Non è che se non paghi le bollette puoi fare solo appuntamenti al buio

Test clinici dimostrano che sempre più persone si rivolgono ad applicazioni e siti di incontri per trovare partner (occasionali o meno). In gergo – forse non tutti sanno che – questi siti e app si chiamano “dating” perché tu gli lasci i tuoi dati per farci fare ciò che vogliono, ricevendo in ricompensa un po’ di amore e/o sesso (se ti va bene).

E chi sono io per non interessarmi all’argomento? Chi non sono io per interessarmi all’argomento? Chi siete voi e cosa ci fate qui?

La risposta a quest’ultima domanda è semplice: per avere consigli su come creare un perfetto profilo per avere successo su questi dating.

La foto
La foto è la componente più importante. La scienza dice che chi ha una foto cucca di più rispetto a chi la foto non l’ha. E, sempre la scienza dice, una foto preparata con cura che lancia i giusti messaggi cucca più di una foto scelta a caso.

Attenzione: la foto non deve dichiarare i propri messaggi in modo aperto. Sempre quell’impicciona della scienza dice che i messaggi che l’occhio non coglie ma il cervello registra sono quelli che più fanno breccia.

Osservate la foto che ho scelto per il mio profilo (forse non tutti sanno che anche se è frontale si chiama sempre profilo).

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Innanzitutto ho affittato una location adeguata per farmi questo scatto. Chi cerca un partner che dia sicurezza questo lo nota e lo apprezza: non sto ostentando il mio potere economico, lo dimostro in modo sottile.

L’ambiente grezzo ma genuino mostra il mio carattere: non sono diverso da come mi mostro, di me ci si può fidare.

La posa. Sono operoso (la ramazza) e al tempo stesso gaudente e rilassato (il bicchiere di vino). Dimostro di essere una persona che lavora ma che sa anche godersi la vita.

Il fatto che io sappia usare la scopa serve anche da messaggio subliminale per un volgarotto gioco di parole intuibile ma che non sto qui a spiegare: in questo modo sono allusivo ma non apertamente, perché l’uomo che sa alludere senza essere volgare in modo dichiarato ha quel giusto mix di malizioso e intrigante che piace sempre.

L’outfit. La canottiera dimostra che sono una persona legata ai sani valori della nostra tradizione, che le nostre madri prima e le nonne ancora prima ci hanno tramandato. L’uomo che tiene alla famiglia riscuote sempre successo, perché è considerato serio e responsabile.

Attenzione, però: la canottiera di lana di capro effetto Vergine di Norimberga come quella dei nostri nonni darebbe segnali negativi. Sa di vecchio, di antiquato. Una donna non vuole un vecchio ma un uomo che sa mantenersi giovine. È per questo che ho scelto del cotone elasticizzato nero, mostrandomi sportivo e casual.

Il jeans strappato potrebbe significare tante cose: mi sono inginocchiato a cambiare una gomma, ho un animale esuberante in casa, prego molto. Ognuna potrà vederci quel che gli pare, perché bisogna sempre lasciare un po’ di spazio alla fantasia altrui: non si può mica servire la pappa pronta al prossimo.

La presentazione
La presentazione a corredo del profilo deve essere accattivante, un po’ misteriosa, non noiosa, divertente ma non da buffoni, umile ma presuntuosa, non lunga ma non un telegramma. Deve dire e non dire, incuriosire chi legge spingendolo a voler andare oltre e conoscere la persona che c’è dietro quelle parole. Si può anche utilizzare qualcosa di non scritto di proprio pugno ma tratto da un libro, un film, un’opera teatrale eccetera. Vale sempre la regola di essere originali: basta con Oscar Wilde e il Piccolo Principe!

Nel mio caso ho utilizzato una citazione che ben mi descrive: le avvertenze nel manuale di istruzioni di una cappa aspirante da cucina.

Il presente dispositivo non è stato progettato per essere utilizzato da persone prive di esperienza o conoscenze adeguate, a meno che non agiscano sotto la supervisione di una persona responsabile o che da essa abbiano ricevuto istruzioni relativamente all’uso del dispositivo.

Spero che questi pochi consigli che mi sono umilmente permesso di elargire vi possano essere utili con questi fatti di dating!

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Non è che la recitazione sia l’aforisma di un sovrano

Tra i traumi infantili che mi porto dietro c’è quello legato alle recite scolastiche.
Uno strumento di tortura psicologica sui bambini a uso e consumo esclusivo del sadismo delle maestre, il compiacimento delle madri e il delirio di onnipotenza del dirigente scolastico che deve pur farsi ricordare in qualche modo.

