decimonono

Per raggiungere PdC percorro una stradina immersa in tantissimo verde, arrivo in un residence presidiato da un custode che non ti lascia passare se prima, come fosse un perfetto maggiordomo, non ha provveduto ad annunciarti. Le megaville dei residenti all’interno del residence sono cinte da muri in mattoni rossi, alte siepi e/o alberi che creano delle bolle di verde in modo che nessuno possa vedere nel giardino dell’altro. Così si risolve l’annoso problema del confronto con l’erba del vicino: non c’è che dire, i ricchi ne sanno una più del diavolo.

A proposito di erba, mentre conversavamo io e Pdc un giardiniere era all’opera nella villa di fianco. Quando il rumore del tosaerba è cessato, Pdc ha tirato un sospiro di sollievo:
“Ah, finalmente. Sa, qui siamo abituati al canto degli uccellini tutto il giorno e quindi al minimo rumore uno pensa oddio ma che succede! Ah ah ah ah (risata finta)”.

Consiglio II – La risata finta è sempre un buono strumento, ma va usata con parsimonia e attenzione. Altrimenti si rischia di essere come quei pessimi comici che mentre recitano il loro sketch ridono da soli alle proprie battute per invogliare il pubblico alla risata.

Andiamo con ordine: all’ingresso nella villa sono stato accolto da questa donna dall’età intorno ai 55 anni, dai lunghi capelli d’argento, il fisico asciutto e vestita interamente di lino bianco: era la signora PdC in persona. Ho avuto l’impressione di ritrovarmi di fronte l’adepta di una setta parareligiosa. Non so perché ma i membri di una setta li immagino sempre magri, con la pelle liscia, vestiti di lino bianco.

Come dicevo, PdC è esperta della conversazione ampollosa e retorica:  una persona così per esprimere un concetto userà locuzioni articolate e complesse che impiegheranno il quintuplo del tempo normale.

Ma tutto ciò che mi ha detto era sintetizzabile semplicemente così: loro non vogliono esporsi a problemi fiscali o legali, vogliono un contratto ma non sanno da chi farlo scrivere perché il famoso avvocato che l’ha fatto a titolo di favore non è reperibile. Mi ha chiesto se avessi io contatti di fiducia, ho negato categoricamente.

Ho evitato di riportare parola per parola la conversazione perché avrei bisogno di fare altre tre puntate di questo post, dato che anche io mi ero adeguato ricorrendo alle locuzioni articolate.

Consiglio III – Sintonizzatevi sul registro linguistico dell’interlocutore, ma non copiatelo: siate simmetrici, siete artisti della conversazione, non scimmiottatori.

Così, per spiegare che io sarei anche pronto a fare le valigie e togliere le tende perché non voglio restare a certe condizioni, ho usato queste parole (non invento nulla, mi sono espresso proprio così):
Ecco, avevo premura di far presente a lei e la sua famiglia che onde evitare di porvi in uno stato di disagio con la reiterazione di pagamenti monitorabili ma non legalmente giustificabili, nel caso non si giungesse a una soluzione che sanasse la situazione mi dichiaro pronto a congedarmi in via anticipata.

Abbiamo concluso che parlerà con Marito sia riguardo il poter giungere a stilare un nuovo contratto sia riguardo quest’ultima cosa e mi farà sapere.

Detto ciò, si è concessa una decina di minuti a delle chiacchiere generiche. È buona norma, tra conversatori, dedicare infatti un po’ di attenzione alla chiacchiera generica. Dovendo evitare argomenti che possano creare conflitti o urtare la sensibilità, come politica, religione e via dicendo, in genere si discorre del tempo, ad esempio. Altro argomento molto in voga è “la situazione italiana odierna”. Che non va specificata aggiungendo chissà quale altro commento, basta buttare lì la frase e qualsiasi persona troverà qualcosa da dire al riguardo, sulle opportunità per i giovani, sulla ricerca, sulla burocrazia…ci sarà sempre qualcosa da dire sulla “situazione italiana”. Essendo PdC maestra della conversazione formale, mi ha anticipato e ha tentato tre volte di introdurre l’argomento accennando alla “situazione italiana”. Io non ho raccolto l’invito né la prima né la seconda volta e non mi sono agganciato al discorso. Ho atteso la terza per dar modo di far capire che non era lei a introdurre la chiacchiera generica, ma ero io che decidevo quando sarebbe stato il momento.

Consiglio IV – Abbiate sempre pronta la chiacchiera generica e non fatevela soffiare.

In conclusione, in trasferta su un campo difficile e con un avversario ostico non ho concluso granché riguardo la mia situazione abitativa (se non il far presente che sarei orientato ad andarmene al più presto) ma riguardo la conversazione ampollosa e retorica ho riportato un bel pareggio a reti inviolate.

Il mio mito resta comunque costui e spero un giorno di poter raggiungere tali vette artistiche.

E come disse il notaio “Rogito, ergo sum”

Forse ho dei problemi col mio tetto romano.

