Non è che uno col sangue blu preferisca la stampa a caratteri nobili

Due giorni fa un 17enne alla guida senza patente ha investito una ragazzina. Mentre raccontava l’accaduto, la giornalista ha poi aggiunto “Resta da chiarire il perché fosse alla guida dell’auto…”.

Come perché? A me sembra palese.

Perché è una testa di cazzo. Non vedo quali altri chiarimenti siano necessari.

Mi sfugge quand’è che il giornalismo sia diventato il racconto dell’ovvio. O se io in realtà non ne abbia mai capito nulla e sia invece proprio l’ovvio la materia da raccontare per la stampa.


Io però ricordo quel vecchio adagio che diceva che non fa notizia il cane che morde l’uomo, in quanto cosa banale, ma l’uomo che morde il cane.


Per un ebreo invece fa notizia l’uomo che Mordecai.


Tra le cose che più mi suscitano ilarità è la classica domanda “Che cosa prova/Che cosa ha provato” rivolta ai superstiti di tragedie e calamità. Vorrei che uno rispondesse “Ah guardi mi sono divertito un mondo, non vedo l’ora di rifarlo. Insieme a lei che mi fa domande del cazzo”.

Però se certe abitudini sono così diffuse sarà perché hanno successo.

Sulla base di queste riflessioni, ho pensato di stilare delle breve indicazioni per essere un buon cronista. Ovviamente non ho nessuna competenza in materia per fare ciò, a parte aver scritto tanti anni fa su qualche testata locale, pagato in visibilità (e in banca dovrei averne ancora un po’ messa da parte). Ma oggi l’importante è essere giovani e onesti poi la competenza vien da sé e io modestamente giovineggio e onesteggio.

  1. Se un tizio che fino a quel momento non aveva mai ucciso nessuno commette un omicidio, è sempre un raptus di follia.
  2. Intervista sempre i vicini di casa del sopracitato tizio. Se non lo dicono loro, chiedi tu se era solito salutare.
  3. Le operazioni delle Forze dell’Ordine da mezzanotte a mezzogiorno saranno sempre dei blitz che scattano alle prime luci dell’alba.
  4. Gli inquirenti di mestiere vagliano ipotesi.
  5. Se lavori per Libero Online ricorda che…(spoiler: si vede la patonza).
  6. Ai parenti di una vittima di omicidio chiedere se perdonano.
  7. Le tragedie devono suscitare almeno due reazioni. Suggerimento: sgomento&rabbia.
  8. Ricorda di celebrare il calore del popolo del Sud. Magari che partecipa a una gara di solidarietà.
  9. In politica, sono necessarie le riforme. Non importa quali.
  10. Trova sempre un’emergenza. Che sia caldo, freddo, neve, pioggia, vento, traffico, suocere. Magari potresti dire che è record, ma non esagerare.
  11. Cerca di essere il primo a denominare un grande scandalo con un neologismo formato da oggetto dello scandalo + suffisso -poli.
  12. Non trascurare qualche tetta e qualche culo (spoiler: si vede tutto!).
  13. C’è sempre qualcosa che crolla. Le temperature, i mercati, la fiducia….
  14. Se lavori per Tuttosport ricorda che la Juventus…No scusa ma non ce la faccio, arrangiati da solo, a tutto c’è un limite.

Spero che i miei consigli possono essere d’aiuto per diventare dei grandi giornalisti!

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Non è che la ginecologa con dei disturbi legati al lavoro abbia le turbe di Falloppio

Non ho mai ricevuto un’educazione sessuale, se si esclude una precoce iniziazione con Postalmarket proseguita poi con l’anime di Lamù.
Senza andare poi a scomodare le pagine della finta posta del Cioè rubato alle compagne di classe.

Fin dal primo episodio evidenziava il proprio potenziale formativo.

Fin dal primo episodio evidenziava il proprio potenziale formativo.

Quel che ho poi imparato in maniera più seria l’ho appreso di mia iniziativa sui libri. Un po’ per desiderio di conoscenza, un po’ per quella pruriginosa curiosità che può avere un ragazzino.

La prima reazione fu quella di pentirmi del prurito. Insomma, uno dovrebbe poi infilarsi in un posto umido, a volte maleodorante, dalla dubbia estetica e pieno di batteri? In pratica è come entrare in un ristorante cinese.


Beata ingenuità infantile.


Gli insegnanti non hanno mai offerto molto supporto, seppur i vari testi scolastici trattassero l’argomento, con differenti modalità.

Il sussidiario di scienze delle scuole elementari spiegava in un paio di pagine la riproduzione, anche se senza alcun riferimento anatomico: ricordo i disegni di una cellula uovo (stilizzata) e di uno spermatozoo che vi si appropinquava. Quest’ultimo era raffigurato come fosse un biscione nero.


In pratica sul libro avevo il logo dei Queens of The Stone Age:


Il libro di educazione fisica delle scuole medie era molto più dettagliato e completo.

Peccato che un libro di educazione fisica in una classe sia cosa più inutile di un frigorifero in Groenlandia.

Le due ore scarse – il professore aveva divorziato dalla puntualità – di lezione a settimana erano dedicate soltanto a calcio (i maschi) e pallavolo (le femmine). E se eri masculo non giocavi con le femmine: oggi dicono che ci si ammala di gender, allora ti davano del ricchione.


E qui che si capisce che non serve alcuna educazione sessuale: non si deve inculcare ai ragazzi l’idea che non sia normale dare del ricchione a qualcuno.


