Non è che al fornaio puoi rendere il pane per la focaccia

Storie di incomprensioni.

Entro in panetteria e chiedo un pane con la denominazione di una località qui vicino. Magari non sarà notissimo ma è comunque una varietà diffusa, da queste parti.

– Scusate, avete il pane di…
– Eh?

Da dietro il bancone mi guarda come se avessi chiesto della carne di pipistrello.

– Il pane di…
– No no.

Scuote la testa, perplessa come la stessi perculando.

– Va be’, avete del pane con la crosta croccante…?
– No.

Asciutta e segaligna come per dire Mi hai stufato con le tue assurde richieste di pane in una panetteria.

Alla fine sono uscito con del pane che era comunque croccante, il che mi porta a chiedere perché dirmi no in modo tanto secco.

L’altro giorno invece dovevo portar su la bici in casa. Blocco la porta del condominio e faccio per prendere la bicicletta quando suona il telefono. Mi fermo lì all’ingresso per rispondere e nel frattempo sopraggiunge uno degli inquilini del terzo piano.

– La porta l’hai bloccata tu? Ti serve?
– Sì sì mi serviva tenerla aperta perché dovevo passare con la bici
– Ah…e la bici dove la porti?
– …Sul balcone…
– Ah ma tu vivi qui?
– Eh sì…
– Ah scusa scusa non lo sapevo no sai com’è bisogna sempre controllare…
– Ah certo certo…

Bisogna sempre controllare che non provino clandestinamente a introdurre biciclette nei condomini, immagino, una vera piaga sociale.

Ieri invece dovevo andare dal fruttivendolo. Erano le 19:25, avevo fatto tardi e alle 19:30 chiude. Lo vedo infatti che fuori ormai non ha più nulla esposto e sta portando all’interno le ultime cassette di mele

– Buonasera…ho fatto tardi…
– Non preoccuparti, prego prego chiedi pure
– Dei pomodori per l’insalata…?
– No non posso prenderli
– Dell’insalata
– Neanche
– Posso vedere dentro cosa c’è?
– Sì puoi guardare ma non si può entrare perché ho già messo tutte le cassette davanti e non posso prenderti niente
– Ah ok…

Giustamente, riflettevo andandomene, lui aveva detto Chiedi, mica Chiedi e ti sarà dato.

Sono confuso.

Non è che hai le idee di Michael Jackson solo perché riesci a schiarirtele

Sono uscito per la mia consueta passeggiata domenicale, questa mattina.
Anche se non so se due volte possano costituire una consuetudine: quand’è che inizia? C’è un momento in cui un agire diventa consuetudine?


Mi ricorda la storia del paradosso di Eubulide sul mucchio di sabbia: ne esistono varie versioni, in sostanza esse dicono che se tolgo un granello di sabbia da un mucchio, esso è ancora un mucchio, ne tolgo un altro e lo è ancora, ecc. ecc.. Quindi, quale è il momento in cui il mucchio non lo è più, considerando che IL granello non È il mucchio?


Uscendo di casa, ho constatato che il cortile interno del palazzo dove vivo ha un che di inquietante.

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Un tempo dovevano esserci delle attività commerciali lungo i lati e il portone doveva esser sempre aperto per il via vai di persone: c’è ancora lo scheletro di qualche insegna a ricordare il tutto.

La sedia a rotelle che si nota a sinistra è sempre lì. Giace abbandonata e impolverata.

Non incrocio mai gli altri inquilini, né li sento muoversi, parlare, agire. L’unico segno della loro presenza è costituito dai cassonetti della differenziata che si riempiono. A volte tutto il complesso sembra un luogo fantasma. Forse prenderà vita di notte.


A scanso di equivoci o di attacchi d’angoscia: non è così lugubre e la zona intorno è abbastanza viva.


Colto quindi da questi pensieri melanconici, mi sono recato nuovamente a Buda, deciso a percorrere stavolta vie che i turisti non battono neanche ai calci di rigore.

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Le persone mi trovano strano quando dico che, delle volte, amo le strade deserte, gli alberi spogli, il cielo grigio e l’orizzonte fumoso.


In pratica lo scenario che ho trovato oggi. Penso eleggerò questa strada a “mio” posto. Il “mio” posto è un luogo che, seppur frequentato da altre persone, è considerato dal punto di vista emotivo una proprietà personale, in quanto gli altri non ne coglieranno la stessa specificità.


Allora evito di raccontarlo per non apparir a-normale, ma è uno sforzo inutile in quanto la gente riuscirà sempre a trovarti addosso qualcosa di strano, come un poliziotto corrotto che durante una perquisizione ti infila in tasca una bustina di droga.

Ho poi incontrato una cornacchia lungo la strada.

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Volevo catturarla in una foto, ma ogni volta che le puntavo contro il telefono zampettava più avanti al momento dello scatto. Ha rifatto tre volte lo stesso gioco, poi si è fermata, mi ha lasciato scattare e dopo se ne è volata via.

Amo queste passeggiate perché concorrono a un percorso di deframmentazione della mente. Schiariscono le idee permettendo di compiere un check di tutto quello che si è accumulato, rimettendolo al posto giusto.

Quando cammino senza una direzione la mente è libera nel suo riordino in quanto l’attenzione non è focalizzata su essa.


L’atto di pensare che si sta pensando costituisce una limitazione del pensiero.


L’attività motoria della deambulazione è quindi un buon sistema di deconcentramento.

Quando infine l’umidità ha iniziato a esser eccessiva – me ne sono reso conto dai baffi che cominciavano a gocciolare – ho ritenuto opportuno rincasare.