Non è che l’idraulico sia un buon nuotatore perché sa fare un sacco di vasche

Sono sulla banchina in attesa che un ritardo abbia un treno. Noto che la ragazza di fianco a me ha i miei stessi jeans. Cosa non inusuale essendo un capo diffuso, ma il mio modello non lo avevo ancora visto in giro. Ha una colorazione particolare: io ci vedo del mare increspato su fondo roccioso. Ma io ci vedo male quindi questa opinione non conta.

Un tipo che vorrebbe essere brillante l’avrebbe avvicinata dicendo:
– Hey, abbiamo gli stessi jeans. Ma a te stanno meglio…(notare l’occhio languido).

Un tipo che vorrebbe essere simpatico l’avrebbe avvicinata dicendo:
– Hey, abbiamo gli stessi jeans. Ma a me stanno meglio, ha ha (notare l’occhio nero che lei gli farà).

Un tipo come me giudica invece se una tal coincidenza possa avere effetto o meno sulla propria giornata.

Non sono superstizioso né credo ai segnali dell’universo (a meno che non siano segnali provenienti da Quasar e/o Pulsar e/o eventuali civiltà aliene), ma, come molte persone, al mattino presto valuto singoli episodi come una indicazione sul prosieguo di quel giorno.

Trovare un semaforo verde, l’auto che va in moto subito senza sputacchiare le candele dal tubo di scappamento, la fetta biscottata che non ti si rompe in mano spalmandoti la marmellata nel palmo eccetera.

Quando è arrivato il treno lei si è accaparrata prima di me il posto cui ambisco di solito, cioè quello lungo la parete, dove potersi appoggiare ed evitare di essere compresso e/o spintonato dagli altri. L’unico rimasto libero. Quindi ho deciso che non sarebbe stata una gran giornata.

Ho avuto infatti una lunga conversazione telefonica (45 minuti) con una persona che trovo sgradevole e con cui purtroppo devo relazionarmi per lavoro e che per il buon esito dello stesso devo tener buona.

Non amo le persone che si lamentano a lungo degli altri con te. Anche perché, se tanto mi dà tanto, nulla toglie che facciano lo stesso nei tuoi confronti con gli altri.

Non amo le persone che si mettono sulla difensiva e pongono le mani avanti senza motivo. Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Non amo le persone che lanciano frecciate.

Questa persona racchiude, in formato matrioska, tali odiosi comportamenti in una singola conversazione.

Sono andato a nuotare in serata e ho dimenticato tutto ciò.

Purtroppo da qualche giorno avverto una infiammazione alla spalla. E non me la sono nemmeno diagnosticata su Google! Ho timore ad andare dal medico perché temo mi dica di star a riposo dalla vasca. Cosa che non vorrei fare. Non denoto buon senso, ne son conscio.

Ho trovato nell’andare in acqua un momento in cui posso far riposare la mente. In quei 45 minuti riesco a mettere a tacere il rumore di fondo che ho sempre nella testa: è un po’ fastidioso avere un perenne monologo interno attivo. È come se ci fosse un call center di vari Don Abbondio che su turni soliloquiano.


Ho anche tentato di delocalizzare ma non ha funzionato.


Quando racconto di questa sensazione mi sento guardato – me l’han anche detto – con l’aria tipo Eh sì ne hai bisogno [di scaricare la testa]. Io sono un tipo permaloso e non mi piace tale atteggiamento.

Allora invece dico che vado in piscina per guardare le nuotatrici e mi fanno un sorriso e una occhiata di complicità e compiacimento.


L’idea di andarci per fare sport non è contemplata: conosco tutte persone che al massimo come attività fisica sollevano obiezioni e lanciano Madonne.


Rammstein – Feuer und Wasser

È bello quando lei nuota a rana
allora io posso vedere nel suo centro
Non che il seno non sia bello
Nuoto semplicemente dietro di lei
Polvere di scintille fluisce fuori dal centro
un fuoco d’artificio zampilla dalla sua inforcatura

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Non è che porti una donna su un fiume bergamasco per prenderla sul Serio

Io sono una persona seria.

Sul serio.

Chi mi vede può dire che sia un tipo serio.

Oppure che mi stia rompendo i maglioni. A volte l’espressione seria e quella smaglionata si confondono. È per confondere l’interlocutore. Come disse Oscar Wilde: È meglio tacere e sembrare scoglionati che aprire bocca e togliere ogni dubbio.

Io sono una persona seria.

Anche se i jeans mi danno fastidio al pacco non mi toccherò mai lì per darmi una sistemata finché non sarò tra le mie quattro pareti dove ci sono solo io e a volte dove nemmeno io ci sono, perché io, il serio, dopo una giornata di serietà sono stanco e vado a dormire per primo.

Io sono così serio che poi non mi riconosco più di fronte alle persone.
Esse sono come uno specchio: in ogni individuo con cui interagisco vedo un me stesso.

E allora vorrei dire a chi mi sta parlando Scusa, mentre mi parli io penso che vorrei sistemarmi il pacco perché mi dà fastidio, ma non posso perché giusto un momento prima mi ha detto quanto fossi serio che non sono tipo da sconcezze allora mi sembra di deludere le idee altrui e finisco col riconoscermi ancor di meno tutto perché ho un jeans che forse non andava bene per me ma che porto con ostinata serietà.

 

Non è che lo psicologo bracconiere sia un cacciatore di Freud

È da un po’ che non fornisco aggiornamenti su CR e i suoi ambigui riferimenti sessuali. Mentre pensavo che finalmente si fosse resa conto di dover riflettere prima di parlare, ne ha tirata fuori un’altra. Stavolta, c’è un colpo di scena.