Qualche volta, quando si era in pochi in classe, abbiamo permesso alle femmine di giocare a calcio con noi. Loro potevano fare cose riservate all’altro sesso ma solo per gentile e temporanea concessione da parte nostra, revocabile in qualsiasi momento.

In genere la partita finiva quando una ragazza rimaneva acciaccata da una pallonata sul petto o sul basso ventre. Quella fu un’altra lezione di anatomia: le parti intime femminili sono delicate e sensibili anche al Super Santos.

Ricordo una sola occasione in cui aprimmo il libro di educazione fisica, in un giorno di pioggia e con le palestre inagibili.

Il professore lesse un capitolo riguardante la pubertà. Finita la lezione chiuse il libro senza aggiungere una parola di spiegazione, della serie Questo è, il mio dovere l’ho fatto.

Quella si potrebbe avvicinare a essere stata una lezione di educazione sessuale avuta a scuola.

A casa invece l’unico insegnamento ricevuto fu quando Madre mi disse “Non portarci nessun dispiacere a casa, capisci a me“, alludendo al prestare attenzione a non impollinare improvvidamente qualche fiore.

Mi sono tornati in mente questi ricordi dopo aver visto un video su Internazionale in cui una giornalista e una regista si interrogano su quanto le persone, in particolare le donne, conoscano la struttura dei genitali.

I risultati sono un po’ sconfortanti. Saranno magari casi estremi ed estrapolati da un contesto, anche se a volte mi chiedo quanta educazione intorno certi temi ci sia tra la gente.

Se molti devono istruirsi da sé – e io almeno avevo l’interesse verso libri di divulgazione – non posso allora considerare inusitato che ci sia chi confonde vagina e vulva o che pensi che l’uretra sia una cantante soul.


La famosa Urethra Franklin.


In realtà tutto il post era teso ad arrivare a questa battuta.


Non è che ieri stavo ‘npiedi perché l’otto m’arzo


cit. Andrea Pazienza:


Ogni otto marzo ascolto le polemiche di quelli che dicono che è una festa consumista; di quelli che dicono sia una scusa per dare sfogo a istinti ancestrali repressi; di quelli che ci tengono a erudire il prossimo spiegando l’arcinota verità che è solo una favola la storia delle operaie chiuse nella fabbrica incendiata con l’albero di mimosa accanto e io ogni anno ascolto la stessa lezione dalle stesse persone, che non so se mi ritengano vittima di una lesione nell’area della memoria che mi porta a dimenticare gli eventi oltre i 364 giorni e quindi sentano il bisogno di ripetermi la spiegazione oppure siano loro a essere mentalmente lesionati.

E poi c’è chi ripete che dovrebbe essere 8 marzo tutto l’anno e chi invece dice che non ci dovrebbe essere un 8 marzo perché dovrebbe essere un fatto normale e non eccezionale.

Io, molto confuso da tutto ciò e non sapendo come comportarmi, tento di tenermi fuori dai guai semplicemente rivolgendo un cordiale Auguri alle persone (persone di sesso femminile s’intende, anche se vige ancora quella goliardata che vuole che un maschio spiritoso ti dica auguri e allora pure tu gli dici auguri e tutti e due insieme perpetuate l’universo parallelo da scuola media in cui spesso i maschi entrano) che incontro e mantenendo un atteggiamento di onore e rispetto per tutto l’anno, ben conscio di dover migliorare giorno per giorno perché nella mia vita ho purtroppo mancato di rispetto e, data la mia natura fallibile e fallata, temo possa ancora accadere.


A mia discolpa tengo a precisare che non è una questione di contrapposizione uomo-donna: io manco di rispetto in maniera indistinta, spesso pecco e faccio gaffe in buona fede, ma in generale ho una cattiveria che si esplicita in senso democratico. Segue, in parole povere, un principio di maggioranza – mi piace mettermi sempre contro la moltitudine perché sono masochista (50 sfumature di micio) – ma temperato dalla garanzia della tutela della minoranza¹, quindi, per non far sentire escluso nessuno, offendo anche tutti gli altri.


¹ Tra parentesi la gente, chissà perché, tende però a dimenticare questa seconda parte, ritenendo che democrazia = la maggioranza vince e tutti gli altri restano zitti.


Quella di fare gli auguri è un’usanza che seguono tutti.

Io però, ad esempio, non faccio gli auguri di compleanno a chi mi sta sulle palle, per coerenza. Alcuni ci riescono lo stesso. Assumendo che la logica giusta sia quella di avere un atteggiamento lineare, credo che allo stesso modo dei compleanni non a tutte le donne vadano rivolti gli auguri l’otto marzo in virtù dell’idiosincrasia espressa nei loro confronti in altri frangenti.


È come vedere tanti ergersi a difesa dei bambini¹, salvo poi avere un atteggiamento di indifferenza quando poco lontano dalle nostre coste quegli stessi bambini finiscono a fondo con una barca. Se va bene è indifferenza, altrimenti è un vivo compiacimento perché secondo costoro è un problema in meno per noialtri. I più pietosi invece plaudono a un annegamento salvifico che li preserva da una vita di stenti.


¹ Credo che prima gli adulti dovrebbero pensare a difendere loro stessi da sé stessi.


