Non è che per leggere la mano consulti l’indice

Ieri avevo un senso di oppressione alla gola.

Forse era il Lato Oscuro che tentava di soffocarmi.

È un periodo in cui sento che qualcosa mi stia sfuggendo.

Con questa vaga sensazione addosso, oggi per una folata di vento mi è sfuggita la porta e mi ha schiacciato l’indice. Porta miseria.

In allegato una diapositiva della mia reazione:

Poi ho avuto un capogiro e stavo per venire meno nell’ufficio della satrapa Achemenide che ora mi governa.

L’indice sinistro è il mio dito preferito. Lo uso per cliccare il mouse.

L’indice in generale è l’invenzione più utile dell’umanità dopo la gallina ovaiola. Può fare tante cose. Il dito, intendo. Punta, giudica, stuzzica e prematura anche.

Dicono che sia l’oggetto di osservazione preferito dagli imbecilli anche se a me star sempre a indicare la Luna pure non sembra una cosa tanto normale. Poi lei si offende e scompare.

Una volta mi raccontarono che per scoprire se una persona è avvenente si fa un “test del dito”. Io pensavo andasse tirato: in effetti se una persona si fa tirare il dito in pubblico ha tutta la mia stima. Invece con somma delusione si tratta di una semplice misurazione, poggiando l’indice di lungo sul naso. Non ho capito poi per quale congiunzione di fattori uno debba essere attraente con un dito in faccia. Forse lo è per qualche ditosessuale, non ho idea.

Ci sono poi quelli che, pur non avendo una specializzazione in proctologia, si sentono qualificati a essere un vero e proprio dito nell’ano. Sono bravi, va detto: ti accorgi dell’inserimento quando è già completo ed effettuato.

Ma meriterebbero di essere messi all’indice.

Targhe magiare #1

Noto sempre molte cose interessanti o stravaganti o curiose in giro.

Ad esempio, avevo già fatto caso al fatto che le targhe ungheresi sembrano celare dei messaggi o degli acronimi. Qui infatti le targhe automobilistiche sono composte da 3 lettere di seguito+3 numeri.

Stamattina ho iniziato a raccogliere alcuni esempi.

Mamma che bona quest’auto:

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Auto gay-friendly:

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Sono ebreo:

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Piove kung-fu:

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Questa l’hanno utilizzata Neil Armstrong e Buzz Aldrin per atterrare sulla Luna:

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Il Lunar Excursion Module o LEM è il mezzo che è stato utilizzato per permettere agli astronauti di raggiungere dalla navicella CSM (Command/Service Module) la superficie della Luna.
Che poi sappiamo sia tutto finto, l’ha girato Kubrick a Hollywood, ma forse non tutti sanno che la Nasa aveva pensato di affidare la regia del finto sbarco a un promettente giovane del cinema (un giovincello sarebbe stato più manipolabile per la cospirazione): il 18enne Carlo Vanzina. Fu poi scartato perché gli americani non rimasero molto convinti della scena in cui da un cratere lunare appariva una donna a poppe al vento che gridava “Tesoooro, sono qui!” e proprio in quel momento la moglie di Neil Armstrong si collegava con la navicella e l’astronauta allora esclamava “Oh mammamia! Me sento male! Io non c’entro gniente!”.
E così il povero Vanzina perse l’opportunità di farsi un nome negli States e se ne tornò in Italia con un aereo carico di vaccini che provocano le scie chimiche.


E poi ci sarebbe altro ancora:

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Se il gatto guarda la luna…

Ritorna l’appuntamento a periodicità settordiciquindiminale con le chiavi di ricerca più astruse che conducono a questo blog. Anzi, a dirla tutta qui capita solo gente che cerca cose strane sui motori di ricerca. A parte le solite fissazioni per le donne nude (posso comprendere…), arrivano delle nuove stravaganti ricerche.

apparsi siti non visitati nella cronologia perche?
Eh, caro amico. Anche io, nel lontano 2000, provai a giustificarmi in questo modo quando scoprirono la mia cronologia ricerche. Eppure non mi credettero.