Ho portato con me dall’Italia dei taralli del beneventano, di quelli fatti con acqua, lievito, olio e farina. Molto semplici. Ho pensato di condividerli con il resto dell’ufficio.

La zona ungherese li guardava con perplessità. Vi si sono avvicinati cauti come dei gatti cui hai messo davanti sul pavimento un tappo di bottiglia. Aranka Mekkanica ne ha toccato uno con la mano prima di ritrarsi indietro e tornare accucciata alla propria postazione.

BB (non Brigitte Bardot) mi ha chiesto come fossero fatti. Quando le ho detto gli ingredienti, lei, con un’alzata di spalle, ha esclamato “Ah! Come il Lángos!”.


Il lángos è una cosa tipica ungherese, una specie di frittella su cui poi si può mettere di tutto a piacimento, uova, formaggio, salsiccia, prosciutto, funghi, buoi muschiati, immigrati cui Orbán dà la caccia e così via.


Povera illusa! Non hai capito nulla.

Com’è come non è, una busta da mezzo kg è sparita in una giornata.

CR invece, reduce da un viaggetto, mi ha portato un simpatico segnalibro.

Quando l’ho ringraziata, ha replicato

– Sì, Gin, però nessun segnalibro potrà mai compensare il tuo tarallo! Il tuo tarallo mi ha fatta proprio arrecriare!


Dicesi arrecriarsi, in napoletano, trarre grande soddisfazione. È tradotto in genere con divertirsi, ma non lo trovo completamente corretto. Ci si può arrecriare anche di un bel piatto di spaghetti, ad esempio. Mentre in italiano non si dirà mai Questi spaghetti che mi hai cucinato mi hanno proprio divertito!. L’accezione corretta, a mio avviso, è quindi appunto quella di trarre grande soddisfazione, che può essere fisica o anche morale.


Poi, il colpo di scena:

– Specifichiamo, mi riferisco ai taralli nella busta! Se qualcuno ci sentisse chissà che penserebbe, meno male non capiscono l’italiano qui!

E, quindi, dopo un anno, ha finalmente cominciato a realizzare che involontariamente lei infili doppi sensi a raffica nelle proprie frasi.

A meno che non ci sia qualche influsso freudiano in queste sue gaffe: cosa che ho iniziato a sospettare dopo che, davanti a un tè, mi ha confessato che nel suo rapporto con il buon G., per quanto si trovi bene sentimentalmente, senta la mancanza di un po’ di “pepe”, laddove con il suo ex anche se era tutto un disastro dal punto di vista sentimentale di pepe pare ce ne fosse molto.

E detto ciò poi ha tirato fuori dalla tasca un tarallo che si era portata via dall’ufficio e se l’è inghiottito in un boccone.

In tutto questo non riesco più a guardare in faccia il buon G. sapendo ora le cose che so.

Forse dovevo portare più taralli.

Non è che il deejay parcheggi solo in zona disco

Divido le persone in due categorie: quelli per i quali il giorno solare si conclude solo quando vanno a dormire, pur essendo trascorsa la mezzanotte, e quelli per cui a mezzanotte scatta inesorabilmente il nuovo giorno.

Io non appartengo a nessuna delle due scuole di pensiero: se sono sveglio dopo mezzanotte e dovrò rivedere una persona nella giornata appena cominciata, continuerò a dire “Ci vediamo domani”. Ciò però vale fino alle 3 del mattino: passata quest’ora, dirò “Ci vediamo più tardi”.

In tema di attività notturne, ultimamente ho ripreso a fare sogni strani, articolati, lisergici. Alcuni poi svaniscono al risveglio e non riesco ad afferrarli più, altri mi restano impressi.

Ho sognato ad esempio di desiderare un giradischi nell’auto.

In questo sogno, infatti. ero al volante della mia auto e mi rammaricavo del fatto che essa non avesse un impianto stereo. In effetti, è una cosa di cui mi lamento anche nella realtà. A volte cerco di ovviare con la musica dal cellulare, ma l’altoparlante non è tanto potente e la connessione in viaggio è instabile. Altre volte canticchio.

Nel sogno mi viene un’idea: piazzare un giradischi in auto.
Così sistemo l’impianto – un Pioneer anni ottanta – sul sedile posteriore e lo collego alla presa accendisigari. Il giradischi è intelligente: basta porre una scorta di vinili in una busta ai piedi del sedile e, acceso l’impianto, il braccino prenderà un disco a caso e se lo piazzerà sul piatto.

In una dormita pomeridiana, che doveva essere costituita da 10 minuti di riposo tramutatisi in una sonora ronfata di un’ora, ho invece sognato di aspettare un infermiere a casa per un prelievo di sangue. Per risparmiare tempo, nell’attesa sono quindi andato in bagno e mi sono ficcato un ago nel braccio per farmi trovare già pronto.
Mi sono svegliato con l’incavo del gomito che mi prudeva.

Non è un sogno ma un incubo, invece, il mio rapporto con le Poste.

Devo chiudere un Bancopostaclick che non uso da anni e sul quale è depositata la considerevole somma di euro trentotto e settanta. Il fatto di aver ricordato di disporre di questi soldi mi ha fatto pensare a quale sarebbe il modo migliore per sprecarli.


Laddove migliore equivale a massimizzare la soddisfazione che può dare ciò che verrebbe acquistato con tale denaro.


