Incomunicabilità

Oggi mi ha telefonato la Niña. Voleva raccontarmi quel che faceva, i posti che ha visto, un episodio che l’ha fatta pensare a me, solite cose.
E dire che ieri avevo pensato io di chiamarla. Volevo soprattutto sentire la sua voce.

Raccontami.
Raccontami sempre, di capelli e di salsedine, di una cicatrice sul gomito e di un gatto vagabondo, di vestiti e di bimbi felici.
Mi interessa.

Sì, perché per me la Niña non sarà mai una persona comune. La guarderò sempre in modo speciale. A volte mi chiedo se lei sia conscia di ciò. Forse lo sa e magari ne è spaventata. Forse sono io a essere spaventato all’idea che lei sappia.

Mi sembra, in questo modo, di vivere in uno stato d’impasse. Io vorrei che le fossero chiare le mie sensazioni, in maniera assolutamente tranquilla, senza implicazioni. Se mettesse in chiaro che il passato oramai è come un libro di vecchie foto e non possiamo cedere ai sensi né  stare insieme, per me andrebbe benissimo. Le mie emozioni sono a un livello granitico di maturità, mi manca solo renderle visibili, aperte liberamente alla consultazione.

Magari, invece, ci perderemo di nuovo di vista.
E poi ci incontreremo nuovamente.

Per allora, spero di dire le parole che non ho detto.

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