perche’ se navigo in incognito,la navigazione non viene nascosta al mio datore di lavoro
Perché uno dei vantaggi di essere un capo è poter andare sui siti porno senza che nessuno lo sgami. Tu sei il capo? No? Allora mi spiace. Lavora invece di perdere tempo con le donnine nude.

non sono asociale è che le persone sono così belle
Un complesso di inferiorità?

gatto che guarda la luna
Se il gatto guarda la luna il furbo guarda il gatto

io spaghetti è tu
Io rigatoni è lei?

voglio investire in attivita ambulante frutta
Hai finalmente capito che la tua laurea la puoi usare giusto per incartare i limoni, bravo.

frasi sheldon cooper grifone
Non sapevo che fosse tifoso del Genoa.

piccinini sandro
Incredibile! Proprio lui!

tutto sui tappezzieri
Segreti, intrighi, tradimenti: questo e altro verrà svelato nel prossimo numero di “Tutto sui tappezzieri”.

quella stronza di afrodite
Che ha combinato stavolta? Bisognerà che Zeus gliene dica un paio.

children of bodom pensiero
Sinceramente non mi sono mai chiesto se esistesse un AlexiLahio&soci-pensiero: a questo punto sono curioso di saperne di più sulla loro filosofia.

pensieri sullo street food
Chiedi ai Children of Bodom.

Sezione anatomia e luci rosse

foto donne con verdure nella figa
Appassionato di vegane oltranziste che rifiutano gli uomini perché non vogliono saperne della carne.

donne antiche che trombano
Inizialmente pensavo a donne dell’antichità, tipo Ottavia Minore o Messalina, poi ho inteso che forse cercasse donne all’antica. Dovrà aspettare il matrimonio, mi sa.

come tenere pene slip wikihow
Un minuto di silenzio per la donna che sarà la compagna di quest’uomo che ha bisogno di una guida perché non sa manco come posizionarselo nelle mutande.

foto artistiche sedere femminile
Sì…ora si chiamano foto artistiche.

sedere greco
sarà un σεδερε

porno donne che si infilano i blug
Eh, queste porno donne! Adesso ci danno dentro anche con i blug.

donne nude che si infilano un filo nella vagina
Immagino che “fare il filo” non sia un modo di dire, allora.

cazzo che cerca il nido nella donna da ridere
Nella stagione degli amori gli uccelli preparano il nido, ovvio. Ma perché è da ridere?

eliminare onanismo
Se eliminassero l’onanismo l’evoluzione un giorno farebbe nascere umani con le braccia da tirannosauro (rielaborazione di una vecchia battuta).

Ma il taciturno è quando tocca a te il momento di stare in silenzio?

Questa mattina siamo andati a trovare mia zia che affronta la riabilitazione in una clinica dopo un intervento per 3 bypass coronarici. Per la cronaca, tutto bene. Mentre stavamo andando via, arrivano due amici suoi: una ex collega di lavoro che purtroppo conosciamo anche noi e suo marito.

Lui appena arriva esordisce dicendo: mi sto prendendo una seconda laurea.

Non contento ci tiene a raccontare di ciò. Poi lui chiede a mia cugina che cosa stia studiando e comincia a parlare delle sue conoscenze universitarie e offrire il proprio aiuto mettendo in campo queste sue importanti relazioni. Lei, con garbo, rifiuta ma lui insiste nel volersi proporre.

Insoddisfatto dalle conversazioni con la mia consanguinea, attacca bottone con il mio babbo. Si parla di un po’ di cose, poi la moglie cita una conoscenza comune e il marito chiede a mio padre come lo conosca.
Pà: Lavoro al Comune, per questo lo conosco.
Il Signor Seconda Laurea: Ah lavori al Comune? Io sono funzionario al Comune di Napoli.

Nel frattempo la moglie del Signor Seconda Laurea fa a mia madre, indicandomi: però lui è più taciturno rispetto alla cugina, eh?