Chiedo sulla pagina facebook di Poste Italiane se debbo necessariamente recarmi all’ufficio postale dove il conto è stato aperto oppure posso andare ovunque. Avendo un ufficio a 50 metri da casa, preferirei l’ultima ipotesi. Loro mi confermano di sì:

Ciao, per la chiusura del conto corrente Bancoposta Click puoi recarti in un qualsiasi ufficio postale

All’ufficio postale non c’è fila ma l’impiegato allo sportello mi respinge sostenendo che per questa operazione debbo recarmi lì quando c’è il direttore o il consulente. Mi dà appuntamento al lunedì successivo (ieri).

Chiedo di nuovo delucidazioni alla pagina della Poste e mi rispondono:

Per la chiusura del Conto Corrente puoi recarti in qualsiasi Ufficio postale, previo appuntamento con la sala Consulenza

Ah. Non mi era stato specificato.

Lunedì (sempre ieri), torno all’ufficio postale. Un’altra impiegata questa volta mi respinge sostenendo che o invio una raccomandata alle Poste (a Torino) o mi reco all’ufficio dove ho aperto il conto. Io dico che non è così che funziona, ma l’addetta si giustifica al suon di Eh sa qua le normative cambiano da un giorno all’altro.

Sto per sbattergli il cellulare sul vetro mostrandole cosa dice l’informativa ma mi accorgo che non c’è campo e che dietro di me è comparsa come per magia una fila di anziani nervosi e impazienti in attesa del proprio turno.

Non capisco l’impazienza. Io pensavo gli anziani facessero la fila solo per trovare un posto in cui sedersi e passare il tempo lamentandosi.

Tornato a casa ho segnalato con un reclamo la cosa alle Poste, che mi hanno telefonato un’ora dopo invitandomi a tornare all’ufficio postale in questione, da loro sollecitato ad esaudire la mia richiesta.

Non ci sono ancora andato, un po’ perché a questo punto desidero prenderla comoda, un po’ perché ho paura di ritrovare gli anziani.

Non è che il colmo dello spazzaneve sia andare in bianco

Sono tornato al lavoro aspettando al varco qualche imboscata di Aranka Mekkanica o qualche confessione sentimentale di CR, ma nulla di ciò è avvenuto perché erano entrambe assenti.

Ho provato del disappunto perché in quanto personaggi di questo blog dovrebbero come minimo rendermi nota l’assenza con un preavviso di tre giorni.

Da solo in ufficio e con poco lavoro da svolgere per le prime 3-4 ore (ho udito una parola che fa rima con “mulo” provenire dal fondo della sala da parte di qualcuno il cui rientro è stato meno soft), ho finito con l’indugiare nel pensare. Di solito i miei pensieri non si arrestano mai, ma quando sono fisicamente inattivo penso anche più del solito, finché il processo diventa un rimuginamento ruminatorio, come un bovino che di continuo fa circolare il proprio bolo tra bocca e apparato digerente. E difatti i miei pensieri alla fine puzzano proprio di vacca.

Sabato avevo rivisto Baci rubati di Truffaut. Di quel film apprezzo molto la chiusura nonsense del finale, con la famosa scena “Detesto il provvisorio”.

Oggi ripensavo al protagonista, Antoine Doinel (il ragazzo che nel video assiste sulla panchina con la ragazza al discorso dello sconosciuto): un giovane mediocre, anche un po’ meschino, che si barcamena tra varie attività senza riuscire in nessuna, fino a cedere alla banalità della vita forse per mera presa di coscienza della propria inutilità.

Mi sono rivisto in lui.
Mi sono applicato in varie cose, senza eccellere. Ho vari interessi, senza averne una conoscenza molto profonda di nessuno. Conosco molte persone, ma poche in realtà le conosco realmente e loro conoscono me. Ho affrontato relazioni con la stesso approccio con cui mi preparavo ai compiti in classe di matematica al liceo: sufficienza, spocchia, arroganza, lassismo.


Il primo 6 allo scritto lo vidi al terzo anno. Poi una volta presi un 7 ma avevo 5 all’orale.


Mi sento imperfetto.
Nei confronti di me stesso, innanzitutto. Potrei tollerare l’inadeguatezza nei confronti altrui, ma non riesco a essere clemente tra me e me.

Ho aperto YouTube per distrarmi. Al lavoro mi è concesso ascoltare un po’ di musica in sottofondo, di tanto in tanto. Com’è ovvio, soltanto cose tranquille.

Ciò che di pacato conosco sono Radiohead, National, Arcade Fire e similari, difatti ascolto spesso questi gruppi quando mi trovo in ufficio.

Accedo alla home. Ci sono i suggerimenti sulla base dei video da me visti in precedenza. Mi salta all’occhio Creep: sembra messa lì a bella posta. Calza a pennello quando Yorke canta I want to have control/I want a perfect body/I want a perfect soul.


C’era tra i suggerimenti anche un video didattico su una ceretta pubica femminile, non capisco il perché. Youtube-di-falloppio?


La neve mi ha poi salvato dal cattivo mood. E non è una metafora per indicare la dama bianca, che è una metafora per indicare il motore bianco, che è una metafora per indicare la coca.

Mi sono girato e dalla finestra ho visto che fuori fioccava:

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E poi il fiocchettìo è proseguito:

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Notare la splendida veduta di una tettoia in lamiera in primo piano con sullo sfondo le spalle di due condomini non so di quale epoca storica, forse tardo decadentismo perché li vedo decadere a pezzi.

