Non è che lo scolapasta sia inutile perché fa acqua da tutte le parti

Ho una curiosità quasi feticistica per le fontane ferme: ho notato che tutte – o la maggior parte – quelle in cui non circola acqua sono di una bruttezza kitsch encomiabile.

Questa nella foto che segue è una rotonda ed è anche un’installazione acquatica:

L’anello verde, infatti, è un fossato in cui avrebbe dovuto scorrere acqua, sgorgante dalle cascatelle formate dagli scivoli grigi. Un ponticello, che si intravede sulla destra dietro al cespuglio, permette di attraversare il fossato e giungere all’interno della rotonda, che al suo interno racchiude una piazzetta.

Per quale motivo uno dovrebbe attraversare una strada di collegamento tra due Comuni per posizionarsi al centro di una rotonda, non è chiaro. Anche perché non ci sono strisce pedonali per raggiungerla.

È proprio l’inutilità della concezione di questa opera, unito al coraggio dell’idea di un fossato acquatico – mai colmato d’acqua sin dall’inaugurazione – a rendere il grezzume di questa rotonda-fontana una bellezza.

Come quelle persone, di cui riconosciamo l’insipienza oltremodo snervante ma di cui non riusciamo a non riconoscere il fascino.

Trovate qualcuno che vi guardi come vedo le fontane inutili!

È la stampa, bellezza

Da bambino volevo guarire i ciliegi…e fare altre cento cose diverse, una volta divenuto adulto. Mi infatuavo di mestieri diversi tra loro (avvocato, criminologo, imprenditore, medico…), trovavo del fascino in ognuno di essi. Come rimanere ammaliato da varie donne, colpito da un differente particolare (gli occhi, il portamento, il carattere, l’eleganza e così via) per ognuna.

Il colpo di fulmine – Ci fu un’idea, però, che da un certo punto in poi nel mio cuore prese il posto di tutte le altre: diventare un giornalista. Accadde in terza media, con la realizzazione di un giornalino di classe. “Teenager’s mirror” si chiamava. La scelta del nome per quella creatura non fu semplice, dopo lungo dibattito l’aula optò per l’english style (faceva più figo), chiedendo soccorso all’insegnante di inglese. Poi, vennero scelti i redattori: io mi sarei occupato di cronaca bianca, raccontando fatti inerenti amministrazione e sociale della nostra città. Successivamente, per un breve periodo, mi occupai anche di scienza, pagina fortemente voluta da me, che la imposi all’insegnante al grido di o questo o non scrivo niente. Ero già una primadonna.
Fu amore, comunque. Intenso e travolgente. Raccontare scrivendo, intervistare un politico (seppur locale), andare in giro a raccogliere notizie, vedere pubblicato il proprio articolo…sì, sarebbe stata quella la mia strada.

Dopo due mesi di faticosa gestazione, il nuovo anno salutò il parto del primo numero del giornale. Solo la nascita del Royal Baby ha generato più trepidazione di questo avvenimento.

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Era una beta version, come si evince dalla grafica un po’ scarna e dalla sillabazione fantasiosa del Word ’97; per tacere, poi, della cornice mortuaria della testata. Notevole il profilo del soldato greco (clipart per riempire un buco), forse un omaggio a Omero, cui era intitolata la scuola. Nel complesso, questo primo numero aveva un certo valore artistico-kitsch, roba da far accorrere Andrea Diprè. La cosa per me significativa era che l‘articolo di apertura, il pezzo d’esordio del giornale, era il mio! Quale orgoglio.
La grafica poi migliorò e il terzo numero (l’ultimo, prima dell’esame di III media) fu anche totalmente autogestito da noi alunni: ricordo ancora la riunione di redazione a casa di M., la ragazzina che mi piaceva (quella del bacetto della mia top ten)
*, nominata direttore del giornale dall’insegnante. Cercare di conquistare il capo per far carriera, avevo già capito tutto della vita.

Le superiori – Coltivai il mio hobby da pennivendolo anche alle superiori, quando in V ginnasio mettemmo su un giornale di classe. Io e un altro reduce dell’avventura delle medie imponemmo agli altri il nome: sarebbe stato Teenager’s Mirror. Era ormai un marchio. Non è registrato, quindi, chi volesse perpetuare la generazione è libero di farlo.
Io proseguii nell’occuparmi della cronaca cittadina (istituzioni, lavori pubblici), ormai ero navigato in questo settore. Di quel giornale riuscimmo a pubblicarne ben 4 numeri, l’ultimo sul fotofinish prima dell’inizio delle vacanze dell’estate 2000.

Fine prima parte
La seconda sarà ancora più lunga e noiosa.


* Come finì con la ragazzina? Non le confessai mai i miei sentimenti, ho sempre avuto la sindrome da “scrutatore non votante”. Sono sicuro che lei invece si aspettasse un passo verso di lei da parte mia. Finite le medie non l’ho più vista. Anni dopo, le chiesi l’amicizia su fb. Mai accettata. Adesso ogni tanto la incontro in giro, frequentiamo gli stessi posti, ci salutiamo. Spero stia soffrendo per non avermi avuto, sono diventato un figo pazzesco negli anni (see, certo certo)!