Ebbene sì, sono silenzioso. Ci sono possono essere 3 motivi per cui io lo sia:

Motivo 1: sono in forte imbarazzo.
Motivo 2: sono interessato ad ascoltare l’altra persona, perché sono un povero idealista che pensa che al mondo ci sia troppa gente che parli e poca gente che ascolti, quindi quando qualcuno ha bisogno di parlare io lo ascolto volentieri, perché mi interessa, perché penso che anche solo essere presenti a volte possa bastare.
Motivo 3: non me ne frega un cazzo di ciò che stia dicendo l’altra persona, anzi, non me ne frega proprio niente dell’altra persona e con la testa sto altrove, forse penso a cosa mangerò più tardi, forse penso al gatto che debbo portare dal veterinario, forse penso agli occhi di quella ragazza a cui vorrei chiedere di uscire (alla ragazza, non ai suoi occhi! Vi immaginate andare a prendere un caffè con un paio di bulbi oculari?! Fa molto Hannibal Lecter), forse penso a come sarebbe bello saltellare sulla Luna trascinando un bastone per disegnare sulla polvere lunare il profilo di un gatto, chiedendomi quanto debba essere grande il disegno perché si veda dai telescopi. Insomma, penso a tutto fuorché alla persona che mi è di fronte e sì, cara moglie di Seconda Laurea, se pensavi che fossi taciturno perché non me ne fregava niente di voi, avevi indovinato.

Poi mi sono ricreduto sulla perspicacia di Moglie, quando, prima di congedarci, stava raccontando di un’amica che si sposa il 24 dicembre.
Io: Ah, ha scelto proprio un giorno comodo! dico per fare una battuta di circostanza.
Lei: No no non hai capito, è proprio scomodo.

Ah.
Balle di fieno che rotolano via.

E quindi poi mi è venuto il terribile sospetto che Moglie sia così stupida da non aver capito che fossi taciturno perché non mi fregava niente di loro.

Devo lavorare di più sul risultare sgradevole alla gente.

Vedo la gente scema #award

2014-06-01 20.04.28Sono tornato da Barcellona con i piedi a pezzi e un raffreddore guadagnato grazie a un acquazzone, ma anche con tante vibrazioni positive e ricordi del materiale umano che ho avvisato in giro. Sono il tipo di persona che non osserva la Luna né il dito ma un moscerino che passava lì intorno per caso, quindi piuttosto che raccontare delle cose che ho visto o dei concerti cui ho assistito, mi piacere riportare il particolare, il sottobosco.

Per la categoria Non mi faccio notare, come non citare un tizio con un costume da draghetto visto in coda all’ingresso. Ancora mi pento di non averlo fotografato, era troppo figo. Menzione speciale va a un altro tizio, che non si aggirava per il concerto ma in Plaça Nova in centro, con: leggings neri, body blu sopra, scaldamuscoli rosa e parrucca bionda. Non ho idea del perché lo facesse, comunque caro tizio voglio farti sapere che hai tutta la mia stima.

La categoria Spring Break è vinta a mani basse da tre ragazze inglesi viste durante il concerto dei Pixies. La scena è stata questa: cominciano a fumarsi una canna, passandosi di volta in volta il fumo a vicenda con la bocca, inebriate partono a ballare facendosi twerking a vicenda, vengono notate e agganciate da due spagnoli col doppio dei loro anni e poi non so come sia andata a finire. Non ho letto di cadaveri in giro, comunque.

L’Inghilterra vince anche per la sezione speciale Nel mio intimo c’è il chili, con le due ragazze che si aggiravano per la hall dell’ostello a piedi nudi, su un pavimento che probabilmente non veniva lavato dall’incoronazione di Re Juan Carlos (tra l’altro oggi ha abdicato: coincidenza? Io non credo!). Ma, conoscendo bene l’attitudine alla pulizia oltremanica, penso che sia più probabile che siano loro ad attaccare funghi al pavimento.

La categoria Sì, sono un turista americano è vinta dal tizio che lungo la Rambla contava tranquillo e bene in vista un mazzetto di soldi misti euro e dollari. Poi ancora ci si stupisce se sono i primi a essere rapinati ovunque vadano.