Questa è invece una veduta di persone che aspettano il tram come di consueto, al termine di una consueta giornata: tram tram quotidiano.

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Anche io aspettavo il tram come di consueto alla fine di una consueta giornata, quindi sono sia osservatore che oggetto – pur non visibile – della scena e ciò mi sembrava molto metateatrale. Con questa idea sono rientrato a casa soddisfatto ma col passo un po’ incerto, perché dove la gente cammina la neve diventa una pappetta sporca e sdrucciolevole, un po’ come dei pensieri grigi e insidiosi.

Non è che un vestito nuovo ti ingrassi, a meno che tu non te lo mangi

Per concludere l’anno, niente di meglio che una rassegna delle parole chiave che qualcuno ha utilizzato su internet e per qualche arcano motivo lo hanno condotto a questo blog!

mondi paralleli che corrono senza guardarsi in faccia
Se ci si volta poi ci si distrae e si perde velocità, lo sanno tutti.

non sono asociale è che le persone sono così belle foto
Sì è vero, anche io evito contatti umani e mi limito a guardare le fotografie perché in foto sembrano tutte belle persone.

a cosa serve la tavoletta del water
A far incazzare le donne e a fornire dal 1950 materiale per sketch comici che non fanno ridere, in cui il sedicente comico a un certo punto, parlando di uomini e donne, tirerà fuori la storia della tavoletta.

come si diventa ciechi
Passando troppo tempo sui siti con le donnine nude.

come si chiamano i calzini con le righe
Calzini con le righe.
Lo so che è difficile da pronunciare, prova a esercitarti davanti allo specchio. A me non riesce di dire “righe”, infatti. Ogni volta che voglio una camicia a righe e chiedo a una commessa, mi esce sempre “quadri” perché la pronuncia è simile.

cosa significa se hai il buco del culo più vicino alle vagonate?
Sei una carogna di sicuro perché hai le vagonate troppo, troppo vicine, al buco del culo.


Faber, perdonami.


culu ca cammisa vidisti
Nenti sacciu, nenti vidi e nenti vogghiu sapiri.

cosa chiederesti a charles bukowski?
“Azzeccare i cavalli vincenti”.

foto ragazze che coi jeans si vede la vulva grossa
È proprio una rottura accompagnare una ragazza a fare shopping, diciamocelo.
“Come mi sta la gonna?”
“Pensi che questo vestito mi ingrassi?”
“Tesò, ma questo jeans secondo te mi fa la vulva grossa?”.
E poi uno non sa mai cosa sia giusto rispondere. Anche dire “Ma noo, la tua vulva sembra persino dimagrita!” sembra non funzioni più.

orsi baffoni e beffati
Io vorrei sapere che gente c’è in giro che si permette di farsi beffe degli orsi baffoni. Ma non avete altro da fare? Prendetevela con le caprette barbute!

shock anafilattico tatuaggio
È da tempo che vorrei farmi un tatuaggio e stavo proprio pensando di farmi disegnare un bellissimo shock anafilattico su una spalla.

rotto piatto in negozio
E adesso lo paghi e i cocci sono tuoi.

apparsi siti non visitati nella cronologia perche?
Lascia stare, non funziona come scusa. Ho provato anche a raccontare che deve esserci una scimmia malefica nell’armadio che di nascosto visita siti porno sul mio computer, ma nulla.

youtubeporn zio geek
Ah, quel vecchio sozzone di zio geek!

topolino fuori contesto
Tipo a Paperopoli?

assassin creed da anziano
Ashiashin -coff coff sput- cveeed (scusate, è la dentiera che balla).

le persone dicono che sono esaurito ma secondo me ce l’hanno con me
Nessuno ce l’ha con te, davvero. Dai, parliamone con calma, siediti qui. Adesso arrivano le medicine che ti fanno stare bene, ok?

attualmente la beghelli quante azioni fa girare in borsa
626.

canzone da discoteca che fa uh tutututu papi tutu
Forse è questa qui. A un certo punto mi sembra proprio di sentire tutututu papi tutu.

ministro boschi una giornata
Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
intatta con le stesse mutandine rosa
non più bandiera di un vivissimo tormento
ma solo l’ornamento di una bella sposa
Ma che colore ha
una giornata con Maria Elena Boschi

Sezione a luci rosse

figa si lava nel bidet
Anche nel lavandino, nella fontane pubbliche, nelle pozzanghere, nei torrenti…

come tenere pene slip wikihow
Mah, se non ti serve io ti direi pure di lasciarlo a casa quando esci. È un ingombro inutile.

foto donne con verdure nella figa
ragazze si infilano verdure nel culo

Sentite, credo che il veganesimo stia diventando un po’ troppo estremo.

45enni senza mutande
Eh sì. È una bella piaga quella dei 45enni senza mutande. Ma è una piaga pure quella dei 20enni coi jeans sotto al culo e le mutande a vista.

donne con foca rasata
È l’ultima moda tra le donne inuit in Groenlandia, catturare una foca e rasarla. E, se capiti da quelle parti, sappi che usanza locale vuole che se una donna ti mostra la propria foca, è un buon segno perché vorrà dire che forse forse ci sta.
Se invece tira fuori un tricheco, beh, son fatti tuoi.

la più bassa donna porno
Una volta ne ho vista una così bassa, ma così bassa che quando si eccitava rischiava di affogare.

Non è che con lo Svelto sian piatti chiari e amicizia lunga

Oggi pomeriggio CR dopo la pausa pranzo è tornata portandomi una brioche ripiena.