Beniteso, il mio è solo il giudizio sprezzante tipico degli emarginati, di quelli condannati a vita a interpretare un albero o un cespuglio. Io ero ancora più indietro nella scala gerarchica: potevo aspirare al massimo a fare l’ombra del cespuglio.

Tra le recite vergognose ne ricordo, a sprazzi e frammenti, una molto particolare che non so da quale gran-de-mente addetto alla regia sia stata partorita. Quanto sto per raccontare è tutto vero. Neanche la mia perversa fantasia sarebbe arrivata a tanto.

La recita, che coinvolgeva vari plessi scolastici, credo fosse una sorta di allegoria dell’Italia gaudente di quegli anni (son quasi certo fosse il 1993), contenente varie sottotrame: ricordo un mio compagno di classe riccioluto che leggeva finti notiziari interpretando Enrico Mentana e un’altra, che si chiamava Carmen, che andava in scena nel ruolo di un’improbabile “Carmen Lacugina”*, bambine scelte tra quelle che delle quinte sembravano più grandi per impersonare ragazze di Non è la RAI, un balletto coreografico sulle note di What is love di Haddaway e, per restare in tema con l’attualità, Poggiolini e il suo famoso lingotto d’oro**.


* Carmen Lasorella, volto noto del giornalismo televisivo di quegli anni.


** Breve flashback sulla Prima Repubblica: Duilio Poggiolini era il n.1 della Commissione farmaceutica della CEE ed elemento di spicco all’interno del Ministero della Sanità. Fu coinvolto in episodi di corruzione e tangenti ricevute dalle case farmaceutiche, oltre a vari scandali tra cui quello del sangue infetto (sacche per trasfusioni messe in circolazione provenienti da soggetti a rischio). Viveva in apparente sobrietà ma quando le FdO perquisirono il suo appartamento trovarono un vero e proprio tesoro (lingotti compresi) nascosto negli armadi, nei materassi e nel pouf.


Mancavano solo OK il prezzo è giusto!, Guido Nicheli, il cocktail di gamberi e il campionario trash nazional popolare era completo.

Non so di quanti reati – a cominciare dalla pedofilia – e quanti processi su Facebook oggi si macchierebbe una simile rappresentazione. Per fortuna erano gli anni ’90 e anche i genitori all’epoca erano più tolleranti: erano di quella generazione che se dicevi loro che la maestra ti aveva dato uno schiaffo se ti andava bene le davano ragione. Se ti andava male, ne prendevi un altro.

Che parte avevo io in questo carrozzone?
Io c’ero e non c’ero: ero dentro lo show ma al di fuori di esso. Recitavo nell’intermezzo pubblicitario tra i due atti.

Rimanendo in linea con i tempi storici, si trattava di una parodia degli spot Melegatti e delle Ferrari che regalava in premio.


Anche la pubblicità occulta credo vada aggiunta alla lista di reati.


Desideroso di mettere in mostra le mie abilità recitative, mi esercitavo nella mia battuta ogni giorno. Stressavo qualunque parente avessi a tiro per chiedergli di aiutarmi nelle prove. Quando venni abbandonato da tutti, al suon del sbrigativo “Ora non ho tempo, ho da fare”, passai a esercitarmi davanti allo specchio.

Non ricordo affatto cosa dovessi dire, rammento soltanto l’attacco: alla vista dei due tapini che recitavano con me, con dei pacchi di pandori tra le braccia, dovevo iniziare, con enfasi, dicendo “Ma come, non avete preso Melegatti?!…”. Anche qui è evidente il citazionismo: era lo stile stalker del supermercato che appare all’improvviso e chiede alla massaia perché mai abbia scelto un prodotto invece di un altro.

Provavo differenti pose e intonazioni.


Si prega di leggere le frasi seguenti con tono diverso ognuna.


Ma come?!
Ma come?!
Ma come?!
Ma dici a me?

A una settimana dalla recita, le maestre cambiarono le battute dello sketch. Non le ricordo, ma l’attacco era ovviamente diverso.

Non fu un problema adattarmi, per un professionista del mio calibro.