Il premio Quando la sete chiama va ai coraggiosi turisti che si ostinano a comprare la birra dai lateros, i pakistani che vanno in giro con le lattine di birra dal costo di un euro. Perché coraggiosi? Perché quelle lattine vengono tenute in fresco (o meglio, nascoste alla polizia) nei tombini delle fogne…E buona salute a tutti!

L’Oscar per la migliore interpretazione di un Portasfiga va senza dubbio a John Grant. Appena comincia a suonare le prime note arriva la pioggia e si scatena poi il diluvio. Appena finita l’esibizione la pioggia diminuisce via via di intensità, il cielo si apre e arriva il sereno.

Infine, il premio Vedo la gente scema va a un tipo che sembrava il sosia di Moby e che alle 2 di notte, vedendoci saltellare al ritmo di una musica elettronica (sosia di Moby…elettronica…coincidenza? Anche qui non credo!) proveniente da un palco lontano, si unisce al nostro gruppo e inizia a ballare. Poi si ferma, nota un cubetto di ghiaccio per terra, lo raccoglie e lo tiene sul palmo della mano farfugliando qualcosa di incomprensibile (forse parlava il Klingon, chissà), poi lo lascia cadere, farfuglia qualcos’altro (stavolta sono certo di aver udito del Sindarin) e se ne va, perplesso.

Voodoo Girl

Va bene, ci ho preso gusto. Tim Burton non mi ha denunciato per aver messo mano alla sua poesia, quindi ci riprovo senza l’obbligo stavolta di doverne fare un soggetto cinematografico realizzabile. Ho scelto la poesia Voodoo Girl, di cui ho anche recuperato il testo dalla versione ufficiale italiana (Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie, traduzione di Nico Orengo, Einaudi):

ImmagineLa sua pelle è un panno bianco
ricucito da ghirigori di fili neri,
molti spilli colorati
nel suo cuore son puntati.

Ha un bel paio di occhioni
che usa per intontolire
i ragazzoni.

In sua malia
ha molti intronati
uno persino in Algeria.

Eppure anche lei è preda
di un maleficio da superstrega,
un sortilegio che non può
spezzare: se qualcuno le
si avvicina gli spilli si
fanno spina e nel cuore
vanno ad affondare.

Ho tratto spunto per l’idea e ne ho fatto un breve racconto.

Voodoo Girl

Le storie di questo genere iniziano sempre con uno stravagante scienziato un po’ folle che si costruisce un assistente. Oppure con un geniale ragazzo introverso che come rimedio alla solitudine si inventa un amico artificiale. Ma quella che narro non è una storia di questo tipo. Questo, è un racconto che nasce dall’odio e dalla vanità.
___Patty la Rossa e Cindy la Bionda non erano andate d’accordo sin dal primo sguardo. Anzi, da ancor prima che si guardassero negli occhi. Nate lo stesso giorno, dentro la propria culla del reparto di ostetricia della clinica di Greenwood l’una scalciava nella direzione dell’altra. Se la prima piangeva, la seconda strillava più forte. Se una taceva all’improvviso, l’altra si quietava a sua volta, per non apparire una frignona. Più che due bambine, Greenwood vedeva nascere una rivalità che avrebbe diviso due famiglie.
___I litigi delle due erano all’ordine del giorno e in città erano l’argomento principale di conversazione. Non che ci fosse qualcos’altro di eclatante di cui parlare, di solito. “Patty ha tirato una bambola nell’occhio di Cindy!”, “Cindy le ha dato un morso sul braccio!” erano queste le frasi che avreste sentito passando fuori il principale bar del paese. Che, tra l’altro, fungeva anche da aula per le assemblee cittadine, dato che il proprietario era anche il Sindaco di Greenwood.
___Divenute adolescenti, le ragazze non avevano cessato di farsi la guerra. Rivaleggiavano in qualsiasi campo: Patty era la stella della squadra di volley femminile, Cindy il capitano di quella di atletica. Nello studio i loro voti si rincorrevano, quando l’una prendeva una A al compito in classe l’altra otteneva una A+, sopravanzata dalla A++ che la nemica avrebbe preso alla prova successiva. Gli scherzi e i tiri mancini che le due si facevano erano originali e crudeli. Come quella volta che Cindy chiuse una puzzola nell’armadietto di Patty. O come quando Patty versò un richiamo liquido per cani da caccia sulla gonna di Cindy. Quella volta la Bionda venne rincorsa per tre interi isolati dai levrieri di Greenwood.
___La situazione divenne tragica quando iniziò a entrare in gioco il fattore R. R come ragazzo, R come Ricky Richardson, elemento di spicco della squadra di baseball del liceo. Se vi steste chiedendo quante squadre potesse mai avere un paesino poco rilevante come Greenwood, la risposta è: tante. Ogni studente era tenuto ad associarsi a un club sportivo, a meno di motivate e giustificate inabilità allo pratica agonistica. Più squadre voleva dire più sovvenzioni statali per il liceo. Ma torniamo a Ricky. Era l’oggetto del desiderio di Patty e Cindy, che se lo contendevano. Patty aveva fatto per prima la propria mossa, riuscendo a farsi invitare da lui a un party esclusivo. Peccato che alla stessa festa ci fosse anche Cindy, che in un momento di distrazione della propria nemica si avvicinò a Ricky per conversare e lanciargli sguardi ammalianti. Quando Patty tornò dal suo cavaliere era troppo tardi. Era già intento a scambiarsi affettuosità con l’odiata rivale.