L’interno era composto di marmellata alla fragola e quella crema bianca sconosciuta in cui mi sono già imbattuto una volta.


Ho scoperto che, scaldando la brioche nel microonde, la strana crema assume un aspetto vagamente migliore e dalla consistenza della Philadelphia passa a quella besciamella. Inoltre, la marmellata di fragole ne ha mitigato il sapore (che per me resta ancora indefinibile). Ah, quanto c’ha mitigato: botte da orbi!


Quando ho preso in mano il dolcetto ho avuto un flashback.

Mi succede, a volte. Toccando, mangiando, annusando, ascoltando qualcosa, mi viene in mente, vivido, un ricordo del passato, magari anche non direttamente inerente al qualcosa in questione.

Università.
L’avevo accompagnata a registrare un esame.
Nell’attesa dell’arrivo del docente, al bar all’interno della facoltà lei comprò un cornetto.
Tornammo in aula.
Restammo in piedi, non ricordo bene il perché. Lei col suo cornetto in mano, io che forse seguivo una mosca che volava a mezz’aria, preda dei miei ordinari deficit di attenzione.
“Ne vuoi un pezzo?” mi fece.
Ricordo che mi voltai e vidi che lo zucchero a velo le aveva imbiancato i jeans neri.
Non se ne era accorta.

Ne vuoi un pezzo?.
Ho risentito la sua voce che mi rimbalzava tra l’osso frontale e quello temporale (difatti aveva l’eco di un tuono) del cranio.
Mi fa male in petto e non capisco il perché.
Provo malessere per episodi normali accadutimi.
Lo zucchero al velo sui jeans mi fa male in petto come un osso di pollo di traverso e non capisco il perché. Eppure lo zucchero vien via con una spazzolata, non è una tragedia!

Non ricordo più quanto tempo è passato.

Sono tornato a casa carico di negatività.

CC mi ha accolto sorridente come al solito. Mi chiede come sia stata la mia giornata, sempre accogliente come una hostess di un volo intercontinentale.

Ti prego.
Smettila.

Oggi sentivo di trovarla irritante.

Vorrei infatti che la smettesse di ripetere che sono un ragazzo gentile, soltanto perché le lascio sempre fare la doccia per prima.
Vorrei che la smettesse di dire che sono un ragazzo ben educato, soltanto perché lavo i piatti subito dopo mangiato.
Vorrei che la smettesse di parlare di una cosa (me) che non conosce affatto.

Non è che perché io lavi i piatti allora debba essere una bella persona.


È come dire che Hitler aveva un animo gentile perché amava la pittura.


Per un piatto che pulisco ci sono tante altre cose che non amo.
Lavare i pavimenti è una di queste. È noioso.
Uso sempre troppa acqua e creo allagamenti. Oppure, finisco per rinchiudermi in un angolo senza accorgermene e debbo aspettare che il tutto sia asciutto.

In linea generale, non amo le persone che mi danno del gentile o del tranquillo.

Il mese scorso sono uscito con la Tutor, alla fine.
Il giorno prima di lasciare definitivamente aaa Capitale.


Sempre in linea con il codice di condotta che mi vieta di approcciare donne con cui condivido ambienti a meno che la condivisione non sia terminata.


Fu una piacevole serata.
Pensai di aver trovato una bella amica, o almeno avrei potuto. Poi io sono partito, mentre lei a gennaio andrà in Uganda per un anno per un progetto con una ong, quindi chissà quando ci rincontreremo.

Come si è intuito, lei mi intrigava anche. E credo lo sapesse. Come diceva Cimabue, le donne lo sanno.
Ma nel corso della serata notai una certa chiusura fisica da parte sua.


Mi sto specializzando in comunicazione non verbale, quantomeno quella che riguarda i segnali negativi. Per quelli positivi ancora non ho passato l’esame di abilitazione. Devo ancora dare “Analisi della semiotica antropologica del devosventolartelainfaccia? II”


A un certo punto mi colpì una sua osservazione.
Io le stavo raccontando proprio ciò di cui sto scrivendo ora e, mentre stavo dicendo che “…La gente mi crede tranquillo…” lei mi interruppe, socchiudendo gli occhi come a mettere a fuoco un dettaglio:
– Tu non sei affatto tranquillo. Sei controllato, è diverso.

Il quel momento da parte mia il contatore geiger dell’eros registrò un picco improvviso e fugace. L’arguzia esercita su di me un fascino perverso.

Succede che si accorgano della mia natura.
Non è una bella cosa che ti mettano a nudo, ma finisco alla fine con l’esserne compiaciuto. È una sorta di piacere feticistico, che risiede nella “vergogna” di essere scoperti ma nel godimento che ciò avvenga.

Le dissi che odiavo questo mio sdoppiamento, tra apparenza di serenità e tumulti interni che a volte vengon fuori.
Replicò che, secondo lei, io devo soltanto riprendere il contatto con me stesso. E che, quando questo avverrà, potrò finalmente apprezzare e conciliare i diversi aspetti del mio carattere.

Non so quando questo possa avvenire.
E quanti problemi potrei io ancora causare agli altri.

Soprattutto quanti ne ho causati a chi mi offrì un cornetto.

Non è che se sei nella fase R.E.M. tu non possa ascoltare altri gruppi musicali

Noi come persone siamo la somma delle nostre esperienze.

Ogni tanto, però, qualche sottrazione non farebbe male. Lasciamo perdere le divisioni perché ho sempre qualche problema col resto: ciò che resta dopo un’esperienza non corrisponde mai al risultato atteso.