Quando arrivò il fatidico giorno io entrai in scena titubante. Le gambe tremavano un po’ per la tensione un po’ perché lo spazio tra il sipario e la fine del palco mi sembrava esiguo e avevo paura di cadere di sotto.
Arrivarono i due tapini dal verso opposto al mio. Io inspirai, gonfiai il petto e dissi, spalancando le braccia:
– Ma come?!
oh cazz (esclamai nella mia testa)
– No! (gridai)
E mi diedi uno schiaffo in testa.

Poi ricominciai da capo, stavolta con la battuta giusta, ma ci furono risate, qualche buu e qualche fischio impietoso da parte di quelli delle altre classi presenti in platea.

E quello fu l’inizio e la fine della mia carriera teatrale.

Note allegoriche:

  • Lo spettacolo si concludeva con “Enrico Mentana” e Carmen Lacugina che annunciavano a reti unificate che tutto il mondo proclamava la pace sempiterna
  • Poggiolini regalava il suo lingotto a una famiglia indigente
  • Una povera bambina che impersonava la pace, o forse il mondo o forse la pace nel mondo, che durante la coreografia musicale doveva saltellare sul palco indossando una calzamaglia integrale di lana grezza che le starà ancora oggi provocando eritemi da prurito e che sotto i riflettori era trasparente e mostrava i suoi mutandoni della nonna e l’adipe sulle zinne
  • Alla fine c’era il coro, di cui feci parte seminascosto: indossavamo il saio da Comunione – un’altra geniale idea della regia – che a me andava larghissimo perché me l’ero fatto prestare. Mi faceva sembrare un misto tra un fantasma e uno del Ku Klux Klan
  • La SNAI per eccesso di giocate smise di accettare scommesse sulle bestemmie dei padri costretti a trovare parcheggio in pieno centro storico e a subire tutto questo scempio.

Non è che l’avido diventi cristiano perché non pagàno abbastanza

Tutti gli eroi hanno il proprio antagonista e io non faccio eccezione.

Da vent’anni sono perseguitato da una persona. Trattasi della figlia di un’amica di Madre.
Per esigenze narrative, da ora in avanti costei sarà impersonata da Lisa Simpson.

Tutto cominciò alle scuole medie, quando le nostre madri decisero che io e Lisa saremmo dovuti andare e tornare insieme da scuola per quei 200 metri di tratto in comune verso le rispettive case.

La cosa mi attirò commenti ironici, risate e allusioni da parte dei miei compagni.
Si sa che noi maschi siamo idioti alle scuole medie.


Anche alle superiori.


E anche a trent’anni a dire il vero. Ma alle scuole medie lo siamo ancor più.


Può essere comprensibile la mia frustrazione per le prese in giro.
Un paio di volte finsi di dimenticarmi di lei per strada.

La cosa più grave è che, oltre ad attirarmi lo scherno altrui, costei faceva sistematicamente saltare le mie coperture nei miei diabolici piani.

Come quando una mattina, davanti alle rispettive madri, ebbe la geniale idea di dire

Certo che quei polinomi da fare a casa, proprio difficili, eh?

Al che intervenne Madre, fulminandomi con lo sguardo mentre si rivolgeva a me:

Io non ti ho visto fare algebra, ieri.

E così il mio geniale piano che sarebbe consistito, nel caso, nel fingere di aver dimenticato il quaderno perché il giorno precedente ero troppo impegnato a completare un livello di Super Mario World per pensare ai polinomi, saltò.

Oppure quando una volta venne a prendersi un libro a casa, alle 15. Mai successo, tranne quel giorno in cui un gruppo di noi (io e lei compresi), sarebbe dovuto andare più tardi a casa della professoressa di lettere per una riunione del giornalino di classe. Io ovviamente avevo un altro livello di Super Mario World da completare e non ne avevo l’intenzione né lo avevo detto a casa.

Mentre se ne stava andando, sulle scale si girò e fece (sempre davanti alle rispettive madri):

Allora ci vediamo dalla professoressa più tardi!
Che devi fare dalla professoressa?, chiese Madre
No io non devo andarci alla riunione
Sì che devi, lo ha detto lei
No, sono sicuro di no, non ho sentito, insistei sperando che mollasse la presa
Sì sì io ho sentito, ci sei anche tu
Ah ok, deve essermi sfuggito…sai ho questo problema dei tappi di cerume, me ne stavo cavando via uno con la penna Staedtler e non ho sentito…

Finite le scuole medie non vi ebbi più a che fare, fino alla vigilia del mio 18esimo compleanno.
Quel giorno decisi di spaccarmi la testa sul cemento della villa comunale, esibendomi in un placcaggio rugbistico di un amico.