Per suffragare la tesi testé enunciata mi rifaccio ad affermazioni che ho udito con gli occhi di questa faccia o che ho letto con le orecchie della medesima, procedendo a sottrarre dal novero delle donne meritevoli dell’Auguri alcune categorie:

– Innanzitutto quelle vittime di strupri o percosse o omicidi che, diciamocelo, un po’ se la vanno a cercare, dai.
– Quelle che, seppur non vittime di violenza, in ogni caso lo fanno apposta a provocare.
– Quelle che tu gli dici “Mi piaci” e loro ti rispondono che “Mi dispiace, mi sei simpatico ma…” che è proprio da stronze. Ti butto fiori e tu mi rispondi picche?
– Quelle che tu le guardi o ne richiami l’attenzione per strada e non ti filano o sembrano addirittura infastidite: ma chi si credono di essere? Ringraziassero di essere guardate.
– Quelle che sono acide, isteriche, nervose e volubili durante quella rottura di palle che noi uomini dobbiamo sopportare ogni mese che si chiama mestruazioni.
– Quelle che sono acide, isteriche, nervose e volubili perché di sicuro hanno le mestruazioni.
– Quelle che sono acide, isteriche, nervose e volubili perché non fanno sesso abbastanza.
– Quelle cui piace il sesso e quindi son troie.
– Quelle che non dicono che a loro piace il sesso ma tanto, eh? – Gomitatina, occhiolino, risatina – Lo sappiamo che sotto sotto – eh? – son troie.
– Quelle che stanno causando una decadenza della società perché non assolvono più al compito di donna che accudisce la casa: oggi tutte fissate con la carriera.
– Quelle che di sicuro han fatto carriera con chissà quali mezzi…eh? – Gomitatina, occhiolino, risatina.

Procedendo per sottrazione, direi che a questo punto rimanga solo mia Madre: su di lei posso garantire personalmente, altri casi non so. A chi ha qualcosa da ridire, citando Ferenc Pápa (come lo chiamano in Ungheria), tiro un cazzotto.

Quindi volevo far sapere che mia Madre ringrazia tutti per gli auguri.


Questo post che avevo in mente da un paio di giorni giunge tardivo: oggi Saverio Tommasi ha scritto su Facebook un post da cui io, una volta letto, ho pensato di attingere per rimpolpare il mio elenco. Quindi è doverosa la citazione per onestà:

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Anche se Saverio Tommasi mi infastidisce per questa sua velleità da supereroe della morale, che ne fa un aspirante santone – cioè un Roberto Saviano – che non ce l’ha fatta¹.


¹ L’evoluzione stile Pokémon dovrebbe essere: supereroe della morale -> santone. Io mi rendo conto a questo punto di essere un aspirante Saverio Tommasi che non ce l’ha fatta, purtroppo.


² Su Roberto Saviano ho una opinione né positiva né negativa che sarebbe troppo lungo sviscerare qui: diciamo che tendo a scindere il giornalista dall’uomo della predica.


Non è che il burocrate il sabato sera vada a bollare


Io sottoscritto Gintoki, gatto (Felis catus), conscio delle sanzioni previste per il rilascio di dichiarazioni false e/o mendaci, dichiaro che quanto riportato in questo post rispecchia in modo fedele la realtà dei fatti avvenuti in data 03-03-2016 in Budapest.


Dopo la prima escursione infruttuosa, oggi mi sono recato di nuovo all’ufficio immigrazione (UI) portando con me anche gli estratti conto bancari, come richiesto.

Lungo la strada non ho avvistato corvi appollaiati sugli alberi come arpie e l’ho considerato un buon segno.


Tenendo però presente un mio interesse estetico per tutto ciò che è decadente, gotico e ossianico e che il fascino esercitato da richiami di questo tipo non trovo abbia nulla di negativo o nefasto, l’assenza di corvidi avrei dovuto quindi considerarla un cattivo presagio.


A tal proposito mi ricordo di quando Ex² al Lucca Comics si vestì da gothic loli. Vorrei saper scrivere, inteso non come il semplice conoscere la sintassi, per descrivere quanto fosse bella. Vorrei un giorno aver quel tanto che basta di capacità per rappresentare a parole la bellezza.


Sono arrivato all’UI alle 9. Soltanto due numeri davanti a me. Altro buon segno.

Entrato circa 10 minuti dopo, pensavo che la fortuna continuasse ad assistermi.


In realtà il destino ama prendersi gioco di te e illuderti.


Non c’era l’impiegata-croupier della volta precedente che amava mischiare i documenti come un mazzo di carte francesi.

Sono stato invece accolto da un impiegato che sembra a disagio e fuori posto come un giornalista di un TG delle 6 del mattino.


Tipo costui:


Aveva un ininfluente inglese. Nel senso che, dato che sapeva dire “name” o “born” e poi null’altro, era poco rilevante.


Mi rendo conto che essendo io lo straniero debba io adeguarmi alla lingua locale: anche se, visto che il sito dell’UI è in inglese, magiaro e tedesco, così come i documenti sono compilabili in queste tre lingue, si presuppone che anche il personale sia linguisticamente versatile. Questo intoppo invece mi ha reso straniero stranito.


D’altro canto, i nostri uffici pubblici difettano spesso anche di italiano, quindi di cosa lamentarsi?


È entrato dopo poco in stato d’impasse perché non sapeva cosa fare con i miei fogli in inglese. Ha iniziato quindi a comportarsi come i giornalisti quando il servizio non parte e sono in tremendo imbarazzo, cioè fare finta di riordinare i fogli e poi alzare la cornetta del telefono ascoltando qualcuno che dall’altro capo non c’è.