Atteniamoci all’eliminare qualche tassello, rimuovere qualche vecchia traccia sul nastro della memoria.

Oppure anche cancellare sequenze oniriche notturne che durante il giorno si ripropongono come il sapore dei peperoni.

Durante questa settimana per tre notti di fila ho fatto tre sogni particolari, dal contenuto indiano: con-turbante.

Notte 1: ero con la ex, che per descriverla meglio caratterialmente invito a immaginarla come Monica di Friends.


Qualcuno potrebbe dire: “Ah, Monica! Era simpatica!”.
No, Monica non era simpatica. Era petulante, pignola e competitiva. Una donna odiosa.
Io ero simpaticamente affezionato a Phoebe, perché era fricchettona e svampita.


Nel sogno, stavamo litigando.
Ciò è perfettamente aderente a quella che è stata la realtà durante i mesi passati insieme: immaginate di svegliarvi ogni mattina e volervi fare il segno della croce per prepararvi alla prossima possibile tragedia che potrebbe verificarsi durante la giornata, ma essendo passato troppo tempo dall’ultima volta che vi siete fatti il segno della croce non riuscite a far di meglio che grattarvi il sedere sperando che sia un gesto apotropaico.


Conscio dei miei problemi religiosi forse come donna dovrei cercarmi una Miss-credente.


A un certo punto il litigio si placa: lei mi salta addosso, io le metto le mani dove capita e cominciamo a fare quello che facciamo un po’ tutti e che lasciamo regolamentare a uomini che fanno voto di non farlo perché troppo occupati a comprare attici.

Nel compiere tali atti, nella mia mente – la mente del sogno: ma se il sogno è un prodotto della mente, la mente nel sogno è un prodotto del sogno o della mente che sogna la mente? – pensavo che il tutto fosse profondamente sbagliato: ci stavamo giusto insultando poco prima! Eppure siamo andati avanti senza smettere.

Il rammentare tale sogno mi ha profondamente turbato durante la giornata.

Notte 2: Sogno di tornare a casa e trovare nella stanza da letto dei miei genitori la badante dei miei nonni, quella che è fissata col mio sgnakku e mi tende gli agguati.


Non è una metafora oscena: è appassionata di astrologia e in ucraino “segno” si dice “znak” o qualcosa di simile.


L’unica differenza è che aveva le sembianze di Sharon Stone. Non quella attuale, diciamo versione Basic Instinct.
Com’è come non è si finisce a fare le cose già accennate in precedenza.

Il sogno non mi ha turbato ma mi ha lasciato un interrogativo: perché Sharon Stone?

Notte 3: Sto passeggiando con la ex al quadrato (ex ex). E sto pensando (sempre nella mente del sogno) che sia proprio una fortunata combinazione averla incontrata. “Peccato che sia impegnata”, penso.

Poi ho un’illuminazione: lei crede di essere impegnata, in realtà è single ma non lo sa. Per rispetto, però, non glielo farò notare e aspetterò che lo capisca da sola.

Nel frattempo, camminando camminando arriviamo in un supermercato: perché non entrare? È un magnifico posto dove passare il tempo!

A un certo punto tra uno scaffale di sottoli e sottaciuti (perché non nominati) lei dice qualcosa che suona profondamente acido: io ne rimango scosso, chiedendomi quand’è che fosse diventata così sprezzante. Mi allontano, offeso. Poi ci rifletto su e mi dico che una volta tanto non devo rovinare tutto, smettendola di essere permaloso.

Questo sogno mi ha turbato perché non so cosa sia successo dopo.

E anche questo post mi turba perché non so come concluderlo.

Voi non vi sentite mai turbati dai sogni, ammesso che li ricordiate al mattino e non li dimentichiate perché spesso appena suona la sveglia saltate giù dal letto come soldati e ciò equivale a un azzeramento della memoria da quel momento in poi?

Non è che siccome sei un artista puoi fare il quadro della situazione

Ho saputo che nella casa dove vive la mia amica sono arrivati due tizi. Inizialmente non graditi, perché quell’appartamento era sempre stata abitato da ragazze e la mia amica si era trasferita lì appunto per questo motivo.

Uno dei due si definisce “artista espansivo”, giuro non sto inventando nulla. Quando l’ho saputo ho immaginato un tale che va in giro ad abbracciare la gente e dar loro pacche sulle spalle.

Invece pare che un “artista espansivo” sia uno che prende vecchi oggetti o rottami, li aggiusta e dà loro nuova vita, “espandendo” la loro vitalità, la loro potenzialità intrinseca.

Insomma, è il tipo di persona che vorrei incontrare quando mi sento frustato per avere qualcuno da insultare.

Infatti l’altra sera, mentre ero dalla mia amica, sono andato nella stanza dei due tizi e ho spostato i loro oggetti. Tipo invertire i deodoranti, i libri, cambiare di posto alle sigarette.

L’artista – riflettevo – va a vivere da solo, ma la madre cucina per lui e gli rassetta la stanza. L’artista quindi è colui che non si occupa delle vili faccende domestiche.

Mi ricorda quelli che lasciano casa perché non sopportano più i genitori, salvo poi potersi permettere di vivere da soli perché i genitori sostentano le loro spese. Sarebbe bello se i genitori dessero loro un motivo in più per essere odiati, smettendo di trasferir denaro ai figli.

Per carità, io non posso parlare, dato che i miei genitori purtroppo devono ancora in parte contribuire al mio baritono (non posso mantenere un tenore) di vita. Però io ho superato quell’età in cui posso permettermi di odiare i miei genitori. Adesso sono loro che hanno l’età giusta per odiare me.