Coinquilino è fratello di Padrona di Casa (d’ora in poi indicata come PdC), che non ho mai avuto modo di incontrare dal mio ingresso tra le quattro mura.

Quando visionai l’appartamento (febbraio scorso), chiesi a Futuro Coinquilino come avremmo agito per i pagamenti (tradotto: li consegno brevi manu o avremo un contratto?) e lui disse avremmo firmato un contratto. Io all’epoca dissi che avevo bisogno della stanza per 12 mesi.

Dopo essere entrato in casa ho fatto poi presente che non avrei più potuto garantire 12 mesi di permanenza perché c’era possibilità, come mi spiegò la mia tutor (quella che manda foto la domenica sera) che entro la fine dell’anno sarei dovuto partire. Spiegai la situazione e chiesi espressamente di indicare sul contratto 9 mesi di durata (è un contratto transitorio, quindi può essere più breve di un anno).

Quando Coinquilino mi inviò la bozza di contratto vidi che erano stati inseriti 12 mesi. Feci presente la cosa, lui mi rispose che allora potevamo procedere in due modi:

– io avrei firmato ma avrei potuto sempre avvalermi del recesso anticipato (con 3 mesi di preavviso), in ogni caso;
– potevamo oppure procedere con la modifica del contratto.

Optai per la seconda opzione. Se è vero che a oggi ho meno di un mese per pensare di che morte eventuale morire (si veda il post precedente), è anche vero che sicurezze ne avrò molto più in là e il contratto per partire verrà firmato solo poche settimane prima della partenza.

Il 30 marzo mi scrisse via mail per chiedermi se fossi stato in casa il giorno dopo, perché il contratto – che nel frattempo non era stato modificato – deve ormai essere firmato (un contratto di locazione dev’essere registrato entro 30 giorni dalla sua data di decorrenza, che era stata stabilita al 1° di marzo), in quanto a detta sua “la ricerca di una soluzione che venisse incontro a entrambe le parti ha già comportato una ricerca e un impegno che deve essere ora concretizzato“.

What?

Ne parliamo di persona, gli espongo le mie perplessità e gli dico che intanto avrei pagato l’affitto di marzo. Poi chiedo la cortesia di stendere un nuovo contratto che decorresse da aprile. Lui risponde che andava bene e che mi avrebbe fatto parlare direttamente con PdC.

L’avvocato scomparso – Al telefono PdC insiste sulla possibilità da parte mia di avvalermi comunque di un recesso anticipato. Aggiunge che al momento non poteva modificare il contratto perché l’avvocato che ha provveduto a stenderlo, un loro amico di famiglia, l’ha fatto a titolo di favore e ora non era reperibile.

Io spiego che forse non potrei rispettare 3 mesi d’anticipo per comunicare  il recesso. Forse uno, uno e mezzo, non più. Per questo sarebbe più utile ridurre la durata del contratto. Concludiamo con lei che mi dice che ne avrebbe discusso con Marito e mi avrebbe fornito aggiornamenti.

Due giorni dopo, ricevo un sms in cui mi dice di non avere notizie da darmi.

Trascorrono due settimane, la contatto per
a) chiederle dei summenzionati aggiornamenti;
b) pagare il mese di marzo (che in tutto questo non mi avevano ancora dato modo di versare) e anche quello di aprile. Mi rendo conto di contribuire a frodare il fisco, ma non sono abituato a vivere in case altrui gratis.
Mi risponde comunicandomi gli estremi per il pagamento, ma ribadendo anche di non avere ancora novità.

Oggi pomeriggio ricevo una mail da parte di PdC (che non mi aveva più scritto se non per ringraziarmi del versamento), che mi dice
il protrarsi dell’attesa (ma l’attesa di cosa?) mi porta ad invitare Lei ad una verifica della fattibilita’ contrattuale rispetto alle nuove necessita’ […] La nostra esigenza e’ solo quella di procedere nel totale rispetto delle normative vigenti

Le ho scritto chiedendole di parlare di persona.

Intanto mi esercito per imitare questa espressione da assumere durante l’eventuale incontro:

Si accettano raccomandazioni

…prometto in cambio servilismo umile e strisciante.

Un po’ ci speravo che fosse la volta buona, dopo il colloquio serio ero stato convocato per il 2° turno, con colloquio di gruppo + individuale, ma domenica mi è arrivata la mail che mi comunica di esser stato scartato.

Che ironia, no? A Pasqua, quando si scarta l’uovo, arriva la mail che comunica di esser stato scartato. Ovvio che l’abbia inviata un sistema automatico programmato, ma vorrei capire perché il programma me la manda proprio a Pasqua. Mah, è andata.

Perciò ora basta, cerco uno Scilipoti cui giurare fedeltà in cambio di prebende e similari o almeno un posto da valvassino (poi me la vedrò io per cercare di far carriera da valvassino a valvassore/vassallo/margravio).