Non è che sei uno specialista di antifurti perché allarmi

Ogni persona ha delle piccole paranoie legate al vivere quotidiano. O almeno è quello che mi racconto per convincermi, per sentirmi meno strano. Una delle preoccupazioni più forti che avverto è quella di essere scambiato per un malintenzionato.

Ad esempio, per il progetto che in questo periodo sto seguendo mi trovo a frequentare le scuole.


Molti adulti dovrebbero tornare a frequentare le scuole, ma questo è un altro discorso.


Ogni volta che metto piede in un istituto scolastico penso che il personale all’ingresso chiamerà la polizia, allarmato dall’arrivo di un estraneo sconosciuto.

Quando, invece, mi trovo a camminare per una strada dove non c’è nessuno a parte un’altra persona, cerco di attuare una serie di strategie per rendere nota la mia presenza e mostrarmi innocuo. Innanzitutto tossisco: un malintenzionato arriverebbe alle spalle di soppiatto, invece, senza farsi notare. Magari poi cambio marciapiede. Uso il telefono. Mi fermo a guardare una vetrina.

Insomma compio tutta una serie di azioni che credo non facciano altro, invece, che farmi sembrare più sospetto. Stile investigatore da strapazzo che sta pedinando qualcuno. Manca solo il giornale finto.

Ci sono poi negozi in cui, quando giro tra gli scaffali per cercare qualcosa di interessante, temo di essere scambiato per uno che vuol taccheggiare. Però in quel caso forse non sono io a pormi il problema ma è il commesso asfissiante che tende a stare appollaiato alla spalla del cliente (l’unico presente), nella speranza che questo compri qualcosa.

L’unico risultato, invece, è infastidirmi è spingermi ad andarmene e non tornare mai più.

Non so da dove si origino in me simili fissazioni. Forse tendo ad assorbire troppo la sovra-rappresentazione negativa del mondo che ci circonda. Invece di trovarmi dalla parte di chi ne è spaventato, mi trovo dalla parte di chi ha timore di essere scambiato per lo “spaventatore”.

O lo spaventapasseri.

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