Tamponata la ferita e medicata da mia zia all’ASL (dove per trovare un cerotto dovettero farsi 5 piani su e giù e lì capii che forse non fosse esagerato parlare di voragine finanziaria della Sanità campana), a casa, per mascherare la mia idiozia, riferii di un incidente meno stupido e sconclusionato occorsomi fuori scuola, al posto di dire come fossero andare in realtà le cose.

Quella sera stessa, Madre incontrò poi la sua amica, con Lisa Simpson al seguito. Raccontò loro del mio incidente – non comprendo perché farlo – e Lisa intervenne dicendo:

Ah sì sì, l’avevo visto uscire dalla villa comunale con la mano insanguinata sulla testa.

E addio copertura.

Trascorsero altri anni senza che avessi sue notizie, fino a che, nel 2009, non la incontrai sul treno mentre tornavo a casa.

Chiacchierammo e facemmo ovviamente poi la stessa strada a piedi. All’atto di congedarsi mi chiese email, contatto MSN, telefono, LinkedIn, poco mancava anche codice fiscale e conto in banca. Mi ero in precedenza lasciato sfuggire che di lì a qualche giorno avrei avuto una pizza a pranzo a Napoli con degli amici e voleva aggregarsi a tutti i costi.
Ignorai tutto il giorno seguente le sue telefonate.

Non contenta, dato che mi ero lasciato sfuggire anche di un concerto cui sarei andato, nei giorni successivi pure lì tentò di imbucarsi. Per scoraggiarla, le parlai di una macchina strapiena, con una lunga lista d’attesa in caso di posti che si fossero liberati e gente disposta pur di venire ad aggrapparsi al paraurti sgomitando e gettando sull’asfalto i più deboli. Una situazione non certo adatta a una fanciulla.

Ovviamente, non era vero. In macchina eravamo solo due tapini più un terzo se non fosse morto di cirrosi epatica nel frattempo.

Dopo un po’, di fronte al mio essere sfuggente, desistette e sparì di nuovo.

Fino a ieri.

Suona Skype.

>>> Zio-cane, zio-cane, zio-cane <<<


Sulla suoneria di Skype si può cantare questo, fateci caso.


Figlio, tutto bene? Hai mangiato?
No, Madre. Sono le 19
Mangi dopo?
Certo, Madre. Novità da Terra Stantìa?
Sai chi ho incontrato? La mia amica e Lisa Simpson!
Noo
Sìì. Mi hanno chiesto di te. Lisa sta ancora facendo il tirocinio e blablablabla
Mh. Ah. Ok
E ti ricordi poi quel corso di inglese che hai fatto a Londra l’anno scorso?
Madre, era 4 anni fa
E comunque anche Lisa ne vorrebbe fare uno e io le ho detto che tu sai dove può andare e lei ha detto ah sì mi faccia sapere e io ho pensato invece di chiedere a te e poi farmi dire e poi chiamarla mi sono fatta dare l’indirizzo email così ho detto è meglio che fate voi ragazzi vi mettete direttamente in contatto, mi fa pure piacere
Madre, tu non sapevi neanche cosa fosse una email
Me l’hai spiegato tu.

E quindi io non riuscirò mai a liberarmi di costei. Sospetto che da 20 anni Madre pianifichi un matrimonio combinato ai miei danni.

In modo serio, questa persona ovviamente non mi ha fatto nulla e sono io quello orribile.


Ma tanto davvero pensavate che un gatto fosse buono? Davvero? Ah ah ah.


Credo comunque la mia avversione per questa Lisa Simpson sia nata da un episodio alle scuole medie.

Si era sotto Natale, periodo di addobbi. Lei mi chiese cosa preferissi tra albero e presepe. Io risposi che mi piaceva di più fare il presepe e lei, prima che terminassi di spiegare, mi fece:

Perché l’albero è più pagano.

Allora.

  1. Non solo non mi hai lasciato terminare la frase ma l’hai completata con un tuo personale pensiero attribuendolo a me.
  2. Perché mai, inoltre, la qualifica di “pagano” dovrebbe essere una discriminante negativa?
  3. A volerla dire tutta, senza entrare in noiose dissertazioni storico-religiose, la nostra cultura affonda le radici anche nel paganesimo. E tutto ciò che viene attribuito come esclusivo al cristianesimo, il culto dei santi, le festività, le processioni eccetera, ha origini pagane cui il nuovo credo all’epoca si sovrappose.

