Non riesco a superare la mia adolescenza perché ha il motore truccato

Guidare un’auto presa in prestito ti mette di fronte a curiose innovazioni nella tua vita. Ad esempio che l’auto sia fornita di lettore cd. Sì quei cosi di policarbonato con incisa della musica. Da tempo mi sono votato allo streaming, all’immateriale e ho perso il gusto di comprare dischi. E anche di masterizzarli.

Ieri, scartabellando tra i vecchi dischi, tiro fuori Nevermind e mi dico perché no?. È stato strano, era da anni che non lo riascoltavo. E la cosa curiosa è che mi ha trasmesso le stesse sensazioni di 10, 15 anni fa.

Ho sempre pensato che su certe cose cui siamo legati in determinati momenti della vita le impressioni variassero poi con gli anni. Alcune cose magari possono non piacere più, come quei pantaloni che ho scoperto sono ancora nel mio armadio dal 2005 e che non metto più da allora. Probabilmente un giorno usciranno da soli per strada. Alcune cose possono essere percepite in modo diverso. Kafka a 12 anni non è lo stesso a 22 o a 29, secondo me. I Nirvana, ovviamente mi piacciono ancora, ma non immaginavo che riascoltare quel disco mi avrebbe fatto ripercorrere gli stessi pensieri di una volta.

A volte ho la sensazione di non essermi mai staccato completamente dal me stesso di anni fa. Cosa voglia dire maturità io credo di non capirlo ancora bene. E già questo è un segnale preoccupante.

Le mie camicie e le magliette mi sottraggono anni mentali, soprattutto se mi si mette di fianco a Collega Onicofago (a proposito, è un po’ che non porto news dall’Arkham Asylum dove lavoro), che ha 2 anni meno di me ma è vestito sempre come un uomo fatto e finito e ha un sarto che gli fa le camicie su misura a casa.

Però poi la madre gli rifà ancora il letto e la mattina gli fa trovare la colazione pronta. Insomma, son cose che io darei per acquisite in terza media, poi non so. Ciò che mi domando è: ma quando abbandonerà il tetto genitoriale per andare sotto quello matrimoniale (perché credo il passaggio sia strettamente consequenziale), la moglie gli rifarà il letto e gli preparerà la colazione e tutto quanto appresso anche?

Saffo s’è ammazzata per noi

Ricordo quando mi persi a Barcelona. Che poi non è che mi persi in modo vero e proprio, ero vicino l’ostello ma, semplicemente, non riconoscevo più le direzioni Nord-Sud-Est e Ovest, complice il buio della sera. Il quartiere dell’Eixample è disegnato su carta millimetrata, ziumm ziumm, giù di righello e penna e ti ritrovi strade dritte che s’intersecano ad angoli di 90° gradi. 

Nel tragitto incrociai due ragazze.
Attraversano la strada, poi si fermano, una ha le lacrime agli occhi. Si baciano per qualche secondo interminabile, poi si staccano. Non so cosa sia successo dopo, non mi fermai di certo a farmi i fatti altrui.

Continuai a passeggiare, fantasticando molto su quel bacio. No – ehi – fermi tutti, non è quello che pensate, niente pensieri osceni. Ho provato a immaginare cosa significasse. Si stavano lasciando ed era un bacio di addio? Perché baciarsi, allora, tra l’altro in modo appassionato? Forse si amavano ma qualcosa impediva loro di stare insieme? Una delle due era in partenza? Chissà. Un po’ mi si strinse il cuore, mi succede sempre quando vedo piangere.

Ho sempre provato una sorta di gelosia per l’amore lesbico. Non è invidia sessuale, mi tengo stretto ciò che la natura mi ha dato. Non troppo stretto che poi si diventa ciechi. Ah ah. Scusate.

È che credo che due ragazze raggiungano uno stato di intesa e complicità mentale che non vedo possibile tra uomo e donna. Almeno per ciò che ho carpito dall’esterno.

O, probabilmente, io non sono in grado di raggiungere tale condizione. Nelle mie relazioni, di qualunque tipo siano, mi ritrovo sempre suddiviso in compartimenti stagni da sbocconcellare con parsimonia agli altri. Ogni accesso a una stanza successiva è subordinato a controlli e burocrazia che neanche il Castello di Kafka. All’inizio era una forma di protezione, poi, col tempo, mi è venuto naturale, tanto che ora il me stesso più profondo è confinato in un labirinto del quale neanche io trovo l’uscita.

Come se mi fossi perso in una città sconosciuta e non riconoscessi più la strada.