Poi è passata una collega e lui l’ha accalappiata per chiedere aiuto. A lei ho dovuto spiegare il contenuto di ogni singolo foglio, contratto lavoro, contratto casa, estratti conto, pagamenti azienda. Dopo che avevo finito ho capito che lei non aveva compreso molto perché poi ha iniziato a farmi domande su ogni singolo foglio.

E poi mi ha chiesto di scrivere una dichiarazione in inglese in cui dichiaravo la stessa cosa che avevo già dichiarato sul modulo che ho scaricato da internet.


Avrei desiderato rispondere come Oscar Wilde: “I have nothing to declare, except my genius” ma forse non sarebbe stata compresa o non avrebbe fatto ridere.


Passata agli estratti conto, cioè dei semplice fogli con il nome della banca e un riquadro con una cifra, ne capiva ancor meno perché erano in italiano ovviamente. Tanto le interessava soltanto la cifra scritta in fondo.


A quel punto ho compreso che avrei potuto benissimo creare a casa su Word un foglio con il logo di una banca svizzera a caso e una cifra enorme in grassetto fingendo di essere un miliardario in incognito, perché tanto non avrebbero mai potuto verificare. Ho perso un’occasione per fingermi un riccone.


I conti andavano bene ma secondo lei il loro capo avrebbe dovuto visionarli per decidere se quelle cifre fossero adeguate per vivere qui.


A maggior ragione quindi avrei dovuto fingermi un Rothschild per non perdere tempo.


Seppur mezz’ora se ne fosse ormai andata, ero ancora fiducioso. Sembrava passato lo scoglio.

Invece stavo per entrare in una situazione kafkiana.

L’impiegato giornalista, rimasto solo, ha iniziato a leggere tutti i miei dati uno per uno punto per punto per poi, una volta finito, ricominciare da capo.

Ogni tanto scriveva qualche cosa al computer.
Poi rileggeva da capo tutti i documenti.
Nel mezzo, prendeva la mia carta d’identità o la mia tessera sanitaria e le girava e le rigirava tra le mani. Forse pensava fossero come quelle figurine che cambiano immagine a seconda dell’inclinazione.

Ha ispezionato anche la marca da bollo.

Un paio di volte poi è sparito per andare dall’edificio 2 (a destra nella foto in fondo a questo post) all’edificio 1 (a sinistra). Io stavo pensando di scappare via temendo di invecchiare lì dentro ma la mia carta d’identità e la tessera erano troppo lontane oltre il vetro e col braccio non ci arrivavo.

Alla fine ne sono uscito alle 10:38 con l’agognata registrazione anagrafica, dopo aver trascorso quasi un’ora e mezza allo sportello. Trascorrere 90 minuti più tedianti penso sia soltanto la visione di Chievoverona – Frosinone il sabato alle 18.


Anche se non ho certezza su cosa sia peggio.


Eppure mentre ero lì a un certo punto ho percepito di non provare astio verso il puntiglioso burocrate. La sua insicurezza, le unghie malamente mangiucchiate, l’aspetto ingobbito, mi hanno fatto rendere conto che il suo schematismo fosse vittima di un ambiente – la burocrazia in generale – chiuso a tutto ciò che è vitale e umano e l’unica via d’uscita risiede nel cercare antidoti alla noia e alla ripetitività degli schemi da seguire.

Spero quindi che un giorno vincerà la propria battaglia.
Non allenandosi su di me, di certo.


Visto che non avevo allegato nel precedente post una testimonianza fotografica, ecco l’UI. Una casa, accogliente a dire il vero, il cui ingresso è ben evidenziato da una pratica freccia. Gli interni sono decorati da foto, ritagliate da qualche rivista, di animali domestici esotici e non (alle spalle del mio giornalista c’era un’iguana, nella sala d’attesa conigli e pappagallini invece), .

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A completare le stranezze che causano spreco di tempo, c’è stato l’autobus. Stesso numero e stesso tragitto in senso inverso, soltanto che all’andata – dal capolinea della metro all’UI – ci sono 2 fermate, al ritorno ce ne sono 4. Il motivo mi sfugge, ma, in fondo, è proprio necessario cercare una spiegazione in tutto? Non siamo puntigliosi, suvvia.


Il seguente post è rilasciato per gli usi previsti e consentiti dalla legge.

In fede,
Gintoki
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Non è che un vestito verosimile non sia aderente alla realtà

Sono venuto a conoscenza che questa settimana una giornalista del Tg2, Manuela Moreno, ha fatto molto parlare di sé per essersi presentata in onda con un vestito definito, di volta in volta, aderente, audace, sexy, super sexy. I commenti sugli a-social network da parte dell’utenza sempre attenta ai problemi mondiali si sono sprecati. La stampa, sempre attenta a un’utenza attenta ai problemi del mondo è stata attenta a sottolinearlo.

Sono andato quindi a cercare una testimonianza video:

Sono rimasto in effetti sconvolto: la conduttrice ha un seno!
Nessuno gliel’ha mai detto? Se ne va in giro così? Si è fatta vedere da un medico? Il Governo che fa, dorme o ruba i risparmi agli onesti evasori?

Proporrei un’interrogazione parlamentare su queste donne dotate di seno che se ne vanno in giro così, con abiti stretti. E ai bambini chi ci pensa?

Quando la mia furia censoria si è placata, mi sono poi reso conto di predicare bene e razzolare male.

Io ho nell’armadio un jeans nero, con degli strappi, molto attillato. Lo metto ai concerti, perché mi piace sentirmi giuovine in mezzo ai giuovini e perché poi le grida di entusiasmo vengono meglio se ci si strizza laggiù.