fine prima parte – riposa gli occhi!

seconda parte – sei pronto? Vai avanti!

Dopo quella serata Patty decise che era ora di chiudere i conti una volta e per sempre. In soffitta aveva recuperato un vecchio libro di sortilegi e incantesimi appartenuto a una sua bisnonna, sospettata di praticare la stregoneria. Si raccontava che avesse trasformato in una gallina una donna che aveva tentato di rubarle quello che poi sarebbe stato il bisnonno di Patty. Erano solo dicerie, ma il fatto che in casa della bisnonna ci fosse a tavola brodo di gallina proprio il giorno della scomparsa della seduttrice, diede non poco da pensare.
___Seguendo le indicazioni del manoscritto, Patty sera dopo sera cucì e mise insieme una bambola con le fattezze di Cindy. Affinché la magia facesse effetto, era necessario che il manichino voodoo fosse il più somigliante possibile. Patty decise a tal proposito di farne uno di dimensioni naturali, della stessa statura della nemica. All’interno del petto la ragazza vi pose un cuore di stoffa e lana, infilzato da decine di spilli. Non appena il sortilegio sarebbe stato ultimato, Cindy avrebbe dovuto soffrire ogni volta che avrebbe visto il proprio amato Ricky, fino a che non sarebbe stata costretta a lasciarlo perdere per sempre a causa del dolore.
___Un lungo capello biondo di Cindy, legato alla testa della bambola, avrebbe permesso il trasferimento del maleficio. Quando fu tutto pronto, Patty si preparò a compiere l’ultima importante azione: recitare la formula per attivare la magia.
___Nel momento stesso in cui Patty disse l’ultima parola della formula, i grandi occhi della bambola presero vita e cominciarono a roteare per guardarsi intorno. Quando vide la ragazza, la Cindy-voodoo si sollevò per alzarsi, ma cadde in modo goffo battendo il volto sul pavimento. Patty lasciò cadere il libro e strillò, ma in casa non c’era nessuno che poteva sentirla. La bambola alzò la testa e cominciò a muoversi gattonando verso la propria creatrice, che indietreggiava cercando con le mani qualcosa con cui difendersi. Lanciò la lampada da scrivania, colpendo giusto in mezzo la fronte la creatura, che mugolò qualcosa di incomprensibile. Del resto, aveva le labbra cucite e non avrebbe potuto esprimersi in altro modo. L’attacco non la fermò, sembrò anzi animarla ancor più.
___Mentre Patty era arrivata ormai fuori la porta della propria stanza, la Cindy-voodoo si era alzata in piedi e si reggeva sulle proprie gambe. Non aveva impiegato molto per imparare a camminare. Si slanciò con le braccia di pezza per afferrare la ragazza, che tentò di divincolarsi e scappare. Una scarpa slacciatasi nel momento meno opportuno fece inciampare la povera Patty, che volò giù dalle scale, rompendosi il collo e anche qualche altro osso.
___La bambola restò in cima alle scale a fissare stranita il cadavere di Patty. Quando udì il rumore delle chiavi nella toppa, segno che qualcuno stava arrivando, tornò con le proprie gambe malferme nella cameretta, da dove fuggì gettandosi dalla finestra. Essendo fatta di lana e stoffa, non si procurò alcun danno nel cadere. Si allontanò indisturbata dalla casa, mentre le urla disperate della madre di Patty facevano accorre l’intero vicinato.
___Non è ben chiaro cosa fosse realmente successo. Forse l’odio che Cindy nutriva per Patty era così forte da trasferirsi nella bambola, che per questo avrà tentato di aggredire la propria creatrice. O, forse, le magie andrebbero lasciate a persone pratiche della materia.
___La notizia della morte di Patty fu un trauma per la cittadinanza. L’intera Greenwood era presente ai funerali, compresa Cindy, che fu vista in lacrime. È probabile che piangesse perché qualche ora prima aveva scoperto che l’amato Ricky Richardson aveva utilizzato tutto il suo fattore R per tradirla con Joanna la cheerleader. Per la depressione non si riprese più, i suoi voti cominciarono a peggiorare e la sua dieta si fece sempre più sregolata, tanto da farle perdere il posto nella squadra di atletica. Non riuscì ad avere la borsa di studio per il college e finì a lavorare in un locale notturno.