Quindi non parlarmi di pagano invano!

Ecco, credo da qui sia nato tutto.


E adesso, il livello finale di Super Mario World:


Non è che una maglia di Lana Del Rey tenga per forza caldo


Non ho idea di chi sia Lana Del Rey, o meglio, so che esiste una tizia che si chiama così che di professione fa la cantante ma non ho mai ascoltato nulla di sua produzione. Quindi voglio chiederle scusa per burlarmi con uno scontato gioco di parole del suo nome senza neanche essermi sforzato di conoscerla. Spero che questo non chiuda le porte a una possibile amicizia tra me e lei.


Madre è, come tutte le Madre di specie Mater italica, apprensiva. Anche più delle altre ma io ho sempre faticato a farlo capire all’esterno, perché ognuno con cui parlavo portava come esperienza quella della propria Madre e quindi alla fine si finiva a fare una gara a chi era più apprensiva e io mi sentivo incompreso nel mio disagio.

Anche se avrei gradito capire se fosse normale o meno che alle elementari affinché io potessi andare in visita guidata con la scuola, visita che si sarebbe estesa anche oltre l’orario scolastico, sarebbe dovuta venire anche lei.

Una volta riuscì ad aggregarsi in qualità di rappresentante di classe. L’anno successivo, invece, sorsero dei problemi nell’ammettere la presenza di un altro adulto oltre alle insegnanti. Forse mancanza di posto sul pullman, non ricordo con precisione.

Si aprì quindi una trattativa triangolare tra me e Madre a casa e me e le insegnanti a scuola. Altro che Chruščëv e Kennedy nel ’62.

Finché un giorno ricordo in classe si alzò un mio compagno che mi puntò il dito contro dicendo No Gintò, questa è una gita dei bambini, che c’entra tua madre?.

Sì, hai pienamente ragione.
Pensai.
Ma ricordami lo stesso che debbo darti un pugno nello stomaco a tradimento. Oppure ti ruberò una MicroMachine per poi fartela ricomparire dopo qualche giorno mandandoti in confusione e facendoti credere di essere perseguitato da un fantasma.

Alla fine, un po’ per tedio per il protrarsi della situazione, un po’ per dignità, dissi che rinunciavo alla gita. Che, ironia della sorte, fu poi anche annullata.


È in quell’occasione che venni per la prima volta a conoscenza del tremendo potere insito nelle maledizioni. Potere che, non so se per fortuna o meno, non sono in grado di controllare in maniera volontaria.


Non so se Madre sia stata sempre così o se ci sia stato un momento fondativo della sua apprensione. In quel caso lo ricollegherei a un episodio che ho già raccontato, cioè a quando all’età di 3 anni sono caduto faccia a terra dal divano, mentre lei si era allontanata un attimo, rompendomi i denti davanti.


Così sono stato un tipo poco incisivo fino ai 6 anni circa.


Mi chiedo se quel momento mi abbia reso ancor più vulnerabile agli occhi suoi. Magari mi sarei risparmiato qualche premura eccessiva.

La maglia di lana, ad esempio.
Tutti ne sono stati costretti.
Io però della mia infanzia ricordo di aver sempre avuto una maglia di lana addosso. Fino ai 10-11 anni non rammento di aver visto il mio torace.

Il passaggio dalla maglia alla canottiera fu una conquista successiva, una rivoluzione estetica come quando Mary Quant lanciò la minigonna.

Secondo me le madri considerano la maglia di lana come un oggetto di fattura elfica, in grado di assicurare protezione dagli agenti atmosferici e dagli spiriti maligni. Prova è che le maglie che non mettevo più venivano riciclate per foderare la cesta dei gattini e che quindi anche loro necessitassero dell’aura protettiva della mitica maglia.

“Frodo…mettiti la maglia di lana prima di uscire, da bravo”

“Madò, di nuovo…sai come mi piglieranno per il culo giù in Contea”

Si dirà che la maglia della salute aiuti ad assorbire il sudore evitando che ristagni e si raffreddi sulla pelle.
È completamente giusto.
Ma se è la maglia stessa a portar troppo caldo e a far sudare c’è qualcosa che non mi torna.

Legge del contrappasso ha voluto che, per aver odiato tanto la maglia della salute, con lo sviluppo il mio torace sia diventato un po’ villoso e, ora, è come se girassi sempre con una maglia di lana indosso!


È con questa splendida immagine mentale auguro un buon inizio settimana!