E proprio qui sorge il mio dubbio. Con quel jeans indosso, a un occhio attento, molto attento e con dieci decimi, può non sfuggire che io sia un essere umano di sesso maschile.

La gente potrebbe commentare.
Guarda quello lì, ha un pene. Non si vergogna? Se ne va in giro portandolo a spasso?

Non voglio che la gente mi commenti il pene. Ho già dei dubbi di mio.
Vero è che nessuna donna con cui ho avuto a che fare mi ha mai fatto dei commenti. Ma io ho sempre frequentato donne educate. E se non avessero fatto commenti sul mio pene soltanto per educazione?

Sto quindi pensando, per evitare futuri imbarazzi, di farmelo asportare.

E consiglierei la stessa cosa alla signora giornalista. Si faccia asportare le tette, magari si fa impiantare degli agganci per poterle togliere e rimettere. A casa indossi tutte le tette che vuole, anche 3 come l’aliena nella locanda di Atto di Forza, ma in tv si presenti senza perché il pubblico non vuole sapere che le donne hanno le tette, oppure vuole saperlo ma soltanto a richiesta.


In Atto di forza, al di là delle tette, la cosa che più mi turbò la prima volta che lo vidi fu la frase, arrogante e minacciosa, che dicono a Schwarzenegger: Hanno cancellato la tua identità e te ne hanno innestato un’altra.

L’ho sempre trovata inquietante. E se qualcuno facesse lo stesso su di me? E se l’avessero già fatto e la mia esistenza fosse una farsa?


Da bambino volevo nuotare nei soldi

Mettendo in ordine un vecchio cassettone, mia zia ha trovato dei miei vecchi disegni che nonna aveva gelosamente conservato.

La cosa particolare è che su quei disegni c’era il prezzo.

Sì, perché io li vendevo.

Da bambino avevo deciso quale sarebbe stato il mio futuro: volevo essere un miliardario. Un pargolo di poche pretese, insomma. Pensavo che però sarebbe stato meglio mettersi in affari sin da piccoli, in modo da avvantaggiarsi per il futuro e anche anticipare la concorrenza di altri futuri miliardari. E così decisi di vendere i miei disegni ai parenti.

Ero convinto di essere un artista in erba. Poi da adulto mi è rimasta solo l’erba, l’arte è finita da parte.

Avevo molte convinzioni da piccolino.

Per esempio ero convinto che:

  • Gli spot pubblicitari fossero in diretta e ogni volta gli attori dovessero presentarsi negli studi per rifarli;
  • Visto che la benzina inquinava, potevano mettere nei motori un altro liquido: l’acqua, ad esempio. Solo che visto che l’acqua è più facilmente reperibile, chi vende la benzina non era d’accordo per mero interesse economico e quindi se ne fregava, continuando a inquinare. Oh diciamo che non ero così lontano dalla realtà!
  • Anche se nel mondo le persone parlavano lingue diverse, il pensiero fosse in un’unica lingua, universale. Che a me sembrava italiano ma in realtà non lo era, era la lingua del pensiero.
  • Fare il militare voleva dire che ti sparavano addosso e tu dovevi correre per evitare i proiettili.
  • Ci fosse una regola nel calcio secondo la quale era obbligatorio per i giocatori passarsi il pallone, altrimenti non mi spiegavo perché un calciatore col pallone tra i piedi non andasse diritto verso la porta per fatti propri.
  • Girare con un mazzetto di figurine in tasca potesse dare potere, infatti me le portavo ovunque, anche quando non ero a scuola.
  • Gli oggetti, quando non visti dagli umani, si animavano e parlavano tra di loro.
  • Sarei diventato un giornalista (ma non volevo fare il miliardario? Un miliardario giornalista? Ah, ci sono: un editore miliardario! Dove l’ho già sentita?). L’avevo dimenticato, ma già intorno ai 6-7 anni mi dedicavo a produrre un mio giornale. Questo che ho riesumato non deve essere più recente del 1992, all’interno c’era un ritaglio di un articolo di Repubblica che parlava del Ministro dell’Ambiente Ruffolo (considerando che ha ricoperto la carica tra il ’90 e il ’92, i conti tornano).
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Notare l’originalissimo titolo della testata, il prezzo modico e la strategia di marketing per attrarre lettori: allegare regali.

Beata ingenuità infantile.

Buona la prima…?

La prima volta che ho fatto qualche tiro di canna non ho aspirato perché non sapevo come si facesse.

La prima volta che ho sentito parlare di droga fu quando Maradona fu trovato positivo all’antidoping. E non capii bene il senso delle parole di mia madre: “Gli hanno trovato la cocaina addosso” e io pensavo che proprio fisicamente c’avesse della roba sparsa sul corpo.

La prima volta che mi sono eccitato consapevole di ciò fu sfogliando un catalogo Postalmarket. E, vorrei dire, quanto erano lascive le pagine dell’intimo? Pizzi e trasparenze ovunque, altro che le mini robe elasticizzate di oggi che son buone per tirar di fionda.

La prima volta che ho avuto una fionda è stata anche l’ultima, perché non ne ho fatto un uso accorto.