___Nessuno seppe mai della bambola. Il capello che la legava a Cindy era caduto via quando si era lanciata dalla finestra e l’incantesimo avrebbe dovuto quindi sciogliersi. Eppure c’è chi giura di aver visto, di notte, una figura femminile camminare barcollando per le campagne di Greenwood. Pare che, delle volte, questa si sieda su un grosso masso e passi la notte a fissare la Luna. Poggia una mano sul proprio petto e lo stringe, come se soffrisse.
Forse anche voi l’avrete intravista. Dicono che quel dolore sia una malattia. Lo chiamano amore. Ma questa è, come al solito, un’altra storia.

(se non mi vedete scrivere più è perché mi sarà arrivata qualche diffida dagli States)

Principi di fisica domestica

La densità interna di casa mia è paragonabile a quella di una Nana bianca. Che non è una donnina caucasica con problemi di statura, ma una stella di dimensioni ridotte (ovviamente relativamente alle dimensioni stellari) estremamente compatta e caratterizzata da densità e gravità molto elevate.

La stessa cosa avviene all’interno di casa mia. La quantità di oggetti presenti in uno spazio non grandissimo è tale che se volessimo metterli tutti in fila occuperebbero probabilmente la distanza che c’è tra la Terra e la Luna.

È difficile che un oggetto che entri tra queste quattro mura finisca per uscirne sotto forma di rifiuto. Per sopravvivere, tale oggetto ha a disposizione numerose nicchie in cui stabilirsi. Innanzitutto, se è piccolo, può insinuarsi in qualche interstizio nella libreria. Lì può rimanervi anni, indisturbato e ignorato da tutti. È la sistemazione più consona per i soprammobili orribili, quelli che è cattiva educazione gettare o nascondere in cantina, perché si tratta di un regalo. Ma considerata la loro bruttezza, è ovvio che non possano stare in bella mostra su una mensola.

Per gli oggetti più ingombranti, la sistemazione che adotto io consiste nel piazzarli o in cima alla libreria o ai lati dell’armadio, tra la parete e il mobile. Si tratta di una collocazione momentanea, un parcheggio in attesa di stabilire il vero destino dell’oggetto: cioè, ti troverò uno spazio migliore in casa, oppure…

L’oppure. L’oppure è lo spauracchio di ogni oggetto. Nessuno può ritenersi al sicuro, tutti sanno che prima o poi potrà essere il proprio turno. Tirano un sospiro di sollievo quando tocca a qualcun altro, oggi a te quindi io sono salvo. Ma prima o poi quel momento arriverà.
Il momento di finire in cantina.