Oggi ho compiuto un atto artistico. Il mio portafoglio, che si era bucato lasciando pericolosamente fuggire le monetine, è stato da me rabberciato con un pezzo di stoffa. Sono emotivamente legato a quel portafoglio, quindi mi dispiaceva separarmene.

Ora il mio dubbio è: avendogli ridato nuova vita, posso considerarmi un artista espansivo? Il problema è che espansivo non mi ci sento affatto – può, ad esempio, peggiorarmi la giornata se una persona che non è nella mia green zone mi tocca -, quindi non vorrei usurpare un titolo.


La green zone è una categoria comprendente persone che possono prendersi delle libertà con me, tipo toccarmi, fare battute, prendere miei oggetti.


Ho pensato allora di creare una nuova corrente: quella dell’artista introverso. L’artista introverso non espone le proprie opere, esercita la propria arte in via solitaria e nascosta. Una mostra di arte introversa sarà composta da una stanza vuota o da una stanza di teli che coprono non si sa cosa.

Se volete essere artisti introversi, potremmo unirci e creare una scuola. Dove ognuno si farà i fatti propri.

Insalata mista di nulla

Oggi è stata una giornata in cui non mi è successo nulla di particolare ma in cui ho raccolto tante piccole cose che messe insieme possono costituire il tipico miscuglio che realizzi quando non hai l’occorrente per un vero pasto e allora sbatti un uovo e ci butti dentro degli avanzi vegetali o animali per una frittata, oppure hai mezza salsiccia nel congelatore e mezza cipolla sul tavolo e le metti insieme coi borlotti per un leggero e fresco piatto estivo.

Gli ingredienti di oggi sono:

  • L’autobus in cui sono tornato puzzava di alito a fine giornata. Avrete presente l’alito da fine giornata di lavoro, ebbene, l’autobus aveva quell’afrore lì. Ed era vuoto. Il che, considerando che era fine giornata, potrebbe significare che anche gli autobus sviluppino l’alito da fine giornata. Oppure che in precedenza un gruppo di persone con l’alito da fine giornata era salito respirando a bocca aperta.

  • Il karma può colpire non solo vendicandosi ma anche facendoti venire i sensi di colpa. Al supermercato mentre ero in coda alla cassa ho finto di ignorare una signora, con in mano soltanto una bottiglia di latte, posizionata quasi di fianco a me, come a farsi vedere sperando di passare avanti. Dato che in precedenza ero stato vittima di un torto (una signora mi aveva spinto senza manco chiedere scusa) volevo vendicarmi dell’universo non usando cortesia. Se non che nel posare il carrellino vicino la cassa stavo per far cadere gli altri carrellini perché non riuscivo a incastrare il mio e la signora che non avevo fatto passare avanti mi ha aiutato. E mi sono sentito in colpa.
  • Ho visto una ragazza con in mano una rosa che aveva strappato da un’aiuola e ho provato disprezzo per lei.
  • Ho visto una signora vestita stile loli.

    DIDASCALIA D’ABBIGLIAMENTO
    Lo stile lolita è una moda nata in Giappone e che trae spunto dall’abbigliamento vittoriano: gonne ampie e lunghe, calze, sottovesti, corsetti, cappellini. Nel tempo poi sono nati vari stili e quindi dal lolita classico si possono trovare poi varie interpretazioni. La signora che ho visto non so a che corrente appartenesse, dalle scarpe al cappellino era tutta in bianco quindi forse sarà stata – invento – una white loli.


  • Non riesco più a seguire W. e il suo inglese. Ho il terrore di trovarmi da solo con lui perché attacca a parlare col suo americano Yo man ‘cuz I don’t give a fuck of this shit it was totally crazy e io vado in difficoltà perché invece comprendo uno se mi parla come il Doctor Who o come Ian McKellen o come la Regina Elisabetta (in ordine di importanza). Sono vittima di un equivoco che io stesso ho contribuito a creare perché in 4 mesi ho sempre dato l’impressione di capirlo perfettamente, del resto mi basta afferrare una parola e io mi attacco a quella per dare una risposta pertinente col discorso in una percentuale tra il 50 e il 75% (perché piuttosto che scendere sotto il 50% di pertinenza preferisco tacere).
  • Guardando su fb delle immagini riguardanti l’ennesima fiera del fumetto in corso in non so che posto d’Italia ho riflettuto sul fatto che le fiere del fumetto negli ultimi due anni mi stanno venendo molto a noia. Ma non per il fumetto in sé né per l’animazione, anzi lunga vita, ma per tutto il carrozzone che di solito le accompagna. A cominciare dai videogiochi, che poco c’entrano col fumetto anche se possiamo dire che ci sono videogiochi tratti da fumetti: devono però spiegarmi perché poi al Comicon trovo uno stand su FIFA o su PES che attira uno stuolo di tamarri vogliosi di farsi una partita gratis? Ma posso anche comprendere che rientri tutto nell’insieme del nerdismo, quindi lunga vita anche ai videogiochi. Sono quelli che fanno i video su youtube e che la gente chiama youtuber che mi stanno proprio sui coglioni e che non ne posso più di sentire nominare, figuriamoci di vederli a una fiera del fumetto.

Sono molto legato ai miei non

Non sono molto portato per lo stare tra le persone, così come nel frequentare la maggior parte degli ambienti che non percepisco come miei. Ho bisogno di nicchie in cui sentirmi a mio agio, come un gatto che si raggomitola in una scatola.