La prima volta che sono andato in farmacia a comprare dei preservativi sono entrato con l’atteggiamento di un tossicodipendente che va a cercare il metadone. Avvicinandomi al bancone chiesi alla giovane farmacista, indicando l’espositore, quali fossero i più sottili (perché il primo pensiero era che “qualcuno” si tediasse e si ritirasse sdegnato sulle proprie posizioni). Lei rispose:
“Non ne ho idea, non ne ho mai indossato uno”
“Sì, ma…ehm…pensavo che come farmacista conoscesse i prodotti…va be’ prendo questi” dissi io, a disagio come una giornalista quando non parte il servizio e finge di usare un telefono giocattolo.
Sono uscito augurandomi che il suo partner li trovasse tutti bucati. A pensarci su dopo capii che era proprio una domanda del cazzo (o “sul” suddetto…), ma, mi chiesi: se fossi andato a chiedere un consiglio su una marca di supposte, mi avrebbe risposto “Ah non lo so, mica mi infilo cose su per il…”?

La prima volta che ho giocato a calcio sono tornato a casa con le gambe che sembravano di marmo. E neanche di Carrara.

La prima volta che ho fatto scuola guida sono riuscito a mettere la retro al posto della prima tutte le volte che fermavo l’auto. Era una Mini Cooper e la R è appunto in alto a sinistra.

La prima volta che ho ricevuto del denaro per un lavoro da me fatto, fu da mia zia per averle venduto dei miei disegni. La cosa mi convinse di avere delle spiccate capacità artistiche. Cosa che non ho mai avuto.

La prima volta che ho sentito parlare del Big Bang ho pensato: “Se c’è stata un esplosione che ha scagliato roba nell’Universo per 14 miliardi di anni, poi dovrà esserci qualcos’altro: la roba tornerà indietro come un sasso lanciato in aria? Si fermerà?”. Nessuno ci crede, ma io da bambino ho teorizzato quindi il Big Crunch e la Morte Fredda dell’Universo (fa niente che non ci voleva tanto ad arrivarci e che l’avesse pensato già qualcuno prima di me, dettagli).

La prima volta che dubitai dell’esistenza di un dio fu quando pregai perché la mia console Atari 2600 che si era rotta tornasse a funzionare e così non accadde.

La prima volta che sono andato al cinema fu per vedere il film di Mr Bean.

La prima volta che vidi Berlusconi in tv pensai: “Toh, che viso sorridente e tranquillo. Dev’essere proprio una brava persona”

La prima volta che sono potuto andare su internet in totale libertà non sono andato a cercare pornografia ma musica gratis.

La prima volta che ho cercato pornografia su internet ho riempito il pc di virus.

La prima volta che ho scritto su questo blog ho pensato avrei smesso dopo poco, pentito. E in realtà me ne pentii e me ne pento ogni volta che pubblico qualcosa, fortunatamente ho più egocentrismo che rimorso.

La prima volta che ho comprato un cd è stata per quello delle Spice Girls. Credo a convincere un bambino 11enne fu il video (mostrato dal Tg2) con l’attaccapanni della Sporty Spice in primo piano. E mò ve lo ribeccate perché al trash non c’è mai fine.

Le cose assurde che insegna Hollywood

Questa che segue è una lista di cose che ollivuud mi ha insegnato sugli Stati Uniti.
Le infografiche che ho inserito qua e là le ho rubate provengono da una campagna per la promozione del New York International Latino Film Festival.

RELAZIONI e INTERAZIONI

  • Quando in sottofondo parte una musica col sassofono, vuol dire che si tromba. Al prossimo appuntamento mi presenterò con una registrazione sul cellulare di un sassofono da far partire al momento opportuno. Sia mai che funzioni.
  • Le donne sono sempre pronte per trombare e non verranno mai colte in quei 5 giorni del mese.
  • Ormai è risaputo che le lenzuola siano oblique o fatte a L: altezza seno per lei, altezza basso ventre per lui. L’unico dubbio che resta è se le vendano già così o se si tagliano su misura.
  • In genere dal letto si esce con le mutande addosso. Poi lui indosserà subito i pantaloni, mentre lei invece metterà una maglietta. Da ciò si deduce quindi che gli uomini avvertano il freddo solo dalla vita in giù, mentre le donne dalla vita in su.
  • Una donna incinta dovrà necessariamente partorire prima della fine del film e in qualunque luogo purché non in ospedale.
  • Come già scrissi in un’altra occasione, al telefono le persone sono scostumate e non salutano mai ma riagganciano subito.
    Esempio:
    Ci vediamo domani
    Ci sarò
    clic  
  • La regola del riaggancio rapido non vale sempre. Se la linea è caduta, la persona al telefono deve continuare a dire Pronto? Pronto? o a pronunciare il nome dell’interlocutore mentre in sottofondo si sente il classico tuu-tuu-tuu.
  • Se volete un po’ di movimento, ricordate che i bar sono i luoghi dove la gente va per picchiarsi.