La cantina si compone di oasi ambientali e strati geologici. Da un lato vino, conserve, prodotti mangerecci, sistemati lì per esigenze di conservazione.
Dall’altro, giacimenti fossili di scatole e ciarpame, catalogati e conservati per i posteri. Se un oggetto è finito in cantina, è difficile che possa uscirne. Anche dopo un repulisti generale lo spazio a disposizione non aumenta, anzi, sembra diminuire. È la prova che il tessuto spaziale interno della cantina non è tridimensionale ma si compone di molteplici dimensioni ripiegate su se stesse. Anche dopo aver ripulito una dimensione, lo spazio da essa lasciato vuoto verrà occupato da un’altra, come in un effetto fisarmonica. Elimini la compressione e questa si espande.

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Rappresentazione stilizzata dello spazio dimensionale interno della cantina

Se la cantina è l’inferno, esiste una sorta di purgatorio a cui un oggetto può aspirare. È l’esatto opposto della cantina, invece di andare giù va su: è costituito dalle scale che conducono al tetto. Dato che nessuno ha esigenza di salire in cima alla casa (peccato, vi si può godere una bella vista di svincoli stradali e fare il dito medio agli automobilisti che sfrecciano sulle rampe), le scale sono il luogo ideale dove poggiare oggetti che non servono ma che possono sempre servire. Il caso più elementare è quello delle valigie. Le valigie si utilizzano una volta all’anno, quando va bene due. In casa ingombrano, in cantina è troppo umido, la scala per il tetto è la collocazione ideale.
Nel corso degli anni dalle valigie si è passati ad accogliere qualsiasi altro tipo di oggetto, tanto che le scala oggi hanno seri problemi di sovraffollamento ed è in corso una procedura di infrazione dell’UE nei nostri confronti per questo motivo.

In questa breve trattazione non ho citato un fenomeno fisico di cui si ignorano le caratteristiche precise: il buco nero.
Il buco nero è quel posto che fagocita gli oggetti che non hai idea di che fine abbiano fatto. Tutti hanno un buco nero in casa. E inghiotte le cose che non ti sono mai servite fino a quel giorno in cui invece ne avevi bisogno ma ahimé non ritrovi più.
Non è ben chiaro se un oggetto che finisca in un buco nero sparisca per sempre dal tessuto spazio-temporale o se invece ci sia un corrispettivo all’estremo opposto (un buco bianco) che invece lo sputi fuori. Se fosse così, esisterebbe allora da qualche parte nell’Universo un luogo pieno di cose perdute dalle persone.

Dev’essere un posto alquanto zeppo di roba.

Il mondo di Dalí (2)