Non mi sento a mio agio col contatto fisico a meno che una persona non sia nella mia “green light zone”, che equivale a dire di avere un lasciapassare speciale. Mi arrecano fastidio coloro che ti parlano standoti troppo vicino e toccandoti.

Non amo le conversazioni formali e i convenevoli, il cosa fai nella vita, cosa combini in questo periodo, ah interessante il tuo lavoro. Le porto avanti senza convinzione e percepisco la noia nel mio interlocutore. È la stessa che provo io.

Non sono bravo a condividere spazi senza rigide separazioni. Un amico ieri mi ha detto: la tua educazione e la tua tranquillità traggono in inganno. Sei pieno di paranoie e vizi.

Non sono molto bravo alla guida, perché sbaglio facilmente strada. Ho così preso l’abitudine di imparare i percorsi guardandoli preventivamente su google map.

Non ho un buon rapporto col telefono. La maggior parte delle volte che suona lo avverto come un disturbo. Sarà per questo che mi chiamano con regolarità solo tre persone: Polacco, Madre, Lulu.

Non riesco a seguire le istruzioni, una cosa riesco a farla solo quando la interpreto a modo mio.

Non riesco a lasciarmi andare a rapporti sessuali se non ho fatto una doccia nelle ore precedenti. Il che non è un problema, essendo io una persona comunemente avvezza alla pulizia. La cosa diventa un ostacolo quando passi un’intera giornata fuori casa.

Nonostante questi evidenti casi di non-nismo cui mi sottopongo, ho una vita che potrei definire normale.  Quindi o i concetti di normalità della vita vanno tarati da capo oppure ho qualcosa che in fondo mi rende bravo.

Differenze tra Star Wars e la realtà: lì regnava Palpatine, qui palpatine regnano

L’altroieri una mia amica nell’arco di una sola giornata in giro per strada ha raccolto
– un apprezzamento spinto riguardo il proprio fondoschiena;
– una tastata del suddetto fondoschiena; evidentemente il palpatore avrà ascoltato l’apprezzamento precedente e avrà voluto sincerarsi con mano;
– un apprezzamento spinto riguardo il proprio petto; evidentemente il terzo soggetto avrà visto i primi due in azione e avrà pensato che la mia amica avrebbe cominciato a porsi dei dubbi sulla propria bellezza se tutti gli apprezzamenti si fossero concentrati sul di lei didietro. Il giuovine, dunque, ha pensato di rimediare a un possibile torto concentrandosi sul davanti.

Faccio dell’ironia per non appesantire il post con considerazioni sulla nausea che mi provocano certe cose, anche se da ridere non ve n’è affatto.

Leggendo i vari commenti sotto il post in cui lei esprimeva la propria rabbia, ne ho notati molti in cui le sue amiche rispondevano dicendo “anche a me è successo che…”.

E immagino che anche tra qualche blogger che legge ci sarà chi potrebbe dire che anche a lei è successo che.

Perché succede sempre che.
Succede che molte donne sono vittime di molestie, dove per molestia non ritengo si debba pensare subito a una toccata di culo. A mio modo di vedere è molesto qualunque atteggiamento che invade la nostra bolla privata che ci circonda quando ci troviamo nell’ambiente esterno, quel confine invisibile tra noi e gli estranei, la distanza di sicurezza o chiamatela come volete.

Se sul treno qualcuno ci fissa lo percepiamo come molesto, giustamente. Quindi perché non dovrebbe essere considerato molesto un uomo che nel vagone si piazza giusto davanti una mia amica per fissarla scrutandole l’interno della camicetta?

Eppure si tende a minimizzare, ci sono anche donne che dicono “a me fa piacere se mi guardano o mi fanno un complimento” (io credo andrebbe specificato in che contesto e da parte di chi) e uomini che dicono che “in fondo lo fanno tutte apposta”.

Ad esempio, sono andato a ripescare un video di un cortometraggio che non fa mai male andare a riguardare. Tra i commenti sui siti italiani che lo avevano pubblicato, spiccava questo:

le donne vogliono il potere poi si Lamentano…poi ci sono donne e Donne!Una VERA Donna non indossa i pantaloni, non fuma,non ubriaca,non parla in alta voce e non si comporta da Maschiaccio!!!Io non Sono misogino..ho sempre rispettato le Donne…infatti guardando questo cortometraggio non mi sono sorpreso…Oggi è una cosa comune qui nei paesi Occidentali!!QUI le donne perfino alla santa messa domenicale vanno seminude con pantaloncini corti..!!Vorrei rispondere anche ad xxxxx…LA donna ha sempre provocato l’Uomo…è così sarà fino alla fine della nostra Esistenza..e deve essere così.”PERò”!!Le donne di Oggi non sanno Provocare…pensano che la provocazione sta per mostrare il LORO corpo..girovagando nei centri commerciali con pantaloncini corti con magliettina stretta tutta scollata..!!!CI SONO BEN ALTRI MODI PER PROVOCARE L’UOMO…che ora non sto qui ad elencarmi!!

Al di là dell’abuso di punti esclamativi, che sono una costante del linguaggio social, così come le k lo erano in quello da sms, e delle violenze alla sintassi, costui non fa altro che esprimere concetti che sento ripetere molto spesso da molte persone.

Tra parentesi, se per assurdo volessimo ascoltare un secondo questi illuminati pensatori e le loro tesi sulle provocazioni, la mia amica cui toccano il sedere anche se mette gonne lunghe cosa dovrebbe allora fare: chiudersi in casa e non uscire più?