SCIENZA

  • Gli Stati Uniti sono il posto più sfigato del pianeta. C’è un sempre un pericoloso terrorista, una incidente nucleare, un attacco alieno che li prende di mira. È consigliabile non programmare viaggi con largo anticipo ma seguire con attenzione il bollettino delle catastrofi in corso.
  • Lo scienziato che predice una catastrofe è destinato a non essere creduto ed essere allontanato in malo modo. Se uno scienziato vi avvicina per avvisarvi di un pericolo imminente, fate immediatamente calare la sua autostima con qualche dichiarazione sprezzante.
  • Scienziati, esperti di tecnologia e personaggi secondari in generale indossano gli occhiali. I protagonisti, mai. Se aspirate a un ruolo da protagonista e siete miopi, mettete le lenti a contatto oppure operatevi.
  • Contrariamente a quanto vi avrà detto qualche disinformato, nello spazio i suoni si propagano: i raggi laser fanno rumore, i motori delle astronavi fanno rumore, le esplosioni fanno rumore, tutto fa rumore.
  • Il pc si usa senza mouse. Qualsiasi operazione vada effettuata, dovrà essere eseguita battendo freneticamente sulla tastiera, a casaccio.
  • In America la legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro prescrive che un qualsiasi luogo ad alta intensità tecnologica (una centrale nucleare, una base scientifica, un’astronave) abbia un pulsante per l’autodistruzione. Possibilmente prodotto dalla Beghelli.
  • Un pulsante per l’autodistruzione andrà attivato, altrimenti a cosa servirebbe?

GLI SCASSAMINCHIA

  • I federali son sempre dei gran scassaminchia. Tu sei un onesto poliziotto di un paesucolo dimenticato dall’igiene orale, un giorno ti capita un caso da risolvere e ti piombano addosso degli uomini con la mascella quadrata e con gli occhiali da sole (anche al buio) che ti ostacolano, ti dicono di non impicciarti, magari sono pure corrotti.
  • I poliziotti dei paesucoli dimenticati dall’igiene orale sono dei gran scassaminchia. Tu sei un federale alle prese con un caso irrisolvibile, vorresti un minimo di collaborazione e invece ti ritrovi davanti uno sceriffo pancione che ti ostacola, ti dice di non impicciarti, magari è pure corrotto.
  • Il capo è sempre un gran scassaminchia. Sia che tu sia un giornalista alle prese con un’inchiesta o un poliziotto con un caso delicato, il capo ti metterà i bastoni tra le ruote e ti vieterà di proseguire nel tuo lavoro.
  • I liceali e gli studenti del college che praticano attività sportiva sono sempre dei gran sbruffoni e scassaminchia.
  • Se non fosse chiaro, gli Stati Uniti sono pieni di scassaminchia.
  • Le ragazze fighe sono attratte dagli studenti sbruffoni e scassaminchia. Poi un giorno cadranno dal pero scoprendo che Oddio, sto con uno sbruffone scassaminchia! e usciranno insieme allo sfigato della scuola.

VEICOLI e INSEGUIMENTI

  • È molto pericoloso attraversare la strada o lasciare l’auto in sosta per lungo tempo: presto o tardi per le strade ci sarà un inseguimento.
  • Durante gli inseguimenti le automobili dovranno volare per aria ed esplodere. Le più indicate a essere danneggiate, oltre le auto degli incolpevoli cittadini, sono le auto della polizia. Sembra che gli sfasciacarrozze abbiano tanto lavoro da fare, contando il numero di volanti che ogni anno arrivano loro con notevole spesa per i contribuenti.
  • Per far volare un’auto basta che prenda in obliquo un’altra auto o un ostacolo. Don’t try this at home!
  • In particolare nei vecchi film, il conducente non ha bisogno di guardare la strada.
  • Negli Stati Uniti è facilissimo parcheggiare e non bisogna smadonnare per trovare un posto libero.
  • Gli inseguimenti a piedi devono terminare sul tetto di un edificio. La regola principale quando si scappa è quella di andare sempre verso l’alto e mai verso il basso.
  • Durante un inseguimento a piedi per strada, bisogna saltare sulle automobili in movimento scivolando sul cofano.

MALVAGITÁ

  • Quando c’è un caso da risolvere che riguarda un ladro o un assassino, la frase chiave è “abbiamo a che fare con un professionista”. Mai che qualcuno dicesse “abbiamo a che fare con una testa di minchia”.
  • Gli ordigni esplosivi hanno obbligatoriamente bisogno di un timer con l’orologio digitale programmato per dare il tempo necessario per trovarli e disinnescarli.
  • Se non si fa in tempo a disinnescare la bomba, bisogna scappare via esibendosi in un tuffo alla Tania Cagnotto, pena la squalifica da parte della giuria.
  • Un piano malvagio non è tale se non viene spiegato. L’attivazione del piano malvagio segue infatti lo stesso schema delle mosse speciali di combattimento negli anime giapponesi: devono essere annunciate affinché abbiano effetto.
  • Il complice dell’uomo malvagio morirà per mano dell’uomo malvagio stesso. Non candidatevi a fare i complici degli uomini malvagi.
  • L’uomo malvagio parla rivolto verso la telecamera e dando le spalle ai propri interlocutori.
  • L’uomo malvagio non muore mai al primo colpo, ma se ne starà nascosto da qualche parte per far credere di essere morto, per poi riapparire all’improvviso. La prossima volta che incontrate un uomo malvagio sparategli direttamente un colpo in testa.

BIONDE

(si ringraziano Eterit e zeusstamina)

  • La bionda deve morire. Questo è un assioma nel caso il film sia di genere horror.
  • Se non muore, la bionda deve essere stupida e compiere azioni stupide.
  • Se non è stupida, dovrà essere comunque una grande antipatica e compiere azioni antipatiche.
  • Parafrasando una citazione de Il cavaliere oscuro, ne discende quindi che: O muori da bionda o vivi abbastanza a lungo da diventare una stronza.

VARIE

  • In guerra o in situazioni pericolose a morire per primo è quello che ha grandi progetti per il futuro o che magari sta per sposarsi. Promemoria: essere scapoli e fancazzisti allunga la vita.
  • Per riprendersi da una sbronza, basta un caffè.
  •  Quando qualcuno muore, basta sfiorargli il viso con la mano per chiudergli gli occhi.