(prima parte)
Seconda parte

___Il tempo non è l’unica cosa qui che non segue le regole convenzionali. Lo spazio e la fisica degli oggetti sembrano ordinati in base a parametri puramente casuali, privi di una qualsiasi logica comune. Dopo l’episodio dell’orologio, camminai per quelle che mi sembrarono ore, ma con la sensazione di non essermi mai spostato dallo stesso punto, come avessi percorso un nastro di Möbius. In altri momenti, invece, mi bastarono pochi passi per cambiare completamente scenario, passando anche dal giorno alla notte. Nel luogo in cui mi trovo non esiste un alternarsi degli astri, considerando anche che questi ultimi non sembrano affatto presenti; l’ambiente è illuminato, ma non esiste un Sole, così come l’oscurità notturna, priva di stelle, è rischiarata da un lontano chiarore non prodotto da alcuna Luna. I due momenti del giorno non si susseguono, luce e buio si raggiungono spostandosi a piedi.
___Le ombre rappresentano un altro mistero. Ho notato di avere la mia sempre alle spalle, in qualsiasi posizione io mi trovi; se mi girassi sul posto lei si sposterebbe, risistemandosi a guardia della mia schiena. Ho lasciato perdere questa stranezza dopo poco, attratto da altre curiosità. Una volta diedi con noncuranza un calcio a un ciottolo, che rotolò via per diversi metri. L’ombra, però, non si mosse via dal punto in cui il sasso in precedenza giaceva. Provai a calciare un’altra piccola pietra, ma questa invece non si spostò affatto, né io riuscii ad afferrarla con le mani. In compenso, con un paio di dita potei trascinare via l’ombra che proiettava.
___Il mondo è densamente popolato da strane creature, più bizzarre e inquietanti dei demoni mostruosi che imitavano gli amplessi di N. e del suo ex, ma totalmente indifferenti alla mia presenza. Accertatomi che non rappresentassero una minaccia, tentai più volte di stabilire un contatto, senza mai riuscire ad attirare la loro attenzione, quasi la mia presenza qui fosse insignificante. Tentai di stuzzicare con un ramo un enorme essere equino, dalla cui schiena spuntava un busto maschile – privo di testa – fuso all’altezza del ventre con il suo corpo. Lento, il cavallo si spostava su sei zampe lunghe e sottili, simili a quelle di un fasmide. Appena lo punzecchiai, l’insetto-cavallo si scompose davanti ai miei occhi in tanti piccoli cubi, via via sempre più minuscoli, fino a smaterializzarsi nell’aria.

Alla ricerca della quarta dimensione

___La prima reazione la ottenni quando mi avvicinai a uno specchio davanti al quale si muoveva, rimirandosi, una donna. Esile e alta, aveva il volto coperto da una maschera bianca, incorniciata da boccoli di capelli oro che le scendevano dalla testa. Braccia scheletriche e lunghe terminavano con dita appuntite e colorate, che faceva scorrere in modo alternato sulla maschera, tracciando scie ora cremisi, ora violetto, ora blu. Ricordava una bambina che si trastulla con i trucchi della madre per giocare a fare l’adulta. Insoddisfatta del risultato, scuoteva la testa e i segni delle dita-rossetto  in un attimo sparivano, permettendole di ricominciare il gioco della vanità. Un serpente le cingeva il busto a mo’ di corpetto, lasciando le spalle scoperte e facendosi via via più sottile intorno al collo, a formare una collana. Il fiocco di una fusciacca che le cingeva la vita si estendeva sino ad avvolgerle una coscia, per poi scendere giù a spirale sino al piede, fasciato anch’esso; guardando meglio tra le pieghe, però, non intravidi nessuna gamba al di sotto, era la stoffa stessa a farle da arto. L’altra gamba, nuda, era percorsa in lungo sino alla caviglia da una cicatrice i cui lembi non sembravano uniti.
___Mi avvicinai sino a poter sbirciare nello specchio, notando una giovane donna, di spalle, intenta a vestirsi. Un abito elegante, forse per un’occasione da celebrare. Stavo per sporgermi di più, ma la creatura smise di giocare voltandosi verso di me, mostrando due occhi luminosi tra i fori della maschera. Il serpente si slanciò per mordermi, mentre lo sfregio lungo la gamba si apriva lanciando un sibilo infernale accompagnato da vapori che non mi soffermai a inalare. Fuggii.
___Impiegai tempo – se avesse ancora un senso tale concetto – a riprendermi, scosso e sconfortato vagai tenendomi a distanza dagli specchi, per poi abbandonarmi lungo disteso a riva di un piccolo lago in cui nuotavano degli strani uccelli. Ebbe modo di riflettere. Rammentai: se esisteva un mondo di mostruosi alter ego di noi stessi, da qualche parte avrei dovuto trovare anche il mio. Dare un senso alla mia presenza in questo universo, camminare alla ricerca di me stesso e dei miei lati oscuri, una strada che potevo percorrere.
Due interrogativi spegnevano i miei entusiasmi: come avrei trovato il mio doppio in questo spazio in apparenza senza fine? E come l’avrei riconosciuto?

fine seconda parte

Donna con testa di rose (1935)