 

Si accettano contributi! 😀

CV: Curriculum Verità

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L’altro giorno ho letto un post di Ale22andro che consiglio di leggere: Se il curriculum dicesse la verità. Al che ho pensato di produrre anche io un curriculum il più brutalmente onesto possibile. Questo è ciò che ne è venuto fuori.

Curriculum Vitae

Nome: Gintoki
Specie: Gatto domestico (Felis Silvestris Catus)
Nato a: Napoli Quando:  l’età sufficiente per ricordare il 2° scudetto del Napoli ma non il 1°
Telefono: lasciami il tuo e se sei una donna e ti richiamo
Automunito: quando non serve ai miei
Patente: B in zona retrocessione
Disponibile a trasferte: no perché sono contro la Tessera del Tifoso
Disponibile al trasferimento: sì ma solo a parametro zero

Istruzione e Formazione
Università degli Studi di Napoli Federico II (sono recidivo e poi era comoda)
Laurea magistrale in: Scemenze Politiche II – Il ritorno
Tesi in: Politiche Strategiche di Economia Europea applicate al Tasso di Cambio Lira/Euro che poi i Commercianti ci hanno Marciato sopra Fissando i Prezzi 1000 lire = 1 euro
Titolo: Potrei recitarvi le formazioni di Ungheria – Germania finale dei Mondiali del ’54 e manco ve ne accorgereste
Voto: 110 con calcio nel deretano accademico

Università degli Studi di Napoli Federico II
Laurea Triennale in: Scemenze Politiche, Indirizzo Studi In…utili
Tesi in: Storia delle Relazioni Complicate tra Uomo e Donna da quando è stato inventato il Cavallo
Titolo: Ma davvero vi interessa ‘sta roba che se l’è dimenticata pure quello che ha scritto il libro dal quale ho attinto?

Liceo Classico intitolato a uno scrittore misconosciuto
Diploma di Immaturità

Esperienze professionali
2012-2013
Azienda: Dammi i soldi & Ti rovino Inc. …ulata
Ruolo: Junior Usurer and Extortionist
Potrei dire di aver messo in luce ottime doti di team working e problem solving, se ne avessi capito bene il significato. Sono sempre stato il primo ad arrivare sul luogo di lavoro e l’ultimo ad andarmene, perché purtroppo essendo soggetto agli orari dei treni questi ultimi partivano sempre o troppo presto o troppo tardi.

2011-2012
Azienda: Un uomo con i piedi nel forno acceso e la testa nel congelatore statisticamente ha una temperatura media S.p.A.
Ruolo: Addetto a farsi i cazzi altrui
Tra i miei compiti rientrava quello di inserire i dati mancanti usando la fantasia, attività in cui mi sono distinto per proattività, proditorietà e protervia.
Ho ricevuto attestati di stima per la mia discrezione e riservatezza.Quindi con quelle voci che ho messo in giro sparlando delle persone che ho incontrato, non c’entro.

2004-2010
Giornalista. La mia attività si svolgeva prendendo notizie da internet e riscrivendole cambiando le parole per renderle originali. E quando non le trovavo anche qui bastava usare la fantasia.

Lingue
Napoletano: madrelingua. Buona conoscenza delle radici etimologiche di termini offensivi quali ad esempio Chiattillo, Vajassa, Zandraglia
Italiano: buono. So dire parole come otorinolaringoiatra senza incespicare
Inglese: oh son stato a Londra per ben due settimane
Spagnolo: oh son stato a Barcellona per ben due settimane
Francese: conosco i nomi dei vini e come ordinarne un bicchiere
Tedesco: conosco i nomi delle birre
Giapponese: sufficiente per provarci con una giapponese ma non abbastanza per non andare in bianco

Conoscenze informatiche
So usare Word. Excel lo utilizzo per la squadra del Fantacalcio.
Una volta avevo imparato a usare Access, poi l’ho dimenticato.
Ottima conoscenza di software tecnico-gestionali quali Emule, µTorrent e JDownloader per scaricare utilizzando contemporaneamente ed2k, torrent e link diretti.
Utilizzo la Posta Elettronica, il più delle volte per cancellare lo spam o newsletter inutili.

Competenze relazionali e comunicative
In possesso di grandi doti nelle relazioni pubbliche, mi si nota di più quando non ci sono.
Sono in grado di parlare di cose che non conosco ma per un periodo di tempo limitato.
Ottima capacità di fingere interesse anche quando ascolto discorsi di cui non mi frega una mazza.

Competenze organizzative e gestionali
Una volta mi sono occupato di raccogliere i soldi per un regalo di laurea. Ci siamo ridotti all’ultimo giorno ma alla fine il tizio ha avuto il regalo. Per il resto preferisco sempre delegare l’organizzazione di feste, regali, serate ecc. ad altri: ottime doti di team leading nella supervisione di compiti ingrati da sbolognare a terzi.

Hobby e Interessi extraprofessionali
Mi sono dedicato all’onanismo, disciplina nella quale ho ottenuto soddisfacenti risultati.
Pratico la corsa, in particolare quella per raggiungere il treno.
Ho giocato per anni a calcetto a livello amatoriale, cimentandomi nel tempo in vari ruoli. Attaccante. Difensore. Portiere. Spettatore.
Appassionato di letteratura, cinema, musica a 180° perché mi interesso di tutto senza pregiudizi ma solo a metà.

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